La formazione (a tempo pieno) e l'incompatibilità del medico convenzionato

Scagionati dall'accusa di danno erariale i sanitario in servizio nelle Asl toscane che avevano seguito dei corsi di specializzazione part time. Per i giudici contabili non c'è stato alcun depauperamento

Frequentare corsi di specializzazione non è incompatibile con la professione di medico convenzionato. Solo la formazione a tempo pieno contrasta con l'attività medica, del resto, è previsto che lo specializzando possa fruire di una borsa di studio. A chiarirlo è stata la sezione giurisdizionale per la Toscana della Corte dei conti con la sentenza 381/06 depositata lo scorso 24 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . La Procura regionale aveva condannato alcuni medici convenzionati, in servizio soprattutto presso le strutture di emergenza sanitaria territoriale e di continuità assistenziale delle Asl, che avevano frequentato un corso di specializzazione e Chirurgia dell'Università di Siena e di quella di Pisa a rifondere il danno all'Erario. In sostanza, avrebbero dovuta restituire alle Aziende sanitarie una somma pari alla retribuzione percepita. Ma andiamo con ordine. La vicenda trae origine da un esposto pervenuto alla Procura regionale in cui si denunciava che numerosi medici in rapporto di convenzione con le Asl frequentavano le scuole di specializzazione nonostante l'incompatibilità sancita dalla legge. La Procura sosteneva, inoltre, che la colpevolezza degli interessati sarebbe direttamente riconducibile al fatto che questi, in quanto medici convenzionati, avrebbero avuto l'onere di conoscere la normativa che riguardava le loro incompatibilità . Tuttavia, i giudici contabili nell'assolvere i dottori hanno chiarito che non sussiste alcun danno erariale come depauperamento del patrimonio dell'ente pubblico in quanto i medici convenzionati pur avendo frequentato il corso di specializzazione hanno comunque prestato servizio presso la struttura sanitaria. Di conseguenza hanno legittimamente percepito la retribuzione maturata. I magistrati della Corte dei conti, però, hanno anche spiegato che lo stato di incompatibilità non pone il medico convenzionato in una situazione di grave illiceità al punto di non aver diritto alla retribuzione per le prestazioni svolte, poiché fino a quando non gli venga comminata la sanzione, costui è inserito legittimamente nell'organizzazione dell'ente e presta la sua opera professionale dietro il giusto compenso . Quanto alla stessa incompatibilità, la Corte dei conti ha ritenuto che solo la formazione a tempo pieno è inconciliabile con qualsiasi altra attività, poiché è previsto che lo specializzando possa fruire di una borsa di studio. Pertanto, hanno concluso i giudici, solo qualora gli interessati avessero frequentato un corso di specializzazione cosiddetto ordinario si sarebbero trovati effettivamente in una situazione di incompatibilità. Per cui sia il medico dipendente che quello convenzionato possono accedere alla formazione cosiddetta integrata senza cadere nella rete delle incompatibilità. cri.cap

Corte dei conti - Sezione Toscana - sentenza 5 aprile/10-24 maggio 2006, n. 381 Presidente Greco - Relatore Briguori Ricorrente Agnelli ed altri Fatto Con distinti atti di citazione, ritualmente notificati, la Procura Regionale presso questa Sezione ha convenuto in giudizio i nominati in epigrafe per sentirli condannare al pagamento in favore delle ASL di appartenenza ASL Arezzo ASL Siena ASL Pisa ASL Grosseto ad una somma pari alla retribuzione percepita dagli stessi detraendo da tale importo la borsa di studio non percepita, nella denegata ipotesi dell'accertamento di una qualche utilità della loro prestazione lavorativa nel periodo in cui costoro, medici - titolari di un rapporto a convenzione con le suddette aziende sanitarie - in servizio soprattutto presso le strutture di Emergenza Sanitaria Territoriale e di Continuità Assistenziale, hanno anche frequentato, in quanto vincitori di posti riservati, un corso di Specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Siena e dell'Università di Pisa. In particolare, secondo la Procura, il danno si quantifica come segue da risarcire alla ASL Arezzo Euro 156.994,04 per Agnelli Fabrizio chirurgia vascolare anno accomma /99 Euro 9.500,26 per Aguti Fabiola anestesia e rianimazione anno accomma /03 Euro 58.755,23 per Bondi Flavio medicina del lavoro anno accomma /2000 Arezzo Euro 143.331,97 per Bufalo Alfredo anestesia e rianimazione anno accomma /2000 Euro 97.547,67 per Casalino Lucia cardiologia anno accomma /2000 Euro 29.043,47 per Caso Virginia anestesia e rianimazione anno accomma /03 Euro 233.657,13 per Ciarchi Mauro gastroenterologia anno accomma /99 Euro 8.854,23 per Cutini Monica medicina interna anno accomma /03 Euro 19.915,26 per Madeira Susana Monica anestesia e rianimazione anno accomma /03 Euro 25.138,21 per Mafucci Massimiliano cardiologia anno accomma /03 Euro 79.808,63 per mainetti simonetta cardiologia anno accomma /02 Euro 85.507,57 per Matrel Piera anestesia e rianimazione anno accomma /2000 Euro 195.790,98 per Nocentini Simone cardiologia anno accomma /99 Euro 87.813,45 per Paci Domenico chirurgia generale anno accomma /02 Euro 201.187,25 per Redi Francesco neurologia anno accomma /2000 Euro 88.096,09 per ROSSI ENRICO cardiologia anno accomma /01 Euro 150.089,52 per Sgrevi Giorgio anestesia e rianimazione anni accomma /2002 da risarcire alla ASL Grosseto Euro 101.307,57 per david manicketh ortopedia e traumatologia da risarcire alla ASL Pisa Euro 18.154,23 per Basile Maria Antonietta igiene medicina preventiva anno acc.2002/03 Euro 81.579,40 per Danaie Hamid Raza anestesia e rianimazione anno accomma /01 Euro 16.149,83 per Di Prete Maria anestesia e rianimazione 2002/03 Euro 111.028,18 per Said Jamal Abdel Hafez anestesia e rianimazione anno accomma /01 da risarcire alla ASL Siena Euro 6.647,49 per Cepollaro Chiara igiene e medicina preventiva anno accomma /03 Euro 58.060,50 per Giorgi Marco medicina del lavoro anno accomma /01 Euro 129.672,02 per Gradi Liliana allergologia anno accomma /99 Euro 132.322,09 per Nannini Desy igiene e medicina preventiva anno accomma /99 . I suddetti importi, secondo la Procura, costituirebbero danno erariale, in quanto pari - come detto - alla retribuzione percepita da ciascun medico durante il periodo di frequenza del corso di specializzazione. Si tratterebbe di importi percepiti a decorrere dal quinquennio antecedente alle indagini fino al marzo 2004. Nella specie, la vicenda trae origine da un esposto pervenuto alla Procura Regionale, in cui si rappresentava che numerosi medici, in rapporto di convenzione con le suddette aziende, frequentavano le scuole di specializzazione, nonostante l'incompatibilità sancita dalla legge. L'organo requirente, a seguito di puntuali accertamenti istruttori delegati al Corpo della Guardia di Finanza - Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Firenze, ha ritenuto sussistente la responsabilità amministrativa di costoro. In particolare, era stato accertato che le ASL di Arezzo, Grosseto, Pisa e Siena avevano stipulato convezioni con l'Università di Siena e con l'Università di Pisa al fine di permettere agli odierni convenuti, risultati idonei, di poter fruire della riserva di posti resi disponibili in applicazione del Dpr 162/82, il cui articolo 2, comma 5, la cui vigenza è stata fatta salva dall'articolo 2, ult. c, D.Lgs 257/91 dispone che Le Università nel caso di convenzione con enti pubblici per l'utilizzazione di strutture extra universitarie ai fini dello svolgimento di attività didattiche integrative, nonché, di quelle previste dall'articolo 39 della legge 833/78, possono prevedere un numero di posti, in aggiunta a quelli ordinari, comunque non superiore al 30% degli stessi, riservati al personale appartenente ai predetti enti pubblici che già operi nel settore cui afferisce la scuola diretta a fini speciali o di specializzazione, fermi restando i requisiti e le modalità per l'ammissione . Nello specifico risulta che i convenuti, sfruttando questa possibilità di accrescimento professionale, avevano presentato domanda e partecipato ai relativi concorsi di ammissione, collocandosi in posizione utile sui posti riservati. Avevano iniziato i corsi e, contestualmente, continuato a prestare servizio durante gli anni accademici presso la propria ASL, nella quale, in base a quanto stabilito nella convenzione, svolgevano anche attività integrative di tirocinio pratico. Il tutto con l'approvazione dell'amministrazione