Fondi pensioni: servono più tutele per chi conferirà il Tfr

L'Authority segnala alla Covip i punti che ritiene opportuno migliorare, per trasparenza ed equilibrio verso gli utenti, nelle Direttive sulle forme pensionistiche complementari

Osservazioni critiche, con finalità positive, quelle che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha formulato in una propria segnalazione qui leggibile come documento correlato indirizzata al Presidente della Covip e inerente alcuni punti dello schema di Direttive generali alle forme pensionistiche complementari che rappresentano l'attuazione dell'articolo 23 comma 3 del D.Lgs n. 252/05. A parere dell'Antitrust servono regole chiare, linguaggio comprensibile, niente postille criptiche e sorprese per chi conta di assicurarsi un'integrazione pensionistica. In poche parole trasparenza e niente trappole un auspicio necessario, anche alla luce delle cronache degli ultimi anni nel comparto finanziario, nonostante le regole già esistenti. Nello schema esaminato i punti controversi - o meglio, per i quali è necessaria maggior chiarezza ed un più rigoroso rispetto dei diritti di chi conferirà il Trattamento di fine rapporto Tfr ai fondi pensionistici - sono principalmente tre a detta dell'Authority. E riguardano le modalità di calcolo dell'Isc l'indicatore sintetico di costo , lo ius variandi, la determinazione di talune voci di costo e le garanzie della linea di investimento in caso di trasferimento tacito del Tfr. Per il calcolo dell'Isc si raccomanda di limitare il numero delle possibili voci di costo e di richiedere alle imprese abilitate a gestire le forme complementari di previdenza di adottare schemi informativi che pongano in primo piano i principi di accessibilità, sinteticità e immediatezza delle informazioni fornite, anche attraverso l'uso di un linguaggio più semplice e diretto rispetto a quello impiegato nei documenti informativi più tradizionali . In particolare, poi, l'Antitrust ritiene che le modalità di calcolo dell'indicatore sintetico, così come previste, siano suscettibili di migliorie sotto il profilo informativo e che sia opportuno anche fornire, se possibile con separata evidenza, anche i costi delle coperture assicurative accessorie nonché delle eventuali garanzie di risultato. Inoltre, annota l'Autorità, il valore dell'Isc tende a cambiare a seconda del livello di contribuzione. Tenuto conto che le spese a carico dell'iscritto per la fase di accumulo possono essere espresse in cifra fissa o percentuale della contribuzione, ne discende che l'incidenza espressa in cifra fissa tende a ridursi con l'aumento della contribuzione e quindi l'Isc oscilla in virtù dei livelli contributivi. L'Antitrust, in un evidente intento di chiarire le idee al sottoscrittore, suggerisce che, negli esempi di proposta, venga fornita ai possibili aderenti anche un'indicazione di come variano i costi globali al variare dell'entità del versamento alla forma pensionistica complementare . Altre osservazioni riguardano lo ius variandi. I fondi pensione, ricorda l'Authority, condividono aspetti di natura finanziaria e assicurativa dominante, quest'ultima, nel caso dei Pip e attualmente vi è una diversa normativa in materia di ius variandi tra prodotti finanziari e assicurativi. Ricordando che il Codice del consumo sancisce come illecite le clausole squlibrate a sfavore del consumatore, l'Antitrust evidenzia che salvo prova contraria apparirebbero tali alcune fattispecie in particolare l'articolo 33 comma 2 dello schema all'esame ove si consente all'impresa di effettuare modifiche unilaterali senza indicarne un giustificato motivo i commi successivi 3 e 4 dello stesso articolo contengono delle esenzioni per i prodotti finanziari, ma non per quelli assicurativi. Per questi ultimi prodotti - ricorda l'Autorità - l'Isvap ha precisato che la normativa settoriale proibisce modifiche unilaterali delle condizioni di contratto, peggiorative per i consumatori. Nel caso specifico, poi, le indicazioni Covip rendono applicabile ai fondi pensione ciò che è previsto per i prodotti finanziari, come il preavviso di quattro