Ici retroattiva, dipende dalle sezioni della commissione

Sentenze contrastanti su una stessa delibera adottata dal Comune di Palombara Sabina

L'Ici modello Palombara Sabina è retroattiva? Sì, no, forse. Nel giro di una settimana la commissione tributaria regionale di Roma deposita in segreteria due sentenze di segno opposto sulla stessa questione la 98/3/05 e la 95/29/05, leggibili fra i documenti collegati gli avvisi di liquidazione per l'imposta comunale sugli immobili, relativa al 1993, da pagare nella cittadina a nord est della Capitale. In entrambi i casi a ricorrere è l'ente locale, costretto a soccombere in primo grado la sezione 3 accoglie l'appello del Comune mentre la sezione 29, chiamata pochi giorni dopo a risolvere una controversia con un altro contribuente di Palombara, respinge l'impugnazione. Le due pronunce citano le stesse disposizioni legislative, che - fra norme generali, speciali ed eccezionali - creano un intreccio complesso da cui è difficile venire fuori. Vediamo perché. Casse vuote. Per raccapezzarsi occorre tornare a una rovente giornata dell'agosto di tredici anni fa in cui il Comune laziale è costretto a dichiarare lo stato di dissesto finanziario. Nel marzo '94 prima la Giunta e poi il Consiglio decidono di aumentare l'aliquota Ici per l'anno 1993 dal 4,5 al 6 per mille un intervento con efficacia retroattiva che avrà vita difficile contro l'annullamento della delibera disposto dal Coreco, l'Amministrazione ricorre al Tar che concede una sospensiva e in atti - puntualizza la sentenza 95/29/05 - non risulta che il relativo giudizio sia stato dichiarato estinto . Aliquote mobili. I giudici delle sezione 3 riformano la decisione dei colleghi di primo grado la Giunta di Palombara, osservano, aveva diritto di ritoccare l'aliquota per l'anno precedente grazie alla normativa sul risanamento degli enti locali dissestati in vigore all'epoca. E ricordano il Dl 66/1989, convertito dalla legge 144/89 Per l'attivazione delle entrate proprie - disponeva l'articolo 25 - possono essere contestualmente deliberati gli adeguamenti, ai livelli massimi consentiti dalla legge, dei tributi, delle tariffe e dei canoni dei beni patrimoniali, in deroga ai termini ordinari . Citano, in questo senso, due precedenti della stessa commissione regionale tributaria 26/01/05 e 39/12/05 . Insomma il Comune porta a casa la vittoria. Strade alternative. Nella sentenza depositata poco tempo dopo la scena cambia i giudici della sezione 29 propongono un'interpretazione diversa. È vero, l'articolo 25 del Dl 66/1989 consentiva alla Giunta a intervenire sulle aliquote, ma l'Amministrazione non era obbligata a farlo - come invece ha sostenuto il Comune in questo giudizio - e poteva percorrere anche altre strade per arrivare al riequilibrio finanziario ridurre le spese, vendere beni, chiedere l'adeguamento dei contributi statali. Secondo gli estensori della sentenza 95/29/05, fra l'altro, la questione da chiarire non è se la deliberazione di aumento dell'aliquota Ici potesse astrattamente avere efficacia per l'anno precedente alla sua emanazione, ma se la scelta dell'Amministrazione fosse plausibile in quella circostanza Al di fuori della materia penale - si legge nel provvedimento - il principio dell'irretroattività non ha rango costituzionale una legge può ben disporre anche per il passato, sempre che sussistano particolari giustificazioni . Come ad esempio il dissesto finanziario, almeno secondo la Giunta municipale. Norma eccezionale. Il ricorso del Comune, però, è bocciato ugualmente all'epoca, ricordano i giudici della sezione 29, era in vigore una disposizione transitoria - contenuta nell'articolo 18 del D.Lgs 504/92 - che indicava il 28 febbraio 1993 come termine perentorio per la fissazione delle aliquote ed entro quella scadenza l'Amministrazione di Palombara aveva deciso per il 4,5 per mille . Una norma transitoria di natura eccezionale che in quanto tale prevale su qualunque altra, sia essa generale o speciale . La sentenza 95/29/05, insomma, esclude l'applicazione dell'articolo 25 del Dl 66/1989, giudicato invece dirimente nell'altra pronuncia della commissione tributaria regionale. Il bello è che anche la sezione 3 cita la norma transitoria contenuta nell'articolo 18 del D.Lgs 504/92, ma evidentemente non le riconosce la stessa efficacia. Per ora c'è da rilevare che, certo, il secondo contribuente è stato più fortunato del primo, punito dalla Ctr dopo la vittoria nel giudizio precedente. Staremo a vedere. Dario Ferrara