di appartenenza, che era a conoscenza di quanto facevano i suddetti medici, poiché la ASL non era solo avvisata dall'Università del nominativo dei medici vincitori, ma si muoveva anche per chiedere all'Ateneo l'attivazione della riserva in loro favore, come si evince dagli atti allegati dalla Procura. Peraltro, risulta che il Rettore dell'Università di Siena, al fine di fugare ogni dubbio in ordine alla legittimità di tale operato, aveva emesso decreto in data 22 maggio 1998, nel quale aveva disposto testualmente I laureati in medicina e chirurgia in rapporto di convenzione o titolari di contratto con le Unità Sanitarie Locali o le Aziende Ospedaliere convenzionate con l'Università degli Studi di Siena, possono essere ammessi in soprannumero alla Scuola di Specializzazione per la quale abbiano conseguito l'idoneità nelle prove concorsuali, salvo concorrenza con i destinatari della norma di cui all'articolo 2 del Dpr 162/82 ed a condizione che operino in strutture direttamente connesse all'attività istituzionale . Qualche anno dopo, evidentemente per i pressanti dubbi interpretativi sorti sul punto, il Comitato Regionale, istituito presso la Regione Toscana, ai sensi dell'articolo 12, Dpr 270/00 Regolamento di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale , con finalità primaria di fornire indirizzi uniformi alle ASL, avuto riguardo all'applicazione dell'accordo nazionale e degli accordi regionali, con verbale della seduta 15 settembre 2003, ribadiva, invece, l'incompatibilità assoluta tra lo svolgimento dell'attività di emergenza sanitaria territoriale e la frequenza di scuole di specializzazione, richiamando anche gli incarichi a tempo determinato afferenti la predetta attività. Risulta che la ASL di Pisa, preso atto del suddetto parere, giunta al convincimento che i medici convenzionati in servizio presso le proprie strutture, frequentanti già le scuole di specializzazione, si trovavano in una situazione di incompatibilità, diffidava la dr.ssa Basile Maria Antonietta e la dr.ssa Di Prete Maria a risolvere l'incompatibilità tra la frequenza alla Scuola e l'incarico a tempo indeterminato di emergenza sanitaria territoriale nota 15 gennaio 2004 e n. 2084 e, non avendo avuto riscontro, disponeva la revoca delle predette dall'incarico con effetto immediato nota 1 marzo 2004 n. 485 . Successivamente l'atto risolutivo del rapporto di lavoro era sospeso, dietro espresso invito dell'Assessorato alla Salute della Regione Toscana, che aveva comunicato il varo di un provvedimento teso a formalizzare la compatibilità tra le due situazioni. Peraltro la ASL aveva, poi, reiterato la diffida con atto 23.12.2005, che le convenute impugnavano in via d'urgenza innanzi al Giudice del Lavoro di Massa, il quale riconosceva il diritto a continuare i loro rapporti convenzionati ordinanza 3.04.2006 depositata in udienza dalla convenuta Di Prete . Analoga decisione prendeva la ASL 8 Arezzo nei confronti del dr. Mafucci Massimiliano, della dr.ssa Madeira Susana Monica, della dr.ssa Matrel Piera Amelia, del dr. Paci Domenico e del dr. Rossi Enrico, che proponevano ricorso d'urgenza ex articolo 700 Cpc al Giudice del lavoro di Arezzo, il quale, con ordinanza 17 febbraio 2004, confermata nel merito con sentenza 17 febbraio 2005, riconosceva, invece, il diritto degli stessi a mantenere la convenzione durante la frequenza del corso di specializzazione, non essendo ravvisabile nella specie la incompatibilità contestata dall'amministrazione. Ciò premesso, secondo la Procura, la condotta responsabile si concretizzerebbe nella frequenza del corso contestualmente alla titolarità del rapporto di convenzione, poiché tale circostanza realizzerebbe una situazione di incompatibilità, puntualmente sancita dall'articolo 4, comma 2, lettera e del Dpr 484/96, recante Regolamento di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale , nel quale è previsto che È, inoltre, incompatibile il medico che sia iscritto o frequenti il corso di formazione in medicina generale di cui al D.Lgs 256/91 e i corsi di specializzazione di cui al D.Lgs 257/91 . Analoga norma è ripetuta anche nel successivo regolamento all'articolo 4, comma 2, lettera e del Dpr 270/00, nel quale si legge È, inoltre, incompatibile il medico che sia iscritto o frequenti i corsi di specializzazione di cui ai decreti legislativi 257/91 e 368/99 . Accanto a queste norme in materia di rapporto di lavoro a convenzione, il requirente richiama il quadro normativo in tema di scuole di specializzazione, che a suo avviso confermerebbe in toto la sua prospettazione. Richiama, in particolare, il Dpr 162/82 Riordino delle scuole dirette a fini speciali, delle scuole di specializzazione e dei corsi di perfezionamento , il cui articolo 2, comma 5, prevede, appunto le convenzioni tra Università ed Enti Pubblici sopra richiamate la legge 398/89 norme in materia di borse di studio universitarie , nella quale è stato previsto che le Università conferiscano borse di studio per la frequenza di corsi di specializzazione previsti dal citato Dpr 162/82, disponendo che i dipendenti pubblici che fruiscano di borse di studio abbiano la possibilità di essere collocati in congedo straordinario senza assegni articolo 6, comma7 il D.Lgs 257/91 Attuazione della direttiva n. 82/76/CEE Consiglio del 26 gennaio 1982, recante modifica di precedenti direttive in tema di formazione dei medici specialistici a norma della legge comunitaria 428/90 , nel quale è previsto che per la durata della formazione a tempo pieno sia inibito l'esercizio di attività libero-professionali esterne alle strutture assistenziali ed ogni rapporto anche convenzionale o precario con il Servizio sanitario nazionale, con esplicito richiamo alla previsione dell'articolo 6 legge 398/89 sul collocamento in congedo straordinario senza assegni per il dipendente pubblico il D.Lgs 368/99 Attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE , nel quale è previsto espressamente che la formazione specialistica dei medici ammessi alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, di tipologia e durata di cui all'articolo 20 e comuni a tutti o a due o più Stati membri, si svolge a tempo pieno articolo 34 comma 1 e che il ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica, su proposta del Ministro della sanità, può autorizzare, per specifiche esigenze del servizio sanitario nazionale, l'ammissione, alle scuole, nel limite di un dieci per cento in più del numero di cui al comma 1 e della capacità recettiva delle singole scuole, di personale medico di ruolo, appartenente a specifiche categorie, in servizio in strutture sanitarie diverse da quelle inserite nella rete formativa della scuola . Tale norma, intervenendo a sostituire il sistema disciplinato dal D.Lgs 257/91, in modo integrale solo a decorrere dall'anno accademico 2006/07, ha previsto che con l'ingresso nella scuola di specializzazione il medico sottoscriva un contratto di formazione e lavoro con la corresponsione di un trattamento annuo onnicomprensivo articolo 38 ss. , con inibizione di attività libero-professionale all'esterno delle strutture ove si effettua la formazione articolo 40 e diritto del medico dipendente pubblico ad essere collocato in aspettativa senza assegni. Orbene, secondo la Procura, alla luce di questo quadro normativo, risulterebbe inequivocabilmente l'incompatibilità dei medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale alla frequentazione di corsi di specializzazione, nonché una diversa disciplina delle incompatibilità tra il personale medico di ruolo e quello con rapporto a convenzione. In altri termini, il requirente distingue nettamente la posizione del medico convenzionato con il SSN riconducibile alla figura della parasubordinazione , al quale sarebbe preclusa l'iscrizione alle suddette scuole in vigenza di rapporto di lavoro, da quella del medico legato da un rapporto di lavoro subordinato con l'ente sanitario cd. di ruolo , per il quale non sussiste alcuna preclusione, ma solo l'obbligo di collocamento in congedo straordinario per tutto il periodo degli studi articolo 6 legge 98/1989 . Attraverso un'interpretazione lata del concetto di personale di ruolo o di personale dipendente del servizio sanitario nazionale - osserva la Procura - sarebbe stato, invece, consentito che personale medico avente un rapporto di lavoro a convenzione usufruisse delle scuole di specializzazione alle condizioni di ammissione previste per il personale di ruolo e, soprattutto, sarebbe stato consentito che attraverso