Beni organizzati e dipendenti d'accordo: solo così si trasferisce il ramo d'azienda

Senza questi due requisiti la cessione non è valida. Interpretazione del Palazzaccio in nome della legge europea

Cessione del ramo d'azienda, senza il passaggio dei beni organizzati l'operazione non vale. E i dipendenti devono dare il loro consenso al trasferimento dei contratti di lavoro. Alla luce della normativa europea la Cassazione, infatti, chiarisce che è esclusa la configurabilità di un trasferimento aziendale nel caso in cui la cessione non ha ad oggetto un complesso di beni organizzati. E quindi è esclusa l'applicabilità dell'articolo 2112 del Codice civile ai relativi rapporti di lavoro. È quanto emerge dalla sentenza 20012/05 della sezione lavoro di Piazza Cavour, depositata il 17 ottobre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, il caso del trasferimento ad un'impresa dei lavoratori addetti ad una struttura aziendale priva di autonomia organizzativa e caratterizzata dall'estrema eterogeneità delle funzioni degli addetti, è stato inquadrato dai Supremi giudici non nella cessione del ramo d'azienda ma in quella dei contratti di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso dei dipendenti ceduti. Il diritto positivo - dice a tale proposito la Cassazione - richiede per l'applicazione dell'articolo 2112 Cc che sia ceduto un complesso di beni, che oggettivamente si presenti quale entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica, funzionalizzata allo svolgimento di una attività volta alla produzione di beni e servizi . Nel caso contrario sarebbe la volontà dell'imprenditore ad unificarli, al solo scopo di rendere applicabile la disciplina della cessione sulla sorte dei rapporti di lavoro. Per di più sulla stessa linea viaggia la normativa comunitaria né le decisioni della Corte di giustizia europea né le direttive europee - si legge nel verdetto 20012/05 della Cassazione - sono in contrasto con gli enunciati principi, che risultano pienamente in linea con la direttiva 98/50 secondo la quale l'entità economica è da intendere come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere una attività economica, sia essa essenziale o accessoria, che deve conservare, con il trasferimento di parte di imprese o di stabilimenti , la propria identità e con la più recente direttiva 2001/23/Cee, che in buona parte presenta connotati particolarmente ricognitivi della precedente regolamentazione della complessa materia in esame .

Cassazione - Sezione lavoro - sentenza 28 settembre-17 ottobre 2005, n. 20012 Presidente Ianniruberto - Relatore Vidiri Pm Matera - conforme - Ricorrente Finmeccanica Spa - controricorrente Manital Svolgimento del processo Con ricorso al Pretore di Genova Marisa Pili e gli altri litisconsorzi in epigrafe riferivano che erano dipendenti della Spa Ansaldo Trasporti e che in data 9 settembre 1997 era stato comunicato che con effetto dal 15 settembre 1997 doveva ritenersi il loro rapporto lavorativo ceduto al Consorzio Manital per i servizi integrati, per essere stato trasferito, alla stregua del disposto dell'articolo 2112 Cc, il ramo aziendale al quale essi erano addetti. In realtà però non era, nel caso di specie, configurabile la fattispecie regolata dal citato articolo 2112 Cc in quanto il ramo d'azienda postula l'esistenza di un complesso di beni, finalizzato all'esercizio di una specifica parte dell'attività economica esercitata dall'imprenditore e dotata dei caratteri dell'autonomia e della separabilità dalla restante parte del complesso aziendale, mentre in realtà i cosiddetti servizi generali ceduti rappresentavano solamente attività di puro costo, senza alcun legame tra loro per essere inerenti a servizi accessori, dalla manutenzione delle fotocopiatrici alla gestione degli archivi ed a quella di pratiche amministrative o, in gergale, di segreteria tanto che la stessa distinzione fra servizi da esternalizzare e servizi da mantenere all'interno della società era stata attuata nella totale assenza di criteri obiettivi. Per di più dopo il trasferimento nella di fatto era cambiato per cui l'operazione costituiva anche una violazione del divieto di appalto di mere prestazioni di lavoro, perché il Consorzio Manital era obiettivamente e normativamente inidoneo ad assumere personale a tempo indeterminato per prestazioni di meri servizi e perché tutti i lavoratori trasferiti avevano continuato a svolgere le identiche attività spiegata in precedenza senza mutamento alcuno neanche nelle modalità di espletamento del lavoro. Tutto ciò premesso, i ricorrenti chiedevano che il pretore, accertata e dichiarata l'illegittimità del trasferimento d'azienda attuato senza il loro consenso nonché della cessione del loro raporto e del contratto di appalto, condannasse la Spa Ansaldo Trasporti a reintegrarli nel loro posto di lavoro e nelle precedenti mansioni, con tutte le eventuali differenze retributive nonché al risarcimento dei danni ex articolo 18 Statuto lavoratori previa occorrendo dichiarazione di illegittimità del licenziamento di fatto operato dalla Ansaldo. Dopo la costituzione della società Ansaldo e del Consorzio Manital, il primo giudice respingeva il ricorso e, su gravame dei lavoratori, la Corte d'appello di