Equa riparazione: niente spese per chi era andato a Strasburgo ""a cavallo"" della legge Pinto

I giudici nazionali non possono riconoscere il rimborso se il ricorso è stato dichiarato irricevibile dall'Europa per la sopraggiunta entrata in vigore della norma interna

Le Sezioni unite, prendendo atto dello stato della normativa vigente e della mancanza di una espressa previsione di diritto intertemporale che disciplini le spese di un ricorso divenuto irricevibile per effetto della sopravvenuta introduzione di un mezzo di tutela dinanzi al giudice nazionale, escludono - in continuità con l'orientamento precedente da ultimo, sezione I, sentenza 15106/94 - che il ricorrente possa pretendere dal giudice nazionale, adito ai sensi della legge 89/2001, il rimborso delle spese giudiziali sostenute per il ricorso inizialmente presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Lo hanno chiarito le Sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza 28508/05, depositata il 23 dicembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 15-23 dicembre 2005, n. 28508 Presidente Carbone - Relatore Vitrone Ricorrente Catra Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 11 aprile 2002 Pietro Catra conveniva in giudizio dinanzi alla Corte d'appello di Trento il ministero della Giustizia per sentirlo condannare alla corresponsione di un equo indennizzo per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti per la non ragionevole durata di un processo per risarcimento di danni nel quale era stato convenuto, iniziato il 20 gennaio 1976 e conclusosi il 25 maggio 1998. Con decreto del 7-15 giugno 2002 la Corte adita condannava il Ministero al pagamento della somma di euro 2.340,00 a titolo di equa riparazione per i danni non patrimoniali e rigettava la domanda di indennizzo dei danni patrimoniali comprendenti il rimborso delle spese sostenute per il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Contro il decreto ricorre per cassazione Pietro Catra con quattro motivi illustrati da memoria. Resiste il ministero della Giustizia con controricorso contenente ricorso incidentale affidato ad un solo motivo. Con ordinanza in data 11 giugno - 17 luglio 2004, n. 13302 è stata disposta la rimessione degli atti al Primo Presidente che ha provveduto all'assegnazione del ricorso alle Su per la decisione della questione proposta con il quarto motivo di ricorso ritenuta di particolare importanza. Motivi della decisione Va disposta preliminarmente la riunione dei ricorsi proposti contro la medesima sentenza. Con il quarto motivo di ricorso l'unico sottoposto all'esame delle Su si denuncia il vizio di omessa motivazione in ordine alla richiesta di rimborso delle spese sostenute dal ricorrente per la proposizione del ricorso dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che sarebbe stata respinta senza alcun esame delle argomentazioni spese a sostegno della domanda di indennizzo dei danni patrimoniali tra i quali non potrebbero non comprendersi tali esborsi. L'ordinanza della sezione remittente, nel considerare la questione, richiama l'orientamento pressoché costante della giurisprudenza di legittimità che ha negato il rimborso delle spese giudiziali sostenute per il ricorso inizialmente presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo Cassazione 18139/02 4/2003 6163/03 123/04 15106/04 e contesta le affermazioni poste a suo fondamento secondo cui, da un lato, esse non sarebbero conseguenza immediata e diretta della durata irragionevole del processo e non potrebbero per ciò considerarsi danno patrimoniale indennizzabile, e, dall'altro, il giudice nazionale non avrebbe titolo per liquidare le spese giudiziali relative ad un processo instaurato dinanzi alla Corte Europea in mancanza di alcun rapporto di continuità con quello introdotto dinanzi ad esso. Si osserva nell'ordinanza di rimessione che le due fasi sono strettamente coordinate e finalizzate al medesimo risultato e che l'effettiva protezione accordata al diritto ad un processo di ragionevole durata non troverebbe adeguata salvaguardia se dovessero definitivamente restare a carico del ricorrente le spese sostenute per il ricorso proposto al giudice sovranazionale, il quale accorda costantemente il rimborso delle spese giudiziali in caso di accoglimento della domanda di