Legittimo accertare la plusvalenza sulla base della presunzione di corrispondenza tra prezzo incassato e valore di mercato

L’amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro.

È onere del contribuente dimostrare di aver venduto a un prezzo inferiore di quello accertato. Tale principio è stato statuito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8010 del 2 aprile 2013. Il caso. Il giudice del gravame, confermando la pronuncia del giudice di primo grado, ha annullato tre avvisi di accertamento IVA, IRPEG e IRAP con i quali l’Ufficio aveva rideterminato il reddito imponibile e il volume d’affari del contribuente. Il fisco con il ricorso in cassazione ha lamentato la violazione e falsa applicazione, da parte della CTR dell’art. 39, comma 1, lett. d , DPR 600/73 e dell’art. 2697 c.c Ristorazione o gestione di mensa aziendale? Secondo gli Ermellini il giudice di merito ha posto a base del decisum la circostanza che l’incasso giornaliero della contribuente derivava per il 70% da tickets e che l’attività veniva svolta in una utenza locale ubicata in un centro residenziale a traffico limitato con 90 posti a sedere nell’atto d’appello il fisco aveva invocato circostanze di fatto ossia, che la contribuente non aveva mai affermato di svolgere attività di mensa, essendosi limitata ad affermare di avere clientela costituita prevalentemente da lavoratori, e che il codice di attività comunicato all’Anagrafe tributaria era quello della ristorazione delle quali non è stata rinvenuta traccia nella motivazione della sentenza gravata tale motivazione, pertanto, osserva ancora la Corte risulta insufficiente in ordine al fatto della qualificazione dell’attività della contribuente come ristorazione o gestione di mensa aziendale . La Corte, in riferimento alla eccepita insufficiente motivazione della statuizione della sentenza gravata che aveva affermato che l'attività svolta della società contribuente era da ricondurre a quella di mensa aziendale, ha accolto il ricorso, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale, in altra composizione, per il riesame della controversia. Per superare la presunzione di corrispondenza E’ onere probatorio del contribuente superare la presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ai fini delle imposte sui redditi ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro. In particolare, i principi che concorrono alla determinazione del valore di un bene oggetto di un trasferimento sono diversi in relazione all’imposta da applicare quando si tratta di imposta di registro, si tiene conto del valore di mercato di un bene mentre quando si discute di imposte sui redditi si prendono in considerazione le plusvalenze realizzate a seguito di un negozio oneroso. In tal caso, infatti, occorre considerare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione, in quanto la non corretta indicazione di una entrata derivante dalla vendita di un bene il cui valore risulti accertato in occasione della applicazione dell’imposta di registro, giustifica di per sè l’Amministrazione a far ricorso all’accertamento induttivo. Ne consegue, che è onere probatorio del contribuente superare tale presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro. Per contestare quanto sostenuto dal Fisco, il contribuente non deve limitarsi a sostenere di non aver ricevuto la notifica dell’accertamento relativo all’imposta di registro oppure a contestare la definitività dell’avviso di accertamento per mancata impugnazione del provvedimento. Infatti, il valore dell'avviamento resosi definitivo ai fini dell'imposta di registro assume carattere vincolante per l'Amministrazione finanziaria, che può, quindi, utilizzarlo ai fini dell'attività di accertamento delle imposte dovute.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile T, ordinanza 27 febbraio - 2 aprile 2013, n. 8010 Presidente Cicala Relatore Cosentino Fatto e diritto L'Agenzia delle Entrate ricorre contro la società T. srl per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha confermato la sentenza di primo grado di annullamento di tre avvisi di accertamento IVA, IRPEG e IRAP per gli anni 2000, 2001 e 2002 con i quali si rideterminava il reddito imponibile e il volume di affari. Il ricorso si fonda su tre motivi. Col primo motivo, riferito all'articolo 360 n. 5 cpc, la difesa erariale - premesso che ai fini delle imposte dirette l'Ufficio aveva rideterminato la plusvalenza di una cessione di ramo di azienda prendendo a base del