La totalizzazione dei periodi contributivi per i professionisti: decorrenza della pensione di anzianità, finestre e requisito della cancellazione degli albi. Le sviste del legislatore

di Paolo Rosa

di Paolo Rosa * Va preliminarmente illustrato il quadro sistematico in materia di cumulo dei contributi versati presso gestioni assicurative diverse, anche in conformità ai principi costituzionali. Detti contributi, in via generale, non sono cumulabili fra di loro e quindi restano distinti, di talché non è possibile conseguire la provvista contributiva necessaria per le prestazioni per le quali è prescritto il possesso di una certa anzianità contributiva. Per molti anni, infatti, l'unico meccanismo di raccordo, previsto in via generale, fra diversi regimi previdenziali, era quello della ricongiunzione dei periodi assicurativi disciplinato, per i lavoratori dipendenti, dalla legge 29/1979 e, per i liberi professionisti, dalla successiva legge 45/1990 che disciplina la ricongiunzione onerosa. Nel nostro ordinamento pensionistico non operava invece, in via generale e con l'eccezione di casi del tutto sporadici, il diverso meccanismo, previsto invece nel diritto comunitario, della totalizzazione ovvero del cumulo dei periodi assicurativi, secondo modalità che non comportano alcun trasferimento effettivo di contribuzione dall'uno all'altro ente previdenziale e quindi non richiedono oneri a carico degli interessati. Infatti i contributi versati nelle diverse gestioni si cumulano solo fittiziamente ai fini della maturazione del diritto a pensione, ma poi ciascun ente previdenziale eroga la pensione in misura corrispondente all'effettivo ammontare dei contributi dei quali ha ricevuto il versamento, secondo il principio del pro rata. Com'è noto, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 61/1999 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge 45/1990, articolo 1 e 2 ossia delle norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali dei liberi professionisti , il Legislatore è intervenuto con la legge 388/00, articolo 71 al quale è stata data attuazione con il Dm 57/2003 che escludeva dalla tipologia dei trattamenti pensionistici conseguibili attraverso la totalizzazione dei periodi contributivi giust'appunto la pensione di anzianità. La giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di cassazione intervenute su tale omissione l'avevano giustificata affermando che la garanzia apprestata dall'articolo 38 della Costituzione, essendo legata allo stato di bisogno, è riservata alla pensioni che trovano la loro causa nella cessazione dell'attività lavorativa per ragioni di età, ossia alle pensioni di vecchiaia e non già a quelle il cui presupposto consiste nel mero avvenuto svolgimento dell'attività stessa per un termine predeterminato, così come nel caso dei trattamenti pensionistici di anzianità Cassazione civile, Sezione Lavoro, 3381/06 . La materia è stata ridisegnata dall'articolo 1, comma 1, lettera d, II, lettera o , e 46 della legge 243/04 che ha esteso l'istituto della totalizzazione anche alla pensione di anzianità. Successivamente è stato emanato il D.Lgs 42/2006 che così recita 1. Ferme restando le vigenti disposizioni in materia di ricongiunzione dei periodi assicurativi, agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonché alle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli enti di cui ai D.Lgs 509/94, e 103/96, che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo presso una delle predette gestioni, è data facoltà di cumulare, i periodi assicurativi non coincidenti, di durata non inferiore a sei anni, al fine del conseguimento di un'unica pensione. Tra le forme assicurative obbligatorie di cui al periodo precedente sono altresì ricomprese la gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 335/95, e il Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica. 2. La facoltà di cui al comma 1 può essere esercitata a condizione che a il soggetto interessato abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e possa far valere un'anzianità contributiva almeno pari a venti anni ovvero, indipendentemente dall'età anagrafica, abbia accumulato un'anzianità contributiva non inferiore a quaranta anni b sussistano gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti per l'accesso alla pensione di vecchiaia. 3. La totalizzazione è ammessa a condizione che riguardi tutti e per intero i periodi assicurativi di cui al comma 1. La richiesta di restituzione dei contributi, ove prevista, presentata successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, preclude il diritto all'esercizio della facoltà di totalizzazione. Come è dato leggere nella sussistenza degli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età e di anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti, il Legislatore delegato ha fatto riferimento esclusivamente alla pensione di vecchiaia. Si tratta quindi di accertare se questo costituisca una semplice svista formale occorsa al Legislatore o se vi sia stata la volontà di disciplinare ex novo la pensione di anzianità da totalizzazione. La questione non è di poco momento per le Casse professionali alcune delle quali, come Cassa Forense, subordinano l'erogazione della pensione di anzianità alla cancellazione dagli albi. Di fronte all'amnesia sul punto del Legislatore si potrebbe sostenere che la pensione di anzianità ottenuta attraverso l'istituto della totalizzazione, non avendo il Legislatore delegato previsto altri requisiti per l'accesso alle pensioni totalizzate oltre quelli espressamente indicati nel decreto 62/2006, non consentirebbe agli Enti privatizzati di porre limiti ulteriori per la concreta fruizione delle stesse attraverso l'improprio rinvio alle condizioni richieste per la concessione delle prestazioni non totalizzate. A parere di chi scrive la tesi è soltanto suggestiva apparendo conclamata la svista formale in cui è incorso il Legislatore che ha fatto riferimento soltanto ai requisiti di accesso per la pensione di vecchiaia dimenticandosi quella di anzianità proprio perché non prevista nella prima normazione. Riprova ne sia che il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato la direttiva 2 marzo 2006 indirizzata ai Presidenti degli