Ricusazione, il rischio di sbagliare strada

Se a respingere l'istanza è un collegio civile prestato al penale, il ricorso segue comunque le regole del Cpp

Vietato l'accesso alle Sezioni unite civili per l'ordinanza di ricusazione relativa ad un procedimento penale, ma emessa da magistrati che svolgono funzioni civili. In altre parole, se un imputato mette in discussione l'imparzialità di un giudice penale e tale contestazione viene respinta da un collegio solo formalmente civile con ordinanza di ricusazione, quest'ultima potrà essere impugnata solo per i motivi stabiliti dal Codice di rito penale e non anche per quelli che il Codice di procedura civile prevede genericamente per il ricorso davanti alle Sezioni unite. Lo ha chiarito il massimo Consesso di piazza Cavour nell'ordinanza 5041/06, depositata il 9 marzo scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. Nel dire no al ricorso di un avvocato siciliano che si era avvalso di motivazione civilistiche - difetto di giurisdizione - per contestare un'ordinanza di ricusazione di un collegio penale, la Cassazione ha, infatti, ricordato che la ricusazione, nel vigente ordinamento, è diversamente disciplinata, secondo che sia ricusato un magistrato che svolga funzioni di giudice civile o di giudice penale . E la differenza sta proprio nel diverso regime che i nostri Codici prevedono per l'impugnazione dell'ordinanza che decide la ricusazione l'articolo 53 del Cpc dichiara non impugnabile l'ordinanza stessa al contrario, l'articolo 41, comma 2, del Cpp dichiara che contro l'ordinanza dichiarativa dell'inammissibilità della ricusazione è proponibile il ricorso per cassazione ai sensi del 606 Cpp. Nel caso in esame - sottolinea la Corte - la decisione di inammissibilità della ricusazione proposta dall'avvocato è stata adottata da un collegio penale, la cui composizione solo formalmente corrisponde a quella della terza sezione civile della Corte d'appello di Palermo . Non solo, l'ordinanza è stata emanata nell'ambito di un procedimento penale. Di conseguenza, conclude la Cassazione, se nell'ambito di un procedimento penale è dichiarata inammissibile, ai sensi dell'articolo 41 Cpp, l'istanza di ricusazione del giudice, la relativa ordinanza può essere impugnata soltanto con il ricorso per cassazione previsto dall'articolo 606 Cpp, mentre è inammissibile il ricorso proposto alle Sezioni unite civili per i motivi indicati dall'articolo 360 Cpc .

