Giurisdizione tributaria e sanzioni al codice della strada: un binomio impossibile?

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema La sentenza 134 del 14 settembre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma suscita interesse per l'operatore tributario in quanto, con articolate argomentazioni, ha statuito il difetto di giurisdizione delle Commissioni Tributarie in tema di impugnazione da parte del contribuente di una cartella esattoriale recante l'iscrizione a ruolo di sanzioni per contravvenzioni al codice della strada irrogate dal competente Comune. In particolare, per tale pronuncia la materia delle sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, notoriamente, non rientra tra le materie devolute alla giurisdizione delle CT, e nemmeno se le riscossioni delle stesse avvengono a mezzo di iscrizione a ruolo come nel caso di specie . Ciò premesso, la Commissione ritiene di poter confermare il proprio difetto di giurisdizione relativamente alla controversia in questione . È evidente che la sentenza in rassegna,fornisce un tangibile contributo alla delimitazione dei confini della giurisdizione tributaria. RIFLESSIONI Dal'1 gennaio 2002, è stata attribuita al giudice tributario la giurisdizione generale ed esclusiva relativa alle controversie principali e incidentali dei tributi di ogni genere e specie , fatta eccezione di quelle riguardanti gli atti di esecuzione forzata tributaria , di competenza del giudice ordinario. Giova osservare che secondo la circolare n. 25/e del 21 marzo 2002 La precedente formulazione dell'articolo 2 limitava la giurisdizione delle commissioni tributarie alle sole sanzioni tributarie non penali il nuovo testo demanda invece alle commissioni tributarie tutte le controversie in materia di sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari . Sono pertanto devolute alla giurisdizione tributaria anche le sanzioni amministrative non tributarie irrogate dagli uffici finanziari, vale a dire le sanzioni non strettamente correlate alla violazione di norme disciplinanti il rapporto tributario. La disposizione appena richiamata non va interpretata, tuttavia, nel senso che la commissione tributaria possa conoscere indistintamente tutte le controversie interessate da sanzioni irrogate dall'Amministrazione finanziaria, qualunque sia la loro natura. Avuto riguardo alla speciale collocazione delle commissioni tributarie nell'ambito del sistema giurisdizionale, è da ritenere che le sanzioni impugnabili presso le suddette commissioni debbano comunque risultare connesse con violazioni di disposizioni riconducibili all'ordinamento giuridico-tributario e attinenti alla gestione dei tributi. A titolo esemplificativo, fra le sanzioni amministrative non tributarie ora attribuite alla competenza delle commissioni si possono indicare quelle previste dall'articolo 7bis del D.Lgs 241/97, in caso di omessa o tardiva trasmissione delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati, individuati dall'articolo 3, comma 3 del Dpr 322/98 dall'articolo 39 del medesimo Dl 241/97, in relazione alle violazioni in materia di visto di conformità, di asseverazione e di certificazione tributaria dal capo IV del Dl 112/99, per violazioni dei doveri derivanti dal rapporto concessorio commesse dai concessionari del servizio di riscossione dei tributi. In relazione a quest'ultimo punto si deve pertanto ritenere che, limitatamente alle controversie concernenti le sanzioni, non trovi più applicazione l'articolo 7, comma 1, lettera a della legge 205/00 - che ha sostituito l'articolo 33 del D.Lgs 80/1998 - secondo cui tutte le controversie relative ad un pubblico servizio, qual è quello di riscossione dei tributi, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. È il caso di sottolineare che l'attribuzione alla giurisdizione tributaria delle sanzioni amministrative, non strettamente correlate alle violazioni di norme disciplinanti il rapporto tributario, non conferisce a dette sanzioni natura di violazioni tributarie. Restano, quindi, inapplicabili alle sanzioni amministrative non tributarie le disposizioni previste dal D.Lgs 472/97. Tra le sanzioni amministrative che, invece, non rientrano nella competenza delle commissioni tributarie si possono indicare, sempre a titolo esemplificativo, quelle comminate dagli uffici finanziari - ai sensi dell'articolo 6, comma 1 del Dl 79/1997, convertito, con modificazioni, dalla legge 140/97, e dell'articolo 53, comma 9 del D.Lgs 165/01 - nei confronti dei soggetti pubblici o privati che abbiano irregolarmente conferito incarichi a