mesi ed un diritto di recesso senza oneri, da esercitare entro tre mesi, ma tacendo sulla necessità di giustificato motivo. Previsioni che sono indubbiamente migliori per il consumatore rispetto a quelle, ad esempio, vigenti per i servizi bancari, ma certamente peggiorative rispetto a quelle in vigore per i prodotti assicurativi. Rileva quindi l'Antitrust che in base a quanto previsto negli Schemi di Regolamento dei Fondi pensione aperti e dei Pip, quindi, le forme di previdenza complementare garantirebbero, in materia di ius variandi, minori tutele rispetto a quelle riconosciute per prodotti concorrenti ciò sembra in contrasto con la natura di bene particolarmente meritevole riconosciuta al risparmio previdenziale . Considerato poi che la scelta eventuale del conferimento del Tfr, per molti, costituirà un evento unico, con difficoltà di valutazione per la scelta, l'Authority ritiene che una eventuale variazione peggiorativa dei contratti finirebbe inesorabilmente in carico agli iscritti che raramente - per scarsa conoscenza degli strumenti o timore di perdite - si avvarrebbero del diritto di recesso. Considerando invece che la migrazione da un fondo all'altro - per la ricerca di un miglior prodotto, in un quadro competitivo - dovrebbe essere auspicata ove migliorativa, l'Antitrust auspica che permanga la necessità di informare l'aderente al fondo in caso di variazione significativa delle linee di investimento e/o del controllo societario dell'impresa che gestisce il fondo, ma venga eliminata, così come già rappresentato dall'Autorità nella segnalazione AS308, la possibilità di variare unilateralmente le condizioni contrattuali, in senso peggiorativo per gli iscritti. E per evitare che venga limitata la mobilità tra diverse forme di previdenza complementare la garanzia migliore - osserva l'Autorità Garante - il recesso da una forma e l'iscrizione ad un'altra dovrebbero essere garantiti senza costi. I cosiddetti switching costs, infatti, avrebbero l'effetto di scoraggiare la portabilità della posizione previdenziale che invece, in teoria, è un caposaldo della nuova normativa. Soprattutto se le cifre maggiori venissero caricate sulle operazioni di uscita , sulle quali raramente si sofferma l'aderente all'atto della sottoscrizione visto che ha scelto, la sua fiducia è stata attratta e, all'istante, non pensa certo a recedere ma semmai a valutare i costi gestionali del durante . Sempre senza oneri, infine, dovrebbe essere anche - a detta dell'Authority - la modifica della linea di investimento da parte di un aderente al fondo. Ultima osservazione rilevante dell'Antitrust è quella sulla cosiddetta linea di investimento garantita , ovvero quella con la quale i fondi possono prevedere linee che consentano di garantire rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr . Previsione che secondo le direttive Covip diviene un obbligo per quei fondi potenzialmente destinatari del Tfr, ciò allo scopo di offrire maggiori tutele ai lavoratori dipendenti che, senza assenso esplicito, trasferiscono il proprio Tfr . Ove si parla del risultato minimo da garantire si parla di rendimenti netti equivalenti a quelli del Tfr indicazione poco chiara, dice l'Authority, poiché la natura della garanzia - che può essere prevista valida anche limitatamente al solo momento del pensionamento - potrebbe bloccare fortemente la mobilità, da un fondo ad altro, di un lavoratore che ha aderito alla previdenza complementare e che, se si trova in perdita , sarebbe comunque disincentivato a passare ad un fondo più efficiente a causa della rinuncia ad un futuro risultato certo . In sostanza l'Antitrust, che pure apprezza positivamente gli obiettivi delle Direttive Covip, auspica i correttivi indispensabili a meglio favorire la creazione di condizioni effettive per lo sviluppo della concorrenza nel settore della previdenza complementare. E la via migliore, dice, passa per la trasparenza delle offerte, la loro inequivoca comparabilità per una scelta consapevole e la possibilità reale di cambiare, senza vincoli, il gestore della propria posizione previdenziale integrativa. m.c.m.

