Il primo esame per la riforma processuale della Rc auto

di Giuseppe Mazzucchiello

di Giuseppe Mazzucchiello * Il Convegno svolto a Napoli il 6 aprile scorso è stato il primo momento per esaminare, in concreto, le conseguenze pratico-operative della riforma processuale introdotta dalla legge 102/2006 per le controversie aventi ad oggetto il risarcimento in caso di morte o lesioni derivanti dalla circolazione stradale. Ad esser sinceri va premesso che, a testimonianza dell'assoluto stato di sgomento e confusione nel quale si trovano, in questo momento, tutti gli operatori del diritto, della responsabilità civile in particolare, l'Associazione Valore Uomo, dedita allo studio del danno alla persona, e che forse è, fra tutte, quella che dedica la sua intera esistenza a questa disciplina, con una Sala attrezzata per 230-250 persone al massimo, si è trovata a fronteggiare una marea umana di oltre 1500 tra Avvocati e Magistrati, venuti da tutta Italia, per lo più meridionale, evidentemente disperati nella loro ricerca di certezze dinanzi ad un proliferare indiscriminato di normative che, più che modificare, hanno determinato una vera e propria rivoluzione copernicana nel sistema della responsabilità civile. Infatti questo settore, coinvolto come tutti gli altri dalle riforme processuali della recente novella e dalla sentenza della Consulta sull'eccezione di incompetenza per territorio, in pochi mesi, e senza preavviso alcuno, ha dovuto subire - perché ovviamente è questo, ormai, il termine che gli Avvocati dovranno imparare ad utilizzare ed è tristissimo doverlo ammettere nell'assoluta impotenza dei propri organi istituzionali ad ottenere ascolto e attenzione, preventivi, dal legislatore - dapprima la riforma integrale del diritto sostanziale che attiene all'intera fase stragiudiziale e, successivamente, di quella giudiziale con una norma che, definire solo scellerata è davvero un eufemismo. Ed è pazzesco che, da qualche parte, qualcuno continui a salutarla come norma di favore sol perché contiene la possibilità della provvisionale anche senza lo stato di bisogno. Ma questo qualcuno se lo è posto il dubbio che, prima di poter avere, deve poter chiedere? Cioè deve poter agire? E come? Con quali mezzi? In quali forme? Ci vogliamo rendere conto che in tutti i Tribunali Italiani regna il caos più totale perché ci sono sezioni che stanno applicando il mutamento del rito anche ai processi in corso, mentre altre sezioni no? E cosa succederà ai processi con il rito errato quando finalmente sarà fatta chiarezza, in qualunque senso esso sia ? E' chiaro che vi è un totale vuoto Istituzionale del Governo, del Legislatore e dei vertici giudiziari che non può certo essere colmato solo da Associazioni private di volontariato o dai Consigli degli Ordini, locali e/o distrettuali. Ad ogni modo, superati, seppur con momenti di tensione, questi disagi, il Convegno è entrato nel vivo e dopo l'alternarsi dei relatori e al termine del dibattito, si sono potute trarre le seguenti conclusioni la norma ha introdotto un rito speciale, quello del lavoro, ogni volta che in un incidente stradale vi sia una persona deceduta o ferita non è assolutamente pensabile che possa trovare applicazione il disposto di cui all'art. 40 c.p.c. con la prevalenza del rito ordinario su quello speciale perché, se così volessimo affermare, di fatto ci trasformeremmo in Corte Costituzionale, ma di quella ce n'è una sola La norma è brutta, è penosa, è lacunosa, è cattiva per il danneggiato altro che favor MA ESISTE e nessun magistrato potrà ignorarla finchè non interverrà il Legislatore o il Giudice Costituzionale. D'altro canto, se si volesse concludere diversamente, essendo praticamente matematico che ci sono sempre danni a cose ogni volta che ci sono lesioni o morte anche nell'investimento di pedone, perché bastano un paio di occhiali o un vestito rotto la nuova norma non si applicherebbe mai. Inoltre, essa dà per scontato che si sia verificato un incidente stradale e non è certo l'investimento pedonale quello tipico e afferma che nel caso di morte o lesioni si applica etc, etc i processi in corso, ivi inclusi quelli instaurati con la richiesta della notifica degli atti di citazione entro il 31 marzo, devono continuare con il rito originario. A questa conclusione si giunge seguendo due ragionamenti, rafforzativi tra loro il primo è quello dell'interpretazione sistematica che salvaguarda gli atti processuali compiuti perché quando il legislatore vuole che una norma sia retroattiva e, quindi, applicabile anche ai procedimenti pendenti, lo dice espressamente, né bisogna dimenticare la correlazione tra i due principii del tempus regit actum e della perpetuatio iurisdictionis la seconda è quella del famoso favor per la vittima che, invece, col mutamento verrebbe certamente sfavorita, poiché, essendo quasi sempre parte attrice, qualora subisse il mutamento di rito, vedrebbe il suo processo rallentato sensibilmente da tale evento. Inoltre, modificare il rito in corsa significherebbe creare confusione mentre, per favorire chi agisce in giudizio, quindi colui che deve provare, allegare e documentare per ottenere il risarcimento, occorre, innanzitutto, dargli certezze si è appena accennato agli Appelli, perché è chiaro che questa è la nuova frontiera dei problemi da affrontare appena definiti si spera!! quelli di 1 grado. Si è solo potuto affermare che, conseguenzialmente all'immutabilità del rito in corsa, non muta neppure quello d'Appello è stato poi sottolineato che tutti questi problemi non avranno proprio più ragione di esistere allorché sarà applicabile il Codice delle Assicurazioni perché i numerosi vincoli per la proponibilità dell'azione, ivi incluso quello del modulo da firmare per iniziare tutta l'attività componitiva che dovrebbe condurre all'offerta, renderanno pressoché impossibile arrivare in giudizio per alcuni anni. Questo, in attesa della scure della Consulta che certamente, ha concluso uno dei Magistrati presenti, arriverà inesorabile, attesa la evidente limitazione sia del diritto di agire che di quello di difesa. * Avvocato, Presidente dell'Associazione Valore Uomo