L'esito del periodo di prova (soprattutto se è il secondo) non va comunicato. Il rapporto si chiude

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino L'esito del periodo di prova non va comunicato. non si applicano le disposizioni della legge 241/90 in tema di comunicazione del procedimento. È quanto stabilito dalla quarta sezione del Consiglio di Stato Quando una specifica normativa di settore prevede che il periodo di prova sia destinato a concludersi o con la conferma in ruolo o con la risoluzione del rapporto di lavoro, non vi è necessità che il dipendente, già a conoscenza delle date di conclusione del periodo di prova che riguardano il suo rapporto di lavoro, debba essere ulteriormente notiziato dei possibili esiti dello specifico procedimento. È quanto stabilito dalla quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6053/05 depositata lo scorso 27 ottobre 2005 e qui leggibile nei documenti correlati . Il ricorso in appello al Consiglio di Stato era stato proposto da un dipendente del ministero della Giustizia avverso il provvedimento con cui il dicastero aveva disposto la risoluzione del rapporto di lavoro per mancato superamento del periodo di prova da lui svolto dopo il concorso per l'immissione in ruolo. Il predetto dipendente , infatti, dopo il primo semestre di prova, valutato negativamente dall'amministrazione, non aveva superato nemmeno il secondo periodo prorogato dall'amministrazione ai sensi della normativa vigente. Tra i motivi su cui era fondato il ricorso innanzi al Tar vi era anche la mancata comunicazione in ordine al provvedimento di proroga del periodo di prova. Le norme prese in esame dal collegio sono rispettivamente gli articoli 7 e 8 della legge 241 e l'articolo 10 del Dpr 3/1957, che di seguito si riportano per maggior comprensione di quanto sostenuto dai giudici di Palazzo Spada. L'articolo 7 - Comunicazione di avvio del procedimento - della legge 241/90, in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, così dispone 1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l'avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall'articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l'amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell'inizio del procedimento. 2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell'amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari. Il successivo articolo 8 - Modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento - precisa 1. L'amministrazione provvede a dare notizia dell'avvio del procedimento mediante comunicazione personale. 2. Nella comunicazione debbono essere indicati a l'amministrazione competente b l'oggetto del procedimento promosso c l'ufficio e la persona responsabile del procedimento cbis la data entro la quale, secondo i termini previsti dall'articolo 2, commi 2 o 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell'amministrazione cter nei procedimenti ad iniziativa di parte, la data di presentazione della relativa istanza d l'ufficio in cui si può prendere visione degli atti. 3. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima. 4. L'omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può essere fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista. Il Dpr 3/1957 - Tu delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato - all'articolo 10 - Periodo di prova - dispone Il periodo di prova ha la durata di sei mesi. L'impiegato in prova svolge le mansioni affidategli nei vari servizi ai quali viene applicato e frequenta i corsi di formazione istituiti dalla amministrazione. Compiuto il periodo di prova, l'impiegato consegue la nomina in ruolo con decreto del Ministro, previo giudizio favorevole del consiglio di amministrazione, fondato anche sulle relazioni dei capi dei servizi ai quali è stato applicato e sull'esito dei corsi eventualmente frequentati. Nel caso di giudizio sfavorevole il periodo di prova è prorogato di altri sei mesi, al termine dei quali, ove il giudizio sia ancora sfavorevole, il Ministro dichiara la risoluzione del rapporto di impiego con decreto motivato. In tal caso spetta all'impiegato una indennità pari a due mensilità del trattamento relativo al periodo di prova. Qualora entro tre mesi dalla scadenza del periodo di prova non sia intervenuto un provvedimento di proroga ovvero un giudizio sfavorevole, la prova si intende conclusa favorevolmente. È esonerato dal periodo di prova il vincitore del concorso che provenga da una carriera corrispondente della stessa o di altra amministrazione, presso la quale abbia superato il periodo di prova e disimpegnato