proprio calcolo il valore di cessione definito in sede di accertamento con adesione della stessa T. srl ai fini dell'imposta di registro sull'atto di cessione, di 263.625 - lamenta l'insufficiente motivazione della statuizione della sentenza gravata che ha affermato che il valore di cessione di detta azienda definito in sede di accertamento sarebbe stato di 84.634. Il motivo è fondato, perché nell'atto di appello dell'Ufficio trascritto in parte qua a pag. 5 del ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza si precisava che l'importo di 263.625 preso a base della impugnata rettifica della plusvalenza era quello accertato, con l'adesione T. srl, ai fini dell'imposta di registro sulla cessione di ramo d'azienda effettuata il 25.11.02 dalla T. srl alla II P. snc di L.M.S. e S.V. mentre il minor importo di 84.634 era stato definito con riferimento alla cessione del medesimo ramo di azienda avvenuta due anni dopo il 7.7.04 dalla II P. snc di S.S. e S.M. alla II P. snc di N.G. & amp C. Di tali deduzioni dell'Ufficio appellante non c'è traccia nella motivazione della sentenza gravata, che, pertanto, risulta insufficiente in ordine alla determinazione del valore accertato, con l'adesione della contribuente, ai fini dell'imposta di registro sulla cessione del 25.11.02. Col secondo motivo, riferito all'articolo 360 n. 3 epe, la difesa erariale censura la violazione e falsa applicazione dell'articolo 39, primo comma, lett. d , DPR 600/73 e dell'articolo 2697 c.c. in cui la sentenza gravata sarebbe incorsa escludendo la rilevanza, ai fini delle imposte dirette sulla plusvalenza, del valore di cessione di un bene accertato ai fini dell'imposta di registro. Il motivo è fondato, in quanto questa Corte ha reiteratamente affermato che In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell'accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell'imposta di registro, ed è onere probatorio del contribuente superare anche con ricorso ad elementi indiziari la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore sent. 21055/05, 12899/07, 5079/11, 23608/11 . Col terzo motivo, riferito all'articolo 360 n. 5 cpc, la difesa erariale lamenta l'insufficiente motivazione della statuizione della sentenza gravata che affermato che l'attività svolta della società contribuente è da ricondurre a quella di mensa aziendale. Il motivo è fondato, perché la Commissione Tributaria Regionale ha posto a fondamento della suddetta statuizione le circostanza che l'incasso giornaliero della contribuente derivava per il 70% da tickets e che l'attività veniva svolta in una utenza locale ubicata in un centro residenziale a traffico limitato con 90 posti a sedere per contro, nell'atto di appello dell'Ufficio trascritto in parte qua a pag. 8 del ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza si deducevano circostanze di fatto che la contribuente non aveva mai affermato di svolgere attività di mensa, essendosi limitata ad affermare di avere una clientela costituita prevalentemente da lavoratori che l'esercizio era attivo anche la sera che il codice di attività comunicato dalla contribuente all'anagrafe tributaria è quello della ristorazione delle quali non c'è traccia nella motivazione della sentenza gravata tale motivazione, pertanto, risulta insufficiente in ordine al fatto della qualificazione dell'attività della contribuente come ristorazione o gestione di mensa aziendale. Si propone quindi l'accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza gravata e il rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, perché si attenga al principio di diritto enunciato con riferimento al secondo mezzo e motivi sulle circostanze di fatto di cui al primo e terzo mezzo che la società contribuente è costituita con controricorso che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti che non sono state depositate memorie difensive. Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide la proposta del relatore che pertanto, riaffermati i principi sopra richiamati, il ricorso va accolto e la sentenza gravata va cassata, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale, in altra composizione, perché si attenga al principio di diritto enunciato con riferimento al secondo mezzo e motivi sulle circostanze di fatto di cui al primo e terzo mezzo. P.Q.M. Accoglie il ricorso, cassa la sentenza gravata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in altra composizione, che regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.