dipendenti pubblici. Per vero, tali sanzioni non derivano da una pretesa impositiva e non hanno connessione con obblighi tributari. Restano in ogni caso escluse dalla giurisdizione tributaria le penalità aventi natura privatistica, previste in convenzioni o atti negoziali stipulati dall'Agenzia delle entrate. Occorre ricordare che Le controversie concernenti le infrazioni valutarie Dpr 148/88 non rientrano nell'ambito della giurisdizione tributaria, dal momento che il provvedimento di irrogazione della sanzione viene emesso con decreto del ministero del Tesoro ora ministero dell'Economia e delle Finanze e non da uffici finanziari, la cui competenza è limitata alla sola fase esecutiva ris. N. 121/e del 17/09/2004 . La cartella esattoriale scaturente dalla iscrizione a ruolo di tributi essendo ricompresa tra gli atti impugnabili innanzi alle commissioni tributarie, non può essere, per consolidata giurisprudenza, oggetto di ricorso straordinario al capo dello stato .La previsione contenuta nel comma 4 dell'articolo 7 della legge 212/00 Statuto del contribuente , secondo la quale La natura tributaria dell'atto non preclude il ricorso agli organi di giustizia amministrativa, quando ne ricorrano i presupposti , introduce una giurisdizione concorrente con quella delle commissioni tributarie parere n. 1403/2003 del CdS . Le sezioni unite della Corte di cassazione con l'ordinanza 2888/06 hanno dichiarato la giurisdizione del giudice tributario in ordine alla opposizione ad un'ordinanza -ingiunzione di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate in relazione alla violazione accertata da un ufficio provinciale del lavoro dell'obbligo di registrazione dei lavoratori impiegati . Infatti, per il giudice di legittimità, in materia di sanzioni amministrative, la devoluzione alla giurisdizione delle Commissioni tributarie non è correlata esclusivamente alla natura della norma violata, ma anche all'organo che irroga la sanzione, venendo, al riguardo, in considerazione l'articolo 2 del D.Lgs 546/92 come sostituito dall'articolo 12, comma 2, della legge 448/01 , che attribuisce alla giurisdizione tributaria tra le altre le controversie aventi ad oggetto le sanzioni amministrative irrogate dagli uffici finanziari . Dalla attribuzione alla Agenzia delle entrate della competenza ad applicare la sanzione per l'impiego di lavoratori irregolari prevista dall'articolo 3 del Dl 12/2002, occorre dedurre la conseguenza della sussistenza della giurisdizione del giudice tributario a conoscere delle controversie concernenti tale sanzione, dal momento che l'articolo 2 del Dl 546/92 Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 413/91 , così come modificato dall'articolo 12 della legge 448/01 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002 , attribuisce a tale giudice la cognizione delle controversie concernenti le sanzioni amministrative comunque irrogate da uffici finanziari . In definitiva, per la suprema Corte il novellato articolo 2 del D.Lgs 546/92 esprime la regola secondo cui l'oggetto della giurisdizione tributaria si identifica, in via principale, nei tributi di ogni genere e nella correlative sanzioni, ed in via residuale con riferimento all'organo Agenzia delle Entrate che irroga una sanzione amministrativa in ordine ad infrazioni commesse in violazioni di norme di svariato contenuto non necessariamente attinente a tributi . Spettano, alla luce della legge 248/05, entrata in vigore il giorno successivo, di conversione del decreto legge 203/05, alla cognizione del giudice tributario le controversie sui tributi di ogni genere e specie, comunque denominati, ossia in ragione della natura tributaria sostanziale della prestazione, e indipendentemente dal nomen iuris con cui essa è qualificata. Per configurare un tributo non è mai decisivo il nome utilizzato dal legislatore, ma si guarda alla coattività e all'autoritatività del prelievo. La riforma di cui alla legge 248/05 non ha comportato il passaggio delle cause per contributi previdenziali obbligatori in costanza di lavoro dall'attuale competenza dei Giudici civili a quella dei Giudici tributari . La giurisdizione delle commissioni tributarie è attualmente definita dall'articolo 2 del Dl 546/92 che, dopo aver elencato i singoli tributi, contiene una previsione di carattere generale e omnicomprensiva ogni tributo di ogni genere e specie comunque denominato , che assegna alla competenza giurisdizionale delle commissioni i tributi attribuiti dalla legge nazionale a esse nonché i tributi istituiti da Stati esteri di cui l'effettivo recupero