mansioni analoghe a quelle della qualifica per la quale ha concorso. L'amministrazione ha facoltà di obbligarlo a frequentare i corsi di formazione. Per l'impiego nominato in ruolo il servizio di prova è computato come servizio di ruolo a tutti gli effetti . I giudici della quarta sezione del Consiglio di stato pur considerando che la comunicazione di cui agli articoli 7 e 8 della legge 241/90 sul procedimento amministrativo consente al dipendente, per il tramite del principio del contraddittorio, un'efficace tutela delle ragioni e contestualmente di fornire all'Amministrazione elementi di conoscenza utili all'adozione di un atto che viene ad incidere lesivamente sul destinatario, hanno deciso nel senso riferito in premessa. A parere dei Giudici amministrativi, nell'ambito del periodo di prova non è individuabile un procedimento autonomo di risoluzione del rapporto e la pretesa di introdurre un fase di contraddittorio, destinata a permettere al dipendente di far valere i propri interessi e le proprie ragioni, non è compatibile con la natura dell'istituto in quanto il giudizio sull'esito della prova deve essere emesso dall'organo competente, senza che possa concorrervi l'apporto del valutando CdS, Sezione sesta, 830/94 . Dalla documentazione in atti - concludono i giudici - risulta che l'esito negativo del primo semestre di prova era stato, comunque, comunicato all'interessato che era, così, a conoscenza della circostanza che l'Amministrazione avrebbe dovuto nuovamente valutare la sussistenza o meno dei requisiti ed attitudini indispensabili per lo svolgimento delle mansioni inerenti alla qualifica per la quale era stato assunto e porre in essere il provvedimento finale ammissione definitiva in ruolo o risoluzione del rapporto di lavoro .

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 5 luglio-27 ottobre 2005, n. 6053 Presidente Patroni Griffi - Estensore Rulli Ricorrente Terrin Fatto Con ricorso proposto innanzi al Tar per il Veneto il Sig. Serenello Terrin chiedeva l'annullamento del provvedimento con il quale era stata disposta la risoluzione del suo rapporto di lavoro per mancato superamento del periodo di prova da lui svolto dopo il concorso per l'immissione in ruolo. Il Tribunale territoriale respingeva il gravame, ritenendo infondati tutti i motivi di illegittimità prospettati in quella sede. Con atto notificato in data 28 dicembre 1998 l'originario ricorrente ha proposto appello avverso la predetta decisione, ritenendola erronea e lesiva dei propri interessi. Afferma in particolare che il giudice di primo grado avrebbe errato nel determinare la scadenza del periodo di prova anche prorogato così che il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro sarebbe stato adottato oltre il termine previsto dall'articolo 10, quarto comma, del Dpr 3/1957. Conclude perché l'appello sia accolto e la sentenza impugnata sia annullata. Per resistere al giudizio si è costituita l'Amministrazione intimata che controdeduce tutte le doglianze prospettate sostenendone la infondatezza e conclude per la reiezione dell'appello. Alla pubblica udienza del 5 luglio 2005, uditi i difensori delle parti, la controversia è passata in decisione. Diritto 1. Con il provvedimento confermato dal giudice di primo grado il Ministero della Giustizia aveva disposto la risoluzione del rapporto di impiego instaurato con il sig, Serenello Terrin per mancato superamento del periodo di prova. Ed infatti le censure prospettate in quella sede sono state tutte disattese perché infondate. 2. Il Collegio ritiene che la soluzione negativa resa dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto sul ricorso proposto dall'originario ricorrente sia immune ai vizi prospettati. Ai fini del decidere conviene ricordare la disposizione di cui, nella specie, si è fatta applicazione. Viene in rilievo, quindi, l'articolo 10 del Dpr 3/1957 che così precisa Il periodo di prova ha la durata di sei mesi Compiuto il periodo di prova, l'impiegato consegue la nomina in ruolo con decreto del Ministro, previo giudizio favorevole del Consiglio di Amministrazione, fondato anche sulle relazioni dei Capi dei servizi ai quali è stato applicato e sull'esito dei corsi eventualmente frequentati. Nel caso di giudizio sfavorevole il periodo di prova è prorogato di altri sei mesi, al termine dei quali, ove il giudizio sia ancora sfavorevole, il Ministro dichiara la risoluzione del rapporto di impiego con decreto motivato. In tal caso spetta all'impiegato una indennità pari a due mensilità del trattamento relativo al periodo di prova. Qualora entro tre mesi dalla scadenza