Commissioni addio, arrivano i Tribunali tributari: ecco le proposte contenute nel Ddl del CNEL

Nell’assemblea del 20 marzo 2013, l’Assemblea del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro CNEL ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delega legislativa al Governo per razionalizzare e uniformare i procedimenti di attuazione e accertamento dei tributi, e per la revisione delle sanzioni amministrative e del processo tributario da segnalare l’introduzione di nuovi organi di giustizia tributaria, strutturati in tre gradi di giudizio e la previsione di un apposito albo per i difensori tributari.

Le problematiche attuali. Nella relazione che accompagna il Ddl, il CNEL afferma che, a quarant’anni dall’attuazione, la riforma tributaria del 1971 si è dimostrata non totalmente adeguata per gli obblighi e i diritti dei contribuenti, da un lato, e i poteri dell’amministrazione finanziaria, dall’altro. Tra le problematiche che si riscontrano nel complesso, variegato e disomogeneo complesso di disposizioni sparse in molteplici testi normativi, il CNEL evidenzia una forte frammentarietà dalla quale deriva la difficoltà di formulare principi unitari e individuare soluzioni per i casi non espressamente disciplinati, con un pregiudizio globale sia degli interessi del contribuente, sia di quelli dell’Amministrazione Finanziaria. Le regole generali introdotte con lo Statuto dei Diritti del Contribuente l. n. 212/2000 , d’altra parte, non possono da sole costituire una soluzione al problema, sia perché molte disposizioni riguardano la produzione normativa, sia perché le disposizioni attinenti alla disciplina formale del tributo realizzano l’uniformità solo a livello di principi generalissimi, mentre non si occupano dell’ambito operativo. Principi e criteri direttivi. Enunciata la delega nell’art. 1, il Ddl espone principi e criteri direttivi nei successivi tre articoli artt. 2-4 , dedicati, rispettivamente, alla disciplina del procedimento, alle regole in materia di sanzioni e al processo. In particolare, due sono le linee guida da seguire l’articolazione sistematica e il riferimento tangibile ai principi dell’Unione Europea. Viene poi ribadita la grande importanza dell’obiettivo della semplificazione e del recepimento dei consolidati indirizzi giurisprudenziali. Processo tributario ecco le principali novità. Tra le principali disposizioni previste dall’art. 4, che, come accennato, si occupa della revisione della disciplina e dell’organizzazione del processo tributario e della giurisdizione tributaria, vanno citate il rafforzamento e l’ampliamento della disciplina della conciliazione giudiziaria la qualificazione professionale dei giudici tributari, in modo da assicurarne adeguata preparazione specialistica il riordino dei soggetti abilitati alla rappresentanza e difesa delle parti, con l’istituzione di un apposito albo dei difensori tributari la creazione di un apposito regime disciplinare per i processi tributari con pluralità di parti, in considerazione dei rinnovati orientamenti giurisprudenziali al riguardo la comunicazione e notificazione degli atti in via telematica l’uniformazione della tutela cautelare in ogni stato e grado del processo tributario l’eliminazione della disparità di trattamento fra contribuente e Fisco mediante la previsione dell'immediata esecutorietà di tutte le decisioni dei giudici tributari per tutte le parti in causa il riconoscimento ai giudici tributari di ogni grado della qualità di magistrati, dotati di apposito organo di autogoverno, con garanzia di autonomia, anche finanziaria. La nuova struttura del processo. Infine, merita un cenno particolare la nuova articolazione del processo tributario in tre gradi di giudizio al posto delle attuali Commissioni tributarie provinciali e regionali, infatti, verranno istituiti i Tribunali tributari e le Corti di Appello tributarie, che manterranno le sedi rispettivamente nei capoluoghi di provincia e di regione. Il terzo grado di giudizio, invece, sarà demandato a un’apposita sezione della Corte di Cassazione, composta da trenta giudici ripartiti in cinque sottosezioni in ragione della materia. Il Governo dovrà esercitare la delega entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, emanando uno o più decreti legislativi.

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