Cartella di pagamento per i redditi del 2002: ok alla notificata entro il 31 dicembre 2006

L’articolo 1, comma 424 della legge finanziaria 2005 statuisce che, in deroga alle disposizioni dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 212/2000, i termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo sono prorogati al 31 dicembre 2006 per le dichiarazioni presentate nell'anno 2003.

In tema di riscossione delle imposte sui redditi, l'art. 1 del d.l. n. 106/2005, convertito con modificazioni nella legge n. 156/2005 - emanato a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 280/2005 di declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 25 del d.P.R. n. 602/1973 -che ha fissato, al comma quinto bis , i termini di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alla pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni ed ha stabilito all'art. 5 ter , sostituendo il comma secondo dell'art. 36 del d.lgs. n. 46/1999, che per le somme dovute a seguito dell'attività di liquidazione delle dichiarazioni, la cartella dì pagamento debba essere notificata,a pena di decadenza, per le dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2003, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, e quindi ulteriormente sino alla fine del 2007, ha un inequivoco valore transitorio e trova applicazione non solo alle situazioni tributarie anteriori alla sua entrata in vigore, ma anche a quelle non ancora definite con sentenza passata in giudicato, operando retroattivamente, sia in quanto introdotto per eliminare una lacuna normativa verificatasi per effetto di pronuncia costituzionale e per garantire - oltre che l'interesse del contribuente - quello dell'Erario di evitare un termine decadenziale talmente ristretto da pregiudicare la riscossione dei tributi, sia in considerazione del tenore testuale dell'esordio dei commi 5 bis e 5 ter , come nel caso in esame. Tale assunto è stato precisato dalla Corte di Cassazione con la ordinanza n. 9444 del 18 aprile 2013. Il caso. Il giudice del gravame ha sancito che la cartella di pagamento ai fini IRAP e IVA per l’anno 2002 era stato notificata dal Fisco tardivamente ovvero dopo lo spirare del termine di decadenza del 31 dicembre 2005. Secondo gli Emellini la cartella per il 2002 era tempestiva essendo stata notificata l’11 novembre 2006 in vigenza della proroga del relativo termine di notifica al 31 dicembre 2007 ex art. 5 bis d.l. n. 106/2005. È stato previsto un regime transitorio per le dichiarazioni presentate fino all'anno 2003. Il legislatore articolo 5 bis d.l. n. 106/2005 ha previsto un regime transitorio per le dichiarazioni presentate fino all'anno 2003. La notifica della cartella di pagamento al contribuente deve essere effettuata in un termine da considerarsi perentorio e ciò in ragione della necessità di non lasciare il contribuente esposto indefinitamente all'azione esecutiva del Fisco. Tale regime si riferisce esclusivamente alle somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione delle dichiarazioni di cui all'articolo 36 bis D.P.R. n. 600/1973. In questi casi, ai sensi dell'articolo 1, comma 5 bis , d.l. n. 106/2005, la cartella di pagamento è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate a partire dal 1 gennaio 2004 del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003 del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2001. La norma transitoria dettata in tema di notificazioni delle cartelle di pagamento, infine, deve ritenersi applicabile anche ai giudizi pendenti.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile T, ordinanza 27 febbraio - 18 aprile 2013, n. 9444 Presidente Cicala Relatore Bognanni Svolgimento del processo 1. L'agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale del Piemonte n. 5/25/10, depositata l’8 febbraio 2010, con la quale essa rigettava l'appello della medesima contro la decisione di quella provinciale, sicché l'opposizione della società di sas., relativa alla cartella di pagamento dell'Irap ed Iva inerenti al 2002, veniva ritenuta fondata. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l'atto esecutivo doveva essere preceduto dall'avviso invito di pagamento, onde consentire alla contribuente di pagare una soprattassa con aliquota inferiore. Inoltre la cartella era stata spiccata dopo che l'amministrazione era già incorsa in decadenza con lo spirare del termine del 31.XII.2005. La società non sì è costituita. Motivi della decisione 2. Col primo motivo la ricorrente deduce violazione di norma di legge, in quanto la CTR non considerava che l'invito al pagamento non era necessario ai fini della legittimità della cartella di pagamento, posto che la relativa norma, peraltro introdotta nel 1996, era già stata abrogata a seguito della emanazione del D.lgs. n. 471/97, che prevede anzi un trattamento sanzionatorio più mite, per il quale quindi nessun interesse la contribuente poteva più avere ad invocarne la pretesa violazione. Inoltre la normativa invocata non era comunque applicabile all'altra imposta omessa, cioè rispetto