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione terza - sentenza 7 ottobre-14 dicembre 2005, n. 98 Presidente Cocco - Relatore Rosiello Ricorrente Sorbera Fatto Con ricorso in appello notificato il 4 maggio 2004 e depositato il 5 successivo il Comune di Palombara Sabina ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma 95/33/03, che ha accolto il ricorso di Amori Elia avverso l'avviso di liquidazione 101/93 avendo affermato il principio della irretroattività delle delibere di aumento dell'aliquota dal 4.5 al 6 per mille con delibera della Giunta municipale del 28 marzo 1994 n. 128 anche in caso di dichiarazione di dissesto dell'ente locale. L'appellante deduce l'erroneità della sentenza per i seguenti motivi a vizio di ultrapetizione non risulta né annullata né disapplicata la delibera della Gm che aumentava l'Ici per il 1993 in quanto il ricorrente non l'aveva espressamente richiesto b il bilancio di previsione per il 1993 non venne approvato donde il dichiarato dissesto finanziario e la successiva delibera del 1994 che ricomprendeva l'aumento già ivi previsto c nella fattispecie la normativa speciale consentiva l'effetto retroattivo perché derogava ai termini ordinari d anche le disposizioni in materia di Ici consentivano la retroattività e stante la complessità della questione i primi giudici avrebbero dovuto quanto meno compensare le spese. Nel presente grado di giudizio non si costituisce il contribuente. Diritto Con l'appello in epigrafe il Comune ha impugnato la sentenza di primo grado che ha accolto il ricorso del contribuente in materia di Ici, avendo affermato il principio dell'irretroattività delle delibere comunali che dispongono l'aumento delle aliquote, anche in caso di dissesto finanziario dell'ente locale e di applicazione della relativa normativa speciale. Ad avviso del Collegio l'appello è fondato e merita accoglimento. Ai fini delle proprie determinazioni il Collegio soprassiede alla pretesa ultrapetizione, lamentata dall'appellante, per il difetto di esplicita richiesta di disapplicazione della delibera comunale di aumento dell'aliquota, in quanto dal tenore complessivo del ricorso deve desumersi chiaramente una implicita volontà in tal senso. Inoltre tale doglianza non ha rilevanza essenziale nella fattispecie in quanto il collegio ritiene fondato nel merito l'appello. Il problema giuridico da risolvere è se, in base alla normativa applicabile alla fattispecie, la deliberazione comunale di aumento dell'aliquota Ici possa esplicare efficacia per l'anno precedente alla sua emanazione. L'articolo 6 del D.Lgs 504/92, prima della modifica dell'articolo 3 comma 53 della legge finanziaria 662/96 e, quindi, nel testo applicabile al caso de quo, stabiliva al comma 1 che le aliquota dovevano essere fissate con delibera di Gm entro il mese di ottobre di ogni anno, con effetto per l'anno successivo il secondo comma stabiliva poi che, se tale delibera non interveniva nei termini, si applicava l'aliquota minima, salva l'applicazione dell'articolo 25 del Dl 66/1989 converito in legge 144/89. L'articolo 18 del D.Lgs 504/92 conteneva poi una disposizione transitoria per il 1993 prevedendo che la delibera di giunta per detto anno dovesse intervenire entro il 28 febbraio 1993. L'articolo 25 del Dl citato, riguardante il risanamento degli enti locali dissestati, nel testo sostituito dalla legge di conversione e prima della abrogazione intervenuta con l'articolo 123 del D.Lgs 77/1995, quindi nel testo applicabile alla fattispecie, dispone al comma 5 che per l'attivazione delle entrate proprie possono essere contestualmente deliberati gli adeguamenti ai livelli massimi consenti dalla legge, dei tributi, delle tariffe e dei canoni dei beni patrimoniali, in deroga ai termini ordinari . La normativa sul risanamento degli enti locali dissestati quindi conteneva una esplicita deroga al rispetto dei termini ordinari anche per l'aumento delle aliquote Ici tanto si desume dal senso omnicomprensivo del testo, sia dall'esplicito richiamo ad essa ad opera della legge sull'Ici deroga che poteva avere solo il significato di consentire un aumento del gettito tributario al di fuori dei termini ordinari previsti ed in ragione proprio della particolare finalità di consentire il risanamento finanziario dell'ente, e proprio a partire da quel bilancio non approvato che aveva condotto alla dichiarazione del dissesto nessuna deroga sarebbe stata necessaria per l'aumento per il futuro dell'aliquota Ici. In tal senso si riscontrano sentenza di questa stessa Ctr Sezione prima, 26 gennaio 2005 e Sezione dodicesima 30 dicembre 2005 . Deve pertanto ritenersi corretta l'applicazione dell'aliquota al 6 per mille anche per l'Ici 1993 seppure adotta con deliberazione del 1994. Le spese di entrambi i gradi di giudizio possono essere compensate tra le parti. PQM Accoglie l'appello. Spese compensate.