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Direttive generali alle forme pensionistiche complementari Segnalazione AS340 alla Covip del 15 giugno 2006 1. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di seguito Autorità , nell'esercizio dei compiti ad essa assegnati dall'articolo 22 della legge 287/90, nonché nello spirito di collaborazione tra le Autorità di cui all'articolo 21 della legge 262/05, intende formulare alcune osservazioni in merito allo schema di Direttive generali alle forme pensionistiche complementari , di attuazione dell'articolo 23, comma 3, del D.Lgs 252/05, emanato dalla Covip e trasmesso all'Autorità in data 4 maggio 2006. Osservazioni generali 2. In via generale l'Autorità valuta positivamente le finalità di garantire la comparabilità tra forme pensionistiche, la libertà di scelta della forma di previdenza integrativa e la portabilità delle posizioni individuali perseguite dalla Covip nella definizione delle Direttive Generali, finalità che sono state richiamate anche dall'Autorità in due segnalazioni inviate a Governo e Parlamento nel corso dell'iter di approvazione del D.Lgs 252/05 [Cfr. AS308 e AS313, Disciplina delle forme pensionistiche complementari, in Bollettini dell'Autorità nn. 28/05 e 37/05.]. Il perseguimento di tali finalità si traduce, tra l'altro, nel richiedere alle imprese che gestiscono le forme previdenziali complementari di predisporre schemi informativi per gli aderenti che privilegino i principi di accessibilità, sinteticità e immediatezza delle informazioni fornite, anche attraverso l'uso di un linguaggio più semplice e diretto rispetto a quello impiegato nei documenti informativi più tradizionali , nonché nel limitare il numero di possibili voci di costo e nel fornire ai possibili aderenti alla forma di previdenza complementare una rappresentazione sintetica di tutte le spese di partecipazione al Fondo denominata indicatore sintetico di costo ISC . 3. Tuttavia, l'Autorità ritiene che alcune previsioni contenute nelle citate Direttive possano produrre come effetto un ostacolo alla confrontabilità tra prodotti e alla portabilità della posizione previdenziale. In particolare, l'Autorità intende soffermarsi su a le modalità di calcolo dell'ISC che potrebbero condurre a valutazioni distorte del costo complessivo per l'adesione alle diverse forme di previdenza complementare, b l'esistenza di uno ius variandi che potrebbe limitare la portabilità della posizione individuale, c la presenza di alcune voci di costo relative al trasferimento del fondo, alla modifica delle linee di investimento e all'adesione ad un nuovo fondo che potrebbero rendere particolarmente oneroso il trasferimento ad un nuovo fondo, d la definizione delle caratteristiche della linea di rendimento garantita per il trasferimento tacito del TFR che potrebbe legare il lavoratore al fondo per tutta la fase di accumulo. Osservazioni sulle modalità di calcolo dell'ISC 4. Secondo quanto indicato dalla Covip nella nota metodologica, l'ISC contiene un'informazione sintetica dei costi che un iscritto ipotetico che versa annualmente 2.500 euro ad inizio anno è chiamato a sostenere nella fase di accumulo, costi che vengono espressi in percentuale della posizione individuale. La Covip richiede che tali informazioni siano fornite anche per le coperture assicurative accessorie e per le eventuali garanzie di risultato, dandone se possibile separata evidenza. In sostanza l'ISC esprime la riduzione del tasso di rendimento causato dalle diverse spese sostenute dall'iscritto, ed è calcolato come percentuale di riduzione del tasso di rendimento su periodi di tempo predefiniti 2, 5, 10 e 35 anni . 5. Se appare condivisibile l'ipotesi della Covip di fornire il valore dell'ISC sia per il pacchetto base che per l'insieme dei servizi offerti dal fondo ai propri aderenti, si deve però notare che limitare il calcolo ad un solo livello di contribuzione potrebbe fornire una rappresentazione distorta della realtà e condurre in errore il consumatore. Infatti, la Covip negli Schemi di Regolamento dei Fondi pensione aperti e dei Piani individuali pensionistici Pip indica che le spese relative alla fase di accumulo direttamente a carico dell'iscritto possono essere in cifra fissa o in percentuale della contribuzione. Diversamente da quanto avviene per la spesa in percentuale, l'incidenza della spesa in cifra fissa tende a decrescere all'aumentare della contribuzione [Si supponga che la spesa annua in cifra fissa direttamente a carico del contribuente sia pari a 50 euro l'anno. Rispetto ad un versamento di 2.500 euro l'incidenza è pari al 2% tale incidenza aumenta al 5% se il versamento è pari a 1.000 euro e si riduce all'1% in caso di versamento pari a 5.000 euro.] pertanto il valore dell'ISC