Stretta sulle intercettazioni, vietata la pubblicazione anche parziale

Potrebbe essere rivisto il passaggio sul carcere per i giornalisti. Oggi le proposte di modifica in pre-Consiglio a Palazzo Chigi

Sarà il pre-consiglio di oggi a delineare i contorni del provvedimento sulle intercettazioni telefoniche che dovrebbe ricevere il via libera da parte del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Lo scorso venerdì, 2 settembre, infatti, stretto dalla discussione sul caso Bankitalia, l'esecutivo si è limitato a prendere atto della relazione fatta dal Guardasigilli Roberto Castelli leggibile tra i documenti correlati . Sul tavolo per il momento rimane solo la proposta del ministro della Giustizia che chiede pene più severe contro la gogna mediatica , lasciando inalterate le disposizioni sui reati intercettabili. Otto gli articoli del provvedimento presentato dal Guardasigilli riguardante intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti del fascicolo del pubblico ministero e difensore . All'articolo 1 ci sono modifiche all'articolo 114 Cpp dove viene abrogato il comma 7 e con una revisione del comma 2 si vieta la pubblicazione anche parziale o per riassunto di atti di indagine preliminare nonché di quanto acquisito al fascicolo del Pm o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell'udienza preliminare. Modificato l'articolo 266 Cpp Articolo 2 dove al comma 1, dopo le parole e di altre forme di telecomunicazione sono aggiunte nonché l'acquisizione della documentazione del traffico delle stesse . Negli stessi casi, dice ancora l'articolo che sostituisce anche il comma 2, è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l'attività criminosa. Ove si proceda per i delitti di cui all'articolo 407, coma 2, lettera a , tale requisito - dice ancora l'articolo - deve sussistere solo quando l'intercettazione tra presenti avviene nei luoghi indicati dall'articolo 614 Cp . Con l'articolo 3 del provvedimento si modifica l'articolo 267 Cpp stabilendo che le intercettazioni devono essere autorizzate con decreto motivato contestuale e non successivamente integrabile o sostituibile e solo se sussistano specifiche ed inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede fondate su elementi espressamente indicati nel provvedimento . Le intercettazioni - dice l'articolo 1ter introdotto dal provvedimento - possono essere disposte solo nei confronti i persona sottoposta alle indagini, purchè a suo carico sussistano indizi di colpevolezza valutati ai sensi del comma 1bis. Le intercettazioni possono essere disposte anche nei confronti di soggetti non indagati, ove si proceda per i delitti di cui agli articoli 51, commi 3bis, 3 quater, e 407, comma 2, lettera a , nonché per i reati di usura, ingiuria, minaccia, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono, nonché per i delitti previsti dall'articolo 73 del Dpr 309/90 . La loro durata complessiva non potrà superare i tre mesi salvo che per i reati di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a . I risultati delle intercettazioni riporta l'articolo 4 che modifica il 270 Cpp non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l'accertamento dei delitti di cui agli articoli 51, commi 3bis e 3quater e 407, comma 2, lettera a , ovvero dei delitti di usura o di quelli previsti dall'articolo 73 del Dpr 309/90. Modificato pure l'articolo 271 Cpp stabilendo che non possono essere utilizzate le intercettazioni di cui al presente Capo nell'ipotesi in cui la qualificazione giuridica del fatto ritenuto dal giudice all'udienza preliminare o al dibattimento non corrisponda ai limiti di ammissibilità richiesti dall'articolo 266. Se la rivelazione o l'utilizzazione riguarda intercettazioni di comunicazioni o di conversazioni o il contenuto di questa, la pena è da due a sei anni di reclusione articolo 6 che modifica il 326 Cpp . Pene più severe inoltre per chi pubblica i documenti l'arresto arriverà fino a sei mesi, mentre l'ammenda sarà tra i 250 e i 750 euro. Ma se i documenti in questione riguarderanno appunto intercettazioni di conversazioni la pena sarà dell'arresto da 1 a 3 anni e l'ammenda da 500 a 5.000 euro. Proprio quest'ultimo passaggio sul carcere per i giornalisti che pubblicheranno i dati delle intercettazioni dovrebbe essere rivisto a detta dello stesso Guardasigilli, mentre il collega sia di Governo che di partito, Roberto Maroni, venerdì scorso ha ribadito che il testo di Castelli è aperto a qualsiasi contributo. Contributi che oggi dovrebbero appunto approdare in pre-consiglio e viste le schermaglie interne alla maggioranza si delinea per il provvedimento la strada del disegno di legge, più gradita anche dal Quirinale. p.a.

Consiglio dei ministri Relazione del ministro della Giustizia Roberto Castelli sul tema delle intercettazioni telefoniche 2 settembre 2005 Colleghi, in relazione alle note vicende che hanno coinvolto alte cariche istituzionali nella pubblicazione su tutti i media internazionali e nazionali di intercettazioni telefoniche, posso rendervi edotti di quanto segue A seguito di articoli in cui venivano anche riportate dichiarazioni attribuite al Presidente del Senato nelle quali questi lamentava presunte violazioni delle prerogative poste a garanzia dei parlamentari dall'articolo 68 della Costituzione e dalla legge 140/03, violazioni che sarebbero state commesse nel corso di alcuni procedimenti, attraverso l'abusiva intercettazione o, comunque, l'irregolare utilizzazione di conversazioni e comunicazioni alle quali avrebbero preso parte parlamentari, il ministero si attivava autonomamente presso l'ispettorato generale il quale con nota del 2 agosto 2005 provvedeva a richiedere gli opportuni chiarimenti alla Procura generale della Repubblica ed alla Procura della Repubblica di Milano. In particolare si chiedeva di voler comunicare utili elementi di conoscenza e chiarimenti storico referenziali a sia in ordine