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ventinovesima - sentenza 13-21 dicembre 2005, n. 95 Presidente e relatore De Salvo - Ricorrente Comune di Palombara Sabina Fatto Con atto di appello depositato il 5 maggio 2004, il Comune di Palombara Sabina Roma ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma Sezione 33ma n. 84/33/03 del 4 febbraio 2003 depositata il 25 marzo 2003 , con la quale è stato accolto il ricorso depositato il 20 febbraio 2001 dal sig. Curci Pasquale, avverso l'avviso di liquidazione 19991/00, concernente Ici per l'anno 1993. La vicenda trae origine dallo stato di dissesto finanziario dichiarato dal Comune di Palombara Sabina in data 6 agosto 1993, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 21 del Dl 8/1993, convertito con modificazioni nella legge 68/1993, nonché dell'articolo 25 del Dl 66/1989, convertito con modificazioni nella legge 144/89. In particolare, il predetto articolo 25 del Dl 66/1989, così come sostituito dalla legge di conversione, prevede che i Comuni interessati sono tenuti ad approvare un piano di risanamento finanziario, comprendente una ipotesi i bilancio stabilmente riequilibrato mediante l'attivazione di entrate proprie e la riduzione di spese correnti , e che per l'attivazione delle entrate proprie possono essere contestualmente deliberati gli adeguamenti ai livelli massimi, consentiti dalla legge, dei tributi, delle tariffe e dei canoni dei beni patrimoniali, in deroga ai termini ordinari . Con delibera della Gm 128/1994 e poi con delibera consiliare 32/1994, il Comune di Palombara aumentò l'aliquota Ici per l'anno 1993 dal 4.5 al 6 per mille. Con delibera 151/94, peraltro, il Consiglio comunale revocò la sua delibera 32/1994 nella parte relativa alla retroattività al 1993 degli aumenti tariffari, invitando la Giunta a fare altrettanto in ordine fra l'altro alla delibera 128/1994. La suddetta delibera 151/94 fu annullata dal Coreco il comune propose ricorso al Tar, il qual in data 22 marzo 1995 concesse la sospensiva. Con delibera 93 del 31 maggio 2001, il Comune ha rinunciato al predetto ricorso, ma in atti non risulta che il relativo giudizio sia stato dichiarato estinto. Nel quadro sopra delineato si inserisce la richiesta del Comune, all'odierno appellato al pari della generalità dei cittadini interessati, di un'integrazione dell'Ici per l'anno 1993. Il ricorso prodotto dal contribuente è stato accolto in primo grado,m con la condanna del Comune al pagamento delle spese di giudizio, nella considerazione che la delibera 151/01 di revoca della retroattività sarebbe vigente in forza della perdurante sospensiva concessa dal Tar, e che in ogni modo la delibera dell'8 marzo 1994 citata con il numero 137/94 sarebbe illegittima, per violazione del principio secondo cui le norme possono disporre soltanto per il futuro, con la conseguente inammissibilità di un aumento retroattivo delle tariffe. Con l'appello in esame, il Comune lamenta in primo luogo un vizio di ultrapetizione della sentenza impugnata, la quale avrebbe annullato rectius, disapplicato la delibera 128/94, pur in assenza di una specifica richiesta in tal senso da parte del ricorrente. In secondo luogo, il Comune eccepisce che la sentenza neppure avrebbe individuato correttamente la delibera da annullare o disapplicare, avendo fatto riferimento a quella recante il 137/94, concernente l'approvazione del bilancio, con la conseguenza che la delibera 128/94, formalmente, non sarebbe stata incisa dalla sentenza, quanto alla successiva delibera 151/94, il Comune ha ribadito di aver deliberato di rinunciare al ricorso al Tar. Nel merito, il Comune ha diffusamente illustrato la tesi secondo cui non solo non avrebbe potuto esimersi dall'aumentare le tariffe ottemperando al precetto contenuto nell'articolo 25 del Dl 66/1989 , ma altresì non avrebbe potuto fare a meno di operare detti aumenti dal 1993 anno di dichiarazione del dissesto , avvalendosi della deroga ai termini ordinari apprestata dal ripetuto articolo 25, tra l'altro espressamente richiamato dall'articolo 6 comma 2 del D.Lgs 504/92 concernente la fissazione delle aliquote Ici in mancanza di apposite delibere comunali. Il Comune ha soggiunto, poi, che il suo operato è stato ritenuto legittimo da ministero dell'Interno sia in occasione dell'approvazione del bilancio per l'esercizio 1993, sia recentemente a seguito di apposito quesito formulato in ordine al vasto contenzioso in atto , ed ha segnalato che, a suo avviso e nonostante le affermazioni contrarie contenute nella sentenza impugnata, per eliminare lo stato di dissesto non sarebbero normativamente previsti strumenti finanziari diversi dall'aumento delle entrate. Da ultimo, il Comune lamenta di essere stato condannato alle spese di giudizio, pur in presenza di una questione comunque opinabile e di indicazioni cogenti provenienti da una fonte