Genova con sentenza del 26 luglio 2002 dichiarava la nullità della cessione del contratto di lavoro disposta dalla Ansaldo Trasporti Spa al Consorzio per i servizi integrati, e conseguentemente condannava la Spa Finmeccanica, quale società incorporante la Ansaldo, a reintegrare i ricorrenti nel posto di lavoro con mansioni e retribuzioni precedenti al 15 settembre 1997, respingendo ogni ulteriore domanda. Nel pervenire a tali conclusioni la Corte territoriale osservava che alla fattispecie di cessione di ramo d'azienda, cui si applicano gli articoli 2112 Cc e 47 legge 428/90, era completamente estranea l'operazione di esternalizzazione dei servizi, messa in atto dalla società Ansaldo, perché la cessione di un ramo aziendale non dipende di certo dalle mere determinazioni volitive del datore di lavoro ma da dati oggettivi consistenti - anche alla stregua della normativa comunitaria, della Corte di giustizia Cee e della Corte di cassazione - nella preesistenza di un minimo di beni dotato di autonomia operativa capace di giustificare l'unificazione funzionale della parte di azienda ceduta. Ne conseguiva che, negata la ricorrenza del trasferimento di ramo aziendale, la fattispecie doveva essere inquadrata nella cessione di contratti di lavoro senza consenso dei contraenti ceduti sicché la nullità di detta cessione comportava la continuazione del rapporto di lavoro in capo all'Ansaldo e successivamente alla Finmeccanica, con il riconoscimento ai lavoratori della posizione occupata prima della cessione e con la retribuzione ad essa collegata. Avverso tale sentenza la Spa Finmeccanica propone ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi. Si è costituito con controricorso Manital Consorzio per i servizi integrati. Resistono con controricorso i lavoratori proponendo con lo stesso atto ricorso incidentale condizionato, affidato a due motivi. La Finmeccanica ha, infine, depositato controricorso al ricorso incidentale condizionato. La Finmeccanica ed i lavoratori hanno depositato note difensive. Motivi della decisione Preliminarmente la Corte riunisce i ricorsi proposti contro la stessa sentenza articolo 335 Cpc . La società ricorrente con il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell'articolo 177 del Trattato Cee, per avere il Tribunale rifiutato di accogliere la richiesta di rimessione degli atti alla Corte di giustizia europea in merito all'interpretazione del senso e della portata delle direttive 14 febbraio 1977 n. 187 e 29 giugno 1998 n. 50 con il secondo motivo denunzia contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia per avere il giudice d'appello dichiarato di volersi uniformare ai principi dell'ordinamento comunitario, come precisati dalla Corte di giustizia, mentre in realtà con essi si è posto in contrasto con il terzo motivo denunzia violazione e falsa applicazione dell'articolo 2112 Cc perché l'operazione di esternalizzazione di servizi può ben essere realizzata con lo strumento del trasferimento di un ramo d'azienda, e ciò proprio al fine di garantire i p osti di lavoro senza procedere all'estinzione dei rapporti di lavoro divenuti inutili, quindi, nella prospettiva di garanzia dei diritti dei lavoratori che è l'obiettivo del legislatore comunitario, richiedendo, infatti, il suddetto articolo 2112 Cc la cessione di un insieme di beni coordinati per l'esercizio di una attività di impresa, senza che sia necessario anche che tale esercizio sia attuale, bastando l'astratta idoneità allo scopo produttivo unitario con il quarto e quinto motivo denunzia infine violazione e falsa applicazione dell'articolo 2697 Cc e dell'articolo 1406 Cc per avere la sentenza impugnata tra l'altro affermato che l'Ansaldo non aveva fornito la prova della sussistenza del ramo d'azienda mentre, in realtà, tutti gli elementi della fattispecie erano dimostrati e comunque non contestati quarto motivo , e per avere ancora il giudice d'appello omesso di valorizzare il significato del comportamento del lavoratore sull'incremento retributivo riconosciuto all'atto del passaggio alle dipendenze di Manital, nel senso di accettazione tacita della cessione del contratto, con cessazione della materia del contendere. Il ricorso è infondato e, pertanto, va rigettato. Questa Corte in una fattispecie analoga ha statuito che il trasferimento ad altra impresa dei lavoratori addetti ad una struttura aziendale priva di autonomia organizzativa e caratterizzata dall'estrema eterogeneità delle funzioni degli addetti, insuscettibile di assurgere ad unitaria entità economica, non può configurare una cessione del ramo d'azienda cui sia applicabile il disposto dell'articolo 2112 Cc ma costituisce mera cessione di contratti di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso dei lavoratori ceduti cfr. in tali sensi Cassazione 17207/02 . In altri termini la giurisprudenza della Corte ha recepito una nozione commercialistica di azienda, ai sensi dell'articolo 2555 Cc, attribuendo rilievo decisivo al requisito dell'autonomia organizzativa del ramo d'azienda ceduto che, deve presentarsi come idoneo al perseguimento dei fini dell'impresa. Alla stregua di questi principi non può condividersi la tesi della ricorrente società e del Consorzio Manital secondo cui