Parcella statale per l'avvocato di Giovanni Brusca

Accolto il ricorso dell'ex boss di Cosa nostra l'erario dovrà pagare le spese legali per il periodo in cui 1996-2000 l'ex capo mafia, pur collaborando con la giustizia, non era stato ammesso al programma di protezione

Lo Stato dovrà pagare a Giovanni Brusca, l'ex boss di Cosa, nostra le spese legali fin dall'inizio della sua collaborazione con la Giustizia. Lo ha stabilito la prima sezione ter del Tar Lazio con le sentenze 2695 e 2690 del 2006 depositate lo scorso 12 aprile e qui leggibili nei documenti correlati . I giudici capitolini hanno accolto il ricorso del legale Luigi Li Gotti e di Brusca, condannato per oltre un centinaio di omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo - figlio undicenne del pentito Santino Di Matteo - sciolto nell'acido e quello del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta. A finire nel mirino dei magistrati amministrativi è stato il mancato pagamento delle parcelle tra il 1996 e il 2000. Del resto, in quel periodo l'ex capo mafia di San Giuseppe Jato, non era stato ammesso al programma di protezione pur avendo già iniziato a collaborare. Circostanza quest'ultima, che dà diritto all'ex malavitoso di essere assistito a spese dello Stato.

Tar Lazio - Sezione I Ter - sentenza 9 febbraio-12aprile 2006, n. 2695 Presidente Tosti - Relatore De Bernardi Ricorrente Li Gotti Fatto e diritto Deducendo eccesso di potere sotto svariati profili e violazione degli articolo e 10 del d.l. numero /91, l'avv. Luigi Li Gotti ha impugnato il provvedimento s.n. del 13.12.2001 col quale la Commissione Centrale istituita ai sensi dell'articolo della legge numero /91 ha rigettato l'istanza di pagamento delle parcelle concernenti l'assistenza legale da lui prestata in favore del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca nel periodo antecedente l'8.3.2000. All'esito della discussione svoltasi nella pubblica udienza del 9.2.2006, il Collegio - trattenuto il relativo ricorso in decisione - ne constata la sostanziale fondatezza. Per una miglior comprensione dei fatti di causa, giova - innanzitut-to - premettere - che, sin dal luglio del '96, il Brusca ha iniziato a collaborare fattivamente con l'Autorità giudiziaria - che, da tale data, la sua famiglia ovviamente, per effetto di quanto sopra è stata sottoposta a speciali misure di assistenza - che, dall'agosto dello stesso anno, egli - su richiesta del Servizio Centrale di Protezione - ha iniziato ad avvalersi del patrocinio dell'avv. Li Gotti il quale a ha presenziato, da subito conferendogli garanzia formale e sostanziale , alle dichiarazioni che il soggetto in questione ha reso - quale collaboratore di giustizia - ai PP.MM. di Palermo, Firenze e Caltanissetta b ha partecipato, su invito del cennato Ufficio ministeriale, ad un'importante riunione tenutasi a Palermo nel successivo mese di settembre avente ad oggetto proprio la definizione delle misure di sicurezza del collaboratore e dei suoi familiari c ha assicurato, da allora, la difesa del Brusca nei vari processi intentati a suo carico tra cui quelli per le stragi di Capaci e di via D'Amelio e per l'omicidio dell'on. Salvo Lima processi in cui il Brusca stesso ha fornito agli inquirenti una collaborazione riconosciuta, da tutti, d'importanza eccezionale. Ora se è vero che solo l'8.3.2000 attesa l'impossibilità di assicurarne un'adeguata tutela dell'incolumità a mezzo delle misure di tipo ordinario è stata deliberata su richiesta delle competenti DD.DD.A. la formale adozione di un programma di protezione in favore dell'interesato, è altresì vero - che il ritardo nella formalizzazione dello status di collaboratore di giustizia del Brusca è dipeso dal fatto che, per dare riscontro alla portata ed alla genuinità delle dichiarazioni rese da un soggetto in una materia tanto delicata, occorre - inevitabilmente - un certo lasso di tempo - che questo deve, comunque, esser rapportato all'importanza ed alla complessità nel caso di specie, obiettivamente considerevole della collaborazione prestata . Va, del resto, considerato - che la normativa di settore non stabilisce, in alcun punto, che le misure di assistenza legale e non debbano scattare solo alla formale definizione