Indulto sì, amnistia no: i danni

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * La magistratura, per il tramite della sua associazione nazionale, da quasi subito obbiettò che un indulto senza amnistia avrebbe creato dei problemi. Così è. Una intervista, rilasciata di recente dalla dr.ssa Rosa Labonia, magistrato di sorveglianza in Napoli, a Paola Alunni Diritto & Giustizi@ 18.11.2006 , rilancia prepotentemente il problema. In precedenza il ministro dell'Interno Giuliano Amato, durante l'audizione presso la I Commissione del Senato del 9.11.2006, è poi tornato sulla questione dell'indulto, ribadendo che il ministro dell'Interno non può non soffrirne . Ma ha sottolineato che il vero problema che intendo affrontare è quello dell'indulto quotidiano che deriva dalle mille cause che oggi in Italia determinano l'incertezza della pena . L'obiettivo, dunque, deve essere quello di rafforzare la certezza della pena senza arrivare a misure anticostituzionali. Questo dobbiamo riuscire a farlo ''. Nei nostri uffici - ha continuato il ministro Amato - si lavora per il rafforzamento dei profili sostanziali e processuali di legislazione penale perché si possa superare questo problema, per evitare che in ragione delle maglie larghe della nostra legislazione '' chi dovrebbe stare in carcere finisce per non esserci e gli imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare gli autori del pizzo se li ritrovano davanti dopo qualche mese''. In precedenza il ministro Amato aveva affermato di avere votato la legge dell'indulto con qualche sofferenza, affermazione che non mancava di destare qualche perplessità. Appare, si ritiene, di tutta evidenza che Amato indirizzava i propri strali al codice processuale penale, anche se parlare di certezza della pena sembra presupporre che di pena detentiva si tratti conseguente a sentenza irrevocabile di condanna, non di custodia cautelare. In questa chiave di lettura le osservazioni del Ministro amato sono condivisibili. Non è condivisibile invece l'Amato-pensiero quando egli parla di rafforzamento dei profili sostanziali , perché in talco, premesso che la competenza ad introdurre modifiche legislative provenienti dal governo riguarda il solo Ministro della Giustizia Mastella, qualora con l'espressione usata volesse Amato alludere anche al settore delle misure alternative alla detenzione inserite nell'Ordinamento penitenziario del 1975, allora queste iniziative segnano un arretramento nei riguardi della c.d. legge Gozzini , i cui benefici effetti fu dato di registrare subito e alla quale non è stata ancora data appieno esecuzione, per motivi vari cui non sono estranee la volontà politica e la drastica riduzione di risorse umane e materiali. La 'denuncia' della dr.ssa Labonia è seria e validissima. In una fase di cambiamenti, del Governo, del Ministro della Giustizia e del capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria cambiamento quest'ultimo che poteva avvenire subito dopo l'insediamento di Mastella e che oggi vede al vertice il consigliere Ettore Ferrara, consigliere di Cassazione, già capo di gabinetto di Mastella , il 'balletto' di cifre sugli effetti dell'indulto, dovuto probabilmente ad un calo di tensione lavorativa con il precedente Capo del DAP già trasferito a domanda ad altro incarico, sostiene la dr.ssa Labonia, ha generato solo confusione, che continuerà ancora per molti anni. Non solo. Avendo lei condannato, in veste di giudicante, persone sotto processo a pene detentive fino al 2021, ancora nel 2018 vi saranno scarcerazioni per la concessione dell'indulto. Per non parlare poi delle misure alternative alla detenzione, citando il caso di Luigi Chiatti, il c.d. 