Maggior reddito: sì all'accertamento fondato sulle indagini fatte dall'Inps

Per il fisco è sufficiente avere la segnalazione della Guardia di Finanza riguardante un'indagine svolta dall'Istituto nei confronti della società datrice di lavoro

Per accertare il maggior reddito di un lavoratore dipendente è sufficiente, per il fisco, avere in mano la segnalazione della guardia di finanza concernente un'indagine svolta presso l'Inps nei confronti della società datrice di lavoro. Non è neppure necessario un processo verbale di constatazione. È quanto emerge dalla sentenza n. 17222 depositata dalla sezione tributaria della Corte di cassazione il 28 luglio scorso leggibile tra i documenti correlati . Il caso nasce da due avvisi di accertamento notificati a un contribuente di Torino con i quali veniva rettificato il reddito da lavoro dipendente e quello di un fabbricato non dichiarato. L'ufficio di Chivasso aveva fondato tale rettifica su un'indagine che le fiamme gialle avevano svolto presso l'Inps, non nei confronti del lavoratore ma nei confronti dell'azienda di cui era dipendente. Così l'uomo si era rivolto alla commissione tributaria provinciale, lamentando, fra l'altro, l'infondatezza degli accertamenti, anche per inesistenza di adeguati elementi probatori a sostegno, fondandosi essi su una mera segnalazione non su un processo verbale di constatazione della guardia di finanza fatta nell'ambito di una verifica riguardante la società datrice di lavoro, appartenente, persino, a un altro distretto territoriale . In primo grado il ricorso fu respinto. Stessa cosa di fronte alla commissione tributaria regionale. Così la vicenda è approdata in Cassazione. Il contribuente ha puntato il dito essenzialmente sul fatto che l'accertamento si fondava su una mera segnalazione della fiamme gialle fatta nel corso di un'indagine riguardante la società e non lui. Ma i giudici della sezione tributaria hanno respinto il gravame osservando che la prova del maggior reddito in questione è stata validamente desunta dalle risultanze dell'accertamento dell'Inps elevato nei confronti della società, i cui contenuti materiali, del resto, non sono mai stati contestati dal contribuente. In poche parole, ha precisato il Collegio, il maggior reddito, rispetto a quello dichiarato, è stato legittimamente e documentalmente provato con l'acquisizione nel giudizio di merito del verbale di accertamento presso l'istituto previdenziale nei confronti della società, i cui contenuti, peraltro, non risultano essere mai stati smentiti dal lavoratore. Non solo. È del tutto irrilevante, di fronte a un'evasione fiscale del genere, che il fatto sia stato contestato anche all'impresa. L'identità di presupposti delle due procedure non giustifica alcuna confusione tra esse , ha concluso la Cassazione. Deb. Alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 9 febbraio-28 luglio 2006, n. 17222 Presidente Riggio - Relatore Ferrara Pm Sepe - parzialmente conforme - Ricorrente Vitale Svolgimento del processo Con due distinti ricorsi alla Ctp di Torino Giuseppe Vitale impugnò gli avvisi di accertamento notificatigli dall'Ufficio distrettuale II.DD. di Chiasso per la rettifica del reddito da lavoro dipendente dichiarato rispettivamente per gli anni 1992 e 1993, e per la seconda annualità anche per l'accertamento di un reddito da fabbricati non dichiarato. A sostegno dei ricorsi dedusse il contribuente a il difetto di motivazione degli atti impugnati, sia in ordine all'an che al quantum dei maggiori redditi accertati, anche in considerazione dell'omessa allegazione della segnalazione della GdF di Torino che aveva dato luogo agli accertamenti, e dell'impossibilità di ritenere detti provvedimenti motivati per relationem con riferimento ad un atto non avente natura provvedimentale, e non criticamente valutato b l'infondatezza degli accertamenti, anche per inesistenza di adeguati elementi probatori a sostegno, fondandosi essi su una mera segnalazione e non su un pvc tra l'altro effettuata nell'ambito di una verifica riguardante un soggetto terzo la Valpaf Srl , neanche appartenente allo stesso distretto territoriale di competenza dell'Ufficio II.DD. di Chiasso c l'illegittimità degli atti per duplicazione d'imposta, non potendo esso ricorrente, quale sostituito, detrarsi le ritenute d'acconto accertate in capo al datore di lavoro, sostituto d'imposta d l'illogicità e l'arbitrarietà della pretesa relativa al reddito