all'Iva. La doglianza ha pregio, atteso che, com'è noto, in tema di IVA e nell'ipotesi di liquidazione dell'imposta dovuta in base alle dichiarazioni, ai sensi dell'art. 54-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e delle conseguenti sanzioni l'art. 17 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, prevedendo l'irrogazione immediata mediante iscrizione a ruolo e senza previa contestazione delle sanzioni in misura del trenta per cento dell'importo non versato, ha implicitamente abrogato il sesto comma dell'art. 60 del d.P.R. n. 633 citato nella parte in cui prevedeva che, prima di iscrivere a ruolo l'imposta non versata, l'ufficio invitasse preventivamente il contribuente al pagamento delle somme dovute, entro 30 giorni dal ricevimento dell'avviso, con l'applicazione della soprattassa pari al 60% della somma non versata. Infatti tale invito aveva l'unica funzione di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie della omissione di versamento, e non di costituire un atto prodromico e necessario ai fini dell'iscrizione a ruolo, essendo tale funzione venuta meno con l'entrata in vigore dell'art. 17 cit., che ha fissato la sanzione in misura comunque inferiore a quella cui poteva accedersi in adesione all'invito, come nella specie V. pure Cass. Sentenze n. 13948 del n. 26440 del 30/12/2010 . Dunque sul punto la sentenza impugnata non risulta modo giuridicamente corretto. 3. Col secondo motivo la ricorrente deduce violazione di norme di legge, giacché il giudice di appello non considerava che l'iscrizione a ruolo e la cartella di pagamento erano state tempestive, atteso che la prima era stata compiuta nel mese di maggio 2006, mentre la seconda era stata notificata l'11.11.2006, non tenendo conto, quel giudicante, che il relativo termine addirittura era stato prorogato al 31.12.2007. La censura è fondata, poiché il giudice di secondo grado erroneamente riteneva che l'amministrazione fosse incorsa in decadenza nella notifica della cartella già nel 2006, non considerando invece che il relativo termine era stato già modificato dalla Finanziaria del 2005, il cui articolo 1, comma 424 statuiva che, in deroga alle disposizioni dell'articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, ì termini dì decadenza per l'iscrizione a ruolo previsti dall'articolo 17, comma 1, lettera a , del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, sono prorogati al 31 dicembre 2006 per le dichiarazioni presentate nell'anno 2003. Inoltre va rilevato ulteriormente che in tema di riscossione delle imposte sui redditi, l'art. 1 del d.l. 17 giugno 2005, n. 106, convertito con modificazioni nella legge 31 luglio 2005, n. 156 - emanato a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 280 del 2005 di declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973 -che ha fissato, al comma quinto bis, i termini di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alla pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni ed ha stabilito all'art. 5 ter, sostituendo il comma secondo dell'art. 36 del d.lgs. 29 febbraio 1999, n. 46, che per le somme che dovute a seguito dell'attività di liquidazione delle dichiarazioni, la cartella dì pagamento debba essere notificata, decadenza, per le dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2003, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, e quindi ulteriormente sino alla fine del 2007, ha un inequivoco valore transitorio e trova applicazione non solo alle situazioni tributarie anteriori alla sua entrata in vigore, ma anche a quelle non ancora definite con sentenza passata in giudicato, operando retroattivamente, sia in quanto introdotto per eliminare una lacuna normativa verificatasi per effetto di pronuncia costituzionale e per garantire - oltre che l'interesse del contribuente - quello dell'erario di evitare un termine decadenziale talmente ristretto da pregiudicare la riscossione dei tributi, sia in considerazione del tenore testuale dell'esordio dei commi 5 bis e 5 ter, come nel caso in esame Cfr. anche Cass. Sentenze n. 16990 del 05/10/2012, n. 2212 del 2011 . Perciò anche su tale punto la sentenza impugnata non risulta motivata in modo giuridicamente corretto. 4. Ne deriva che il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della decisione impugnata, senza rinvio, posto che la causa può essere decisa nel merito, atteso che non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, ex art. 384, comma 2 cpc, e rigetto del ricorso in opposizione della contribuente avverso la cartella di pagamento. 5. Quanto alle spese del doppio grado, sussistono giusti motivi per compensarle, mentre le altre di questo giudizio seguono la soccombenza, e vengono liquidate come in dispositivo. P.Q.M. Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata, e,decidendo nel merito, rigetta quello introduttivo compensa le spese del doppio grado, e condanna l'intimata al rimborso delle altre di questo giudizio, che liquida in euro 2.500,00 duemilacinquecento/00 per onorario, oltre a quelle prenotate a debito.