viene affidato allo Stato italiano Cassazione sezione v sentenza 2198/06 le contestazioni relative alla sussistenza del credito tributario, alla sua determinazione quantitativa, debbono essere risolte dal giudice nazionale dello stato ove si è originato il credito tributario. La giurisdizione tributaria è divenuta nell'ambito suo proprio una giurisdizione a carattere generale, competente ogni qual volta si controverta di uno specifico rapporto tributario, o di sanzioni inflitte da uffici tributari. Restano così al di fuori di tale giurisdizione solo controversie in cui non è direttamente coinvolto un rapporto tributario, ma viene impugnato un atto di carattere generale articolo 7, comma 5, ultimo periodo, del Dl 546/92 , o si chiede il rimborso di una somma, indebitamente versata a titolo di tributo, e di cui l'Amministrazione riconosce pacificamente la spettanza al contribuente Cassazione ordinanza 14332/05 e sentenza 18120/05 . La nuova formulazione dell'articolo 2 del D.Lgs 546/92 rimette al giudice tributario tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi d'ogni genere e specie comunque denominati, nonché le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, ed esclude dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti dell'esecuzione forzata. La ratio della nuova formulazione dell'articolo 2 citato è quella di concentrare presso il giudice tributario la giurisdizione in materia di controversie con il fisco cd. unicità della giurisdizione tributaria . Orbene,il comma 26quinquies dell'articolo 35 del decreto legge 233/06 modifica il comma 1 dell'articolo 19 del D.Lgs 546/92, rubricato Atti impugnabili e oggetto del ricorso , configura dopo la lettera e , le seguenti due ulteriori ipotesi per le quali È proponibile ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale ebis l'iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all'articolo 77 del Dpr 602/73, e successive modificazioni eter il fermo di beni mobili registrati di cui all'articolo 86 del Dpr 602/73, e successive modificazioni. L'articolo 19 del D.Lgs 546/92 non è una mera norma che concerne il procedimento ma piuttosto che definisce oggettivamente la giurisdizione e restringe o delimita la potenziale larghezza, generica ed onnicomprensiva, dell'articolo 2 dello stesso decreto. Quanto alla individuazione degli atti impugnabili,prevale la tendenza a ritenere che la qualificazione dell'atto impugnato non debba avvenire in chiave logico-formale,bensì in chiave funzionale, cioè sulla base della intrinseca finalità perseguita dall'atto. L'indicata modifica normativa È stata introdotta in sede di conversione del decreto e,pertanto, il nuovo testo dell'articolo 19, comma 1, del Dl 546/92, è entrato in vigore unitamente alla legge di conversione. Il Dl 223/06, è stato convertito con modificazioni in legge 4 Agosto 2006 n. 248. Il suddetto decreto legge è entrato in vigore il 4 luglio 2006, le modificazioni apportate in sede di conversione sono entrate in vigore il 12 agosto 2006 vd. Angelo Buscema, Ai giudici tributari le controversie sulle ganasce fiscali in Diritto & Giustizia quotidiano del 9/09/2006 , giorno successivo a quello della pubblicazione della Legge di conversione nella Gazzetta Ufficiale S.O. della G.U. 186/06 . Per effetto della legge di conversione n. 248 del 4 agosto 2006 del decreto n. 233/2006 il contribuente può difendersi dall'12 agosto 2006 le modifiche apportate in sede di conversione sono entrate in vigore il 12 agosto 2006, giorno successivo a quello della pubblicazione della legge di conversione nella Gazzetta ufficiale n. 186 dell'11 agosto 2006 avverso l'ipoteca del concessionario e il fermo dei beni mobili registrati innanzi al giudice tributario Alla luce di quanto sopra esposto si possono focalizzare i seguenti capisaldi - L' uniforme tutela giurisdizionale in materia tributaria, attuata dall'articolo 12 citato, non suscita, dubbi di incostituzionalità per violazione dell'articolo 102 della Costituzione, che vieta l'istituzione di nuovi giudici speciali, e per violazione dell'articolo 111 della Costituzione, che prevede i principi relativi al giusto processo, alla terzietà e imparzialità della tutela giurisdizionale - le controversie relative a qualsiasi tributo sono di spettanza della giurisdizione tributaria senza la necessità di espresse disposizioni in tema di attribuzione della giurisdizione per i tributi di nuova istituzione l'oggetto della giurisdizione delle CT È individuato in tutte le controversie concernenti i tributi di ogni genere e specie comunque denominati - l'elemento