Non vuole pagare i lavori: il committente risarcito deve sollevare eccezione d’inadempimento

Quando il committente abbia agito per il ristoro dei danni causatigli dai vizi denunziati senza mettere in discussione i crediti dell’appaltatore per il saldo del prezzo, il credito per il compenso di costui non può essere rifiutato, mancando l’inadempimento o l’inesatto inadempimento che giustifica l’eccezione di cui all’art. 1460 c.c

Con la sentenza n. 10509, depositata il 6 maggio 2013, la Corte di Cassazione ha confermato le statuizioni dei giudici di merito. Crepe dopo i lavori. Una coppia commissiona alcuni lavori di ristrutturazione per il proprio appartamento. Una volta terminati si presentano però crepe, distacchi delle transenne del soffitto e irregolare deflusso delle acque. Chiedono quindi che l’impresa edile e l’architetto vengano condannati in via solidale o alternativa ai danni per vizi nell’esecuzione di lavori . Chiesto, in via riconvenzionale, il saldo del prezzo. L’impresa sostiene di aver svolto i lavori a regola d’arte e sotto la direzione dell’architetto. Chiede pertanto, in via riconvenzionale, il saldo di lire 14mln. L’architetto, allo stesso modo, avanza riconvenzionale per lire 13mln, affermando di aver eseguito la pratica per la concessione, ma di aver rinunciato alla direzione dei lavori. Risarcimento, ma il saldo va pagato. Il Tribunale condanna i convenuti al pagamento di lire 14mln per i danni causati dai vizi dei lavori, ma, vista la mancata contestazione delle riconvenzionali, condanna la coppia a versare le somme richieste come saldo delle prestazioni. La corte territoriale respinge poi l’appello della coppia affermando che l’art. 1460 c.c., sull’eccezione di inadempimento, non può essere evocato. Tale norma è infatti applicabile in tema di appalto solo quando il committente, scegliendo tra i rimedi alternativi offertigli dall’art. 1668 c.c., chieda alle controparti di eliminare a loro spese vizi e difformità . La coppia ricorre per cassazione, sostenendo l’errata applicazione delle norme civilistiche. Se il committente non vuole pagare i lavori, deve mettere in discussione i crediti dell’appaltatore. La Suprema Corte rileva che non viene in tal modo intaccata la ratio decidendi della Corte d’Appello. Gli attori avevano chiesto il ristoro dei danni ex art. 1668 c.c L’art. 1460 non può essere invocato visto che è applicabile in tema di appalto solo quando il committente richieda l’eliminazione delle difformità. La Corte rigetta il ricorso, poiché la corte territoriale correttamente ha precisato che quando il committente abbia agito per il ristoro dei danni causatigli dai vizi denunziati senza mettere in discussione i crediti dell’appaltatore e del progettista-direttore dei lavori per il saldo del prezzo, il credito per il compenso di costoro non può essere rifiutato, mancando l’inadempimento o l’inesatto inadempimento in presenza del quale può sostenersi che l’opera non è stata realizzata che giustifica l’eccezione di cui all’art. 1460 c.c. .

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 14 marzo 6 maggio 2013, n. 10509 Presidente Oddo Relatore Correnti Svolgimento del processo G G. e C.A.M. convennero l'impresa edile Rossetti Curio e l'arch. G M. per sentirli condannare in via solidale o alternativa ai danni per vizi nell'esecuzione di lavori presso la propria abitazione in omissis , consistenti in crepe, distacchi delle transenne del soffitto, irregolare deflusso delle acque, denunziati ed accertati con atp. Il R. dedusse di aver svolto i lavori sotto al direzione del M. e del figlio degli attori ed a regola d'arte e svolse riconvenzionale per il saldo di lire 14.015.000 mentre il M. affermò di aver seguito la pratica per la concessione ma di aver rinunciato alla direzione dei lavori, avanzando riconvenzionale per lire 13.284.526. Il Tribunale di Ferrara condannò i convenuti a pagare agli attori lire 14.000.000 e, stante la mancata contestazione delle riconvenzionali, questi ultimi agli importi richiesti, decisione confermata dalla Corte di appello di Bologna, con sentenza 797/2007, che rigettò l'appello degli attori sul presupposto che gli stessi non potevano invocare l'art. 1460 cc, che è applicabile in tema di appalto solo quando il committente, scegliendo tra i rimedi alternativi offertigli dall'art. 1668 I c. cc, chieda alle controparti di eliminare a loro spese vizi e difformità. Analogamente venne rigettato l'appello incidentale dell'impresa Rossetti in ordine ai danni. Ricorrono G. e C. con due motivi e relativi quesiti, resistono con distinti controricorsi le controparti. Motivi della decisione Col primo motivo si denunzia violazione degli artt. 1460 e 1668 cc per avere erroneamente la Corte di appello ritenuto non invocabile l'art. 1460 cc in quanto il M. non sarebbe stato preventivamente invitato ad eliminare le difformità ma il rapporto non era contratto di appalto ma d'opera intellettuale e non sono applicabili i rimedi ex art. 1668 cc. Col secondo motivo si deduce violazione dell'art. 91 cpc in ordine alle spese. Le censure non meritano accoglimento. La prima, sulla quale il controricorrente M. eccepisce la sostanziale novità della questione posto che nei due gradi di merito i ricorrenti ne avevano invocato la responsabilità quale direttore dei lavori mentre in questa fase la fanno derivare dall'attività di progettazione, non attacca la complessiva ratio decidendi della Corte di appello che gli attori avevano proposto domanda ex art. 1668 cc per il ristoro dei danni e che non potevano invocare l'art. 1460 cc, applicabile in tema di appalto solo quando il committente chieda l'eliminazione delle difformità. La Corte di appello ha precisato che, quando come nella fattispecie, il committente abbia agito per il ristoro dei danni causatigli dai vizi denunziati senza mettere in discussione i crediti dell'appaltatore e del progettista-direttore dei lavori per il saldo del prezzo, il credito per il compenso di costoro non può essere rifiutato, mancando l'inadempimento o l'inesatto adempimento in presenza del quale può sostenersi che l'opera non è stata realizzata che giustifica l'eccezione di cui ah art. 1460 cc. Le spese di appello sono state poste a carico degli appellanti nei confronti del M. e compensate per reciproca soccombenza nei confronti della Rossetti. In definitiva il ricorso va rigettato, con condanna alle spese nei confronti di ciascun controricorrente. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese nei confronti di ciascun controricorrente, nella misura di Euro 2200, di cui 200 per spese vive, oltre accessori in favore di ciascuna parte.