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 2 febbraio-9 marzo 2006, n. 5041 Presidente Carbone - Relatore Di Nanni Ricorrente Stara Ritenuto in fatto 1. L'avvocato Salvatore Stara, con ricorso alla Corte di appello di Palermo del 17 marzo 2003, ha proposto istanza di ricusazione del giudice dell'udienza preliminare di quella città davanti al quale era imputato, denunciandone l'inimicizia grave in suo confronto. La ricusazione è stata decisa con ordinanza del 25 marzo 2003 ed è stata dichiarata inammissibile. 2, L'avvocato Salvatore Stara, difensore di se stesso, ha impugnato l'ordinanza mediante ricorso alle Su civili di questa Corte. Con il primo motivo del ricorso è denunciato che la sezione civile della Corte di appello che si è pronunciata sulla ricusazione è carente di giurisdizione censura di violazione dell'articolo 360 nn. 1, 3 e 4 Cpc, in relazione all'articolo 1 dello stesso codice e degli articoli 1, 20 e 41 Cpp. 3. Ricorrendo una delle ipotesi di cui all'articolo 375 Cpc, gli atti sono stati rimessi al Pm per le sue conclusioni sul ricorso. Il Pm ha concluso chiedendo che sia dichiarato inammissibile il motivo di ricorso attinente alla giurisdizione. Gli intimati ministero della Giustizia e Presidente della Corte di appello di Palermo non hanno svolto attività difensiva. Fissata l'udienza per la discussione del ricorso, l'avvocato Stara ha proposto istanza di ricusazione nei confronti dei magistrati componenti del collegio di quell'udienza e l'istanza è stata dichiarata inammissibile con ordinanza 23024/05bis. Con ricorso del 30 gennaio 2006 l'avvocato Stara ha proposto altra istanza di ricusazione in confronto dei componenti di questo Collegio ed anche questa istanza è stata dichiarata inammissibile con ordinanza del 2 febbraio 2006 n. 2343/06bis da altro collegio. Il ricorrente ha depositato anche memoria. Motivi della decisione 4. L'avvocato Stara con la memoria difensiva ha eccepito che la pendenza sostanziale di due precedenti istanze di ricusazione non consentirebbe ai magistrati componenti di questo Collegio di decidere il presente ricorso. Altra ragione impeditiva della decisione del ricorso deriverebbe dalla nullità dell'ordinanza d'inammissibilità della ricusazione del 15 novembre 2005, perché decisa dagli stessi giudici che erano stati ricusati per la decisione dei ricorsi chiamati all'udienza del 26 maggio 2005. Una terza causa impeditiva della trattazione di questo ricorso dipenderebbe dal fatto che il procedimento, già sospeso con ordinanza interlocutoria emessa all'udienza del 26 maggio 2005, non è stato riassunto. La trattazione del presente procedimento in camera di consiglio, infine, non sarebbe legittima. Le eccezioni non possono essere accolte. 4.1. Fermo restando che l'istituto della ricusazione non può essere utilizzato in maniera da determinare una sostanziale paralisi della giurisdizione cosi, già Cassazione 3947/89 , la prima eccezione non è fondata. Essa non considera che il Collegio non è chiamato a pronunciarsi su alcuna istanza di ricusazione, ma a decidere il ricorso contro l'ordinanza della Corte di appello di Palermo del 25 marzo 2003. Le istanze di ricusazione indicate nella memoria difensiva e quella del 30 gennaio 2006, infatti, sono state già dichiarate inammissibili le prime due con l'ordinanza 23024/05bis l'ultima da altro Collegio di queste Su con ordinanza 2 febbraio 2006 n. 2343/06bis. 4.2. La seconda eccezione è altrettanto infondata, perché la decisione di inammissibilità della ricusazione dei magistrati componenti il collegio dell'udienza del 26 maggio 2005, impedisce non solo di rimettere in discussione l'originaria istanza di ricusazione, stante la sua non impugnabilità ai sensi del secondo comma dell'articolo 53 Cpc, ma di produrre l'effetto paralizzante della presente decisione. 4.3. La terza eccezione non riguarda questo giudizio, perché la sospensione indicata dal ricorrente fu adottata con riferimento al ricorso n. 15803/03, diverso dal presente. 4.4. L'eccezione di incostituzionalità dell'articolo 375 Cpc, infine, è manifestamente infondata. Queste Su al riguardo, infatti, hanno già enunciato i seguenti principi, condivisi dal Collegio. La pubblicità del giudizio che si svolge dinanzi ad organi giudiziari, pur costituendo un cardine dell'ordinamento democratico, fondato sulla sovranità popolare sulla quale si basa l'amministrazione della giustizia ai sensi dell'articolo 101, comma 1, della Costituzione, non ha una applicazione assoluta, potendo essere limitato, oltre che nell'interesse morale, nell'ordine pubblico, nella sicurezza nazionale, dei minori e della vita privata delle stesse parti del processo, ma anche nell'interesse della giustizia. Anche l'articolo 6, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, invocato dal ricorrente, consente che, per esigenze di giustizia, il principio di pubblicità delle udienze può essere derogato. In ragione di queste considerazioni, l'eccezione di incostituzionalità dell'articolo 375 Cpc è manifestamente infondata così ordinanza 7583/04 . 5. Il ricorso oggetto di questo giudizio è rivolto alle Su civili di questa Corte ed i motivi in esso contenuti sono quelli indicati dall'articolo 360 Cpc. Questo ricorso non è ammissibile, in base alle considerazioni di seguito indicate. 5.1. La ricusazione, nel vigente ordinamento, è diversamente disciplinata, secondo che sia ricusato un magistrato che svolga funzioni di giudice civile o di giudice penale. L'elemento indicativo della distinzione, rilevante in questa sede, sta nel diverso regime dell'impugnazione dell'ordinanza che decide la ricusazione l'articolo 53 Cpc dichiara non impugnabile l'ordinanza stessa al contrario, l'articolo 41, comma 2, del Cpp dichiara che contro l'ordinanza dichiarativa dell'inammissibilità della ricusazione è proponibile il ricorso per cassazione. Altre differenze si ricavano dal diverso regime delle spese come disciplinato, rispettivamente, dagli articoli 54 Cpc e 44 Cpp. 5.2. Dalla lettura dell'ordinanza impugnata si ricava che essa è stata resa dal Collegio per la trattazione dei ricorsi per ricusazione della Corte di appello di Palermo, composto da magistrati addetti alla terza sezione civile della stessa Corte. Quel Collegio, nel decidere, ha applicato le norme del Cpp e segnatamente il primo comma dell'articolo 41 Cpp, secondo il quale la ricusazione è dichiarata inammissibile quando è proposta da chi non ne aveva diritto o senza l'osservanza dei termini e delle forme o quando i motivi addotti sono manifestamente inammissibili. Ed, infatti, la decisione resa dalla Corte di appello di Palermo è di inammissibilità della ricusazione. Da queste indicazioni si ricava a che la decisione di inammissibilità della ricusazione proposta dall'avv. Stara è stata adottata da un collegio penale, la cui composizione solo formalmente corrisponde a quella della terza sezione civile della Corte di appello di Palermo b che l'ordinanza della Corte di Palermo è stata resa nell'ambito di un procedimento penale. 5.3. L'ordinanza di inammissibilità della revocazione pronunciata il 25 marzo 2003 dalla Corte di appello di Palermo, pertanto, poteva essere impugnata solo con ricorso per cassazione ai sensi degli articoli 606 Cpp, come stabilisce il primo comma del citato articolo 41 dello stesso codice, e non già con ricorso alle Su civili di questa Corte contenente, per giunta, con i motivi indicati dall'articolo 360 Cpc. Il ricorso per cassazione proposto con il presente ricorso, quindi, deve essere dichiarato inammissibile. 5.4. Nessuna pronuncia deve essere resa sulle spese di questo giudizio, perché gli intimati non hanno svolto attività difensiva. PQM La Corte di cassazione, Su civili, dichiara inammissibile il ricorso.