autorevole quale il ministero dell'Interno. All'udienza odierna, assente il rappresentante dell'Ufficio e non costituito il contribuente appellato, la causa è stata discussa in camera di consiglio e posta in decisione. Diritto Priva di fondamento è l'eccezione del Comune di ultrapetizione della sentenza, essendo evidente che è stato rispettato il petitum dichiarazione di illegittimità della disposta retroattività dell'imposizione , in ordine al quale la disapplicazione della delibera 128/94 comunque individuata correttamente nella sostanza, pur se indicata per errore con un diverso numero si pone quale momento meramente intermedio e strumentale. In conseguenza di quanto precede, priva di rilevanza, si palesa la questione relativa alla eventuale operatività della delibera 151/94, in forza della sospensiva accordata dal Tar e della perdurante pendenza di quel giudizio non essendo stata comprovata la sua estinzione . Invero, a ben guardare, la delibera consiliare 151 non ha eliminato né lo avrebbe potuto gli effetti della delibera di giunta 128/94 la quale, pertanto, è tuttora vigente, salvo disapplicazione ad opera del giudice. Nel merito, in via generale non può disconoscersi contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici che, al di fuori della materia penale, il principio dell'irretroattività non ha rango costituzionale, sicché una legge pur se percepita non in piena armonia con la tutela dell'affidamento e con la certezza del diritto ben può disporre anche per il passato, sempre che sussistono particolari giustificazioni, e nel campo tributario sussista l'attualità della capacità contributiva di cui all'articolo 53 della Costituzione. Sempre in tesi generale, nel caso in esame le ragioni giustificatrici di una deroga al principio della irretroattività potrebbero rinvenirsi nelle particolari condizioni di dissesto finanziario del Comune interessato, a fronte del quale il Legislatore ben può apprestare rimedi basati su norme speciali, che deroghino alla disciplina generale dei termini per la fissazione delle aliquote d'imposta quanto all'attualità della capacità contributiva, essa potrebbe ritenersi sussistente in considerazione del brevissimo lasso di tempo intercorso tra l'anno riferimento 1993 e la data di fissazione di aliquote più elevate 8 marzo 1994 . Quanto all'affermazione del Comune, secondo cui sarebbe stato costretto ad aumentare le aliquote per ottemperare ad un preciso obbligo di legge e senza avere a disposizione altri strumenti di riequilibrio finanziario, la sezione pur rilevando che l'aumento delle aliquote è previsto dal ripetuto articolo 25 quale facoltà e non già quale obbligo, e che la norma citata prevede anche altre modalità di riequilibrio, tra cui la riduzione delle spese, l'alienazione di beni, l'adozione di provvedimenti organizzativi per assicurare l'operatività delle iniziative disposte, la richiesta di adeguamento dei contributi statali , non ritiene di essere legittimata a valutare le scelte discrezionali operate dall'Amministrazione. Approfondendo, peraltro, la specifica fattispecie, ritiene la sezione che le considerazioni generali sopra esposte trovino un limite nella circostanza che proprio e soltanto per l'Ici per l'anno 1993 sussiste una disposizione transitoria articolo 18 del D.Lgs 504/92 che stabilisce un termine perentorio 28 febbraio 1993 per la fissazione delle aliquote, e che entro detto termine il Comune di Palombara ha deliberato di fissare l'aliquota al 4.5 per mille. Detta norma transitoria, in quanto di natura eccezionale, prevale su qualunque altra norma, sia essa generale o speciale, sicché - si ripete, per l'Ici e per l'anno 1993 - non trovano applicazione né l'articolo 25 del Dl 66/1989, né il comma 2 dell'articolo 6 del D.Lgs 504/92 il quale si riferisce alla diversa ipotesi che l'aliquota non sia stata deliberata . In conclusione, l'appello dell'Ufficio va rigettato. Quanto alle spese di giudizio, mentre per il presente grado non è luogo a provvedere, in mancanza di costituzione dell'appellato, va confermata la condanna del Comune alle spese del giudizio di primo grado, da valutare non già necessariamente in relazione ad un comportamento colpevole, ma unicamente in considerazione della soccombenza né può essere trascurata la circostanza che - dato il modesto importo del tributo in contestazione - la comprensione delle spese di entrambi i gradi di giudizio si risolverebbe in un sostanziale diniego di giustizia per la parte vittoriosa, che si troverebbe a dover sostenere spese che di fatto annullerebbero la sua vittoria o la ridurrebbero fortemente. PQM La Commissione tributaria regionale del Lazio Sezione 29ma rigetta l'appello del Comune. Nulla per le spese del presente grado di giudizio.