la detta interpretazione fosse di fatto aggirata l'incompatibilità id est il divieto a frequentare le scuole di specializzazione puntualmente prevista dalla legge per i medici a convenzione in costanza di tale rapporto. In sostanza, secondo il requirente, la frequenza della scuola di specializzazione, da intendersi solo a tempo pieno , anche ove sussista la convenzione tra l'Università e la struttura sanitaria, che consente al solo medico dipendente di effettuare la formazione pratica presso il posto di lavoro svolgendo contestualmente la propria attività medica, comporta che tale attività sarebbe dalla legge imputata alla formazione e non alla prestazione di lavoro, con la conseguenza che di essa non potrebbe tenersi conto ai fini dell'eventuale utilità da riconoscere come prestazione lavorativa. La Procura si sofferma, poi, sulla portata della citata sentenza 17 febbraio 2005 del giudice del lavoro di Arezzo, assumendo la sua irrilevanza ai fini de quibus, atteso che si tratterebbe di decisione che si discosta in modo considerevole dall'indirizzo interpretativo consolidato in materia di incompatibilità e che richiama una norma l'articolo 40 del D.Lgs 368/99 non in vigore e, quindi, non ancora applicabile. In particolare, il giudice del lavoro osserva come non troverebbe applicazione la norma sull'incompatibilità considerato che questa è finalizzata a vietare la percezione della doppia retribuzione stipendio e borsa di studio . Secondo l'organo requirente non sarebbe, invece, questa la ratio della normativa in materia, ma quella di fornire lo strumento della formazione solo a coloro che con l'amministrazione sanitaria abbiano un rapporto di ruolo o a tempo indeterminato ma in ogni caso di lavoro dipendente , perché solo a questa categoria di lavoratori il legislatore avrebbe inteso consentire di poter usufruire della formazione specialistica in corso di rapporto lavorativo sul presupposto che tale categoria di lavoratori, a differenza degli altri, si presume che con l'amministrazione abbia un rapporto stabile e duraturo e non cesserà il rapporto di lavoro una volta terminato il periodo di formazione . In sostanza, ad avviso del requirente, le norme sull'incompatibilità riguarderebbero solo i medici convenzionati, mentre la disciplina della frequenza alle scuole di specializzazione sarebbe unicamente diretta ai medici dipendenti ovvero a medici senza convenzione. Ove i medici convenzionati avessero voluto partecipare a tali corsi, avrebbero dovuto recedere dalla convenzione. Con riferimento alle deduzioni difensive dei nominati in epigrafe - ha osservato la Procura - si sarebbe operata una sorta di cannibalizzazione della normativa, prendendo solo le parti che a dire degli odierni convenuti avrebbero consentito di sostenere l'inesistenza dell'incompatibilità contestata, senza applicare le norme sui divieti pure egualmente recate dalla medesima normativa in questione. La Procura si riferisce al comma 5 dell'articolo 2 del Dpr 162/82, dove, nell'indicare i soggetti destinatari della riserva dei posti, si riferisce genericamente al personale appartenente all'azienda senza operare alcuna distinzione sul tipo di rapporto di lavoro. A suo avviso, tale terminologia riguarderebbe solo il personale di ruolo, considerato anche che la disposizione sarebbe stata superata dalla norma di cui all'articolo 35, D.Lgs 368/99 recante Attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE , che si riferisce espressamente al solo medico di ruolo. In conclusione, ad avviso della Procura nella specie i convenuti avrebbero tenuto una condotta illecita, in violazione di un divieto di legge. Con la conseguenza che non sarebbe stato possibile considerare utilitas la prestazione resa dagli stessi. La colpevolezza dei nominati in epigrafe sarebbe direttamente riconducibile al fatto che questi, in quanto medici convenzionati, avrebbero avuto l'onere di conoscere la normativa che riguardava le loro incompatibilità. Ciò soprattutto si esigeva nell'atto di sottoscrivere la domanda di ammissione alla selezione per l'accesso alla scuola di specializzazione, nella quale molti di loro fatta esclusione per i medici frequentanti corsi presso l'Università di Siena, il cui modulo di ammissione contemplava anche la categoria dei medici convenzionati giusta il decreto del Rettore pro tempore in data 21 maggio 1998 , al fine di indicare la categoria di appartenenza, hanno barrato la casella relativa al lavoro dipendente , circostanza che costituirebbe un'attività dolosa e preordinata ad attestare falsamente il possesso di quelle qualità che invece avrebbero consentito la partecipazione alla scuola. I convenuti, invitati ai sensi e per gli effetti dell'articolo 5, comma 1, legge 19/1994, hanno chiesto, in parte, di essere sentiti ed hanno presentato deduzioni scritte, contenenti argomentazioni ulteriormente sviluppate nelle memorie di costituzione. I predetti si sono costituiti ritualmente con il patrocinio del proprio difensore, depositando le memorie difensive ed eventuali allegati, tranne Bondi Flavio, che è rimasto contumace. La difesa dei convenuti, seppure svolta da più patrocinatori, ha - tranne che per alcuni punti - rappresentato argomentazioni e sollevato eccezioni sostanzialmente identiche, che, pertanto, possono essere riassunte congiuntamente come segue. In particolare, costoro hanno eccepito - La inammissibilità e/o improcedibilità dell'atto di citazione perché proposto oltre il termine di cui all'articolo 5, comma 1, Dl 453/93 - nullità e/o illegittimità dell'ordinanza n. 5/2005/R della Corte ei conti Toscana depositata il 29 aprile 2005 eccezione proposta solo da Cepollaro Chiara . La difesa rileva l'intempestività del deposito dell'atto di citazione, poiché lo stesso sarebbe stato proposto fuori termine, anche se in presenza del provvedimento autorizzativo di proroga emesso, su richiesta del Pm, da questa sezione ordinanza 29 aprile 2005 n. 5/2005/R. Inoltre, la stessa contesta la violazione del principio del contraddittorio nel corso del procedimento camerale, attivato a seguito dell'istanza di proroga della Procura ex articolo 5, comma1 legge 19/1994, perché alla parte convenuta non sarebbe stata notificata l'istanza del Pm, il decreto di fissazione dell'udienza camerale e l'ordinanza autorizzatoria. Ciò avrebbe comportato la nullità dell'ordinanza suddetta e quindi della citazione. - La nullità della citazione o comunque la manifesta infondatezza della stessa. Al riguardo i predetti hanno rilevato l'assoluta mancanza di elementi probatori a sostegno della domanda giudiziale, poiché il fascicolo di causa risulta privo di allegazioni, in quanto la Procura, redigendo la stessa domanda per ciascun convenuto, ha rinviato agli atti comuni inseriti in un solo fascicolo di giudizio. Secondo i convenuti, sarebbe proprio la circostanza dell'aver la Procura instaurato una pluralità di giudizi ad imporre produzioni documentali specificamente riferite ai singoli giudizi. Si tratterebbe di una tecnica processuale che viene ad incidere pesantemente sul diritto di difesa perché comunque costringerebbe ciascuna parte a prendere visione, con spreco di tempo e di danaro, di documentazione non riguardante lo specifico giudizio e soprattutto - il che è ancora più gravedi documentazione che non si può sapere se attenga allo specifico giudizio . Ciò creerebbe non pochi problemi anche in sede di appello, per non parlare della palese violazione della privacy di ciascun citato, che deriverebbe, appunto, dall'essere i suoi atti inseriti in un fascicolo madre aperto all'accesso degli altri convenuti. Secondo la parte convenuta, il vizio non sarebbe neppure superabile ove il Giudice disponesse la riunione dei giudizi, poiché la violazione del diritto alla difesa sarebbe avvenuta nella fase in cui ciascun difensore si è dovuto preoccupare di approntare la difesa. Inoltre, in via subordinata, la domanda sarebbe manifestamente infondata, atteso che la Procura non avrebbe dimostrato l'esistenza stessa dei fatti su cui fonda la domanda, fatti, che risulterebbero soltanto asseriti nell'atto di citazione . - La nullità della citazione per indeterminatezza della domanda, poiché nella citazione non sarebbe stato indicato lo specifico apporto causale e correlativamente l'entità del danno riferibile alla posizione di ogni convenuto, considerato che la stessa somma sarebbe richiesta in altri distinti giudizi anche al Direttore Generale della ASL, ad altri dirigenti e funzionari della ASL e forse anche a funzionari universitari o