più significativo della giurisdizione delle CT continua ad essere la natura tributaria del rapporto e pertanto sfuggono alla giurisdizione tributaria sia le sanzioni ad esempio irrogate dagli uffici delle entrate nei confronti di soggetti pubblici o privati che abbiano irregolarmente conferito incarichi a dipendenti pubblici non derivanti da una pretesa impositiva o comunque non connessi ad obblighi tributari sia le penalità aventi aventi natura privatistica previste in convenzioni o atti negoziali stipulati dall'Agenzia delle Entrate - sfuggono alla giurisdizione tributaria, in via d'eccezione,soltanto le controversie riguardanti gli atti dell'esecuzione forzata - appartengono ormai, dall'1 gennaio 2002, alla giurisdizione tributaria anche le sanzioni amministrative non tributarie irrogate dagli uffici tributari e connesse con violazioni di disposizioni riconducibili all'ordinamento giuridico tributario e attinente alla gestione dei tributi si pensi alla omessa o tardiva trasmissione delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati ex articolo 7bis del D.Lgs 241/97 si pensi alle violazioni in materia di visto di conformità, di asseverazione e di certificazione tributaria ex articolo 39 del D.Lgs 241/97 si pensi alle controversie per le violazioni dei doveri derivanti dal rapporto di concessione già devolute alla giurisdizione del Tar - la CT È, ormai, giudice unico della materia tributaria ossia dei tributi di ogni genere e specie, solo in sede di impugnazione degli atti indicati con elencazione tassativa dall'articolo 19 del D.Lgs 546/92 . La tutela del contribuente si svolge per i tributi di ogni genere e specie attraverso l'impugnazione di specifici atti elencati dall'articolo 19 del D.Lgs 546/92 - la controversia tributaria devoluta alle CT richiede un elemento soggettivo costituito dalla parte resistente ed un elemento oggettivo posto dall'elencazione tassativa degli atti impugnabili di cui all'articolo 19 del D.Lgs 546/92 l'articolo 19 del D.Lgs 546/92 non È una mera norma che concerne il procedimento ma piuttosto che definisce oggettivamente la giurisdizione e restringe o delimita la potenziale larghezza, generica ed onnicomprensiva, dell'articolo 2 dello stesso decreto .

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 38ma - sentenza 5 luglio-14 settembre 2006, n. 134 Presidente Cellitti - Relatore Scavone Ricorrente Zammuto Svolgimento del processo Il signor Zammuto Giorgio aveva proposto ricorso alla Ctp di Roma avverso la cartella esattoriale in oggetto recante iscrizione a ruolo di sanzioni per contravvenzioni al Cds, disposta dal Comune di Civitavecchia. Lamentava il ricorrente gravi inadempienze procedurali commesse dal concessionario e mancanza di motivazione dell'atto impugnato. Si era costituito il concessionario sostenendo la piena legittimità del proprio operato non si era costituito il Comune di Civitavecchia. All'udienza del 27 ottobre 2004, la Ctp di Roma dichiarava il proprio difetto di giurisdizione e condannava il ricorrente al pagamento delle spese determinate in complessivi euro 100. Avverso detta sentenza ha proposto appello il contribuente Giorgio Zammuto, il quale insiste che il ricorso è stato proposto alla Ct avverso la cartella di pagamento come da allegato n. 3 al ricorso , nonostante quanto rilevato nella sentenza appellata. Ribadisce il contribuente che il concessionario ha notificato in atti che risulta tra quelli impugnabili elencati nell'articolo 19 del D.Lgs 546/92 d cartella di pagamento, e in particolare i concessionari della successione devono tassativamente indicare c le modalità, il termine, l'organo giurisdizionale o l'autorità amministrativa cui è possibile ricorrere. Inoltre asserisce la parte contribuente che la sentenza appellata aveva disposto i motivi di gravame compiutamente esposti nel ricorso, qui ribaditi, mentre nulla ha detto sulla dimostrata conclusione del ricorrente che, anche nel caso di specie, accettata la colpevole carenza del concessionari, la cartella di pagamento è opponibile alla Ctp, per vizi propri. Contesta infine la parte, la mancata comunicazione della fissazione di udienza di trattazione, che nel caso di specie, è nulla poiché, è stata eseguita nei confronti del destinatario mediante consegna in luogo e a persone diversi da quelli stabiliti dalla legge. Sul punto preciso si è espresso con consolidato orientamento la Corte di cassazione in varie sentenze Cassazione 10477/00, 10441/03, 1577/05 con le quali viene definita nulla la sentenza se non viene notificata a una delle parti l'avviso di