Dichiarazione di efficacia in Italia dell’atto pubblico straniero munito di formula esecutiva: è sufficiente un controllo formale

Il controllo richiesto ai fini della dichiarazione di efficacia in Italia dell’atto pubblico straniero munito di formula esecutiva deve essere limitato - al di là della verifica della non contrarietà all’ordine pubblico - agli aspetti di natura formale, in sintonia con il regime di semplificazione che connota il reg. CE n. 44 del 2001.

Occorre premettere, per una più agevole comprensione, che la vicenda in esame si inserisce in un più ampio contesto, caratterizzato da un pluralità di azioni giudiziarie, esperite anche in territorio tedesco, aventi ad oggetto il recupero di un credito. Il caso. Il Presidente della Corte d’Appello di Firenze, in accoglimento del ricorso proposto da S.P., dichiarava l’esecutività in Italia di un atto pubblico rogato da un notaio di Francoforte e munito di clausola di esecutività avente ad oggetto il riconoscimento di un debito a favore di C.P., erede della ricorrente. Avverso il predetto provvedimento proponeva opposizione L.M., sostenendo, da un lato, che S.P. non avesse interesse ad agire e, dall’altro, che vi fosse un difetto di esecutività del titolo straniero. La carenza di interesse ad agire veniva ricondotta sostanzialmente al fatto che, nell’ambito di un procedimento pendente dinanzi all’autorità tedesca a garanzia del credito fondato sul medesimo atto pubblico, era già stata versata una congrua cauzione. A seguito della prestazione di tale cauzione era stato emanato provvedimento di sospensione della procedura. Infine, sosteneva che, poiché il Tribunale tedesco di Hanau aveva sospeso l’efficacia esecutiva del titolo straniero, non poteva riconoscersi in Italia, ai sensi dell’art. 57 del reg. CE n. 44 del 2001, quell’efficacia esecutiva di cui l’atto era stato privato nel paese di origine. La Corte d’Appello di Firenze rigettava l’opposizione, rilevando che la sospensione della procedura esecutiva disposta dal Tribunale di Hanau aveva efficacia limitata alla giurisdizione tedesca e, pertanto, tale sospensione non poteva comportare la caducazione dell’efficacia esecutiva del titolo. Inoltre, rilevava che S.P. aveva tutto l’interesse ad ottenere la declaratoria di esecutività in Italia dell’atto pubblico in questione, al fine di soddisfare il proprio credito su beni esistenti nel nostro Paese. Il soccombente proponeva ricorso in cassazione. Il vizio di omessa pronuncia Il ricorrente sosteneva che i giudici di appello non avessero pronunciato in ordine al difetto di interesse di S.P. eccepito in relazione all’avvenuta prestazione di cauzione a garanzia dell’intero credito. Gli Ermellini però, sono di diverso avviso e, richiamando un principio già consolidato nella giurisprudenza di legittimità, affermano che l’omessa pronuncia, quale vizio della sentenza, può essere utilmente prospettato solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto. può essere prospettato solo in ordine ad una domanda che richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto. Pertanto, tale vizio deve essere escluso in relazione ad una questione esplicitamente o anche solo implicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza. Nel caso di specie, quindi, a dire della Cassazione, non può parlarsi di omessa pronuncia, in quanto la domanda non richiedeva una pronuncia diretta e la Corte di Appello ha esaminato la questione della carenza di interesse in capo a S.P., riconoscendolo, nell’ambito di un contesto più ampio. Il diritto ad agire in esecuzione forzata, si esaurisce con la piena soddisfazione del credito. Inoltre, sostiene il ricorrente, la prestazione di cauzione nel procedimento pendente in Germania avrebbe dovuto privare S.P. di un apprezzabile interesse ad agire in Italia. Contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, i giudici di legittimità sostengono che il diritto ad gire in esecuzione forzata si esaurisce