allo stesso Rettore. Né potrebbe ritenersi sussistere la solidarietà, che non può operare fra obbligazioni fatte valere in giudizi distinti. - L'Assenza del danno all'erario. La difesa rileva l'assenza del danno, poiché i medici in questione avrebbero tutti fruito della legislazione, che permette di continuare a lavorare nella struttura sanitaria ed accedere al corso di specializzazione sulla riserva di posti predisposta in virtù della convenzione tra l'amministrazione e Università articolo 35 D.Lgs 368/99 o articolo 2 legge 162/82 . Il tutto senza percezione della borsa di studio e con le tasse a carico degli interessati, che hanno continuato a sostentarsi percependo regolare stipendio. Peraltro, la difesa contesta, anche, la tesi svolta dalla Procura sul concetto di incompatibilità del medico convenzionato, poiché tale stato non comporterebbe automaticamente la cessazione del rapporto di lavoro. L'incompatibilità dovrebbe essere contestata secondo una ben precisa procedura articolo 16 Dpr 270/00 , alla cui stregua il lavoratore, previa diffida, si trova nella possibilità di scelta di continuare a lavorare rinunciando alla causa di incompatibilità, ovvero smettere di lavorare e continuare il corso di specializzazione. La difesa ha evidenziato che nella specie è accaduto che tale situazione di incompatibilità dalla ASL non è stata contestata o è stata contestata senza successo a questi medici, sicché costoro, fuori dall'orario di lavoro e senza in alcun modo incidere sugli obblighi di servizio derivanti dal rapporto di lavoro convenzionale, hanno potuto frequentare i corsi presso la Scuola di specializzazione, svolgere il tirocinio teorico-pratico, sostenere gli esami annuali e in alcuni casi anche completarli conseguendo il diploma di specializzazione il tutto, peraltro con oneri a loro esclusivo carico visto che la Università, considerata la loro posizione di medici appartenenti al S.S.N., non ha erogato loro la borsa di studio prevista per gli specializzandi ed anzi ha preteso da loro il versamento della tassa di iscrizione annuale . In sostanza - secondo i convenuti - l'incompatibilità non determinerebbe una situazione di nullità, inesistenza o inefficacia del rapporto di lavoro, bensì soltanto la sua risoluzione con effetti costitutivi ex tunc. Ne consegue che il lavoratore ha pieno diritto di percepire il corrispettivo variamente denominato per l'attività lavorativa svolta fino al giorno in cui viene risolto il suo rapporto di lavoro. Nella fattispecie, pertanto, non si verserebbe nell'ipotesi di cui all'articolo 2126 Cc, poiché il rapporto di lavoro tra i medici convenuti e le ASL è pienamente valido e determina il diritto di ricevere il compenso contrattualmente previsto articoli 35 e 36 Costituzione articoli 2094, 2099, 2222 e 2225 Cc articoli 45, 50, 57 e 74 Dpr 270/00 e successive modificazioni recanti l'accordo nazionale di lavoro per i medici convenzionati . Comunque, in via residuale, ove si volesse ritenere tale rapporto di lavoro invalido, ben potrebbe trovare anche applicazione la norma di cui all'articolo 2126 Cc, ovvero l'articolo 2041 Cc, che impone a ciascuna delle parti di restituire all'altra la prestazione ricevuta onde evitare l'arricchimento dell'una in danno dell'altra. In questo caso, poiché la ASL non può restituire ai medici la prestazione lavorativa ricevuta, la restituzione non potrebbe avvenire che per equivalente monetario prendendosi a riferimento il valore della prestazione o la sua utilità il che porta inevitabilmente per un verso, ad affermare il diritto dei medici a ricevere una somma quanto meno pari a quella loro versata a titolo di corrispettivo e, per altro verso, ad escludere ogni profilo di danno erariale visto che ai medici o a titolo contrattuale oppure ai sensi dell'articolo 2041 Cc avrebbero dovuto essere versati gli importi che concretamente sono stati loro corrisposti. La difesa evidenzia, poi, l'inconferenza del richiamo fatto dalla Procura alla sentenza 22/1999 dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in tema di mansioni superiori nel pubblico impiego, evidenziando peraltro i nuovi orientamenti dei giudici del lavoro e della Suprema Corte, che hanno riconosciuto anche in questo caso il diritto alla retribuzione. Altro argomento addotto dalla difesa per far ritenere insussistente il danno è costituito dalla circostanza secondo la quale la spesa delle retribuzioni dei medici è obbligatoria, perché destinata a remunerare un posto non suscettibile di essere lasciato vacante, con la conseguenza che, ove i convenuti fossero stati allontanati per incompatibilità, altri colleghi sarebbero venuti a sostituirli ed avrebbero gravato allo stesso modo sull'azienda. I convenuti, in fine, escludono che sia stato arrecato danno a terzi - anche se evidenziano che tale indagine è estranea alle funzioni del requirente e alla giurisdizione di questa Corte -, poiché essi hanno partecipato alla selezione per l'accesso al corso di specializzazione e sono stati ammessi solo se utilmente collocati nella graduatoria della quota riservata. - La mancanza del rapporto di servizio. Secondo la difesa, se si condividesse la tesi della Procura che nega alcuna assimilazione tra personale convenzionato e personale dipendente, nella specie non sussisterebbe la giurisdizione della Corte dei conti, che viene riconosciuta ai medici convenzionati solo se sussiste tale assimilazione intesa come inserimento nella struttura dell'ente ovvero nel caso in cui questi abbiano attivato irregolarmente una procedura di spesa. - La mancanza di antigiuridicità della condotta. I convenuti avrebbero tenuta una condotta pienamente in linea con la legislazione vigente in materia di Scuole di Specializzazione e con la normativa pattizia. Osserva la difesa che accanto al modello ordinario di frequentazione della scuola - previsto dalle norme comunitarie v. articolo 38 D.Lgs 368/99 - alla stregua del quale si crea un rapporto misto, di formazione lavoro, che impegna il discente a tempo pieno e fa sorger il diritto alla borsa di studio, vi è altra forma didattica di cui alla norma dell'articolo 2, ultimo comma, D.Lgs 162/82, nella quale è prevista la possibilità per le Università di stipulare convenzioni con enti pubblici per l'utilizzazione di strutture extra universitarie ai fìni dello svolgimento di attività didattiche integrative, nonché, di quelle previste dall'articolo 39 della legge 833/78, in virtù delle quali sono resi disponibili un numero di posti, in aggiunta a quelli ordinari non superiori al 30% degli stessi , riservati al personale appartenente ai predetti enti pubblici che già operi nel settore cui afferisce la scuola di specializzazione. La prima forma sarebbe quella alla quale si applica la disposizione di cui all'articolo 40 D.Lgs 368/99, che prevede l'incompatibilità assoluta tra frequentazione del corso e svolgimento di attività libero professionale la seconda non soggiacerebbe a tale limitazione, perché in questo caso i medici frequenterebbero la Scuola e, nel contempo, sarebbero legittimati a lavorare presso la struttura sanitaria, nella quale svolgono anche attività didattica integrativa pratica, conservando il loro posto di lavoro ed il diritto alla retribuzione. Di conseguenza, i convenuti non rientrerebbero nella categoria dei medici in formazione a tempo pieno di cui all'articolo 5 D.Lgs 257/91 ed oggi dell'articolo 40 legge 368/99 perché il loro rapporto formativo non è a contratto o comunque assistito dalla borsa di studio è invece gratuito e presuppone la possibilità di utilizzare le strutture aziendali per fini didattici . In ordine alla previsione sull'incompatibilità di cui all'articolo 4 dell'Accordo Dpr 270/00, la difesa osserva che la stessa si riferisce testualmente alla scuola di specializzazione a tempo pieno , posto che fa espresso riferimento alla forma disciplinata dal D.Lgs 257/91 e D.Lgs 368/99, senza alcuna menzione della forma di cui all'articolo 2, comma ultimo, D.Lgs 168/82. Richiama, poi, la sentenza emessa il 17 febbraio 2004 in sede cautelare dal Tribunale di Arezzo confermata nel merito con sentenza 17 febbraio 2005 , nella quale espressamente il giudice del lavoro rileva la sussistenza della incompatibilità di cui all'articolo 40 D.Lgs 368/99 solo per la formazione a tempo pieno e cioè per la formazione nella quale alla preparazione teorica, è associato un praticantato effettuato dietro remunerazione, non essendo configurabile nel caso di formazione specialistica prevista dall'articolo 2 ult. co. del D.Lgs 10 