Chi usa software ""taroccato"" può essere smascherato a distanza

Con l'esordio del nuovo sistema di aggiornamenti Microsoft via Internet scattano avvisi bonari in caso di installazioni non genuine . Ma all'orizzonte come già altrove il contrasto alla pirateria potrebbe viaggiare in rete

La diffusione di software copiato, illecitamente installato, abilitato all'installazione e all'uso attraverso codici non originali nel pianeta dei pirati esistono programmi key-generator per molte applicazioni che si limitano a questa misura di identificazione e protezione , è tuttora in espansione. Anche se non fossero autentici i dati forniti dalle organizzazioni dei produttori, che periodicamente forniscono catastrofiche indagini realizzate da autorevoli parti terze dove tuttavia non compaiono mai dati né sui criteri né sui campioni utilizzati per le ricerche stesse, peraltro non semplici visto che devono rilevare mercati e comportamenti illegali , è fuori discussione che la quantità di software irregolare, in alcuni casi, supera la quantità degli originali regolarmente acquistati una delle fonti, banalissima, per stimare tale circostanza sono gli innumerevoli piccoli annunci via Internet ma anche su periodici molto diffusi in cui si propongono programmi evidentemente irregolari, un elemento rilevabile dal basso prezzo delle offerte e dalla scarsa trasparenza dei tentati venditori solo numeri cellulari, solo mailbox assolutamente anonime e vaghe . In questo scenario di copia selvaggia - la relativa repressione delle contraffazioni si concentra sui settori musicali e video - la Microsoft, gigante nel settore pc e server dai sistemi operativi alle più diffuse suite di applicativi, ha rilasciato la sua nuova annunciata versione di Windows Update che ora si chiama invece Microsoft Update, inglobando i precedenti sistemi di aggiornamento online , nuovo centro di raccolta e smistamento di patch, utilities e soprattutto aggiornamenti dei propri programmi. Come in precedenza, il servizio è rivolto agli utenti in regola dal punto di vista delle licenze, ovvero ad acquirenti che direttamente - o attraverso l'azienda in cui lavorano - siano utilizzatori di software Microsoft originale, in copia singola o multilicenza. Bene. Ora chi si collega al nuovo servizio di aggiornamento, se non è in possesso di software originale o anche se sta utilizzando prodotti concessi in licenza multipla la cui gestione risulti irregolare, per esempio un numero di installazioni maggiore di quelle concesse , sarà riconosciuto e garbatamente avvisato con un messaggio variabile nella sua essenzialità, tipo codici non validi, eccetera che invita a varie opzioni rivolgersi al proprio fornitore per una verifica, controllare o far controllare la propria configurazione, aderire ad una vantaggiosa proposta di acquisto di programmi originali. Naturalmente si fa per dire il test che smaschera la possibile irregolarità - non è immediatamente una certezza, ma un lauto indizio sì - non è formalmente invasivo, in quanto è preceduto da un avviso quando si scarica il controllo dal sito stesso che poi consente l'accertamento. E comunque il fatto di sapere se il software che si sta utilizzando è in regola oppure no è un vantaggio, proprio alla luce del giro di vite che, inevitabilmente, arriverà anche nel comparto software a tutela dei legittimi detentori dei diritti sui programmi. Potremmo dire, insomma, che si tratta di un avviso bonario, tale da consentire, in un ragionevole lasso di tempo, la regolarizzazione delle posizioni in qualche modo viziate. E anche se tutta l'operazione non espone dati sensibili all' occhio tecnologico della casa di Redmond, è il caso di ricordare che il sito potrebbe cioè può, che poi lo faccia o meno riguarda la declicatezza delle policy di casa Microsoft tracciare una serie di elementi che, in alcuni casi, equivalgono ad una parziale identificazione. Al momento in cui un utente accede ad una pagina adeguatamente predisposta di un sito, quest'ultimo infatti è in grado di rilevare il tipo di browser utilizzato per l'accesso, il sistema operativo utilizzato, la risoluzione attivata per lo schermo, il sito dal quale si proviene in termini di navigazione, gli indirizzi Ip degli ultimi dieci siti visitati, il nome eventualmente attribuito alla stazione di lavoro, l'indirizzo Ip dinamico o statico a seconda del tipo di accesso alla rete e, nel caso si acceda attraverso una rete locale come nella maggioranza dei luoghi di lavoro anche l'indirizzo della singola workstation all'interno della Lan. Un'analisi reiterata di questi dati - a parte la potenzialità di acquisirne altri con script appositi, espliciti o celati - equivale ad una parziale identificazione. O ad una identificazione esatta nel caso in cui il collegamento avvenga con un Ip dinamico e il provider - per ragioni legali - sia chiamato dall'autorità giudiziaria a fornire i dati dell'abbonato che in quel giorno, a quella determinata ora utilizzava tale indirizzo. Ora questa invasività, del tutto legittima quando azionata per fini di giustizia, non riguarda l'attuale controllo effettuato dal sito di aggiornamenti della Microsoft. Ma se, come è altamente ipotizzabile, anche i produttori di software italiani come quelli francesi del comparto intrattenimento, vedere l'edizione di martedì 31 maggio nella sezione Arretrati chiederanno una deroga alle regole sulla privacy per tracciare direttamente chi detiene programmi in violazione dei diritti legittimi, o chiederanno al giudice che imponga ai provider di fornire i dati di chi è stato virtualmente schedato, allora i tempi diventeranno realmente duri per gli utilizzatori di software irregolare. Anche perché, a volerle applicare, le sanzioni previste sono tutt'altro che lievi e non c'è nessun criterio di buon senso che legittimi il giro di vite contro la pirateria musicale e video a fronte di una misura finora assai più blanda verso i corsari professionisti, aziende e, persino, come dimostrato, alcuni uffici pubblici che non usano i programmi copiati per passatempo, sperimentazione o curiosità profilo prevalente nella pirateria giovanile , bensì per lavorare. Ossia per trarne un ingiusto profitto. m.c.