con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo, pertanto non è possibile affermare che il relativo interesse sia venuto meno per il sol fatto che in altra procedura esecutiva sia stata versata una cauzione. Il provvedimento di sospensione riguarda il procedimento e non l’efficacia esecutiva del titolo. Infine, L.M. sosteneva la sentenza di appello avrebbe erroneamente ritenuto che il provvedimento di sospensione adottato dal Tribunale tedesco riguardasse il procedimento esecutivo, e non l’efficacia esecutiva del titolo. La Corte di cassazione non è dello stesso avviso. Quest’ultima, infatti, afferma che il controllo richiesto ai fini della dichiarazione di efficacia in Italia dell’atto pubblico, munito di formula esecutiva deve essere limitato agli aspetti di natura formale, in sintonia con il regime di semplificazione che connota il reg. CE n. 44 del 2001. Osserva altresì che la tesi del ricorrente contrasta anche con il riparto di competenze stabilito, in materia di esecuzione, dall’art. 22 del reg. CE n. 44 del 2001, in quanto comporta una inammissibile efficacia in Italia di un provvedimento rilasciato nell’ambito di un processo svolto nel Paese d’origine, la cui efficacia, sulla base della norma testé richiamata, non può estendersi in altri Stati membri senza intaccare quella riserva di esecuzione all’autorità giudiziaria dello Stato in cui ha luogo l’esecuzione. Sulla base delle suesposte motivazioni la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e condannato parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 ottobre 2012 17 gennaio 2013, n. 1164 Presidente Luccioli Relatore Campanile Svolgimento del processo 1 - L.M. proponeva opposizione avverso il decreto emesso dal Presidente della Corte di appello di Firenze in data 25 giugno 2008, con il quale, in accoglimento del ricorso proposto da P.S. , veniva dichiarata l'esecutività in Italia dell'atto pubblico, rogato dal notaio Borowsky di Francoforte sul Meno e munito di clausola esecutiva, avente ad oggetto il riconoscimento di un debito in favore di C P. , del quale la ricorrente era erede. 1.1 - L'opposizione si fondava, essenzialmente, sulla carenza di interesse ad agire della P. e sul difetto di esecutività del predetto titolo straniero. Quanto al primo aspetto, veniva eccepito che - inserendosi la vicenda in esame in un più ampio contesto, caratterizzato da una pluralità di azioni giudiziarie di varia natura - il versamento di una cauzione nell'ambito di una procedura pendente davanti all'autorità giudiziaria tedesca a garanzia del credito fondato sul medesimo atto pubblico, avrebbe privato la P. , pienamente in grado di soddisfare l'intero credito, di un apprezzabile interesse ad ottenere in Italia la dichiarazione di esecutività. Sotto altro profilo si deduceva che, in forza della sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ordinata dal Tribunale di Hanau all'esito della prestazione della suddetta cauzione, non poteva riconoscersi in Italia, ai sensi dell'art. 57 del reg. CE n. 44 del 2001, quell'efficacia esecutiva di cui l'atto era stato privato nel paese di origine. 1.2 - Instauratosi il contraddittorio, la P. contestava la fondatezza dell'opposizione, chiedendone il rigetto. 1.3 - La corte di appello di Firenze, con la sentenza indicata in epigrafe, ha rigettato l'opposizione, rilevando, in primo luogo, che la sospensione della procedura esecutiva disposta dal tribunale di Hanau ha efficacia limitata alla giurisdizione tedesca, posto che, ai sensi dell'art. 22, n. 5 del Reg. n. 44/2001, in materia di esecuzione, i giudici dello Stato membro in cui ha luogo l'esecuzione hanno competenza esclusiva. Ha quindi escluso, da un lato, che la sospensione dell'esecuzione pendente in Germania comportasse la caducazione dell'efficacia esecutiva, e, dall'altro, che fosse venuto meno l'interesse dalla P. a ottenere la declaratoria di esecutività in Italia dell'atto pubblico in questione, allo scopo di soddisfare il proprio credito su beni esistenti nel Paese. 