all'eventuale esistenza di intercettazioni attive riguardanti le persone di parlamentari b sia in ordine alle modalità di utilizzazione di contenuti di intercettazioni cd indirette derivate da intercettazioni di utenze di soggetti terzi concernenti persona di parlamentari in conformità al disposto di cui all'articolo 6 della legge 140/03 . Successivamente, mentre era in corso l'acquisizione presso gli uffici interessati delle notizie sopra indicate, il ministero della Giustizia, a seguito di mandato da parte del Cdm del 2 agosto 2005, disponeva, con nota del 4 agosto 2005, accertamenti preliminari, testualmente tesi a verificare se le notizie pubblicate siano state desunte da provvedimenti emessi dalla Autorità Giudiziaria di Milano, se tali provvedimenti siano stati notificati a persone indagate nell'ambito del procedimento di cui si tratta se le pubblicazioni delle notizie siano o meno compatibili con i tempi di notifica dei provvedimenti quali siano state le modalità di conservazione dei dati acquisiti con le intercettazioni e se siano stati iscritti procedimenti penali, da parte della competente autorità giudiziaria, per violazione del segreto d'ufficio ai sensi dell'articolo 326 Cp e ad accertare se ci sia stata o meno, nell'ambito del su indicato procedimento, l'indebita utilizzazione di conversazioni alle quali abbiano eventualmente partecipato parlamentari . La normativa di riferimento Ritengo utile per la valutazione delle vicende di cui si tratta illustrare in primo luogo le norme di riferimento sulle quali, va segnalato, vi è sempre stato un ampio dibattito sia in dottrina che in giurisprudenza. Tali norme saranno di seguito considerate in modo sintetico al solo fine, che in questa sede interessa, di stabilire se le condotte tenute e gli atti assunti in concreto, ai quali gli accertamenti preliminari sono relativi, abbiano o meno aderito al modello legale descritto dalla normativa. Una prima questione che deve essere valutata è quella del rispetto dei limiti costituzionali posti a tutela del ruolo e della funzione del parlamentare, limiti che, si ipotizza, sarebbero stati violati nel procedimento in esame, attraverso l'abnorme utilizzo, al di fuori delle regole poste dall'ordinamento, del mezzo investigativo della intercettazione. Vengono pertanto in rilievo le prerogative che il nostro ordinamento riconosce ai parlamentari, fissate, come è noto, nell'articolo 68 Costituzione, laddove si dispone, tra l'altro, all'ultimo comma che è necessaria la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza in assenza di tale preventiva autorizzazione l'intercettazione è illegale e sono di conseguenza del tutto inutilizzabili i suoi risultati. Successivamente, con la legge 140/03 contenente tra l'altro le disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione, sono state meglio definite le procedure da seguire per intercettare le conversazioni dei parlamentari. In particolare, all'articolo 6, si precisano le modalità di utilizzo delle cd intercettazioni indirette , cioè delle comunicazioni e conversazioni intercettate non direttamente in danno del parlamentare, ma in danno di terzi, alle quali comunque il parlamentare abbia preso parte. Perché ne sia possibile l'utilizzazione omissis richieda l'autorizzazione alla Camera di appartenenza del parlamentare. Si pone a tal punto una questione interpretativa del disposto dell'articolo 6 della legge 140/03, particolarmente rilevante nel caso di specie. Tra l'altro, invero, come si avrà modo di evidenziare in seguito, nella vicenda in esame risultano indirettamente captate conversazioni tra persona sottoposta ad intercettazione ed altra persona che, pur non parlamentare, comunica attraverso una utenza intestata ad un Senatore. La Ag di Milano ha ritenuto di trascrivere il contenuto di tali colloqui, valutando non applicabile in tale ipotesi la procedura di cui al richiamato articolo 6 della legge 140/03, escludendo, conseguentemente, mediante omissis, soltanto le conversazioni tenute personalmente dal parlamentare con l'uso di quella utenza. Occorre allora stabilire se la procedura di utilizzazione delle intercettazioni, prevista dal citato articolo, si estenda o meno anche ai casi, in cui il parlamentare consenta che la sua utenza sia utilizzata da persona diversa. Al riguardo la Cassazione, con ordinanza del marzo 2004 Sezione quarta, aveva ritenuto che la norma di cui si tratta andasse interpretata in senso ampio e che dovesse pertanto applicarsi a tutti i casi di conversazioni captate sull'utenza del parlamentare, anche quando a parlare non fosse stato direttamente il parlamentare ma altra persona. Sulla base di tale interpretazione la Cassazione, ritenendo la incostituzionalità della norma, rimetteva gli atti alla Corte costituzionale. Con la sentenza 163/05 la Corte Costituzionale, nel dichiarare infondata la questione di legittimità, dava una interpretazione restrittiva della norma, nel senso che contrariamente a quanto sostenuto nella ordinanza di remissione alla stregua del comune significato dell'espressione, prende parte ad una conversazione o comunicazione chi interloquisce in essa, non colui su mandato del quale uno degli interlocutori interviene, sia pure nella veste di mero portavoce . Pertanto, alla luce di tale sentenza, la procedura di cui all'articolo 6 della legge 163/05 trova applicazione esclusivamente per le conversazioni personalmente tenute dal parlamentare. Vengono poi in rilievo nella vicenda in esame le norme che disciplinano in via generale le intercettazioni di conversazioni e comunicazioni sono quelle fissate negli articoli 266 e seguenti Cpp, alle quali può farsi generico richiamo per quanto attiene ai limiti di ammissibilità, ai presupposti ed alle forme del provvedimento autorizzativi, alla durata e alle modalità di conservazione, deposito ed utilizzazione. Si pone in materia la questione delicata e controversa, evidenziata