marzo 1962, effettuata a favore del personale già inserito nelle istituzioni ospedaliere e la cui preparazione pratica è appunto affidata a questo secondo rapporto e non è associata ad alcuna borsa di studio. I convenuti si soffermano, poi, sulla figura del medico convenzionato in servizio presso il Servizio di Emergenza Sanitaria e sulla sua progressiva assimilazione con quella dei colleghi medici dipendenti della struttura, in considerazione del fatto che i convenuti lavorano all'interno del pronto soccorso di un ospedale e svolgono le stesse identiche mansioni dei medici dipendenti inseriti nella stessa struttura, sono inseriti negli stessi turni di servizio, e prestano lo stesso numero di ore di questi ultimi, e sono soggetti al potere organizzativo e direttivo del Medico dirigente del pronto soccorso, anche sotto il profilo delle scelte professionali relative ai singoli atti medici. Conseguentemente, il riferimento al personale appartenente ai predetti enti pubblici nella disposizione di cui all'articolo 2 comma ult. D.Lgs168/82 riguarderebbe una nozione ampia, poiché vi rientrerebbero anche i medici convenzionati a tempo indeterminato, essendo per questi il vincolo di appartenenza assolutamente uguale a quello che lega alla ASL i medici dipendenti. Ciò anche alla luce del Tu 165/01, che non contempla più personale di ruolo e non di ruolo, ma solo le categorie di personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato. In sostanza, il quadro normativo deporrebbe per l'assimilazione sostanziale tra personale cd. di ruolo e personale convenzionato, anche sul piano delle incompatibilità, come si evince dall'articolo 17 dell'ultimo Accordo Collettivo per i medici di medicina generale, dove è prevista una disposizione derogatoria. La difesa ricorda anche la sentenza 219/02 della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l'articolo 34 D.Lgs 368/99 comma 4, nel quale si faceva divieto di accedere alla formazione specialistica ai medici in possesso della specializzazione a norma dell'articolo 20 o in possesso del diploma di medicina generale. La difesa segnala, poi, come i convenuti - in forza di una legislazione regionale applicativa dell'articolo 8 comma 1bis D.Lgs 502/92 inserito nel D.Lgs229/99 -, in quanto incaricati a tempo indeterminato, saranno progressivamente assorbiti nel ruolo sanitario per far fronte alle necessità di copertura dei posti. Ciò dimostrerebbe come il più rapido conseguimento della specializzazione da parte dei convenuti risponda ad una esigenza delle Aziende Sanitarie oltre che ad un interesse culturale scientifico e professionale dei convenuti che trova addirittura copertura costituzionale. - Assenza di elemento soggettivo. Non sussisterebbe la colpa - né nella forma grave né in quella lieve - dei convenuti, i quali, una volta ammessi dall'Università, non potevano supporre di non averne diritto. Ciò, soprattutto, a seguito della sentenza del Tribunale di Arezzo, che ha offerto ai medici convenzionati un'inequivocabile interpretazione del quadro normativo in tema di incompatibilità, alla cui stregua la loro condotta sarebbe del tutto legittima. - Eccezione di Prescrizione, con riferimento a tutte le somme riferite a periodi antecedenti i cinque anni prima della notifica della citazione. - Limitazione del danno. In via subordinata, oltre ad invocare il potere riduttivo del giudice, la difesa richiede la limitazione dell'entità del danno, poiché dovrebbe essere detratta la borsa di studio attualmente di euro 11.603.50 per ogni anno di frequenza alla scuola, nonché una somma pari all'utilitas acquisita dall'amministrazione. Inoltre un'ulteriore riduzione dovrebbe derivare dalla richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti della Direzione Aziendale e dei funzionari della ASL di Pisa, che hanno omesso di contestare la situazione di incompatibilità. Alla pubblica udienza del giorno 5 aprile 2006 il Sostituto Procuratore Generale Paolo Crea ha ribadito quanto già argomentato in citazione, insistendo particolarmente sulla sussistenza della incompatibilità per il medico convenzionato, che acceda ad una scuola di specializzazione, incompatibilità che comporterebbe la decadenza dall'impiego di diritto. Sono intervenuti gli avvocati dei convenuti, che hanno ribadito le argomentazioni difensive esposte nelle memorie, insistendo per il rigetto della domanda, perché inammissibile e comunque infondata, ed, in subordine, chiedendo la riduzione dell'importo del danno contestato. Hanno, altresì, insistito affinché questo Giudice disponga l'integrale rimborso delle spese di lite da concedersi in doverosa applicazione della tariffa professionale. L'avvocato Iaria ha, altresì, depositato l'ordinanza cautelare ex articolo 700 Cpc del Tribunale di Massa depositata il 3 aprile 2006, che ha dichiarato il diritto delle convenute Di Prete Maria e Basile Maria Antonietta a proseguire i propri rapporti convenzionati, accertata l'inosservanza da parte dell'Amministrazione di procedere alla contestazione dell'affermato addebito con le modalità e secondo le disposizioni dell'articolo 30 del vigente accordo nazionale collettivo. Diritto 1. Prima di procedere alla trattazione dei giudizi, questo giudice, accertata la sussistenza della connessione oggettiva degli stessi, dispone - a norma dell'articolo 273 Cpc - la loro riunione al fine di procedere ad una loro trattazione congiunta. 2. Innanzi tutto si ravvisa l'infondatezza dell'eccezione del difetto di giurisdizione del giudice adito. Come è noto, negli ultimi anni lo spatium della giurisdizione contabile ha subito sensibili ampliamenti ad opera degli interventi della dottrina e della giurisprudenza sino a giungere ad una concezione che prescinde anche dalla sussistenza del rapporto di servizio in presenza della prova che l'agente abbia la gestione di pecunia pubblica arg. Cassazione Su, 4511/06 . Peraltro, per quanto ci occupa, si evidenzia che con riferimento all'accertamento della sussistenza del rapporto che lega il soggetto agente alla pubblica amministrazione, si è passati da una visione molto circoscritta, caratterizzata dalla necessità che il presunto responsabile sia legato all'amministrazione da un formale rapporto di impiego ai sensi dell'articolo 82 della legge di contabilità generale dello Stato, ad una concezione lata, alla stregua della quale è sufficiente la sussistenza di un mero rapporto di servizio, inteso come inserimento del soggetto nell'apparato organizzativo della pubblica amministrazione con l'assunzione di particolari vincoli ed obblighi diretti ad assicurare il buon andamento dell'attività affidata e la rispondenza di essa alle esigenze generali cui è funzionalmente preordinata. Pertanto, non v'è dubbio che la fattispecie de qua rientra nella giurisdizione della Corte dei conti, poiché i presunti responsabili sono legati all'amministrazione da un rapporto di servizio. Essi - per la natura dell'incarico affidato loro - risultano a tutti gli effetti inseriti nell'organizzazione delle aziende sanitarie, soggiacendo ai poteri di vigilanza e controllo dei dirigenti della struttura, in forza di incarichi a tempo indeterminato ovvero determinato ma rinnovabile. 3. Si ritengono, altresì, infondate le eccezioni di inammissibilità della domanda. Per quanto attiene all'eccezione motivata dal mancato rispetto dei termini per l'emissione dell'atto di citazione, si osserva che - contrariamente a quanto asserito dalla difesa - l'atto di citazione risulta depositato tempestivamente, poiché la Procura ha chiesto al Presidente di questa Sezione, ottenendola, la proroga di cui all'articolo 5, comma1, Dl 453/93. In particolare, l'invito a dedurre è stato notificato alla convenuta, che ha formulato l'eccezione dr.ssa Cepollaro , in data 19 novembre 2004 e la citazione è stata, invece, depositata il 20 settembre 2005. Ciò è avvenuto pienamente nei termini, perché l'ordinanza presidenziale n. 5/2005/RP del 13 aprile 2005 di questa Corte ha concesso alla Procura ulteriori centoventi giorni decorrenti dalla prima scadenza 19 aprile 2005 , considerata anche la sospensione feriale dei termini dal 1 agosto 2005 al 15 settembre 2005 arg. Corte dei conti SS.RR 20 marzo 2003 n. 7/QM . Né risulta violato il diritto di difesa e al contraddittorio per omessa notifica dell'istanza di proroga, del decreto di fissazione della camera di consiglio ovvero dell'ordinanza 5/2005/RP di accoglimento cfr. Corte dei conti Sezione giurisd. Lombardia sentenza 90/2002 e 393/03 . La giurisprudenza contabile è concorde nel