tende a cambiare a seconda del livello di contribuzione dell'iscritto. Si ritiene, pertanto, auspicabile che oltre all'Isc per un versamento di 2.500 euro annui, venga fornita ai possibili aderenti anche un'indicazione di come variano i costi globali al variare dell'entità del versamento alla forma pensionistica complementare. Osservazioni in merito allo ius variandi 6. I fondi pensione si caratterizzano per condividere aspetti tanto di natura finanziaria quanto di natura assicurativa nel caso dei Pip è assolutamente predominante la componente assicurativa . Come ricordato dall'Isvap, nel parere inviato alla Covip in data 19 maggio 2006, attualmente esiste una diversa normativa in materia di ius variandi, tra prodotti assicurativi e finanziari. 7. Si ricorda che il D.Lgs 206/05, recante Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 229/03, stabilisce, in linea generale, che sono abusive, e quindi illecite, le clausole che impongono un significativo squilibrio a sfavore del consumatore nei diritti e negli obblighi derivanti dal contratto. In particolare, l'articolo 33, comma 2, tipizza in via esclusiva alcune fattispecie che si presumono abusive, salvo prova contraria, indicando fra queste, alla lettera m del suddetto articolo, la clausola che consente all'impresa di effettuare modifiche unilaterali senza l'indicazione di un giustificato motivo. I successivi commi 3 e 4 contengono delle esenzioni a tale normativa generale per i prodotti finanziari, ma non per quelli assicurativi. Per questi ultimi prodotti l'Isvap ha precisato che la normativa settoriale proibisce modifiche unilaterali delle condizioni di contratto, peggiorative per i consumatori. 8. Le Direttive Covip considerano, di fatto, applicabile ai fondi pensione quanto previsto per i prodotti finanziari, imponendo un preavviso di 4 mesi ed un diritto di recesso, senza oneri, da esercitare entro 3 mesi, ma tacendo sulla necessità di giustificato motivo. Si tratta in complesso di previsioni migliori per i consumatori rispetto a quelle attualmente vigenti, ad esempio, per i servizi bancari e recentemente oggetto di segnalazione da parte dell'Autorità [Cfr. AS338, Segnalazione sulla disciplina dello ius variandi nei contratti bancari, in corso di pubblicazione.], ma indubbiamente peggiori rispetto a quelle vigenti per i prodotti assicurativi. 9. Trascurando ogni considerazione circa l'assimibilità dei fondi pensione ai prodotti finanziari o assicurativi, si deve comunque considerare che alcune tipologie di polizze vita sono sostituibili ai piani di accumulo dei fondi pensione. Secondo quanto previsto negli Schemi di Regolamento dei Fondi pensione aperti e dei Pip, quindi, le forme di previdenza complementare garantirebbero, in materia di ius variandi, minori tutele rispetto a quelle riconosciute per prodotti concorrenti ciò sembra in contrasto con la natura di bene particolarmente meritevole riconosciuta al risparmio previdenziale. 10. Inoltre, si deve considerare che, per quanto le Direttive generali siano indirizzate a garantire la confrontabilità tra i prodotti offerti dalle imprese e a favorire la portabilità della posizione previdenziale, è ragionevole ipotizzare che per molti iscritti la scelta del fondo avverrà una tantum, considerati, tra l'altro, la complessità intrinseca del prodotto e le difficoltà di scelta. Una variazione peggiorativa dei contratti finirebbe quasi inevitabilmente con l'essere subita dagli iscritti, che difficilmente si avvarrebbero del diritto di recesso. 11. Peraltro, la possibilità di variare le condizioni contrattuali da parte delle imprese che gestiscono forme di previdenza complementare determinerebbe un ulteriore vincolo alla mobilità tra fondi, in quanto il consumatore non sarebbe in grado di conoscere per quanto tempo resteranno in vigore le condizioni migliori offerte da una forma diversa rispetto a quella a cui attualmente è iscritto. Pertanto, il consumatore non sarebbe incentivato a cambiare offerente, neppure nel caso di condizioni contrattuali migliori. 12. Sulla base delle considerazioni che precedono sembra auspicabile che negli Schemi di Regolamento permanga la necessità di informare l'aderente al fondo in caso di variazione significativa delle linee di investimento e/o del controllo societario dell'impresa che gestisce il fondo, ma venga eliminata, così come già rappresentato dall'Autorità nella segnalazione AS308, la possibilità di variare unilateralmente le condizioni contrattuali, in senso peggiorativo per gli iscritti. Osservazioni in merito all'esistenza di alcune voci di costo 13. Sempre allo scopo di ridurre ogni disposizione che limita la mobilità degli iscritti tra le diverse forme di previdenza complementare, appare opportuno che venga garantita la possibilità di recesso da una forma pensionistica e l'iscrizione ad un'altra, senza costi, indipendentemente dalle ragioni che spingono un iscritto a cambiare fondo. 