Caso Ilaria Alpi, la procura di Roma potrà effettuare indagini sull'auto

È ammissibile la richiesta dei pm capitolini estromessi dagli accertamenti da Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare

Caso Ilaria Alpi, ammissibile il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dalla procura di Roma nei confronti del presidente della commissione parlamentare d'inchiesta, Carlo Taormina. Così la Corte costituzionale con l'ordinanza 73/2006 depositata lo scorso 24 febbraio, redatta da Alfonso Quaranta e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato ammissibile il ricorso della Procura della capitale. A sollevare la questione era stata la procura di Roma che sosteneva di avere diritto a eseguire accertamenti sulla Toyota a bordo della quale, il 20 marzo del 1994, furono uccisi a Mogadiscio, in Somalia, Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 e Miran Hrovatin, l'operatore televisivo. Un diritto che il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Carlo Taormina, aveva precluso ai magistrati capitolini con una nota del settembre dello scorso anno. In questo modo, del resto, ha impedito ai magistrati romani di proseguire le indagini sull'omicidio della giornalista del Tg3 e dell'operatore televisivo. La procura, infatti, non ha potuto raccogliere tutti quegli elementi necessari all'esercizio dell'azione penale, paralizzando così l'intero procedimento. La Consulta ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dalla procura capitolina dopo che Taormina aveva comunicato la decisione di procedere autonomamente per gli accertamenti sull'auto arrivata a Roma a settembre dello scorso anno con un aereo militare Hercules 130. Tuttavia, la decisione preliminare dei giudici delle leggi ha dato solo il via libera all'esame del ricorso nel merito, il quale verrà prima discusso in un'udienza pubblica da fissare, in cui i giudici costituzionali passeranno al vaglio le tesi della Procura, e infine in camera di consiglio per il verdetto finale. Per cui, con l'ordinanza 73/2006 l'Alta corte ha riconosciuto soltanto l'esistenza di una questione che può essere oggetto di un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. I risultati dell'indagine della commissione d'inchiesta parlamentare. La commissione parlamentare d'inchiesta ha stabilito che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati uccisi per un tentativo di sequestro finito male. Tutti gli atti dell'indagine saranno trasmessi alla procura di Perugia per la revisione della condanna passata in giudicato di Hashi Omar Hassan, l'unica persona fino ad oggi arrestata per l'omicidio della giornalista e dell'operativo televisivo. L'opposizione dal canto suo non crede alla pista del tentato sequestro, piuttosto ritiene più accreditabili altre strade come quella della mala cooperazione e del riciclaggio di rifiuti tossici. cri.cap .