ritenere che in tale fase preprocessuale, disciplinata in modo sintetico dall'articolo 5, comma 1 Dl 453/93 convertito in legge 19/1994 , le garanzie del contraddittorio non debbano essere rispettate Corte dei conti - Sezione App. Sezione seconda, sentenza 316/01, 338/01, Sezione terza, 133/01 Sezione seconda, 326/03. All'udienza fissata in camera di consiglio non potevano essere ammessi a partecipare né il Pm né il destinatario dell'invito, in quanto costoro rivestivano ancora il ruolo di parti di un processo non ancora instaurato. È stato rilevato che il collegio in questa fase è chiamato ad operare un controllo giudiziale sull'attività del requirente teso ad evitare la dilatazione dei tempi dell'indagine intrapresa Sciascia, Lupi . Ne consegue che la parte convenuta non poteva essere chiamata a contestare - come di fatto fa nell'atto di difesa - il merito della decisione, poiché l'autorizzazione della proroga è rimessa al prudente apprezzamento del collegio, il quale deve vagliare essenzialmente la sua fondatezza alla luce delle esigenze istruttorie manifestate dalla Procura, che nella specie, peraltro, ben potevano costituire idonea giustificazione della dilazione nell'ordinanza si fa cenno, nella parte motiva, alla presenza di fatti e circostanze nuove e all'elevato numero di presunti responsabili . Come detto, si ritiene infondata anche l'eccezione di inammissibilità/nullità della domanda per mancanza di allegazioni probatorie. Non v'è dubbio che la tecnica processuale usata dalla Procura, caratterizzata dalla formazione di un solo fascicolo madre con gli allegati da far consultare, può aver comportato qualche difficoltà nell'individuazione degli atti riferibili a ciascun giudizio e può aver eventualmente leso la privacy di taluno dei convenuti, circostanza che, peraltro, in questa sede non assume alcuna rilevanza , ma tale aspetto non inficia l'atto di citazione. La difficoltà iniziale paventata dai difensori dei convenuti appare superabile, in quanto dalla lettura dell'atto di citazione - peraltro, di contenuto eguale per ogni convenuto - si evince che la domanda del requirente - come del resto le memorie depositate - non risulta particolarmente complessa in punto di fatto, poiché è costruita su una particolare opzione interpretativa, tutta incentrata sulla disamina della normativa di riferimento, in materia di incompatibilità dei medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale ed in tema di scuole di specializzazione. In sostanza, il requirente parte da un assunto comune a tutti i citati, peraltro non contestato da alcuno di costoro l'essere medici in rapporto a convenzione frequentanti un corso di specializzazione della facoltà di Medicina e Chirurgia nella quota di riserva di cui all'articolo 2, comma 5 Dpr 162/82 , e poi sviluppa la contestazione alla luce della normativa che richiama puntualmente. Ergo, alla luce di tali argomentazioni, questo Giudice ritiene che la parte convenuta sia stata posta nelle condizioni di essere sufficientemente edotta sulla domanda sia in punto di fatto che in punto di diritto al fine di approntare un'adeguata difesa. Non v'è dubbio, pertanto, che muovendo da tale assunto appare, altresì, priva di fondamento l'eccezione di manifesta infondatezza della citazione per assenza di prova dei fatti . 4. Parimenti appare infondata l'eccezione di nullità della citazione per indeterminatezza della domanda. A prescindere dalle altre domande formulate innanzi ad un diverso collegio di questa Sezione e riguardanti altri soggetti coinvolti nella medesima fattispecie in esame, si osserva che, con stretto riferimento ai giudizi de quibus, la Procura ha redatto distinti atti introduttivi, che, seppure di analogo contenuto, contengono in modo chiaro gli estremi della domanda, le ragioni della stessa e, soprattutto, la quantificazione del danno commisurata alla retribuzione percepita da ciascun convenuto. Del resto, non può essere disconosciuto che la determinazione del quantum debeatur ad opera del requirente non vincola affatto questo collegio, che, in virtù delle funzioni giudicanti di cui è investito, è il solo a decidere sulla fondatezza della domanda ed, in caso affermativo, a soppesare l'incidenza causale della condotta di ciascun convenuto anche con riferimento al ruolo di eventuali terzi intervenuti nella causazione dell'evento. 5. Esaminate le questioni preliminari, passando alla valutazione del merito della domanda, questo Giudice non ravvisa la sussistenza della responsabilità amministrativa dei convenuti, che, pertanto, devono essere assolti dall'addebito contestato dalla Procura Regionale. Innanzi tutto dall'esame della fattispecie de qua si evince che non sussiste danno erariale, inteso come deminutio/depauperamento del patrimonio dell'ente pubblico. Al riguardo si osserva che i medici convenzionati, frequentanti il corso di specializzazione, risultano aver prestato servizio presso la struttura sanitaria - spesso anche con orari di lavoro difficili documentati - e, di conseguenza, aver percepito legittimamente la retribuzione maturata. Né il danno potrebbe farsi derivare dallo status di incompatibilità di cui all'articolo 4, comma 2, lettera f Dpr 270/00 e 4, comma 2, lettera e Dpr 484/96 più precisamente, per la maggior parte dei casi, sarebbe applicabile il primo dei due ratione temporis , prospettata in termini assoluti dalla Procura. Tale circostanza - che questo Giudice, come preciserà nel prosieguo, non ritiene sussistere nel caso di specie - non può giungere ad escludere il diritto alla retribuzione, che costituisce il legittimo corrispettivo della prestazione fondamentale cui è obbligato il datore di lavoro nei confronti del prestatore in forza di un contratto, la cui caratteristica è la sinallagmaticità articolo 2094 e 2099 Cc . Piuttosto, come è dato evincere inequivocabilmente dalla normativa negoziale in materia, l'accertamento dello status di incompatibilità non comporta la cessazione dal rapporto convenzionale sic et sempliciter, come sembrerebbe aver adombrato la Procura. In particolare, ai sensi dell'articolo 4, comma 5 Dpr 270/00 per ragioni di chiarezza espositiva si richiama solo tale normativa negoziale, ma analoghe considerazioni possono riferirsi all'Accordo di cui al Dpr 484/96 , La sopravvenuta, contestata e accertata insorgenza di una delle situazioni di incompatibilità previste dal presente articolo comporta, sulla base delle procedure di cui al successivo articolo 16, la cessazione del rapporto convenzionale . Ed, infatti, ai sensi dell'articolo 6 lettera d Dpr 270/00, la cessazione del rapporto convenzionale può, essere disposta per sopravvenuta, accertata e contestata insorgenza di motivi di incompatibilità ai sensi dell'articolo 4 . Ne consegue che il riscontro della circostanza in questione impone all'amministrazione l'attivazione di uno specifico procedimento sulla base delle procedure di cui all'articolo 16 Dpr 270/00 anche articolo 13 Dpr 484/96 , che contiene il codice disciplinare riguardante i medici convenzionati, nonché la procedura per la contestazione delle relative sanzioni, che, come è noto, è caratterizzata dalla perentorietà dei termini e dal rispetto del diritto di difesa del lavoratore arg. articolo 7 Statuto dei Lav. . Più precisamente, ai sensi dell'articolo 16, comma 3 cit., è previsto un iter a tutela del lavoratore nel rispetto del principio del contraddittorio, alla stregua del quale l'Azienda deve contestare per iscritto l'addebito recte, il motivo di incompatibilità al medico entro trenta giorni dal momento in cui ne viene a conoscenza e sentirlo a sua difesa con l'eventuale assistenza di un procuratore. È previsto, altresì, che la convocazione della difesa non possa avvenire prima che siano trascorsi quindici giorni dall'invio della contestazione scritta dell'addebito. La norma dispone che il Direttore generale, valutate le controdeduzioni addotte dal medico in sede di difesa, procede all'archiviazione del caso o alla irrogazione della sanzione. Il provvedimento è notificato all'interessato entro 15 giorni dalla sua assunzione. Inoltre, qualora siano trascorsi inutilmente i 15 giorni dalla convocazione per la difesa o entro tale termine non sia stata ricevuta alcuna controdeduzione, il Direttore generale dà corso alla irrogazione della sanzione e alla sua notifica all'interessato entro 10 giorni. In fine, il medico, ricevuta la notifica della sanzione, può impugnarla nei confronti del Direttore generale dell'Azienda entro 30 giorni dal ricevimento, anche a mezzo