fondiario accertato per il 1993, così come fondata unicamente sull'avvenuta dichiarazione di tale reddito per l'anno 1992, ed in realtà ingiustificata avendo egli dimesso il possesso dell'immobile in questione. Il giudice adito rigettò i due ricorsi con distinte sentenze che furono però appellate dal contribuente con unico atto dinanzi alla Ctr del Piemonte. Nel giudizio in tale modo instauratosi si costituì l'Ufficio ed eccepì l'inammissibilità degli appelli. La Commissione, con sentenza 5/16/99, depositata il 24 marzo 1999 e non notificata, rigettò le impugnazioni, condannando il contribuente al pagamento delle ulteriori spese processuali. Per la cassazione della sentenza di secondo grado il Vitale ha proposto ricorso notificato il 4 maggio 2000, articolando quattro motivi successivamente sostenuti anche con il deposito di memoria aggiunta. Il ministero delle Finanze ha replicato con controricorso e ricorso incidentale a sua volta notificato il 13 giugno 2000. Motivi della decisione 1. Preliminarmente rileva la Corte doversi procedere alla riunione dei due ricorsi ex articolo 335 Cpc avendo entrambi ad oggetto l'impugnazione della medesima sentenza. Procedendo quindi in ordine logico all'esame delle doglianze esposte dalle parti, deve innanzi tutto esaminarsi il ricorso incidentale dell'Amministrazione che con unico complesso motivo denuncia i vizi di omessa motivazione della sentenza e violazione e falsa applicazione degli articoli 273, 335 e 350, comma 2, Cpc con riferimento all'eccezione di inammissibilità degli appelli formulata dinanzi alla Ctr e da quel giudice disattesa senza alcuna spiegazione. Detto ricorso è infondato. La natura della questione posta dal Ministero, che è di puro diritto, è tale da escludere la configurabilità del vizio di motivazione dedotto, mentre la violazione della legge processuale denunciata assolutamente non sussiste. Ed infatti, come questa Corte ha più volte avuto modo di affermare, non vi è dubbio che nel nostro ordinamento vige un principio di carattere generale, in virtù del quale in caso di pluralità di sentenze, le impugnazioni che ad esse di riferiscono devono essere proposte con distinti atti v. Cassazione, Su, 12562/98 Sezione lavoro, 17140/98 , ma tale principio subisce deroga o quando unitario è il rapporto processuale come nel caso della sentenza non definitiva e della sentenza definitiva emesse nello stesso giudizio v. Cassazione 342/93 , o quando le due sentenze concorrono a dare contenuto unico alla decisione dell'unica controversia , e sono quindi obiettivamente collegate come nel caso di una prima decisione emessa sulla sentenza revocando e di una seconda decisine emessa all'esito del giudizio di revocazione v. Cassazione 3107/91 sul punto anche 13831/02 . A queste ipotesi, proprio in forza del principio della sostanziale unità del rapporto processuale, la giurisprudenza di legittimità ha in via eccezionale equiparato quella relativa al regolamento preventivo di giurisdizione inerente a procedimenti connessi e promossi tra le stesse parti Cassazione, Su 140/91 , e l'altra relativa al caso in cui, oltre all'identità delle parti, ricorra anche analoga identità delle questioni trattate v. Cassazione, Su, 4445/97 . In applicazione di questo orientamento questa stessa sezione Tributaria della Corte ha pertanto già ripetutamente riconosciuto l'ammissibilità dell'impugnazione con unico atto di più sentenze che, pur riferendosi a differenti periodi di imposta, presentino la medesima struttura soggettiva parti e giudice e oggettiva questioni controverse v. Cassazione 7191/04 17835/04, che ha escluso l'ammissibilità di un'impugnazione unitaria di più sentenze, proprio in considerazione della diversità delle parti dei due processi Cassazione 11503/03 . Orbene, da tale condiviso orientamento ritiene il Collegio non esservi motivo di discostarsi nel caso di specie, non proponendo l'Amministrazione profili nuovi di riflessione rispetto a quelli già esaminati dalla giurisprudenza innanzi richiamata. E pertanto, ricorrendo nel caso di specie sia l'identità delle parti dei due giudizi inizialmente promossi dal contribuente, sia l'identità del giudice pronunciatosi in primo grado alla medesima udienza nella due controversie, sia infine la sostanziale identità delle questioni trattate nei due ricorsi presentando quello riguardante l'anno 1993, relativo anche al reddito da fabbricati, un contenuto soltanto più ampio, ma pur sempre comprensivo di quello riguardante l'anno 1992, relativo al solo reddito da lavoro dipendente , deve concludesi che correttamente il giudice del gravame ha ritenuto ammissibile l'appello con unico ricorso proposto dal Vitale per l'impugnazione delle sentenze della Ctp, risultando così infondata la doglianza in questa sede formulata dal Ministero. 