in modo chiaro nel caso delle intercettazioni Antonveneta, del raccordo tra diversi interessi di rango costituzionale, in particolare del rapporto che deve sussistere tra il potere investigativo di accertare la commissione dei reati, anche intercettando conversazioni in presenza dei presupposti di legge, ed il diritto alla riservatezza, riconosciuto dalla giurisprudenza e dalla legislazione più recente come diritto inviolabile dell'individuo, fondato sul combinato disposto dell'articolo 2 e dell'articolo 15 della Costituzione, laddove in particolare si garantisce la libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Tale rapporto non è regolato in modo preciso della legislazione ordinaria. Occorre al riguardo richiamare una sentenza interpretativa della Corte Costituzionale la numero del 4 aprile 1973, nella quale tale questione è specificamente affrontata nei termini che seguono, ancora oggi pienamente condivisibili Nel processo può essere utilizzato solo il materiale rilevante per l'imputazione di cui si discute. Sebbene sia auspicabile che la legge predisponga un compiuto sistema, anche a garanzia di tutte le parti in causa, per l'eliminazione del materiale non pertinente, la legge processuale è già ispirata e dominata dal principio connaturale alla finalità del processo secondo il quale non può essere acquisito agli atti se non il materiale probatorio rilevante per il processo l'applicazione del suddetto principio non solo garantisce la segretezza di tutte quelle comunicazioni telefoniche dell'imputato che non siano rilevanti ai fini del relativo processo, ma garantisce altresì la segretezza delle comunicazioni non pertinenti a quel processo che terzi, allo stesso estranei abbiano fatto attraverso l'apparecchio telefonico sottoposto a controllo ovvero in collegamento con questo. La Corte ritiene che il rigoroso rispetto di questo principio sia essenziale per la puntuale osservanza degli articoli 2 e 15 della Costituzione violerebbe gravemente entrambe le norme costituzionali un sistema che senza soddisfare gli interessi di giustizia, in funzione dei quali è consentita la limitazione della libertà e della segretezza delle comunicazioni, autorizzasse la divulgazione in pubblico dibattimento di comunicazioni non pertinenti al processo . E questo vale maggiormente, può aggiungersi, quando la divulgazione delle conversazioni avviene in articoli di stampa! Si tratta di principi, si ripete, del tutto consolidati ed unanimemente condivisi, che fissano regole di condotta alle quali deve attenersi la Ag che procede ad intercettazioni. Tali regole sono state poi in parte recepite nel nuovo Cpp, laddove, nell'articolo 268, sono disciplinate le modalità di esecuzione delle operazioni di intercettazione, e sono state ulteriormente ribadite dalla normativa in materia di protezione dei dati personali, stabilendo l'articolo 22, comma 1 del D.Lgs 196/03, come principio di carattere generale, che i soggetti pubblici conformano il trattamento dei dati sensibili e giudiziari secondo modalità volte a prevenire violazioni dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità dell'interessato . Alla Ag compete pertanto l'obbligo di enucleare, nell'ambito del materiale complessivamente ricavabile dal contenuto delle intercettazioni, gli elementi rilevanti per il procedimento, eliminando, con la procedura di cui all'articolo 268 comma 6 Cpp, quelli manifestamente irrilevanti , in particolare quelli che verrebbero a pregiudicare inutilmente la riservatezza delle persone, bene da tutelare nei modi più opportuni anche in pendenza di una indagine penale. Vengono anche in rilievo nella vicenda in esame le norme che regolano il segreto delle indagini e la pubblicazione degli atti di un procedimento. In base a quanto disposto dagli articoli 114 e 329 Cpp può dirsi, per la parte che qui interessa, che può essere pubblicato, con i limiti posti dalla normativa di riferimento, il contenuto di atti non più coperti da segreto, in quanto ex articolo 329 comma 1 Cpp portati a conoscenza dell'indagato. La pubblicazione omissis atti in violazione dell'articolo 114 Cpp, integra le fattispecie di reato di cui agli articoli 326 e 684 Cp. La verifica se nel caso di specie le notizie pubblicate siano state o meno tratte da atti non più segreti, presuppone un'attività di raffronto, da operarsi in concreto, tra articoli di stampa ed atti del procedimento. Vengono infine in rilievo le norme che disciplinano il deposito degli atti, con specifico riferimento agli adempimenti esecutivi delle misure cautelari. Va al riguardo richiamato il disposto dell'articolo 299 Cpp, laddove si prevede che le ordinanze applicative di misure diverse dalla custodia cautelare, dopo la loro notificazione all'indagato, devono essere depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del Pm ed agli atti presentati con la stessa. Dispone la norma che dell'avvenuto deposito sia dato avviso al difensore. Numero delle intercettazioni e spese relative. Le spese per le intercettazioni telefoniche rientrano tra le cosiddette spese di giustizia , cioè quelle spese che lo Stato deve anticipare, a norma di legge, nei procedimenti penali e civili. Tali spese, prima dell'entrata in vigore del Tu sulle spese di giustizia Dpr 115/02 erano assoggettate a forme speciali di pagamento per consentirne, data la loro natura, l'erogazione immediata. Essendo costituite per lo più da erogazioni di denaro cagionate dai bisogni giudiziari di un determinato processo, le spese di giustizia presentano un grado di estrema variabilità e imprevedibilità e, in tal senso, risulta particolarmente difficile quantificare esattamente gli importi necessari delle singole voci di spesa nel corso dell'esercizio. Tale peculiare caratteristica delle spese di giustizia è tenuta ben presente dallo stesso legislatore, tant'è vero che, anteriormente all'entrata in vigore del Tu sulle spese di giustizia, la