di procuratore, chiedendo che la controversia sia sottoposta al giudizio del Collegio arbitrale. La norma prosegue, dettando disposizioni in tema di procedimento di impugnazione della sanzione. I termini previsti di cui alla suddetta procedura - giova ribadirlo - sono perentori, come dispone espressamente il comma 10 dell'articolo 16 cit., in linea con i principi dettati in materia disciplinare, per il prestatore di lavoro subordinato, all'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori. Orbene, l'impianto normativo così delineato induce a ritenere che lo stato di incompatibilità - qualunque esso sia, non solo quello in questione - non pone il medico convenzionato in una situazione di grave illiceità al punto di non aver diritto alla retribuzione per le prestazioni svolte, poiché fino a quando non gli venga comminata la sanzione, costui è inserito legittimamente nell'organizzazione dell'ente e presta la sua opera professionale dietro il giusto compenso. Si può, allora, ritenere, senza tema di smentita, che la cessazione della convenzione dispieghi effetti che sono costituiti solo dalla cessazione dal servizio e dal conseguente venir meno del diritto alla retribuzione solo quando venga disposta a seguito di una contestazione di cui al procedimento previsto nell'articolo 16 comma 2 cit. . Conseguentemente, così ragionando, non v'è dubbio che l'attività svolta dal medico - prima della eventuale cessazione della convenzione - costituisce a tutti gli effetti utilitas per l'Amministrazione Sanitaria. Giova aggiungere che la linea interpretativa sin ora esposta trova conforto nella giurisprudenza lavoristica ed, in particolare, nell'ordinanza del Tribunale di Massa 3 marzo 2006, che ha accolto il ricorso cautelare delle convenute Basile e Di Prete, le quali si erano viste diffidate irritualmente dalla ASL Pisa. Nella specie il giudice del lavoro ha rilevato come la contestazione della situazione di incompatibilità soggiaccia alle regole del procedimento disciplinare puntualmente regolato nella normativa pattizia art16 cit. ed ora articolo 30 dell'Accordo Collettivo febbraio 2006 , caratterizzato dalla perentorietà dei termini. Partendo da tale assunto, il giudice ha accertato l'inefficacia della diffida della ASL Pisa, che è stata emessa in violazione dei suddetti termini perentori e soprattutto in assenza del rispetto della procedura prevista dall'Accordo Collettivo. Pertanto, anche ammettendo, per pura ipotesi, la sussistenza dell'incompatibilità, ciò non porterebbe alle conclusioni di cui all'odierna domanda, poiché risulta che i convenuti hanno per tutto il tempo lavorato e maturato il diritto alla retribuzione, senza arrecare alcun danno all'amministrazione sanitaria. Questo vale sia per quei convenuti, che non risultano essere stati soggetti al complesso procedimento di cui al citato articolo 16, comma 2, o ad alcuno similare ed irrituale e che, pertanto, hanno sempre lavorato ma, a fortiori, anche per quei convenuti a conoscenza di questo Giudice Basile Maria Antonietta, Di Prete Maria, Madeira Simona Monica, Mainetti Simonetta, Matrel Piera Amelia, Mafucci Massimiliano, Paci Domenico, Rossi Enrico i quali, sebbene diffidati dalla ASL di appartenenza, sono stati destinatari del provvedimento del giudice del lavoro che ha riconosciuto il loro diritto a continuare il rapporto in convenzione, poiché essi sono stati confermati sul posto di lavoro legittimamente iussu iudici peraltro questo periodo di lavoro non risulta essere stato giustamente preso in considerazione dalla Procura ai fini del quantum debeatur . È bene precisare, inoltre, che la spesa per gli stipendi del personale dell'Emergenza Sanitaria o della Continuità Assistenziale è già in programma nel bilancio della ASL, poiché tali posti sono a cd. copertura necessaria attraverso lo scorrimento della graduatoria regionale articolo 2 63 Dpr 270/00 . Anche da questa prospettiva - trattandosi di una spesa obbligatoria connessa ad incarichi a copertura necessaria - si deve evidenziare che la ASL non ha subito alcun depauperamento patrimoniale, poiché, se non avesse pagato lo stipendio ai convenuti, lo avrebbe senz'altro liquidato ad altri colleghi chiamati a coprire gli stessi posti. Come accennato, questo Giudice è giunto al convincimento che la fattispecie in esame non configuri un'ipotesi di incompatibilità sanzionabile sia pure previa contestazione a norma dell'articolo 16 Dpr 270/00. Al riguardo si osserva che l'articolo 4, comma 2 lettera f Dpr 270/00 prevede l'incompatibilità del medico convenzionato, che sia iscritto o frequenti i corsi di specializzazione di cui ai decreti legislativi 257/91 e 368/99 . Dalla chiara lettura della norma si evince inequivocabilmente - ubi lex volui dixit, ubi noluit taquit - la volontà delle parti negoziali di escludere dal novero di tali corsi post universitari quelli previsti in forza delle convenzioni stipulate ex articolo 2, comma 5, Dpr 162/82, che sono, appunto, quelli frequentati dai convenuti. Naturalmente ciò vale anche per la previsione di cui all'accordo precedente articolo 4, comma 2 lettera e , Dpr 484/96 , che è di analogo contenuto e prevede l'incompatibilità - con riferimento alla legislazione vigente ratione temporis - ai corsi di cui al D.Lgs 256/91 e 257/91. Tale assunto trova conforto nella lettera del citato articolo 2, comma 5, che non lascia spazio ad altra interpretazione, poiché dispone - giova ripeterlo - espressamente che Le Università nel caso di convenzione con enti pubblici per l'utilizzazione di strutture extra universitarie ai fini dello svolgimento di attività didattiche integrative, nonché, di quelle previste dall'articolo 39 della legge 833/78, possono prevedere un numero di posti, in aggiunta a quelli ordinari, comunque non superiore al 30% degli stessi, riservati al personale appartenente ai predetti enti pubblici che già operi nel settore cui afferisce la scuola diretta a fini speciali o di specializzazione, fermi restando i requisiti e le modalità per l'ammissione . La suddetta norma - la cui vigenza è stata espressamente prevista dall'articolo 2, comma 5 del successivo D.Lgs 257/91 Recante Attuazione della direttiva n. 82/76/CEE del Consiglio del 26 gennaio 1982, recante modifica di precedenti direttive in tema di formazione dei medici specialisti, a norma dell'articolo 6 della legge 428/90 -Legge comunitaria 1990 - contiene, appunto, una disposizione di ampio respiro, perché in modo chiaro e diretto prevede la possibilità che siano stipulate convenzioni tra Università e strutture sanitarie del servizio sanitario nazionale, presso le quali svolgere attività didattica integrativa, per un certo numero di posti in aggiunta agli ordinari, riservati al personale appartenente ai predetti enti pubblici che già operi nel settore cui afferisce la scuola diretta a fini speciali o di specializzazione, senza che si faccia alcuna distinzione tra personale dipendente strictu sensu e personale convenzionato. È appena il caso di aggiungere che la ratio di una tale disposizione si rinviene nell'interesse dell'azienda sanitaria di dotarsi a costo zero di personale altamente professionale, il quale, pur dovendo pagare le tasse universitarie e pur non potendo percepire la borsa di studio, che è concessa solo sui posti ordinari, può continuare a mantenere la convenzione, che peraltro costituisce unico mezzo di sostentamento, e seguire i corsi di specializzazione - previo esperimento del concorso di ammissione sulla riserva del 30% - svolgendo altresì l'attività integrativa presso l'azienda sanitaria. Come rilevato dalla difesa, accanto a questa forma di specializzazione ex articolo 2, comma Dpr 162/82 integrata con le strutture del datore di lavoro , alla cui frequenza il personale della ASL convenzionato e dipendente è ammesso pur continuando a prestare servizio, si rinviene la forma classica di specializzazione di formazione a tempo pieno, prevista dalla D.Lgs 257/91, a breve interamente sostituito dal D.Lgs 368/99, entrambi attuativi della normativa comunitaria. Quest'ultima forma è quella che suole definirsi formazione a tempo pieno , assolutamente incompatibile con la prestazione di altra opera professionale del discente, perché diretta a soggetti che non lavorano all'esterno della struttura universitaria se lavorano, devono cessare se dipendenti pubblici, essere collocati in congedo straordinario non retribuito ed ai quali, per ciò solo, è concessa la borsa di studio. Si legge, infatti, all'articolo 5 del D.Lgs 257/91, che Per la durata della