2. Con i primi due motivi il ricorrente in via principale denuncia rispettivamente i vizi di a violazione e falsa applicazione dell'articolo 2697 Cc e omessa motivazione, con riferimento alla questione p osta per sostenere l'infondatezza degli atti impositivi, così come basati, per quanto relativo al reddito da lavoro, esclusivamente sulla segnalazione prot. n. 16322/95 della GdF riguardante invece Landi Ornella, con la quale mai nessun rapporto egli avrebbe avuto e per quanto relativo al reddito da fabbricati, esclusivamente sulle risultanze della dichiarazione relativa all'anno precedente b violazione e mancata applicazione dell'articolo 42, comma 2 e 3, Dpr 600/73 dell'articolo 3 legge 241/90 degli articoli 24 e 97 Costituzione nonché difetto di motivazione degli atti impugnati. La censura fa riferimento al fatto che gli accertamenti si fondano sul richiamo alla segnalazione del Nucleo regionale polizia tributaria di Torino del 23 novembre 1995 prot. n. 16322/230, che risulta invece anche dall'ordinanza della Ctr richiamata in sentenza , relativa non già alla Valpaf Srl alle cui dipendenze il contribuente aveva lavorato, bensì alla Ditta Landi, con la quale il ricorrente non aveva mai avuto rapporti, mentre solo in appello l'Ufficio depositò, in esito a ordinanza della Ctr, il verbale di accertamento 612/93 formato il 22 marzo 1994 dall'Inps, nei confronti della Valpaf Srl contenente riferimenti alla persona del Vitale. I due motivi così sintetizzati, in quanto intimamente connessi tra loro, vanno opportunamente esaminati congiuntamente in questa sede, risultando peraltro sotto ogni profilo infondati. Per quanto relativo al reddito da fabbricati la sentenza risulta infatti congruamente e correttamente motivata, nel pieno rispetto delle norme di legge, fondandosi l'atto impositivo relativo al 1993 su una presunzione legittimamente desumibile da una circostanza risultante dalla dichiarazione dei redditi relativa all'anno precedente la denuncia di proprietà di un immobile non superata da prova contraria da parte del contribuente, per non avere egli mai precisato gli estremi del preteso atto di vendita del medesimo cespite. Per quanto inerente invece al reddito da lavoro dipendente, il difetto di motivazione degli accertamenti è da ritenersi univocamente e legittimamente escluso dalla Ctr in considerazione del richiamo esplicito in essi contenuto agli ulteriori emolumenti per lavoro dipendente al lordo delle ritenute fiscali, quanto non operate e versate, della Velpaf con sede in Corso Matteotti 7 Torino v. pag. 1 ricorso dello stesso contribuente richiamo rispetto al quale del tutto irrilevante è l'errore materiale rappresentato dal riferimento ad una segnalazione della GdF relativa ad altra ditta Landi . La prova del maggio reddito in questione, infine, validamente risulta dalla Ctr desunta dalle risultanze dell'accertamento dell'Inps n. 612/93 elevato in data 22 marzo 1994 nei confronti della Valpaf, i cui contenuti materiali, del resto, il contribuente non ha mai concretamente contestato. L'errore materiale nel quale è incorso la GdF allegando il verbale di accertamento dell'Inps a carico della Valpaf, ad una segnalazione trasmessa con l'indicazione di altro nominativo, benché tradottosi in motivi di inesattezza della motivazione dei due avvisi di accertamento emessi dall'A. F. nei confronti del Vitale, per il riferimento in essi contenuto a quella medesima segnalazione della GdF n. 16322/230 del 23 novembre 1995, relativa alla ditta Landi, non può in definitiva influire sulla validità degli atti adottati dall'Amministrazione nei confronti del contribuente, né sotto il profilo della motivazione, risultando essa espressa in maniera puntuale ed adeguata con il richiamo al rapporto di lavoro del Vitale con detta società e alle somme ulteriori da lui percepite, rispetto a quelle dichiarate, né tanto meno sotto il profilo della prova della percezione del reddito, risultando esso documentalmente provato con l'acquisizione nel giudizio di merito del verbale di accertamento 612/93 elevato dall'Inps nei confronti della Valpaf, i cui contenuti, del resto, mai risultano concretamente smentiti dal lavoratore dipendente, nonostante quel verbale risultasse già depositato dall'Ufficio nel giudizio di primo grado, come si evince dalla stessa ordinanza istruttoria della Ctr richiamata in ricorso pag. 5 . 