1.4 - Per la cassazione di tale decisione il M. propone ricorso, affidato a tre motivi, illustrato da memoria, cui la P. resiste con controricorso, parimenti illustrato da memoria. Motivi della decisione 2 - In via preliminare deve constatai l'irricevibilità dei documenti allegati al ricorso e alla memoria prodotta dal ricorrente ai sensi dell'art. 378 c.p.c., esulanti dagli atti processuali di questo giudizio di legittimità. 3 - Con il primo motivo, formulandosi idoneo quesi-to di diritto, si deduce violazione dell'art. 112 c.p.c., per aver la corte territoriale omesso di pronunciare sul punto inerente al difetto di interesse della P. eccepito in relazione all'avvenuta prestazione di cauzione a garanzia dell'intero credito. 4 - Con il secondo motivo, in un certo senso subordinato al primo, si deduce - sempre formulandosi idoneo quesito - violazione dell'art. 100 c.p.c., nonché vizio motivazionale, per non aver la Corte fiorentina considerato che, con la prestazione di cauzione nel procedimento pendente in Germania, la P. risulterebbe priva di un apprezzabile interesse ad agire in Italia. 5 - Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del Regolamento CE n. 44 del 2001 in relazione al par. 769 del codice di procedura civile tedesco, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio la sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto che il provvedimento di sospensione adottato dal Tribunale di Hanau riguardasse il procedimento esecutivo, e non l'efficacia esecutiva del titolo. Vengono in proposito formulati i seguenti quesiti di diritto Voglia la Suprema Corte di Cassazione chiarire e stabilire - che i provvedimenti giurisdizionali dello Stato d'origine nel quale è stato formato il titolo da dichiarare esecutivo in Italia accompagnati dall’effettiva prestazione di cauzione che fosse eventualmente imposta dagli stessi che hanno come effetto di interdire qualsiasi misura esecutiva e di rendere illegittime quelle eventualmente poste in essere come i provvedimenti di sospensione incidono direttamente sulla forza esecutiva del detto titolo - che conseguentemente i detti provvedimenti giurisdizionali non rientrano nel campo di applicazione dell'art. 22 Reg. CE 44/2001, nel senso che essi hanno efficacia sopranazionale e, in quanto decisioni rientranti nella definizione di cui all'art. 32 Reg. CE 44/2001, essi godono del riconoscimento automatico di cui all'art, 33 Reg. CE 44/2001 - che quindi i predetti provvedimenti giurisdizionali possono essere invocati ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 38 e 51 Rg. CE 44/2001 nell'ambito del procedimento di opposizione al decreto di exquatur per far valere il difetto del carattere di esecutività del titolo - che tali provvedimenti possono essere invocati per la prima volta anche nel giudizio di cassazione se emanati successivamente al deposito della sentenza della corte di appello . 6 - Il primo motivo è infondato. La corte territoriale, dopo aver rilevato che l'opposizione del L. era fondata, fra l'altro, sul provvedimento di sospensione, all'esito di prestazione di cauzione, emesso dal Tribunale di Hanau, ha rilevato che l'interesse ad agire della P. , per far valere in Italia dove pendono i crediti che essa intende aggredire l'efficacia esecutiva del ridetto rogito, non è dunque certamente venuto meno per il fatto che il giudice tedesco non proceda, attualmente, nell'esecuzione forzata sui beni del debitore che si trovino in quel diverso Stato membro . Pur essendo la motivazione più complessa rispetto al profilo sul quale l'eccezione era stata formulata, appare evidente che la questione della dedotta carenza di interesse sia stata espressamente esaminata, sia pure nell'ambito di un contesto più ampio, che, a ben vedere, attinge anche profili di qualificazione giuridica, che, non essendo stati per altro introdotti nuovi elementi di fatto, non comportano violazione del principio contenuto nell'art. 112 c.p.c Decisivo rilievo assume, in ogni caso, la