procedura adottata non prevedeva uno stretto collegamento delle stesse con le dotazioni di bilancio, il cui stanziamento veniva definito, in sede revisionale, in termini globali e gli eventuali e possibili sfondamenti di bilancio venivano regolarizzati in sede di parificazione del rendiconto generale dello Stato. Tali spese, con il vecchio sistema, erano pagate dagli ex uffici del registro con i fondi della riscossione ovvero, in caso di mancanza dell'ufficio del registro, dagli uffici postali. La regolarità dei titoli delle spese di giustizia pagati era accertata dalle ex intendenze di finanza e dalle ragionerie provinciali dello Stato. Tale meccanismo, riprodotto anche dopo l'abolizione delle funzioni di cassa degli uffici del registro, è venuto meno a partire dall'entrata in vigore della disciplina contenuta nel Testo unico delle spese di giustizia . Il nuovo meccanismo delineato dal Tu prevede che i pagamenti delle spese di giustizia siano comunque effettuati da soggetti estranei all'amministrazione della giustizia poste e concessionari e che i relativi rimborsi siano effettuati direttamente dai funzionari delegati nominati dal ministero della Giustizia, attraverso l'utilizzo di appositi fondi accreditati dall'amministrazione centrale articolo 183e ss. Tu . Occorre rilevare che, con il nuovo sistema degli ordini di accreditamento lo stanziamento iscritto in bilancio diviene un limite non più superabile, tenuto, altresì conto, che le spese di giustizia sono state derubricate da spese obbligatorie a spese discrezionali e, come tali, non più passibili di integrazioni mediante prelevamento dal fondo di riserva delle spese obbligatorie e d'ordine, in caso di insufficienza nel corso dell'anno. Le dotazioni di bilancio delle spese di giustizia, ivi comprese le spese per le intercettazioni telefoniche, che incidono per oltre il 45%, sono state determinate con leggi di bilancio, in euro 290.431.480 per il 2003, in euro 601.729.454 per il 2004 e in euro 466.150.695 per il 2005 da rilevare che, a partire dall'anno 2005, il capitolo 1360 delle spese di giustizia è stato frazionato attraverso l'istituzione di un nuovo capitolo di bilancio il 1362 cui sono affluite le somme stanziate per l'erogazione delle indennità dovute alla magistratura onoraria lo stanziamento del capitolo 1362 è pari a euro 137.319.534 . Al fine di avere un controllo costante delle spese di giustizia erogate dagli Uffici giudiziari, questa amministrazione ha avviato una efficace azione di monitoraggio non solo sulle spese anticipate dall'erario, ma anche sullo stato dei rimborsi eseguiti dai funzionari delegati alla gestione delle spese di giustizia, nell'intento sia di acquisire una tempestiva cognizione della situazione contabile dei fondi accreditati sia di realizzare un'omogenea distribuzione delle risorse disponibili. D'altro canto, occorre rilevare che il settore delle telecomunicazioni, nel corso dell'ultimo decennio, ha conosciuto un notevolissimo impulso, conseguente all'apertura del mercato a nuovi operatori ed al continuo sviluppo della tecnologia, tale da proporre a ritmi pressoché incessanti nuovi servizi ed opportunità per gli utenti finali. In tale contesto, particolarmente sfidante per la necessità di accrescere le competenze tecniche per l'adeguata comprensione del fenomeno in esame, la situazione dei servizi a supporto delle attività di intercettazioni, in base alle prime disamine del problema sviluppate soprattutto a partire dagli inizi del 2002, presentava diversi profili di criticità. In particolare, gli uffici di Procura e la stessa struttura ministeriale non apparivano sufficientemente preparate per fronteggiare adeguatamente le ripercussioni connesse alle evoluzioni tecnologiche e di mercato del settore, né del resto la normativa esistente in materia offriva margini per una specifica tutela circa le modalità del servizio. Infatti, sotto questo ultimo profilo occorre evidenziare che l'unica norma di riferimento era rappresentata dall'articolo 7, comma 13, del Dpr 318/97, in base al quale le prestazioni effettuate a fronte di intercettazioni e di informazioni da parte delle competenti autorità giudiziarie sono obbligatorie, non appena tecnicamente possibili da parte dell'organismo di telecomunicazioni nei tempi e nei modi che questo concorderà con le predette Autorità. Le prestazioni relative alle richieste di intercettazioni vengono remunerate secondo un listino redatto per tipologie e fasce quantitative di servizi, proposto dall'organismo di telecomunicazioni ed approvato dal ministero delle Comunicazioni di concerto con il ministero della Giustizia . In tale panorama, gli operatori hanno predisposto apposite strutture tecniche DFD - distributore di fonia e dati - per gli operatori Telecom e Tim, DC - distributore di chiamate - per Omnitel per la concentrazione e l'invio contestuale della fonia e dei dati correlati agli uffici di procura, utilizzando per la trasmissione un protocollo di proprietà della società Urmet, decifrabile unicamente da appositi apparati, chiamati risponditori svolgenti per l'appunto il ruolo di interfaccia e commercializzati dalla Rcs, del gruppo Urmet. Di qui la necessità per gli uffici di procura di provvedere al noleggio di detti risponditori, denominati SRF sistemi di registrazione fonie e RA risponditori automatici , noleggio che avveniva in regime di monopolio per la impossibilità di altre ditte concorrenti di decriptare il protocollo proprietario Urmet. Pertanto, acquisiti i primi risultati dello specifico monitoraggio avviato in effetti, non erano disponibili dati completi circa la consistenza e la tipologia degli apparati installati presso gli uffici di Procura, né sul numero e sulla durata delle intercettazioni o sul loro costo complessivo, in quanto, tra l'altro, l'imputazione di tali costi alle spese di giustizia rende estremamente laboriosa, una puntuale previsione del loro ammontare