indennizzo, domanda che è stata proposta negli stessi termini al giudice nazionale secondo quanto prescritto dalla sopravvenuta legge 89/2001. L'esigenza di assicurare una effettiva protezione alla parte pregiudicata da un processo di eccessiva durata - recentemente sottolineata da queste Su che hanno ribadito la necessità di una interpretazione della normativa nazionale conforme alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo sino al limite della questione di costituzionalità nei confronti delle norme che si ponessero in contrasto insuperabile con l'articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo sentenze 1338 e 1339/04 - non costituisce, tuttavia, ragione sufficiente per estendere l'equo indennizzo dei danni patrimoniali sino a comprendere in tale categoria anche gli esborsi sostenuti per il ricorso dinanzi alla Corte di Strasburgo. Va considerato al riguardo che le spese giudiziali sopportate dalla parte vittoriosa vengono poste a carico del soccombente non già a titolo di ristoro del pregiudizio derivante dalla non ragionevole durata del processo, previo accertamento delle condizioni richieste dalla legge, bensì sulla base della mera soccombenza in giudizio articolo 91 Cpc , indipendentemente cioè da ogni valutazione del suo comportamento nel processo com'è con fermato dal rilievo che al rimborso delle spese giudiziali è tenuto anche il soccombente contumace. Gli esborsi sostenuti a titolo di spese giudiziali non costituiscono perciò conseguenza immediata e diretta della eccessiva durata del processo, posta a fondamento della domanda di equo indennizzo come fatto generatore del danno, ma vengono rimborsati unicamente in dipendenza della vittoria in giudizio la quale comporta l'esclusione di ogni aggravio economico per la parte vittoriosa, tenuta unicamente all'anticipo delle spese necessarie articolo 90 Cpc . Il giudice nazionale non ha quindi alcun titolo per liquidare le spese di un ricorso presentato al giudice sovranazionale, dinanzi al quale non ha mai avuto inizio alcun processo, poiché, per il principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 35 del la Convenzione - nel testo sostituito dal Protocollo n. 11, adottato in data 11 maggio 1994 e in vi gore in Italia dal l' novembre 1998 - la Corte di Strasburgo non può essere adita se non dopo l'esaurimento delle vie di ricorso interne che sono state introdotte con la legge 89/2001, cosicché la domanda di indennizzo proposta dinanzi al giudice nazionale non è strutturata come una prosecuzione di quella pendente dinanzi alla Corte di Strasburgo ma costituisce l'atto iniziale di un giudizio il cui esaurimento costituisce condizione di ricevibilità della domanda che potrà essere proposta alla Corte di Strasburgo nel caso in cui la parte non abbia ricevuto un indennizzo adeguato dal giudice nazionale. Né vale obbiettare che il giudice sovranazionale liquida costantemente a favore della parte vittoriosa le spese di assistenza e difesa in giudizio, ancorché non obbligatorie in considerazione del fatto che la parte può agire personalmente prescindendo da qualsiasi difesa tecnica, poiché, qualora dopo la presentazione della domanda sia stata introdotta una via di ricorso interna, il ricorso alla Corte di Strasburgo viene respinto, in quanto irricevibile ai sensi dell'articolo 35, n. 4 della Convenzione, con una statuizione che non contiene alcuna pronuncia di rimborso delle spese giudiziali. Da ciò consegue che, allo stato della normativa vigente, in mancanza di una espressa previsione di diritto intertemporale che disciplini le spese di un ricorso divenuto irricevibile per effetto del la sopravvenuta introduzione di un mezzo di tutela dinanzi al giudice nazionale, la censura in esame non può trovare accoglimento, dovendo confermarsi la perdurante validità dell'interpretazione univoca della giurisprudenza innanzi richiamata. Il rigetto del quarto motivo del ricorso principale comporta la restituzione degli atti alla sezione remittente per l'esame degli ulteriori motivi del ricorso principale, nonché del ricorso incidentale. PQM La Corte, pronunziando a sezioni unite, riunisce i ricorsi, rigetta il quarto motivo del ricorso principale e dispone la restituzione degli atti alla sezione remittente per l'esame degli ulteriori motivi nonché del ricorso incidentale.