Armonizzazione del diritto d'asilo, in ritardo l'Europa umanitaria

Solo sei Paesi hanno comunicato il recepimento entro i termini della direttiva comunitaria. Una inadempienza particolarmente riprovevole secondo Franco Frattini vicepresidente della Commissione di Bruxelles

L'Europa dovrebbe essere orgogliosa della propria tradizione di garantire asilo a coloro che fuggono da persecuzioni e violazioni dei diritti umani , parola di Pirkko Kourula, direttrice dell'Ufficio per l'Europa dell'Unhcr l'Alto Commissaria delle Nazioni Unite per i Rifugiati , appena due giorni fa, alla vigilia della scadenza dei termini per l'attuazione della cosiddetta Direttiva sulle qualifiche in materia di asilo si tratta infatti della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, il cui testo in formato Pdf è qui leggibile attraverso il documento correlato che fissa gli standard minimi per la qualifica dello status di rifugiato o delle altre forme di protezione intrenazionale ammesse nell'Unione europea. Tuttavia il monito arrivato dall'Unhcr - non solo alla vigilia, ma rilanciato spesso negli ultimi mesi - non ha ottenuto una risposta unanime. Sebbene il tempo a disposizione, infatti, sia stato ampiamente sufficiente, al 9 ottobre risultavano soltanto sei gli Stati membri e tra questi l'Italia c'è che avevano comunivato a Bruxelles le misure nazionali di recepimento della direttiva. Inadempienza che secondo il vicepresidente della Commissione, l'italiano Franco Frattini, è particolarmente riprovevole, dal momento che la direttiva getta le basi per la creazione di un regime europeo comune in materia di asilo . Il suo scopo pratico è infatti quello di garantire che in tutti gli Stati dell'Unione vengano applicati gli stessi criteri per il riconoscimento di chi ha bisogno effettivo di protezione e, di conseguenza, che sia omogeneo nei vari Paesi almeno il livello minimo di diritti e aiuti concreti da riconoscere a tali soggetti. Occorre inoltre tener conto, per comprenderne più compiutamente l'urgenza, che la direttiva armonizza la protezione di coloro cui non può applicarsi, almeno come attualmente interpretata, la Convenzione Onu in materia di rifugiati. E dunque fornisce criteri applicabili, ad esempio, alle vittime di una guerra civile. Essa inoltre estende la nozione di responsabile di persecuzioni non limitandola ai soggetti statuali, ma consentendo di attribuirla anche a milizie, signori della guerra e anche attori privati in situazioni di conflitto interno o di pulizia etnica più volte poste in atto negli ultimi anni. Inoltre la direttiva chiarisce la possibilità di qualificare come persecuzione anche gli atti discriminatori basati sul genere. Consente cioè, verificati i requisiti, la concessione di protezione adeguata a chi rappresenti timori fondati di essere perseguitato anche in ragione del sesso o dell'orientamento sessuale ciò significa, per esempio, il riconoscimento di richieste di asilo formulate da donne che hanno subito atti di violenza sessuale, violenza familiare ma anche casi prevalenti in provenienza dall'Africa subsahariana mutilazioni genitali. Secondo lo stesso criterio la direttiva consente anche l'accoglimento di persone effettivamente perseguitate in quanto omosessuali. Per tutti i casi, oltre i parametri di valutazione, sono inoltre resi omogenei i benefici che derivano a chi viene accolto sia nello status di rifugiato sia in quello di soggetto idoneo ad una protezione sussidiaria tra i quali il permesso di soggiorno, l'accesso all'istruzione ed al lavoro, l'assistenza sociosanitaria e le garanzie volte a tutelare l'unità del nucleo familiare e il processo di integrazione. Nondimeno, soprattutto nel quadro della politica comune in materia di prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale, la direttiva prevede severe clausole di esclusione concepite in maniera da impedire abusi nel regime di asilo. E tutto l'impianto di armonizzazione mira anche a evitare l'assurda differenza ancora oggi evidente per le persone appartenenti a determinate nazionalità il dato è fornito dall'Unhcr oggi le possibilità di ottenere protezione nell'Unione europea variano da zero all'ottanta per cento, in base al luogo in cui viene presentata la domanda . Scaduto, come si è detto, il termine di recepimento ora la Commissione dovrà verificare la correttezza e la completezza dell'adeguamento da parte dei singoli Paesi. Per gli Stati che non avranno comunicato le misure adottate entro i termini e ovviamente per gli Stati che dopo le verifiche risultino del tutto inadempienti Bruxelles adotterà in breve le misure procedurali previste, fino alla richiesta di sanzioni che i giudici comunitari potranno infliggere ove perdurino le inottemperanze. m.c.

Consiglio dell'Unione Europea Direttiva 2004/83/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 recante Norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta In Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L 304/12 del 30 settembre 2004 [documento in formato Pdf]