si è potuto verificare che il costo unitario giornaliero complessivo di una intercettazione era molto variabile dipendeva, infatti, dal tipo di intercettazione, dal tipo di apparato usato, etc. , ma che, con stima prudente, poteva collocarsi per la telefonia mobile nel caso di apparato noleggiato percentualmente il caso più diffuso a euro 80, così ripartiti operatori 13-16 euro noleggio interfaccia SRF/RA 26 euro noleggio apparati di registrazione 40 euro. Il panorama cui sopra sommariamente esposto si presentava confuso e poco trasparente al punto da indurre la procura di Roma ad aprire un procedimento a carico di ignoti al fine di verificare eventuali ipotesi di reato. Di fatto venivano esaminate le posizioni dei gestori del monopolista ed una persona fisica, consulente, non sappiamo se contestualmente o in periodi successivi, sia del monopolista che del ministero. In data 2 maggio 2005, con provvedimento qui allegato, il tribunale di Roma su richiesta del Pm ha archiviato il procedimento non ravvisando ipotesi penalmente rilevanti. Doverosamente prendiamo atto di quanto sopra esposto ma, dalla lettura dell'atto, si evincono alcuni fatti che ci fanno ritenere che si sia agito in alcuni casi non seguendo i principi di sana amministrazione della cosa pubblica, contribuendo così all'abnorme lievitazione dei costi anche da me più volte segnalata. A titolo di esempio rilevo alcuni casi che mi sembrabo significativi il primo riguarda il noleggio degli apparati cosi detti risponditori . A tale scopo ricordo che la quantificazione delle spese per le intercettazioni da liquidare ai gestori veniva e viene tuttora effettuato in base a un listino approvato il 26 aprile 2001 con decreto dei ministri della comunicazione e della giustizia. Nel listino non sono state ricompresse le spese di noleggio di tali apparati, i cui costi non vennero, all'epoca dell'adozione del decreto ministeriale, tariffati. Ciò ha portato a un costo di noleggio di lire 50.000 al giorno per ogni bersaglio disposto, con susseguente significativa lievitazione dei costi. Il secondo caso riguarda il ruolo di Omnitel. Omnitel ha iniziato a operare nel settore della telefonia mobile a partire dal 1995 e a tal proposito nella richiesta di archiviazione della procura si osserva testualmente in un sistema telefonico ormai liberalizzato, aperto quindi all'ingresso sul mercato di una pluralità di operatori, sembrerebbe cautela doverosa quella di ammettere all'esercizio concreto dei servizi di telefonia solo quei soggetti in grado fin dall'inizio delle loro attività di assicurare tecnicamente la possibilità di intercettazione di tutte le prestazioni commerciali offerte alla clientela . Invece, continua ancora il procuratore E' stata questa la situazione, per certi versi paradossale che ha caratterizzato all'inizio l'attività di Omnitel, impossibilitato ad assicurare l'intercettazione delle conversazioni dei suoi clienti per molti mesi con evidenti quanto comprensibili preoccupazioni evidenziate in particolare dalla Dna e con pressanti inviti rivolti al gestore affinché venisse comunque individuata una soluzione tecnica che consentisse in tempi rapidissimi di ovviare al grave inconveniente . In realtà Omnitel è stata impossibilitata a fornire il servizio fino all'ottobre del 1996 provocando sempre più pressanti richieste, sia da parte delle procure che da parte del ministero, di superare tale deprecabile lacuna. A tal fine Omnitel effettuava una serie di scelte sulle quali, la richiesta di archiviazione si sofferma in questi termini In questo caso, pertanto, i costi per la installazione ed il funzionamento degli apparati RA avrebbero dovuto rimanere in via di principio a carico del gestore. Tuttavia la necessità di accelerazione dell'entrata in funzione del sistema, per evidenti ragioni di giustizia, ha portato quasi alla imposizione al gestore di tempi e soluzioni tecniche come quelle legate al noleggio di linee Telecom a tariffa di utente che senza badare a spese consentissero di realizzare con assoluta priorità l'obiettivo perseguito, con formale assicurazione da parte di un rappresentante del ministero della Giustizia di assunzione dei necessari costi da parte della Pa. Costi poi in effetti assunti dall'erario attraverso un piano di ammortamento predisposto sulla base del listino approvato nell'aprile 2001, che ha ristorato Omnitel degli investimenti sostenuti e degli stessi noleggi di linee in precedenza specificati . Ancora più significativo al fine di evidenziare l'ambito poco trasparente in cui si sono svolte per lungo tempo questi fatti, è l'attività di un professionista che ha giocato negli anni 90 un ruolo importante in questa vicenda. Egli, infatti, ha collaborato come libero professionista, ripetutamente proprio con il gruppo Urmet ed ha anche fornito, secondo quanto accertato dalla Procura della Repubblica di Roma, un apprezzabile contributo tecnico per la definizione del sistema DFD ricevendo somme notevoli da Urmet regolarmente fatturate . Inoltre egli intratteneva da tempo con la società RCS che commercializzava per conto di Urmet il sistema dei risponditori, un rapporto professionale che gli riconosceva sin dal 1993 una provvigione del 10% dell'importo complessivo di ogni contratto di fornitura, noleggio, installazione, assistenza stipulato dalla società. Devo invero osservare che, il compenso di questa natura pare a prima vista abnormemente elevato, ma che siamo comunque di fronte ad un libero accordo tra privati. Mi sembra, invece, significativo osservare che nel settembre 99, l'allora ministero della giustizia on. Di liberto, stipulava un contratto di consulenza con detto soggetto, rinnovato il 28 novembre 2000 dal suo successore l'On. Fassino. Pertanto nella sua qualità di consulente del ministro della giustizia dal settembre 1999 ha partecipato attivamente ai lavori del gruppo interministeriale predisponendo la bozza di listino