del programma di protezione - che la ratio di tale normativa è infatti quella di incoraggiare, da subito, la reale disponibilità a collaborare del dichiarante - che l'approvazione del programma di collaborazione è solo il punto d'arrivo e, quindi, la sanzione formale che interviene, com'è ovvio, a seguito delle opportune verifiche del percorso collaborativo intrapreso dall'interessato - che sarebbe comunque illogico riconoscere l'assistenza legale per il periodo successivo alla formale ammissione di un soggetto al programma de quo quando, cioè, il suo apporto collaborativo si è - di fatto - esaurito e negarla per il periodo precedente quando, cioè, l'attività di cui trattasi si è dispiegata in tutta la sua pienezza consentendo - come si è, poi, regolarmente accertato - di contribuire allo smantellamento, sia pur parziale, dell'organizzazione mafiosa . A confutazione di quanto sostenuto dalla resistente, occorre - al riguardo - far presente - che, se un soggetto è stato ammesso al programma speciale di protezione, è evidentemente per quel che egli ha fatto prima della formale adozione del relativo provvedimento - che detto in altri, e più chiari, termini un tale atto non sarebbe certo intervenuto se l'attività del dichiarante non fosse stata ritenuta utile ai fini dell'azione di contrasto della criminalità organizzata - che, quindi, l'ammissione formale al programma di protezione non opera altro che come condizione sospensiva del l'efficacia del diritto al pagamento delle spese destinate all'assistenza legale ed extralegale del collaborante - che la condizione sospensiva evento futuro ed incerto, al cui verificarsi è subordinata la produzione di un determinato effetto giuridico di fonte negoziale o legale dispiega, per sua stessa natura al pari, d'altro canto, di quella risolutiva efficacia ex tunc cfr. articolo ss. c.c. . Per le suesposte considerazioni e tenuto conto che i presupposti alla cui sussistenza è subordinato l'obbligo di pagamento delle prestazioni defensionali da parte dell'erario si sono perfezionati prima delle modifiche normative intervenute in subjecta materia che hanno comportato, com'è noto, lo spostamento di competenza dalla Commissione de qua al giudice ordinario , il Collegio - che pur ravvisa giustificati motivi per compensare tra le parti le spese di lite - non può appunto che ritenere fondato e, per ciò stesso, meritevole di accoglimento il ricorso in esame. PQM Il Tar Lazio, sezione I Ter - accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento costituentene oggetto - compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa, di cui sono fatte salve le ulteriori determinazioni.

Tar Lazio - Sezione I ter - sentenza 9 febbraio - 12 aprile n. 2690 Presidente Luigi Tosti - Relatore De Bernardi Ricorrente Luigi Li Gotti Fatto e Diritto Deducendo eccesso di potere sotto svariati profili, difetto di motivazione e violazione degli articolo e 10 del d.l. numero /91, il signor Giovanni Brusca ha impugnato - con contestuale richiesta di tutela cautelare la cui delibazione, aderendosi ai desideri espressi dall'interessato nell'apposita sede camerale, è peraltro stata rinviata al merito - il provvedimento s.n. del 13.12.2001 col quale la Commissione Centrale istituita ai sensi dell'articolo della legge numero /91 ha rigettato l'istanza di pagamento delle parcelle concernenti l'assistenza legale prestata dall'avv. Luigi Li Gotti nel periodo che va dal luglio del '96 all'8.3.2000. All'esito della discussione svoltasi nella pubblica udienza del 9.2.2006, il Collegio - trattenuto il relativo ricorso in decisione - ne constata la sostanziale fondatezza. Per una miglior comprensione dei fatti di causa, giova - innanzitut-to - premettere - che, sin dal luglio del '96, il Brusca ha iniziato a collaborare fattivamente con l'Autorità giudiziaria - che, da tale data, la sua famiglia ovviamente, per effetto di quanto sopra è stata sottoposta a speciali misure di assistenza - che, dall'agosto dello stesso anno, egli - su richiesta del Servizio Centrale di Protezione - ha iniziato ad avvalersi del patrocinio dell'avv. Li Gotti il quale a ha presenziato, da subito conferendogli garanzia formale e sostanziale , alle dichiarazioni che il soggetto in questione