3. Con il terzo motivo denuncia il ricorrente i vizi di violazione e falsa applicazione dell'articolo 48 comma 1 e 4 Dpr 917/86, e difetto di motivazione della sentenza, con riferimento alla questione posta per il fatto che la nota dell'Inps avrebbe avuto ad oggetto un'omissione di contributi conseguente all'erogazione di emolumenti al dipendente, indebitamente esposti sui cedolini paga come rimborso indennità chilometrica, e non una evasione tributaria, mai contestata né alla Valpaf né al Vitale. Anche tale motivo è infondato. Dallo stesso ricorso univocamente emerge che la nota dell'Inps, dalla quale scaturiscono gli accertamenti impugnati, riguardò la segnalazione di emolumenti percepiti dal lavoratore, per i quali l'ente previdenziale ritenne che, costituendo essi a pieno titolo reddito, e poiché impropriamente corrisposti come rimborsi di indennità chilometrica, si fosse realizzato il mancato versamento di contributi. L'A. F. mostrando di condividere quella valutazione, poiché dal medesimo presupposto contestato dall'Inps derivava anche un'evasione fiscale, del tutto legittimamente provvide a contestare quest'ultima con gli avvisi di accertamento notificati al Vitale, ed impugnati in questa sede, restando del tutto indifferente nei suoi confronti l'avvenuta contestazione del fatto anche alla società alle cui dipendenze quegli prestava la sua attività lavorativa. L'identità dei presupposti delle due procedure non giustifica alcuna confusione tra esse, lasciando aperta ovviamente la strada al contribuente per un'eventuale, autonoma, contestazione sul piano tributario della pretesa impositiva dell'Amministrazione, in particolare sotto il profilo dell'esistenza o meno dei presupposti per la tassabilità di quegli emolumenti, contestazione che però nel presente giudizio la parte non ha mai formulato, quanto meno in maniera sufficientemente specifica ed articolata in senso conforme all'orientamento dell'Ufficio v. comunque Cassazione 1798/05 13843 . 4. Con il quarto e ultimo motivo il contribuente denuncia ancora la violazione dell'articolo 112 Cpc e il difetto di motivazione della sentenza con riferimento alla affermazione in essa contenuta circa la conoscenza da parte del contribuente della segnalazione della GdF nonché alle altre questioni poste al giudice di merito con il ricorso introduttivo illegittimità di motivazione per relationem degli accertamenti, con rinvio ad un atto di natura non provvedimentale assenza di vaglio critico del materiale istruttorio, omessa notifica del pvc impossibilità di esercizio della facoltà di definizione agevolata della lite duplicazione di base imponibile . Le censure in tal modo esposte sono anch'esse destituite di fondamento, oltre che, almeno in parte, addirittura inammissibili. Richiamato qui quanto innanzi esposto in ordine alla motivazione degli accertamenti impugnati e alla prova delle circostanze in essi dedotte, profili ai quali anche le doglianze in esame risultano strettamente connesse, deve qui rilevarsi che nessun vizio di ultrapetizioni può cogliersi nella decisione della Ctr essendosi con essa i giudici di appello limitati a osservare che, avendo la contestazione del maggior reddito accertato, ad oggetto emolumenti corrisposti al lavoratore dal suo datore di lavoro, e puntualmente richiamati negli avvisi di accertamento notificati, la relativa circostanza era nota all'appellante, e comunque sul piano istruttorio trovava riscontro nella segnalazione dell'Inps acquisita al processo. Quanto alle altre censure dedotte, esse, oltre a trovare in gran parte smentita nelle osservazioni in precedenza svolte, risultano oggetto di denunzia del tutto generica, e sono pertanto decisamente da disattendere. 5. Alla stregua delle esposte considerazioni i ricorsi in esame vanno dunque entrambi rigettati. Avuto riguardo alla natura del maggior reddito accertato nei confronti del contribuente, e alla reciproca soccombenza delle parti, ricorrono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di legittimità. PQM La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta entrambi. Compensa le spese del giudizio di legittimità.