poi approvata nell'aprile 2001 e nella quale, come abbiamo visto, non sono state ricmprese tariffe in relazione alle spese di noleggio dei risponditori ed è stato predisposto un piano di ammortamento per rimborsare ai gestori telefonici gli investimenti operati per l'installazione degli apparati DFD per Telecom e DC per Omnitel . Sempre a proposito di questo soggetto è interessante osservare che, il sostituto procuratore della Corte dei Conti, dott. Patti, ha chiesto a questo ministero tutti gli atti inerenti le consulenze affidate dai ministri Di liberto, Fassino e Castelli a far data dall'anno 1999. A seguito dell'istruttoria susseguente, il Procuratore ha rinviato a giudizio per responsabilità contabile praticamente tutti i soggetti coinvolti. Inoltre ha trasmesso gli atti alla procura della Repubblica ipotizzando il dolo dei soggetti sopra richiamati, costruendo il teorema invero, alquanto ardito, secondo il quale al ministero della giustizia tre ministri, tre Sottosegretari tutti appartenenti a partiti differenti e comprendenti di fatti tutto l'arco parlamentare comunisti italiani, Ds, Lega Nord, UDC, Forza Italia, An , una quarantina di consulenti appartenenti a tutte le regioni italiane, una trentina di alti funzionari tra cui magistrati di Cassazione e Pm, avvocati seri professionisti si sono dolosamente attivati per procurare un indebito vantaggio ai consulenti stessi ai danni dell'erario. E' curioso notare che solo in pochissimi casi il Procuratore Patti non ha sollevato rilievi, e tra questi vi è proprio il soggetto di cui sopra. Le iniziative assunte dal Ministero Preso atto delle criticità sopra esposte, questa amministrazione centrale, determinata a contrarre progressivamente la pesante incidenza dei costi di tale servizio pari circa ad un terzo dell'ammontare complessivo delle spese di giustizia , ha avviato iniziative finalizzate alla ristrutturazione del servizio in oggetto. Sotto il profilo organizzativo è subito emersa la necessità di promuovere l'unitarietà di azione attraverso l'istituzione di uno specifico gruppo di lavoro interdipartimentale, rappresentativo delle diverse competenze, che,analizzate le criticità esistenti, proponesse linee concrete di intervento a livello complessivo e assicurasse uniformità di azione nei rapporti con gli interlocutori coinvolti. Al fine di migliorare il servizio a contrarre i costi, soprattutto per quel che concerne le spese relative ai noleggi degli apparati, si è proceduto alla elaborazione di soluzioni progettuali per l'evoluzione verso sistemi informatizzati per l'intercettazione di telecomunicazioni. A tale scopo, anche per la necessità di conseguire in tempi brevi omissis procedere progressivamente, partendo da iniziative di tipo sperimentale per poi consolidare i principali risultati raggiunti nelle sperimentazioni sino alla elaborazione di una soluzione a regime. Infatti, per valutare in concreto i benefici ottenibili dall'introduzione di sistemi informatizzati si è dapprima fornito supporto a due esperimenti pilota avviati in tal senso presso le Procure di Roma e Torino. Le sperimentazioni hanno consentito di raggiungere i seguenti vantaggi eliminare gli strumenti di decodifica interfaccia SRF/RA ed il relativo costo in particolare sperimentazione svolta a Roma ricevere su un unico flusso digitale ISDN le intercettazioni di tutti gli operatori TLC effettuare la registrazione delle conversazioni e dei dati correlati congiuntamente registrare le intercettazioni su un server con modalità accentrata su dischi fissi consentire l'ascolto sia con modalità sincrona che asincrona sostituire gli attuali apparati di registrazione noleggiati con posti di lavoro informatizzati al fine di ridurne il costo unitario di noleggio consentire la remotizzazione degli ascolti presso le sedi della Polizia giudiziaria in particolare sperimentazione svolta a Torino . Va evidenziato che l'eliminazione dell'interfaccia SRF/RA è stata possibile avendo la Procura di Roma ottenuto la disponibilità dal gruppo URMET - sia pure limitatamente al periodo di sperimentazione - dei protocolli trasmessivi utilizzati dai diversi operatori TLC tra gli apparati di centrale e gli apparati di decodifica presso i CIT SRF/RA , forniti dalla URMET, protetti da privativa industriale ed a prezzi imposti. D'altro canto, la remotizzazione degli ascolti, sperimentata dalla Procura di Torino, si prestava a sopperire efficacemente a difficoltà di ordine logistico e/o organizzativo. In altri termini, dalle sperimentazioni è risultato che l'adozione, soprattutto da parte delle Procure più grandi, di sistemi informatizzati per l'intercettazione di telecomunicazioni avrebbe potuto, sia pure gradualmente, ridurre significativamente i costi e migliorare la qualità del servizio. Su queste basi, l'Amministrazione si è attivata per delineare soluzioni di immediata applicazione atte a conseguire i benefici di contrazione dei costi già attinti nel corso delle sperimentazioni avviate presso uffici di Procura pilota. Tuttavia, per poter estendere i benefici raggiunti e, in particolare, per eliminare il costo del noleggio degli apparati di decodifica sistemi SFR/RA , pari a 26 Euro al giorno, rimaneva la necessità di ottenere dagli operatori TLC la disponibilità permanente e gratuita degli attuali protocolli trasmessivi di proprietà URMET protocolli, come detto, resi disponibili alla sola Procura di Roma e per il tempo necessario alla sola sperimentazione. Pertanto, è stato necessario richiedere formalmente agli operatori e non quindi al gruppo URMET, essendo l'operatore il soggetto operato della prestazione obbligatoria la disponibilità dei protocolli attualmente utilizzati, sul dichiarato presupposto che tale omissis per consentire la decodifica delle intercettazioni e che, in quanto tale, rientrasse nell'adempimento della prestazione obbligatoria da parte degli operatori. Ottenuta, sia pure con tempi