trattazione dell'udienza come nel caso di specie . Per tali ragioni chiede a questa Ctr di riformare la sentenza appellata, e comunque non dovute le spese processuali relativamente a questo grado di giudizio. Deposita controdeduzioni il concessionario della Banca Montepaschi di Siena Spa di Roma, il quale impugna e contesta quanto sostenuto dall'appellante sull'obbligo della motivazione prevista dalle disposizioni della legge sotto questo profilo si sottolinea che l'articolo 8 del D.Lgs 32/32/2001 ha modificato il comma 3 dell'articolo 12 del Dpr 602/73 il quale recita Nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del CF del contribuente, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento dell'eventuale precedente atto o accertamento e il riferimento dell'eventuale precedente atto o accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione anche sintetica, della pretesa . L'obbligo della motivazione per le cartelle resta confinato nel perimetro delle indicazioni provvedimentali del ruolo e quindi, dell'Ente impositore. La difesa del concessionario rileva, comunque, che a pagina 2 della cartella, è chiaramente indicato sia l'ente impositore che la natura dei tributi e che nella pagina 4 sono indicati il numero del verbale, la data in cui sono stati emessi ed il numero della tarda dell'autovettura che ha commesso l'infrazione, per ci non appare in ogni modo fondata la censura del ricorrente, secondo cui nella cartella non viene indicata la motivazione del pagamento richiesto, come riconosciuto di recente dalla sezione 14 della Ctp di Roma sentenza 104/62 del 23 maggio 2002, e con sentenza 213/14/2002 del 10 giugno 2002 della Ctp di Roma. Chiede pertanto che, l'appello proposto venga rigettato in quanto infondato, con vittoria delle spese di entrambi gradi di giudizio. Motivi della decisione L'appello proposto dal contribuente Giorgio Zammuto non può trovare accoglimento. Preliminarmente questo collegio rileva che in sede di discussione del processo si è presentato solo il rappresentante del contribuente dott. Zammuto Giorgio, il quale si è riportato ai motivi dell'appello, sottolineando in particolare che la sentenza dei giudici deve essere riformata per difetto dei motivi esposti nel ricorso introduttivo che vengono qui ribaditi. Mentre nulla ha detto sulla dimostrata conclusione del ricorrente che, nel caso di specie, accertata vi sarebbe la colpevole carenza del concessionario che la cartella di pagamento era opponibile dinanzi la Ctp, per vizi propri, nel caso di specie difetto di impugnazione . Invero, si deve rilevare che hanno ben motivato i giudici di primi cure e fondatamente è stato controdedotto dall'ufficio impositore, e dal concessionario del servizio riscossioni tributi della Provincia di Roma Banca Montepaschi di Siena infatti, la cartella esattoriale come è noto prevista dall'articolo 25 Dpr 602/73 era stata predsiposta secondo il modello approvato dal ministero delle Finanze con decreto direttoriale del 28 giugno 1999. Gli elementi formali e sostanziali della cartella sono, quindi, rigidamente prefissati da parte del legislatore e non possono essere derogati matu proprio dal concessionario al quale nessuna responsabilità può, pertanto essere imputata per presente eventuali incompletezza della stessa. In tal senso in particolare si rileva infondato il ricorso per quanto concerne le doglianze relative alla presunta nullità della cartella per la mancata notificazione dei motivi per cui l'ufficio aveva iscritto a ruolo l'imposta e gli interessi. Sul punto si deve osservare che la conferma di quanto su esposto si ricava sia da un'osservazione squisitamente ermeneutica che emerge dalla disposizione applicativa dello stato del contribuente, di cui al D.Lgs 32/2001. Nel merito della vertenza invece, questa commissione sostanzialmente non può discostarsi da questo ben motivato nella sentenza di primo grado, e cioè che la materia delle sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, notoriamente, non rientra tra le materie devolute alla giurisdizione delle Ct, e nemmeno certamente se la riscossione delle stesse avvengono a mezzo di iscrizione a ruolo come nel caso in esame . Ciò pertanto, la Commissione esaminati gli atti ritiene di poter confermare il proprio difetto di giurisdizione relativamente alla controversia in questione. Per quanto concerne le spese, vista la natura del rapporto, sussistono giusti motivi per la compensazione delle stesse. PQM La Commissione respinge l'appello del contribuente e dichiara il difetto di giurisdizione della Ct. Spese compensate.