ha reso - quale collaboratore di giustizia - ai PP.MM. di Palermo, Firenze e Caltanissetta b ha partecipato, su invito del cennato Ufficio ministeriale, ad un'importante riunione tenutasi a Palermo nel successivo mese di settembre avente ad oggetto proprio la definizione delle misure di sicurezza del collaboratore e dei suoi familiari c ha assicurato, da allora, la difesa del Brusca nei vari processi intentati a suo carico tra cui quelli per le stragi di Capaci e di via D'Amelio e per l'omicidio dell'on. Salvo Lima processi in cui il Brusca stesso ha fornito agli inquirenti una collaborazione riconosciuta, da tutti, d'importanza eccezionale. Ora se è vero che solo l'8.3.2000 attesa l'impossibilità di assicurarne un'adeguata tutela dell'incolumità a mezzo delle misure di tipo ordinario è stata deliberata su richiesta delle competenti DD.DD.A. la formale adozione di un programma di protezione in favore del ricorrente, è altresì vero - che il ritardo nella formalizzazione dello status di collaboratore di giustizia del Brusca è dipeso dal fatto che, per dare riscontro alla portata ed alla genuinità delle dichiarazioni rese da un soggetto in una materia tanto delicata, occorre - inevitabilmente - un certo lasso di tempo - che questo deve, comunque, esser rapportato all'importanza ed alla complessità nel caso di specie, obiettivamente considerevole della collaborazione prestata . Va, del resto, considerato - che la normativa di settore non stabilisce, in alcun punto, che le misure di assistenza legale e non debbano scattare solo alla formale definizione del programma di protezione - che la ratio di tale normativa è infatti quella di incoraggiare, da subito, la reale disponibilità a collaborare del dichiarante - che l'approvazione del programma di collaborazione è solo il punto d'arrivo e, quindi, la sanzione formale che interviene, com'è ovvio, a seguito delle opportune verifiche del percorso collaborativo intrapreso dall'interessato - che sarebbe comunque illogico riconoscere l'assistenza legale per il periodo successivo alla formale ammissione di un soggetto al programma de quo quando, cioè, il suo apporto collaborativo si è - di fatto - esaurito e negarla per il periodo precedente quando, cioè, l'attività di cui trattasi si è dispiegata in tutta la sua pienezza consentendo - come si è, poi, regolarmente accertato - di contribuire allo smantellamento, sia pur parziale, dell'organizzazione mafiosa . A confutazione di quanto sostenuto dalla resistente, occorre - al riguardo - far presente - che, se un soggetto è stato ammesso al programma speciale di protezione, è evidentemente per quel che egli ha fatto prima della formale adozione del relativo provvedimento - che detto in altri, e più chiari, termini un tale atto non sarebbe certo intervenuto se l'attività del dichiarante non fosse stata ritenuta utile ai fini dell'azione di contrasto della criminalità organizzata - che, quindi, l'ammissione formale al programma di protezione non opera altro che come condizione sospensiva del l'efficacia del diritto al pagamento delle spese destinate all'assistenza legale ed extralegale del collaborante - che la condizione sospensiva evento futuro ed incerto, al cui verificarsi è subordinata la produzione di un determinato effetto giuridico di fonte negoziale o legale dispiega, per sua stessa natura al pari, d'altro canto, di quella risolutiva efficacia ex tunc cfr. articolo ss. c.c. . Per le suesposte considerazioni e tenuto conto che i presupposti alla cui sussistenza è subordinato l'obbligo di pagamento delle prestazioni defensionali da parte dell'erario si sono perfezionati prima delle modifiche normative intervenute in subjecta materia che hanno comportato, com'è noto, lo spostamento di competenza dalla Commissione de qua al giudice ordinario , il Collegio - che pur ravvisa giustificati motivi per compensare tra le parti le spese di lite - non può appunto che ritenere fondato e, per ciò stesso, meritevole di accoglimento il ricorso in esame. PQM il Tar del Lazio Sezione I ter - accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento costituentene oggetto - compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa, di cui sono fatte salve le ulteriori determinazioni.