Oblazione, i diritti dell'imputato

Il giudice del merito ha l'obbligo di pronunciarsi sulla richiesta contestualmente alla denuncia dell'erronea qualificazione giuridica del fatto che ne precludeva l'ammissibilità. E la decisione può anche essere impugnata

Si allargano i confini del diritto dell'imputato di estinguere il reato mediante il procedimento speciale dell'oblazione. Secondo la Cassazione, infatti, il giudice del merito ha l'obbligo di pronunciarsi sulla richiesta di oblazione avanzata dall'imputato contestualmente alla denunzia dell'erronea qualificazione giuridica del fatto che ne precludeva l'ammissibilità. Non solo, la relativa decisione sul punto è suscettibile di impugnazione. È quanto emerge dalla sentenza delle Sezioni unite penali di piazza Cavour, depositata il 2 marzo e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, nel caso esaminato dagli ermellini , il giudice del merito nel suo verdetto dava al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione . In altre parole, il reato era stato riqualificato in un'ipotesi per la quale era ammessa l'oblazione. A questo punto la Cassazione fa una precisazione solo se l'errore di diritto è stato rilevato dalla difesa contestualmente alla formulazione di istanza di oblazione - sulla quale il Pm abbia potuto esprimersi - il giudice viene formalmente investito della questione. Non potendosi ritenere, al contrario, perché la legge non lo prevede, che il giudice abbia l'obbligo di rimettere in termini ex officio l'imputato. Se, poi, il magistrato ha omesso di pronunciarsi sull'istanza o si è pronunciato sbagliando ad applicare la legge penale, all'imputato viene riconosciuta la possibilità di opporsi alla decisione. In caso di sentenza appellabile - conclude la Corte - provvederà il giudice dell'appello come si desume dagli articoli 597, comma 2, lettera a , e 604, comma 7, Cpp e in caso di sentenza impugnabile solo con ricorso per cassazione potrà essere formulata la relativa doglianza articolo 606, comma 1, lettera c , Cpp davanti alla Suprema corte .