del periodo di prova non sia intervenuto un provvedimento di proroga ovvero un giudizio sfavorevole, la prova si intende conclusa favorevolmente . La procedura così delineata dal legislatore si articola, dunque in un primo semestre durante il quale la capacità e l'idoneità del dipendente allo svolgimento dei compiti che gli sono stati affidati vengono valutati dall'Amministrazione con un giudizio volto ad apprezzare l'attitudine ed il grado di operosità dimostrati, giudizio che prescinde da specifici fatti di servizio. In caso di valutazione negativa il semestre di prova viene prolungato di altri sei mesi e dunque uno spazio temporale complessivo di un anno al termine dei quali viene reso il giudizio finale. Al quarto comma la norma fissa uno spatium deliberandi di tre mesi entro il quale porre in essere il detto giudizio finale e la scadenza del termine in discorso senza che sia intervenuto un espresso provvedimento negativo comporta la conferma del rapporto di lavoro. 3. Nel caso in esame la procedura seguita dall'Amministrazione appare pienamente conforme alla detta disposizione. Il sig. Terrin, infatti, assunto in data 5 agosto 1993 prendeva effettivo servizio il successivo 13 settembre. Il primo semestre di prova, non superato dall'interessato, veniva prorogato con Pdg del 27 maggio 1994, con decorrenza 18 marzo 1994. Con la proroga così disposta, l'intervallo complessivo di dodici mesi veniva, quindi, a scadere in data 18 novembre 1994, tenuto conto delle interruzioni non computabili per la prova atteso che nel periodo di servizio valido ai fini che qui interessano non sono valutabili le assenze dal servizio, quali che siano le cause che le hanno determinate, potendosi ricavare una valutazione di superamento o meno della prova in corso solo dal servizio effettivo. Il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro, posto in essere in data 12 gennaio 1995, appare, dunque, adottato nel previsto termine trimestrale. Appaiono, a questo punto, irrilevanti le censure relative al ritardo con cui sarebbe intervenuto il provvedimento di proroga e la sua asserita mancata comunicazione e ciò a parte ogni considerazione sulla ammissibità delle censure in assenza di una specifica impugnativa, nei termini, di quest'ultimo provvedimento. 4. Per ragioni di mera completezza, comunque, osserva in proposito il Collegio che è indubbio che la comunicazione di cui agli articoli 7 e 8 della legge 241/90 sul procedimento amministrativo consente al dipendente, per il tramite del principio del contraddittorio, una efficace tutela delle ragioni e contestualmente di fornire all'Amministrazione elementi di conoscenza utili all'adozione di un atto che viene ad incidere lesivamente sul destinatario. Ciò non di meno, se la specifica normativa di settore prevede che il periodo di prova sia destinato a concludersi o con la conferma in ruolo o con la risoluzione del rapporto di lavoro, non vi è necessità che il dipendente, già a conoscenza delle date di conclusione del periodo di prova che riguardano il suo rapporto di lavoro, debba essere ulteriormente notiziato dei possibili esiti dello specifico procedimento. Ed invero, nell'ambito del periodo di prova non è individuabile un procedimento autonomo di risoluzione del rapporto e la pretesa di introdurre un fase di contraddittorio, destinata a permettere al dipendente di far valere i propri interessi e le proprie ragioni, non è compatibile con la natura dell'istituto in quanto il giudizio sull'esito della prova deve essere emesso dall'organo competente, senza che possa concorrervi l'apporto del valutando CdS, Sezione sesta, 830/94 . Peraltro, come risulta dalla documentazione in atti, l'esito negativo del primo semestre di prova era stato, comunque, comunicato all'interessato che era, così, a conoscenza della circostanza che l'Amministrazione avrebbe dovuto nuovamente valutare la sussistenza o meno dei requisiti ed attitudini indispensabili per lo svolgimento delle mansioni inerenti alla qualifica per la quale era stato assunto e porre in essere il provvedimento finale ammissione definitiva in ruolo o risoluzione del rapporto di lavoro . 5. Per le considerazioni svolte l'appello proposto non merita di essere accolto. Sussistono motivi per compensare, tra le parti le spese e gli onorari del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, definitivamente pronunciando, respinge l'appello in epigrafe e, per l'effetto, a conferma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado. Compensa, tra le parti, le spese e gli onorari del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.