Corte costituzionale - ordinanza 20-24 febbraio 2006, n. 73 Presidente Marini - Relatore Quaranta Ritenuto Che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha promosso, con ricorso depositato presso la cancelleria della Corte il 5 ottobre 2005, conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che la ricorrente premette di aver appreso da organi di stampa dell'arrivo in Italia della vettura Toyota a bordo della quale, presumibilmente, furono uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994 , e di aver pertanto avviato - nel settembre del 2005 - uno scambio di corrispondenza con la citata Commissione parlamentare, al fine di segnalare l'opportunità dello svolgimento congiunto degli accertamenti tecnici necessari a ciascuna delle due autorità per l'espletamento dell'attività di indagine di rispettiva competenza che, tuttavia, il Presidente della predetta Commissione - pur informando la ricorrente che l'organo parlamentare in questione aveva preso in carico, previo sequestro, l'autovettura , disponendo anche a norma dell'articolo 360 c.p.p. alcuni accertamenti tecnici , taluni dei quali di natura irripetibile - comunicava, con nota prot. n. 2005/0001389/SG-CIV pervenuta alla medesima Procura il 21 settembre 2005, di non potere aderire alla richiesta formulata, significando che, tra l'altro, l'atto deliberativo di istituzione della Commissione , dal medesimo presieduta, impone accertamenti non solo sul fatto e sui responsabili, ma anche sulle carenze istituzionali, comprese quelle attribuibili ai molteplici passaggi giudiziari che hanno interessato la vicenda che proprio per l'annullamento di tale nota - e dell'atto, adottato dal Presidente della citata Commissione parlamentare in data 17 settembre 2005 prot. n. 3490/ALPI , con il quale è stato conferito incarico peritale al dott. Alfredo Luzi, volto allo svolgimento di accertamenti tecnici, anche di natura irripetibile, sull'autovettura in questione - la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha proposto il presente conflitto di attribuzione che la ricorrente evidenzia, innanzitutto, come la possibilità di configurare un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato postuli - ex articolo 37, comma 1, della legge 87/1953 - che lo stesso insorga tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono che tra questi organi sono stati inclusi - prosegue la ricorrente - tanto i singoli giudici, in considerazione segnatamente del carattere diffuso che contrassegna il potere giudiziario , quanto gli organi requirenti , in relazione, in particolare, all'attribuzione, costituzionalmente individuata, dell'esercizio dell'azione penale vengono richiamate le sentenze di questa Corte 150/81 e 231/75 che - sempre secondo la Procura ricorrente - egualmente indubbia è la legittimazione passiva della Commissione parlamentare di inchiesta, avendo questa Corte fin dal 1975 precisato che a norma dell'articolo 82 Costituzione, la potestà riconosciuta alle Camere di disporre inchieste su materie di pubblico interesse non è esercitabile altrimenti che attraverso la interposizione di Commissioni a ciò destinate, delle quali può ben dirsi perciò che, nell'espletamento e per la durata del loro mandato, sostituiscono ope constitutionis lo stesso Parlamento, dichiarandone perciò e definitivamente la volontà ai sensi del primo comma dell'articolo 37 ordinanza 228/75 si citano anche la sentenza 231 e l'ordinanza 229/75 che, quanto ai requisiti di ordine oggettivo , la ricorrente sottolinea come questa Corte abbia da tempo superato la restrittiva nozione di conflitto di attribuzione come vindicatio potestatis, riconoscendo l'ammissibilità del cosiddetto conflitto per interferenza o conflitto da menomazione sono richiamate le sentenze 126/94, 473/92, 204/91 e 731/88 , conflitto ipotizzabile quando un organo, pur non rivendicando a sé la competenza a compiere un determinato atto, denuncia che un atto oppure un comportamento omissivo di un altro organo abbiano menomato la sua competenza o ne abbiano impedito l'esercizio che siffatta evenienza ricorrerebbe proprio nel caso di specie, giacché, se è innegabile che la suddetta Commissione parlamentare ha il potere di compiere atti di indagine ex articolo 82, comma 2, Costituzione , la decisione dalla stessa assunta di procedere autonomamente ad accertamenti sul veicolo , con esclusione della possibilità di analogo intervento dell'autorità giudiziaria, provoca un pregiudizio alla Procura perché le impedisce di esercitare le funzioni che le attribuisce la Costituzione che, difatti, risulta precluso il proseguimento delle indagini che la ricorrente ha tuttora in corso, essendole, in particolare, inibito di raccogliere tutti gli elementi necessari ai fini delle proprie determinazioni in ordine all'esercizio dell'azione penale , con palese violazione del principio della obbligatorietà della stessa sancito dall'articolo 112 della Costituzione , oltre che di quelli di indipendenza ed autonomia della magistratura articoli 101, 104 e 107 Costituzione che la ricorrente, segnatamente, si duole di essere stata privata della possibilità di sottoporre a sequestro l'autovettura su cui viaggiavano Ilaria Alpi e Miran Hrovatin , nonché di effettuare rilevamenti ed accertamenti sul veicolo stesso ai fini dell'esatta ricostruzione della dinamica dei fatti, attività queste tutte essenziali nell'ambito del procedimento penale in oggetto e la cui mancata effettuazione ha determinato una vera e propria paralisi del medesimo che, infine, la ricorrente lamenta la sostanziale vanificazione di quella opportunità di un effettivo coordinamento tra la Commissione e le strutture giudiziarie , presa, invece, in considerazione all'atto dell'istituzione della stessa Commissione con Deliberazione della Camera dei Deputati del 31 luglio 2003 articolo 6, comma 3 nonché nel regolamento interno approvato dalla Commissione nella seduta del 4 febbraio 2004 articolo 22, comma 1 che su tali basi, quindi, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha proposto il presente conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, avverso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, chiedendo l'annullamento della nota del 21 settembre 2005 prot. n. 2005/0001389/SG-CIV emessa dalla medesima Commissione con la quale quest'ultima ha rifiutato di aderire alla richiesta della ricorrente di valutare l'opportunità dello svolgimento congiunto di accertamenti tecnici , nonché dell'atto del 17 settembre 2005 prot. n. 3490/ALPI con cui la stessa - in persona del suo Presidente, on. Carlo Taormina - ha conferito incarico peritale al dott. Alfredo Luzi. Considerato che in questa fase la Corte è chiamata, a norma dell'articolo 37, commi 3 e 4, della legge 87/1953, a delibare, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile in quanto esista la materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza , sussistendone i requisiti soggettivo ed oggettivo, fermo restando il potere della Corte, a seguito del giudizio, di pronunciarsi su ogni aspetto del conflitto, ivi compresa la sua ammissibilità che, sotto il profilo del requisito soggettivo, va riconosciuta la legittimazione della ricorrente Procura in quanto organo direttamente investito delle funzioni previste dall'articolo 112 della Costituzione e dunque gravato dell'obbligo di esercitare l'azione penale e le attività di indagine a questa finalizzate così, da ultimo, ordinanza 404/05 che, parimenti, deve essere riconosciuta la legittimazione della Commissione parlamentare di inchiesta, giacché, a norma dell'articolo 82 Costituzione, la potestà riconosciuta alle Camere di disporre inchieste su materie di pubblico interesse non è esercitabile altrimenti che attraverso la interposizione di Commissioni a ciò destinate, delle quali può ben dirsi perciò che, nell'espletamento e per la durata del loro mandato, sostituiscono ope constitutionis lo stesso Parlamento, dichiarandone perciò definitivamente la volontà ai sensi del primo comma dell'articolo 37 della legge 87/1953 così ordinanza 228/75 v. nello stesso senso sentenza 231/75 che, per quanto attiene al profilo oggettivo, sussiste materia del conflitto, in quanto lo stesso può essere proposto non solo per rivendicare la titolarità di attribuzioni costituzionalmente conferite, ma anche per la difesa di proprie competenze di natura costituzionale che si suppongano menomate o impedite in seguito all'esercizio illegittimo di poteri altrui che pertanto il conflitto promosso col presente ricorso deve ritenersi ammissibile, ai sensi dell'articolo 37, comma 4, della legge 87/1953. PQM La Corte costituzionale dichiara ammissibile, ai sensi dell'articolo 37 della legge 87/1953, il ricorso per conflitto di attribuzione proposto, nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, con l'atto indicato in epigrafe dispone a che la cancelleria della Corte dia immediata comunicazione, alla ricorrente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, della presente ordinanza b che, a cura della ricorrente autorità giudiziaria, il ricorso e la presente ordinanza siano notificati alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui sub a , per essere successivamente depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, presso la cancelleria della Corte entro il termine di venti giorni fissato dall'articolo 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. ?? ?? ?? ?? 3