Cassazione - Sezioni unite penali - sentenza 28 febbraio-2 marzo 2006, n. 7645 Presidente Papadia - Relatore Fiandanese Pm Palombarini - Ricorrente Autolitano Svolgimento del processo Autolitano Saverio veniva citato a giudizio davanti al Tribunale monocratico di Reggio Calabria per rispondere del reato di cui all'articolo 9, comma 1, della legge 1423/56, perché essendo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Ps con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, era stato trovato sprovvisto della carta precettiva. Il Tribunale, con sentenza in data 26 novembre 2004, dichiarava l'imputato colpevole del reato di cui all'articolo 650 Cp, così modificando la qualificazione giuridica del fatto contestato, e lo condannava alla pena di 200 euro di ammenda. Proponeva ricorso per cassazione personalmente Autolitano, deducendo violazione di legge, in quanto il Tribunale, avendo derubricato il reato di cui all'imputazione, non oblabile, in altro oblabile, avrebbe dovuto consentire all'imputato di esercitare il suo diritto, costituzionalmente indiscutibile, di estinguere il reato attraverso l'oblazione, determinando con la stessa sentenza che assumerebbe la forma della sentenza - ordinanza la somma da versare ex articolo 141, comma 4, disp. att. Cpp e fissando un termine non superiore a dieci giorni per provvedere al pagamento della somma dovuta, subordinando l'efficacia della condanna all'inutile scadenza del termine assegnato in caso, invece, di pagamento nel termine, il giudice dell'esecuzione, su istanza di parte, avrebbe potuto dichiarare estinto il reato ex articolo 676 Cpp Il ricorrente precisava, altresì, che la difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in sede di conclusioni segnalando tempestivamente la più corretta e favorevole qualificazione giuridica del fatto, concludeva chiedendo l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata o, in subordine, con rinvio. La Sezione prima di questa Corte, cui il ricorso veniva assegnato, pronunciava, il 2 novembre 2005, ordinanza di rimessione alla Su ai sensi dell'articolo 618 Cpp, rilevando l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale. Nella motivazione della suddetta ordinanza si osserva che la Corte costituzionale, con sentenza 530/95, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 516 e 517 Cpp nella parte in cui non prevedevano la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli articoli 162 e 162bis Cp, relativamente a fatto diverso o reato concorrente contestati in dibattimento. Il legislatore si era adeguato a tale pronuncia aggiungendo, con l'articolo 53, comma 1, lettera c , della legge 479/99, il comma 4bis dell'articolo 141 disp. att. Cpp, a norma del quale in caso di modifica dell'originaria imputazione in altra per la quale sia ammissibile l'oblazione, l'imputato è rimesso in termini per chiedere la medesima. Il giudice, se accoglie la domanda, fissa un termine non superiore a dieci giorni, per il pagamento della somma dovuta. Se il pagamento avviene nel termine il giudice dichiara con sentenza l'estinzione del reato . Analoga norma l'articolo 9 della stessa legge introduceva all'ultimo comma dell'articolo 162bis Cpp, successivamente abrogata, perché da ritenere superflua, dall'articolo 2 quattordicies del Dl 82/2000, convertito in legge 144/00. Il legislatore, peraltro, osserva ancora l'ordinanza di rimessione, lasciava aperto il problema per i casi in cui l'imputazione originaria non fosse modificata a seguito di contestazione del pubblico ministero nel corso del dibattimento, ma dal giudice nella sua decisione finale. In tal caso, sarebbe contrario al diritto di difesa di cui all'articolo 24 Costituzione, nonché al principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 Costituzione, privare l'imputato del diritto di chiedere l'oblazione. L'ordinanza di rimessione rileva che, per trovare soluzione a tale problema, si sono formati tre orientamenti giurisprudenziali. Secondo un primo orientamento, l'imputato in tanto ha diritto all'oblazione in quanto l'abbia tempestivamente richiesta in via preventiva o cautelativa , così che il giudice, nell'ipotesi in cui decidesse la derubricazione del reato, nel corso o all'esito dell'istruttoria dibattimentale, dovrebbe provvedere con ordinanza a rimettere l'imputato in termini per richiedere l'oblazione. Un altro orientamento giurisprudenziale ritiene, invece, che, in caso di derubricazione disposta dal giudice, l'imputato debba presentare domanda di oblazione con l'atto di appello, in applicazione analogica dell'articolo 604, comma 7, Cpp Secondo una terza soluzione, infine, il giudice, con la stessa sentenza con la quale riqualifica il reato e pronuncia la relativa condanna, rimette in termini ex officio l'imputato per provvedere all'oblazione, subordinando l'efficacia della condanna all'inutile scadenza del termine assegnato, non superiore a dieci giorni, per il pagamento della somma dovuta. Se la procedura di oblazione si perfeziona con il pagamento della somma stessa entro il termine stabilito, il giudice dell'esecuzione, su istanza di parte, dichiarerà estinto il reato ex articolo 676 Cpp, in caso contrario, la sentenza diventerà incondizionatamente efficace ed eseguibile. Il Primo Presidente, con provvedimento del 25 novembre 2005, assegnava il ricorso alle Sezioni Unite, fissando per la trattazione l'udienza del 28 febbraio 2006. Motivi della decisione Il motivo di ricorso è infondato e deve essere rigettato. La norma invocata nella fattispecie è quella di cui all'articolo 141, comma 4bis, disp. att. Cpp, introdotta dall'articolo 53 della legge 479/99. La stessa legge con l'articolo 9 aveva integrato anche l'articolo 162bis Cpp al comma 7 con norma analoga, successivamente abrogata dall'articolo 2quattordecies Dl 82/2000, convertito con legge 144/00, non solo perché incongruamente inserita in un contesto di normativa di diritto sostanziale, ma anche perché produttiva di possibili dubbi interpretativi in merito all'ambito di operatività del procedimento di oblazione riferibile non solo alla oblazione c.d. discrezionale articolo 162bis Cp , ma anche all'oblazione c.d. obbligatoria articolo 162Cp . Il riconoscimento all'imputato del diritto alla rimessione in termini per chiedere l'oblazione in caso di modifica dell'originaria imputazione in altra per la quale l'oblazione stessa sia ammissibile non è una novità , limitandosi a recepire una regola già introdotta nel sistema dalla Corte costituzionale, che, con la sentenza 530/95, rilevato che non sussistono ostacoli di ordine tecnico-sistematico all'ammissione dell'oblazione nel corso del dibattimento , affermava che la preclusione dell'accesso al medesimo istituto ed ai connessi benefici, in caso di nuove contestazioni dibattimentali, per fatto diverso articolo 516 Cpp o per reato concorrente articolo 517 Cpp risultava lesiva del diritto di difesa nonché priva di razionale giustificazione. La nuova normativa, pertanto, allorché parla di modifica dell'imputazione , mutuando il dato testuale dell'articolo 516 Cpp, intende chiaramente fornire precise regole procedurali per l'applicazione della citata pronuncia di illegittimità costituzionale, inserendosi in un contesto nel quale intervengono il pubblico ministero, con la contestazione suppletiva, il giudice, con la rimessione in termini, l'imputato con l'istanza di oblazione, il pubblico ministero, ancora, per il parere come disposto dal comma 4 del citato articolo 141 , di nuovo il giudice per la valutazione di accoglimento o rigetto della domanda in caso di oblazione c.d. discrezionale . Il collegio ritiene che diverso sia il caso, come quello di specie, in cui il giudice nella sentenza dia al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione articolo 521 Cpp , si tratta di una soluzione interpretativa in punto di diritto, che può essere adottata anche nel giudizio di legittimità, rispetto alla quale le suddette regole procedurali possono trovare applicazione soltanto nel caso in cui l'errore di diritto sia stato rilevato dalla difesa contestualmente alla formulazione di istanza di oblazione, sulla quale il p.m. abbia potuto esprimersi solo in tal modo, infatti, il giudice viene formalmente investito della questione, non potendosi ritenere, perché non previsto dal complessivo sistema procedurale disciplinato dalla legge, che egli abbia l'obbligo di rimettere in termini ex officio l'imputato, per di più al di fuori di qualsiasi contraddittorio, imprescindibile soprattutto nel caso di oblazione c.d. discrezionale. Se il giudice abbia omesso di pronunciarsi sull'istanza o si sia pronunciato con erronea applicazione della legge penale, in caso di sentenza appellabile provvederà il giudice dell'appello come si desume dagli articoli 597, comma 2, lettera a , e 604, comma 7, Cpp e in caso di sentenza impugnabile solo con ricorso per cassazione potrà essere formulata la relativa doglianza articolo 606, comma 1, lettera c , Cpp davanti alla Suprema corte. L'ulteriore questione se la richiesta di modifica della definizione giuridica del fatto con contestuale istanza di oblazione debba essere formulata prima dell'apertura del dibattimento o possa essere presentata anche successivamente nel corso dell'istruzione dibattimentale o con le conclusioni non assume rilevanza nel caso di specie, poiché, diversamente da quanto affermato dal ricorrente, dal verbale dell'udienza del 26 novembre 2004, risulta che il difensore dell'imputato con le conclusioni chiedeva l'assoluzione con formula ampia. Deposita giurisprudenza . In mancanza, pertanto, di una istanza valutabile in applicazione dei principi sopra formulati, il ricorso deve essere rigettato con la conseguenza della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.