'mostro di Foligno', in cui il reato di violenza fu assorbito come aggravante specifica del reato di omicidio. Sembra di capire che secondo la dr.ssa Libonia sarebbe stato opportuno che il legislatore intervenisse anche sulla possibilità, per gli indultati, di accedere alle misure alternative alla detenzione per effetto dell'indulto. Inoltre, dice il giudice Labonia, l'applicazione del meccanismo dello scorporo dei reati, per i quali è previsto l'indulto, da quelli per i quali l'indulto non è ammesso, fa si che il colpevole di più reati possa beneficiare dell'indulto. Si ritiene che la situazione sia inevitabile, laddove la pena del reato più grave sia stata scontata, quella residuale non può non beneficiare dell'indulto. Non è una caratteristica di questo indulto. La critica della dr.ssa Labonia all'ampiezza dell'indulto tre anni di pena detentiva definitiva è condivisibile, ma il legislatore è sovrano. Come anche, l'assorbimento del c.d. indultino precedente nella legge 241/06 ha vanificato i divieti contenuti nel medesimo ed ha permesso ai detenuti che non poterono beneficiare dell'indultino, di trarre beneficio dall'indulto. Insomma, si sarebbe dovuto introdurre un divieto di cumulo fra le due leggi. Il resto è un problema di gestione del lavoro ci si rimbocchi le maniche, per usare una espressione nuovissima ! Alleanza Nazionale Francesco Storace, Antonino Caruso e Antonio Paravia parte all'attacco, chiedendo a Mastella, con una interrogazione parlamentare, alcuni chiarimenti riguardanti le analisi di studio d'impatto e dati precisi. Ci si chiede ma occorreva davvero permettere che le presenze in carcere lievitassero fino 63.400 detenuti circa, scaricando il problema sulla futura legislatura ? Non è stato dato ascolto nemmeno alla supplica di Giovanni Paolo II ! Cosa si vuole adesso ? Il punto è che, forse spiegandosi un po' male, i commentatori, almeno quelli in buona fede, intendono che questa volta l'indulto è anzitutto di 3 anni invece che di 1 e mezzo come nel passato. In secondo luogo non è associato ad un'amnistia che metterebbe immediata fine ai processi, i quali, invece, così proseguono salvo che la condanna viene cancellata. E questo fenomeno è tanto più esteso quanti più sono gli anni di reclusione assorbiti dall'indulto. A questo proposito però non si dice che se da un lato ciò rende vano, apparentemente, il lavoro dei tribunali, dall'altro mentre un'amnistia cancella il reato e dunque lascia anche le parti civili a bocca asciutta, così non è per l'indulto che cancella la pena ma non il reato e dunque l'eventuale parte civile, in caso di condanna, fa salvi i suoi diritti al risarcimento posto che mai un imputato abbia risarcito realmente la parte civile . Insomma, l'amnistia si applica nel momento in cui viene approvata e dunque fotografa la situazione come è. L'indulto, naturalmente, e questo vale per tutti gli indulti, resta applicabile da quel momento in poi per sempre. Ma quando l'indulto cancella non un anno o un anno e mezzo ma tre, gli effetti si fanno sentire in modo più cogente. Almeno per le dichiarazioni del magistrato, si ritiene si sia partiti dalle polemiche su quanti fossero realmente i detenuti scarcerati e perché ognuno tira fuori una cifra che è sempre maggiore di quella prevista. Ecco perché il riferimento alle altre norme cumulabili con l'indulto per spiegare il contrasto delle cifre. Per quanto riguarda lo scorporo, certo sarebbe illegittimo impedirlo, ma anche in questo caso un conto è scorporare le pene e beneficiare dello sconto di un anno e mezzo, un altro di tre anni le scarcerazioni avvengono più massicciamente e in data più ravvicinata rispetto alla legge che concede il beneficio e dunque tutti se ne accorgono e le strumentalizzano. Detto questo, tuttavia, è evidente che c'è molta approssimazione e una buona dose di malafede in quanti si lamentano o fingono di lamentarsi. La verità è che il Parlamento ha votato l'indulto per risolvere il problema di 80 parlamentari a rischio carcere. Di tutti gli altri effetti nessuno si è realmente preoccupato. * ispettore generale dell'Amministrazione penitenziaria