superiori alle attese, la disponibilità di detti protocolli per tutti gli uffici di Procura per le esigenze di giustizia, si è proceduto alla elaborazione della soluzione progettuale e, in assenza di modifiche normative, si è ritenuto di proseguire con il ricorso al noleggio giornaliero imputato alle spese di giustizia e correlato al costo sostenuto per singola utenza intercettata. Tale costo, tuttavia, non è parametrato al solo noleggio dell'apparato, bensì alla fruizione del complessivo servizio di intercettazione di telecomunicazione con predeterminati livelli di servizio comprensivo dell'installazione e configurazione del sistema, formazione del personale, manutenzione, assistenza tecnica e dismissione del sistema . L'imputazione del costo alle spese di giustizia in base al singolo decreto, secondo le modalità sinora seguite e, soprattutto, l'esigenza di evitare il rischio di ulteriori situazioni di esclusiva, che avrebbero continuato a mortificare la concorrenza del mercato, hanno altresì consigliato di non procedere attraverso una procedura di individuazione del fornitore attivata a livello nazionale. Infatti, tale scelta avrebbe necessariamente condotto alla aggiudicazione ad un solo fornitore, imponendo, fra l'altro, l'esigenza di prescrivere più elevati requisiti per la partecipazione anche di ammontare del fatturato , ciò che, di fatto, avrebbe precluso la potenziale partecipazione di ditte già operanti con le Procure ed efficacemente concorrenziali a livello locale. E' stata, quindi, predisposta la documentazione tecnica di riferimento lettera di invito elenco ditte da invitare,suscettibile di integrazioni e/o modificazioni capitolato tecnico contratto quadro, corredato da specifiche istruzioni affinché gli Uffici di Procura, opportunamente personalizzando i documenti, potessero avviare indagini di mercato volte alla individuazione, in sede locale, dal fornitore del servizio. Nell'attivare tale soluzione si è anche provveduto alla individuazione di modelli dimensionali di Uffici di Procura che giustificassero l'istallazione di sistemi informatizzati, ovvero la riconfigurazione senza apparati di decodifica SFR/RA dei soli sistemi di registrazione tipo RT6000 di proprietà. Infatti, in base ai dati emersi a seguito della rilevazione statistica dell'anno 003, si è ritenuto che per le Procure che non superano i 200 bersagli annui individuate nell'ordine di circa 90 non fosse allo stato conveniente anche per problemi organizzativi evolvere verso il sistema informatizzato, potendosi conseguire già apprezzabili risultati integrando la dotazione di sistemi tipo RT 6000 con apparati di proprietà, da recuperare presso gli Uffici ove verrà introdotto il sistema informatizzato, così eliminando la necessità di ricorrere al noleggio di ulteriori apparati e dei sistemi SRF/RA. Operata tale segmentazione, gli Uffici appartenenti ai primi tre gruppi, per un totale di 70 Uffici, sono stati convocati a Roma, in tre distinte riunioni, tenutesi per il primo gruppo, composto da 13 Uffici, nei giorni 5 e 19 novembre 2003, per il secondo gruppo, composto da 22 Uffici, il 27 gennaio 2004 e per il terzo gruppo, composto da 35 Uffici, il 30 settembre 2004. A seguito delle convocazioni è stato dato l'avvio al piano programmato di assistenza alle Procure interessate alla informatizzazione, assistenza assicurata dal Gruppo a livello centrale attraverso call center, con risposte ai quesiti formulati dalle ditte, più in generale, a qualsiasi necessità rappresentata dagli Uffici, svolgendo un'attività particolarmente onerosa ma molto apprezzata dalle Procure. Nel corso delle attività di ristrutturazione, è stato compiuto un primo monitoraggio sugli esiti di tale ristrutturazione coinvolgendo il primo e il secondo gruppo di Uffici, per un totale di 35 Uffici. La rilevazione ha permesso di avere una prima fotografia dello stato di attuazione dell'informatizzazione del servizio e del valore economico dello stesso, rilevato ad un valore medio ponderato di 23 euro al giorno per bersaglio, che già mostrava una forte diminuzione rispetto ai valori registrati prima dell'attivazione dell'iniziativa, valori che, come sopra detto, si attestavano, detratto il costo degli operatori sul quale non è possibile in prima battuta intervenire, intorno a 66 euro al giorno per bersaglio 26 euro per il risponditore e circa 40 euro per il registratore . Terminata la fase propulsiva dell'attività di ristrutturazione e per ottenere aggiornamenti in merito agli esiti della stessa, è stato avviato nello scorso maggio un secondo monitoraggio richiedendo dati agli Uffici dei tre gruppi, per un totale di 70 Uffici. In base a tale ultimo monitoraggio risultano informatizzati 33 Uffici e il numero di bersagli da loro intercettato è circa il 40% del totale nazionale stima su dati 2003 quanto agli altri Uffici, risultano già avviate le gare per alcune è in corso l'aggiudicazione , mentre solo per talune si sono riscontrati problemi logistici. Contemporaneamente, al fine di contrarre i costi anche per gli Uffici di Procura non interessati dalla informatizzazione, si è avviata una rilevazione per inventariare gli apparati RT6000 resi disponibili dalla informatizzazione e per rilevare quelli noleggiati dal quarto gruppo Procure non interessate dalla informatizzazione al fine di ridistribuire, secondo le esigenze, quelli di proprietà e ridurre i costi dei noleggi. Dalle rilevazioni ormai periodicamente effettuate 1 sull'andamento delle intercettazioni nel periodo 2001-2004 ed i costi corrispondenti con l'avvertenza che i costi debbono intendersi riferiti alle spese sopportate nell'annualità precedente, per il fisiologico lasso di tempo intercorrente fra spesa e pagamento è emerso quanto segue Anno numero bersagli costi costo unitario medio 2001 32.000 165 5.156 2002 45.000 230 5.111 2003 77.615 256 3.298 2004 92.781 263 2.835 2005 proiezione 106.249 302 2.842 Sulla base