14. Al riguardo si osserva che, come già ricordato, i prodotti previdenziali sono intrinsecamente complessi, e ciò comporta elevati costi di ricerca searching costs . In presenza di tali costi, l'esistenza di ulteriori costi di uscita o di entrata switching costs , anche se ridotti, potrebbe scoraggiare la portabilità della posizione previdenziale, la cui garanzia è uno degli obiettivi prioritari della nuova regolamentazione. D'altra parte, le imprese potrebbero essere indotte a comportamenti opportunistici in materia di switching costs, in quanto, da un lato, secondo quanto contenuto nelle Direttive generali, non hanno alcun limite nella fissazione dei costi di uscita dall'altro, chi si appresta ad aderire ad un fondo difficilmente è attento ai costi che potrebbe sostenere in caso di abbandono dello stesso, preferendo concentrare la propria attenzione sui costi di accumulo. Pertanto, non vi è alcun incentivo al contenimento di una voce di costo che potrebbe essere molto rilevante al momento dell'abbandono del fondo. 15. Analogamente, al fine di incentivare, oltre la concorrenza tra le imprese, anche una maggiore efficienza delle forme pensionistiche complementari per ciascun prodotto offerto, dovrebbe essere esclusa la possibilità di imporre oneri per la modifica della linea di investimento da parte di un iscritto al fondo. Ciò potrebbe garantire all'iscritto anche una gestione più efficiente del proprio patrimonio, adeguando tempestivamente la linea di investimento al variare delle condizioni dei mercati finanziari. Osservazioni in merito alla linea di investimento garantita 16. Infine, l'Autorità ritiene utile formulare alcune considerazioni in merito all'interpretazione fornita nelle Direttive Generali alla previsione contenuta all'articolo 6, comma 8, lettera a del D.Lgs 252/05, la quale, nell'ambito del trasferimento tacito del TFR, stabilisce che i fondi pensione possono prevedere linee di investimento che consentano di garantire rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr . 17.Nelle Direttive Generali, tale possibilità diviene un obbligo per i fondi potenzialmente destinatari del Tfr, ciò allo scopo di offrire maggiori tutele ai lavoratori dipendenti che, senza assenso esplicito, trasferiscono il proprio TFR. Inoltre, viene indicato che il termine garanzia deve essere inteso come un effettivo impegno ad assicurare con certezza il risultato minimo della restituzione del capitale entro un lasso di tempo predeterminato e/o al realizzarsi di determinati eventi come in particolare il pensionamento . Il risultato minimo che deve essere garantito sono i rendimenti netti equivalenti a quelli del Tfr . 18. A parte la considerazione che sarebbe opportuno chiarire cosa debba intendersi per rendimenti netti e le ragioni per la diversa impostazione rispetto alla normativa primaria che parla di rendimenti tout-court quindi al lordo delle imposte [Il punto non è irrilevante per gli aderenti al fondo, atteso che è previsto un regime fiscale più favorevole rispetto a quello riconosciuto per il TFR, proprio al fine di incentivare il trasferimento del TFR.], la natura della garanzia potrebbe limitare la mobilità di un lavoratore che versa il proprio TFR ad una forma di previdenza complementare. Infatti, qualora un fondo si dimostrasse particolarmente inefficiente, non riuscendo, ad esempio, per diversi anni a replicare i rendimenti ottenuti da altri fondi e quelli garantiti dal TFR, il lavoratore che fosse interessato a passare ad un fondo più efficiente, verrebbe fortemente penalizzato dalla rinuncia alla garanzia di prestazione, ovvero ad un rendimento certo da ottenere dopo un certo numero di anni. Inoltre, la garanzia valida solo al momento del pensionamento potrebbe incentivare le imprese a comportamenti opportunistici, con grave danno per l'iscritto. Conclusioni 19. In conclusione, l'Autorità, nel valutare positivamente gli obiettivi delle Direttive Generali tesi a favorire la creazione di condizioni per lo sviluppo di un'effettiva concorrenza nel settore della previdenza complementare, da realizzarsi attraverso misure che favoriscano la confrontabilità dei prodotti offerti e la portabilità delle posizioni previdenziali, auspica che la Covip voglia considerare la possibilità di rivedere gli aspetti contenuti nelle Direttive Generali, che potrebbero rendere difficile il perseguimento di tali obiettivi. In particolare, si auspicano interventi correttivi in materia di modalità di calcolo dell'ISC, di ius variandi, di determinazione di talune voci di costo e di garanzia della linea di investimento in caso di trasferimento tacito del TFR.