Enti previdenziali nel quale si afferma che l'età anagrafica di 65 anni richiesta per il conseguimento della pensione di vecchiaia riguarda indistintamente sia gli uomini che le donne e per l'ottenimento di tale pensione, nonché della pensione di anzianità, è necessario aver cessato l'attività di lavoratore dipendente . Ugualmente ha fatto l'Inps, con la circolare n. 69 del 9 maggio 2006, per il quale ai fini del conseguimento della pensione di anzianità in totalizzazione sono richiesti i seguenti requisiti anzianità contributiva non inferiore a 40 anni sussistenza degli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, eventualmente previsti dai singoli ordinamenti per l'accesso alla pensione ad esempio cessazione dell'attività lavorativa dipendente . È pacifico che l'istituto della totalizzazione non introduce un terzium genus di pensione, diverso da quelle previste dai singoli ordinamenti ivi compreso quello forense, ma consiste in una procedura che, nel dare valenza ai singoli spezzoni contributivi, sino ad oggi silenti, consente all'assicurato di conseguire le prestazioni pensionistiche previste dai vari ordinamenti. Se questo è vero, e ci pare francamente l'unica interpretazione corretta, è evidente che l'erogazione della pensione di anzianità, nel sistema previdenziale forense, è subordinata alla cancellazione dall'albo professionale. La stessa Corte costituzionale, con sentenza 73/1992, ha affermato che la pensione di anzianità degli avvocati non è un'ipotesi particolare della pensione di vecchiaia, ma è una forma previdenziale diversa, indipendente dall'età e fondata esclusivamente sulla durata dell'attività lavorativa e sulla correlativa anzianità di contribuzione effettiva cfr. sentenza 194/91 sicché l'abbandono della professione, comprovato dalla cancellazione dagli Albi degli Avvocati, è una condizione strettamente inerente alla ratio di questa forma di pensione, sia che la si intenda, analogamente alla pensione di anzianità dei lavoratori subordinati, come forma di riconoscimento e di premio a coloro che hanno adempiuto il dovere prescritto dall'articolo 4, secondo comma, Cost. con una partecipazione assidua a un'attività di produzione sociale durata almeno trentacinque anni, sia che la si intenda, secondo la prospettazione dell'Avvocatura dello Stato, come anticipo del godimento della pensione concesso in considerazione del presumibile logoramento psico - fisico sopravvenuto dopo un lungo periodo di attività professionale. Né vale osservare che per alcune categorie di lavoratori autonomi, come i coltivatori diretti, gli artigiani e i commercianti, la concessione della pensione di anzianità non è subordinata alla cessazione dell'attività, essendo richiesto soltanto che non prestino attività di lavoro subordinato articolo 22, comma 1, della legge 153/69 . La diversa disciplina si spiega perché il trattamento pensionistico di queste categorie di lavoratori autonomi è agganciato al sistema dell'assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti. Confrontata con la disciplina della pensione di anzianità dei liberi professionisti, essa può apparire un privilegio, ma, appunto perché appartenente a un sistema previdenziale diverso da quello della previdenza forense, non può essere addotta come criterio di valutazione ai fini del principio di eguaglianza. Altro problema, invero, è quello della decorrenza della pensione di anzianità, nel sistema previdenziale forense dove la corresponsione della pensione è subordinata alla cancellazione dagli albi di avvocato. Diversamente da quanto previsto per le pensioni di anzianità e di invalidità erogate dalla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense per Avvocati, relativamente alle quali l'istanza dell'interessato si pone quale necessario presupposto per la decorrenza del trattamento previdenziale, il diritto alla pensione di vecchiaia, a carico della stessa Cassa, matura con il compimento del sessantacinquesimo anno, atteso che il requisito dell'età concorre, con l'anzianità assicurativa e contributiva prescritta, ad integrare la fattispecie costitutiva del su indicato diritto e, pertanto, sorge automaticamente al compimento dell'età pensionabile ove sussista la prescritta anzianità contributiva. Per la corresponsione, invece, della pensione di anzianità l'istanza dell'interessato si pone quale necessario presupposto per la decorrenza del trattamento previdenziale Cassazione, Sezione Lavoro, 1904/96 . Il rispetto della norma far decorrere il trattamento dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda va poi conciliato con la cancellazione dagli Albi da effettuarsi nella consapevolezza dell'esistenza di tutti i requisiti esigenza assai importante allorché la conclusione dell'istruttoria di queste istanze mediante totalizzazione dipenda da differenti Istituti Previdenziali e che potrebbe quindi durate a lungo. Va quindi mantenuta, all'avvocato che ha presentato istanza per il trattamento di anzianità con totalizzazione, la possibilità di esercitare la professione sino all'effettivo pensionamento in quanto questo potrebbe avvenire anche dopo molti mesi dalla presentazione della relativa domanda. Si dovrà quindi consentire all'avvocato di provvedere alla cancellazione dagli Albi anche successivamente alla presentazione della domanda fermo restando che la stessa non sarà da considerarsi perfezionata senza tale requisito con la conseguenza che il trattamento decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda intesa come completa degli elementi essenziali tra cui l'avvenuta cancellazione dagli Albi. Nel testo normativo, probabilmente ancora per una svista, non viene riprodotto il sistema delle finestre d'accesso di cui all'articolo 59, comma 20, legge 449/97 esteso anche a Cassa Forense. Ne consegue che, almeno per il momento, la pensione di anzianità da totalizzazione, a differenza della pensione di anzianità ordinaria, non sarà soggetta al rispetto delle finestre d'accesso. Una piccola consolazione per i pensionati di anzianità da totalizzazione. Probabilmente il Legislatore ha avuto presente l'istruttoria lunga di tale procedura di anzianità per totalizzazione così abolendo le finestre, ma forse si è trattato di un'altra svista. * Avvocato 3