formazione a tempo pieno è inibito l'esercizio di attività libero-professionali esterne alle strutture assistenziali in cui si effettua la specializzazione ed ogni rapporto anche convenzionale o precario con il Servizio sanitario nazionale Lo specializzando, ove sussista un rapporto di pubblico impiego, fatta eccezione per i dipendenti di cui all'articolo 2, comma 5, è collocato in posizione di congedo straordinario ai sensi dell'articolo 6 della legge 398/89 . Non v'è dubbio che si tratta in questo caso della forma ordinaria di specializzazione alla quale fa riferimento la previsione di cui all'articolo 4, comma 2, lettera f Dpr 270/0 e l'articolo 4, comma 2, lettera e Dpr 484/96 , poiché - visto l'impegno a tempo pieno - appare del tutto incompatibile con ogni forma di lavoro il medico convenzionato deve recedere dalla convenzione e - giova ribadirlo - il medico dipendente pubblico ha facoltà di essere collocato in congedo senza assegni articolo 6 legge 398/89 . Entrambi, però, fruiscono della borsa di studio e, con l'entrata in vigore del D.Lgs 368/99, saranno chiamati a sottoscrivere un contratto di formazione e lavoro. Come detto e già approfondito in punto di fatto, questa forma è stata oggetto di ulteriore regolamentazione, poiché è intervenuto il D.Lgs 368/99 Recante attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE , la cui integrale entrata in vigore è prevista dall'anno accademico 2006/2007. È stato anche detto che tra le diverse novità, si prevede, appunto, che i discenti stipulino un contratto di formazione e lavoro dietro corrispettivo. Si tratta sempre dello stesso modello di formazione a tempo pieno, poiché sia nel D.Lgs 257/91 articolo 5 che nel D.Lgs 368/99 articolo 40 è previsto che per la durata della formazione a tempo pieno è inibito l'esercizio di attività libero-professionali esterne alle strutture assistenziali in cui si effettua la specializzazione ed ogni rapporto anche convenzionale o precario con il Servizio sanitario nazionale o enti e istituzioni pubbliche e private aggiunta dell'articolo 40 . In altri termini, la formazione a tempo pieno è incompatibile con altra attività. Si comprende perché è previsto che lo specializzando possa fruire della borsa di studio. Pertanto, solo ove i convenuti avessero frequentato tale forma ordinaria di specializzazione si sarebbero trovati effettivamente in una situazione di incompatibilità, che peraltro doveva essere contestata entro gli stretti termini e secondo la procedura di cui all'accordo negoziale. Ciò trova conferma, proprio, nell'ordinanza 17 febbraio 2004 del Giudice del Lavoro di Arezzo, nella quale si legge, appunto, come il citato articolo 40 D.Lgs 398/99 ma ciò può senz'altro valere per l'articolo 5 D.Lgs 257/91, di analogo contenuto prevede l'incompatibilità per la formazione a tempo pieno e cioè per la formazione nella quale alla preparazione teorica, è associato un praticantato effettuato dietro remunerazione invece la norma in questione non introduce alcuna incompatibilità per la formazione specialistica prevista dall'articolo 2 ultimo comma del D.Lgs 162/82, effettuata a favore del personale già inserito nelle istituzioni ospedaliere e la cui preparazione pratica è appunto affidata a questo secondo rapporto e non è associata ad alcuna borsa di studio . Ma v'è di più. Il quadro interpretativo sin ora delineato trova un inequivocabile riscontro anche nella giurisprudenza amministrativa, che ha dichiarato l'illegittimità di una bando di concorso indetto dell'Università degli studi per l'ammissione alle scuole di specializzazione afferenti alla facoltà di medicina e chirurgia nella parte in cui limita l'accesso ai posti, che l'articolo 2 comma 5 Dpr 162/82, riserva al personale appartenente agli enti pubblici convenzionati con l'università, solo a coloro che ai detti enti sono legati da un rapporto di ruolo, e con esclusione di coloro che agli stessi enti sono legati da un rapporto convenzionale implicante un orario a tempo pieno Tar Puglia Bari, Sezione seconda, 6/1999 . Orbene, riesce ora agevole comprendere l'esatta portata delle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 2 lettera f Dpr 270/00 e dell'articolo 2, comma 5, Dpr 162/82, dalla cui lettura combinata emerge che la condotta degli odierni convenuti non può in alcun modo qualificarsi come antigiuridica. Da ultimo, non appare superfluo ribadire - condividendo le argomentazioni svolte dalla difesa - come la stessa terminologia usata dal legislatore del 1982 suoni come conferma di quanto sin ora asserito, poiché l'articolo 2 comma 5 cit. prevede espressamente che alla riserva abbia accesso il personale appartenente ai predetti enti pubblici che già operi nel settore cui afferisce la scuola diretta a fini speciali o di specializzazione . Tale previsione, di ampia portata, ha come ratio quella di favorire la formazione del personale del servizio sanitario nazionale inteso in senso lato, poiché, in modo inequivoco, non fa distinzione tra lavoratori dipendenti e lavoratori convenzionati. Ciò permette di ritenere che la previsione di cui al citato articolo 2, comma 5 cit. lasci emergere una totale assimilazione tra il medico dipendente ed il medico convenzionato ai fini dell'accesso alla formazione cd. integrata. Non può revocarsi in dubbio che il parere 15 settembre 2003 del Comitato regionale, nel quale si ribadiva l'incompatibilità dell'attività convenzionata e la frequenza ad una scuola di specializzazione, deve intendersi circoscritto alla forma a tempo pieno. Né può, altresì, revocarsi in dubbio come dell'esatta portata della normativa in esame avesse senz'altro avuto contezza il Rettore pro tempore dell'Università di Siena, che aveva emesso il decreto 22 maggio 1998, con cui esplicitamente aveva disposto che fossero ammessi alla riserva di cui all'articolo 2 comma 5 cit. anche i medici convenzionati e i titolari di contratto con le aziende ospedaliere. Logica conseguenza è che nessuna contestazione può essere mossa a coloro che tra i convenuti hanno, nella domanda di ammissione alla Scuola, barrato la casella relativa al personale dipendente qualificandosi come tale , proprio perché tale qualificazione, ai fini dell'accesso alla riserva di cui all'articolo 2, comma 5, Dpr 162/82, doveva essere intesa in senso lato come personale dipendente o convenzionato in servizio presso l'azienda. Tutto ciò premesso e considerato, si ritiene che i convenuti in epigrafe debbano andare assolti dalle contestazioni formulate dalla Procura. L'assoluzione fa sorgere il diritto degli stessi al rimborso delle spese legali affrontate per la difesa nel presente giudizio. Al riguardo, questo Giudice - in assenza di idonea documentazione probante l'effettivo importo della parcella - si trova a dover decidere in via equitativa sulla scorta della disamina dell'attività defensionale e procuratoria svolta da ciascun patrocinante. Dalla disamina degli scritti difensivi si evince che - come già rilevato in punto di fatto - gli stessi risultano sostanzialmente eguali, poiché sembrano essere frutto di un'unica attività di studio, della quale hanno fruito tutti gli avvocati dei convenuti, tranne che per la difesa di Danaie Hamid Raza e Said Jamal Abdel Hafez, la quale comunque ha duplicato per i due clienti gli stessi scritti difensivi. Si aggiunga, inoltre, che la maggior parte dei fascicoli è priva di allegazioni e che la trattazione della difesa non risulta caratterizzata da particolare complessità, richiedendo un ordinario impegno professionale. Pertanto, questo giudice - a norma dell'articolo 10bis comma 10 Dl 30 settembre 2005, convertito nella legge 248/05 - ritiene congruo liquidare, in via equitativa, le spese legali affrontate dai convenuti nell'importo di euro 1.000,00 mille/00 per ciascun patrocinante, che abbia curato la difesa di un solo convenuto, e l'importo di euro 2.000,00 duemila/00 per ciascun patrocinante, che abbia offerto assistenza legale a più convenuti. PQM La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale Regionale per la Toscana, definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria istanza, eccezione o deduzione, previa riunione dei giudizi a norma dell'articolo 273 Cpc, assolve i convenuti indicati in epigrafe e, per l'effetto, liquida le spese legali in euro 1.000,00 mille/00 per ciascun patrocinante, che risulta aver curato la difesa di un solo convenuto, e l'importo di euro 2.000,00 duemila/00 per ciascun patrocinante, che ha offerto assistenza legale a più convenuti. Nulla per le spese di giudizio.