l'autonomia funzionale del ramo trasferito può essere soltanto potenziale presso il cedente, essendo sufficiente, al fine dell'attribuzione della qualità del ramo d'azienda, l'astratta idoneità del nucleo di beni o rapporti ceduti ad essere organizzati per l'esercizio futuro di una attività. Al riguardo è stato precisato che il diritto positivo richiede per l'applicazione dell'articolo 212 Cc che sia ceduto un complesso di beni, che oggettivamente si presenti quale entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica, funzionalizzata allo svolgimento di una attività volta alla produzione di beni e servizi. Altrimenti sarebbe la volontà dell'imprenditore ad unificare un complesso di beni di per sé privo di una preesistente autonomia organizzativa ed economica volta ad uno scopo unitario , al solo fine di renderlo oggetto di un contratto di cessione di ramo d'azienda, rendendo applicabile la relativa disciplina sulla sorte dei rapporti di lavoro. Né per andare in contrario avviso vale il richiamo alla normativa comunitaria atteso che - come ha questa Corte già affermato nella sentenza ricordata avente ad oggetto una controversia articolata negli stessi termini - né le decisioni della Corte di giustizia europea né le direttive europee si pongono in contrasto con gli enunciati principi, che risultano pienamente in linea con la direttiva 98/50 secondo la quale l'entità economica è da intendere come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere una attività economica, sia essa essenziale o accessoria, che deve conservare, con il trasferimento di parte di imprese o di stabilimenti , la propria identità e con la più recente direttiva 2001/23 Cee che in buona parte presenta connotati particolarmente ricognitivi della precedente regolamentazione della complessa materia in esame cfr. in motivazione Cassazione 17207/02 cit. . Dalle considerazioni che precedono discende l'insussistenza delle condizioni per operare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea in ordine alla interpretazione delle direttive europee. Anche ammettendo che le direttive suddette debbano interpretarsi nei sensi patrocinati dalla Finmeccanica la decisione in tali termini della Corte europea non sarebbe rilevante nella controversia in oggetto dal momento che l'acclaramento di eventuali contrasti tra ordinamento comunitario ed ordinamento interno risulterebbe, in ogni caso, inidoneo a produrre effetti sul rapporto giuridico controverso, stante il principio dell'inefficacia orizzontale cioè nei rapporti interprivati delle direttive, ancorché precise ed incondizionate. Va, inoltre, rimarcato che nel caso di specie, sulla base delle emergenze processuali, è risultato poi che nei servizi esternalizzati, oggetto del trasferimento, non si configurava alcuna realtà organizzativa riconducibile alla nozione di unità produttiva, sicché appare pienamente condivisibile l'assunto del giudice d'appello, secondo cui l'elemento centrale anche del ramo d'azienda è costituito dalla organizzazione dei fattori della produzione, intesa come il legame oggettivo tra i fattori stessi, qualificato e determinato dal fattore produttivo perseguito. Per concludere non merita alcuna censura la sentenza impugnata per avere ritenuto la mancanza dei requisiti richiesti per configurare il ramo d'azienda ed applicare imperativamente l'articolo 2112 Cc e l'automatismo in esso sancito , e conseguentemente ha configurato la vicenda traslativa come cessione del contratto di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso del lavoratore escluso. Infine non può trovare accoglimento neanche il quinto motivo del ricorso principale non potendosi evincere dai comportamenti delle parti e dagli atti di causa, una accettazione tacita - con una efficacia abdicativi di diritti acquisiti - da parte dei lavoratori della cessione del contratto per effetto dell'incremento del trattamento retributivo goduto per effetto del trasferimento, suscettibile di condurre ad una declaratoria della cessazione della materia del contendere. La decisione del rigetto del ricorso principale porta all'assorbimento del ricorso condizionato di Pili Marisa e dei suoi litisconsorzi, con il quale, con duplice motivo, si censura la sentenza impugnata per non avere tenuto nel dovuto conto i profili riguardanti la violazione della legge 1369/60 ed il divieto contrattuale di appalti continuativi svolti in azienda ex articolo 24, parte generale, Sezione terza, Ccnl - Metalmeccanici pubblici . Al riguardo è sufficiente osservare che il ricorso in oggetto è stato proposto, appunto, in via condizionata in ragione dell'assenza per la parte ricorrente di alcuna ulteriore utilità rispetto a quanto già ottenuto con la sentenza impugnata. La Spa Finmeccanica e la Manital Consorzio, rimasti soccombenti, vanno condannati in solido al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione, liquidata unitamente agli onorari difensivi, come in dispositivo. PQM La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito quello incidentale, e condanna la Spa Finmeccanica e Manital Consorzio per i servizi integrati al pagamento in solido delle spese del presente giudiziosi cassazione, liquidata in euro 20, oltre euro 4000 per onorari difensivi.