valutazione implicita della questione, di certo assorbita dal rigetto dell'opposizione. Soccorre in proposito il principio secondo cui l'omessa pronuncia, quale vizio della sentenza, può essere utilmente prospettata solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che, ritualmente e incondizionatamente proposta, richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto tale vizio, pertanto, deve esser escluso in relazione ad una questione esplicitamente o anche solo implicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza Cass., 19 marzo 2004, n. 5562 Cass., 19 maggio 2006, n. 11756 . 7 - La decisione impugnata si sottrae anche alle critiche contenute nel secondo motivo di ricorso, in quanto, pur dovendosi convenire sulla necessità di un concreto interesse, ai fini della domanda di exequatur, al ricorso all’esecuzione forzata per un caso analogo, cfr. Cass., 1 agosto 2007, n. 16991 , non può escludersi l'interesse ad agire in via esecutiva, aggredendo, con il limite, che qui non rileva, della congruità dei mezzi di esecuzione, una pluralità di beni, al fine di ottenere più sollecitamente la soddisfazione del credito vantato Cass., 6 maggio 2006, n. 11360 Cass., 21 aprile 2003, n. 3427 . Se quindi il diritto di agire in esecuzione forzata non si esaurisce che con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo Cass., 18 settembre 2008, n. 23847 , non può seriamente sostenersi che il relativo interesse sia venuto meno per il sol fatto che in altra procedura esecutiva, ai fini della sospensione, sia stata versata una cauzione, essendo evidente che in tal modo il credito vantato non ha ancora avuto piena soddisfazione. 8 - Le questioni inerente alla natura esecutiva dell'atto pubblico sono state adeguatamente risolte dalla corte territoriale, ragion per cui deve rispondersi negativamente al quesito proposto con il terzo motivo. Vengono in considerazione due profili. In primo luogo deve ritenersi che il controllo richiesto ai fini della dichiarazione di efficacia in Italia dell'atto pubblico, munito di formula esecutiva nella specie rilasciata dal notaio Borowsky di Francoforte sul Meno in data 29 febbraio 2008 , debba essere limitato, al di là della verifica della non contrarietà all'ordine pubblico, non rilevante nel caso in esame, agli aspetti di natura formale, in sintonia con il regime di semplificazione che connota il Regolamento n. 44 del 2001. Tale controllo non può estendersi agli aspetti di natura estrinseca, successivi al rilascio della formula esecutiva, eventualmente deducibili nel processo esecutivo successivamente instaurato cfr., in materia di provvedimenti giurisdizionali, Corte di Giustizia Europea, 29 aprile 1999, n. 267, Coursier c. Fortis Bank SA . Deve per altro osservarsi che la tesi del ricorrente secondo cui il provvedimento di sospensione emesso dal Tribunale di Hanau riguarderebbe non il procedimento esecutivo, come per altro si desume - come riconosce la stessa difesa del L. - dal tenore letterale del provvedimento medesimo con la stessa efficacia esecutiva del titolo contrasta anche con il riparto di competenze stabilite, in materia di esecuzione, dall'art. 22 del citato Regolamento n. 44 del 2001, in quanto comporta una inammissibile efficacia in Italia di un provvedimento rilasciato nell'ambito di un processo svoltosi nel Paese d'origine, la cui efficacia, sulla base della norma testé richiamata, non può estendersi in altri Stati membri, senza intaccare quella riserva di competenza riservata, in materia di esecuzione alla quale va ricondotto il provvedimento invocato Corte di Giustizia Europea, 4 luglio 1985, AS Autoteile e Mahlé all'autorità giudiziaria dello Stato in cui ha luogo l'esecuzione. 9 - Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano, come in dispositivo,ai sensi del D.M. n. 140 del 2012 Cass. Sez. Un. 12 ottobre 2012, n. 17405 . P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.200,00, di cui Euro 7.000,00 per compensi, oltre accessori di legge.