di quanto sinora esposto possono svolgersi le seguenti considerazioni. La contrazione globale dei costi sopportati per le intercettazioni conseguente all'azione svolta per ridurre i costi unitari dei noleggi da circa 70 euro al giorno per intercettazione a circa 20 euro ha consentito di contenere l'incremento della spesa delle intercettazioni derivante dal significativo aumento del numero dei bersagli di particolare evidenza i dati degli anni 2003-2004, laddove a fronte di un aumento del 19.5% del numero dei bersagli il corrispondente aumento dei costi. Accanto a tali iniziative, peraltro, sono state avviate ulteriori azioni per un ripensamento complessivo della normativa in materia, principalmente per definire in maniera compiuta gli obblighi degli operatori, anche al fine di poter ridisegnare in termini più coerenti i relativi costi rispetto a quanto previsto dall'attuale listino delle prestazioni, approvato con Decreto del 26 aprile 2001 del ministro delle Comunicazioni, di concerto con il ministro della Giustizia. Pertanto, il gruppo interdipartimentale ha operato nell'ambito dell'Osservatorio permanente per la sicurezza delle reti e la tutela delle comunicazioni - istituito presso il ministero delle Comunicazioni - assumendo diverse iniziative. In particolare, è stato promosso l'inserimento nel nuovo codice delle comunicazioni di taluni articoli specifici sulla materia in questione volti a disciplinare in maniera più stringente gli obblighi degli operatori, imponendo, fra l'altro, l'obbligatorietà delle prestazioni obbligatorie sin dall'offerta al pubblico di un nuovo servizio. Inoltre, è stato previsto, all'articolo 96, il repertorio delle prestazioni obbligatorie, che diverrà il testo di riferimento per la disciplina dei rapporti con gli operatori. Il citato gruppo ha altresì diritto e coordinato i lavori per la redazione dello schema di repertorio, schema presentato nella riunione plenaria dell'osservatorio presso il ministero delle Comunicazioni del 22 marzo 2005 ed attualmente all'attenzione dei competenti Uffici Legislativi. Da evidenziare che, fra l'altro, lo schema di repertorio prevede l'adozione di protocolli trasmessivi standard, al fine di evitare nuovamente il rischio di protocolli proprietari già scontato in passato. Infine, nella legge finanziaria 2005 è stato recepito l'articolato predisposto dal Gruppo di lavoro sulla forfetizzazione delle spese in questione, sia sotto il profilo della ripetibilità nei confronti del condannato, sia sotto il profilo del ristoro dei costi sostenuti dagli operatori, con la previsione di specifici decreti per l'attuazione. Tale iniziativa, consentirà l'adozione di procedure più snelle e semplificate per gli Uffici e gli operatori, permettendo il recupero di risorse umane e di contenere ulteriormente i costi. In definitiva, rispetto alla situazione rilevata l'azione sistematica condotta dal ministero sinora ha messo in evidenza i seguenti elementi positivi la progressiva razionalizzazione del servizio, attraverso il riferimento alla documentazione tecnica predisposta a livello centrale per i noleggi degli apparati, documentazione utilizzata anche da parte degli Uffici che hanno proceduto ad affidamento diretto, ma sulla base dei prezzi medi riscontrati sul mercato il superamento della situazione di monopolio, per l'ottenuta liberalizzazione dei protocolli di trasmissione il generalizzato abbattimento dei prezzi del noleggio del servizio, anche a seguito della circolazione dell'informazione sui prezzi unitari tra le varie Procure la predisposizione di una normativa complessiva di riferimento sulla materia repertorio nonché atta a semplificare le procedure contabili decreti sulla forfetizzazione . E' impegno del ministero omissis anche con riferimento ad ulteriori profili sinora non affrontati come quello della possibilità di predisporre soluzioni progettuali tecniche per il contenimento delle spese conseguenti alle intercettazioni ambientali e preventive , con la collaborazione di tutte le competenti autorità istituzionali. L'esame della documentazione acquisita Si riportano testualmente estratti della relazione predisposta dall'ispettorato generale a seguito delle indicazioni del ministro sopra richiamate. Sulla base della delega ricevuta dal ministro, questo ufficio provvedeva ad acquisire la documentazione necessaria ai fini di una prima valutazione,sotto il profilo della eventuale rilevanza disciplinare, dei fatti oggetto di accertamento. Peraltro tale acquisizione è stata necessariamente parziale in considerazione del limite posto dal segreto investigativo di cui all'articolo 329 comma 1 Cpp nel senso che non è stato ad esempio possibile, né è stata avanzata richiesta in tal senso, acquisire direttamente i decreti di autorizzazione alle intercettazioni, emessi dal Gip ex articolo 267 Cpp, trattandosi di atti chiaramente coperti da segreto. Sono stati pertanto acquisiti i soli atti non più coperti da segreto in quanto, ex articolo 329 Cpp, già portati a conoscenza degli indagati. Conseguentemente la ricostruzione della vicenda, per gli aspetti che in questa sede rilevano, è stata effettuata utilizzando gli elementi tratti da tali ultimi documenti e dalle note di chiarimento predisposte dagli uffici interessati. Essa è pertanto inevitabilmente incompleta. Tanto premesso, sono stati in primo luogo acquisiti in copia gli articoli di stampa che hanno riportato brani tratti dalle intercettazioni disposte nell'ambito del procedimento indicato in oggetto attività, questa, fondamentale per gli accertamenti delegati, dovendosi tra l'altro anche verificare, attraverso gli opportuni raffronti, se il contenuto di tali articoli fosse stato tratto da atti non più segreti ovvero da atti coperti ancora da segreto, in tale ultimo caso integrandosi le ipotesi di reato di cui all'articolo 326 e 684 Cp. Deve al riguardo rilevarsi che i primi articoli di stampa riportanti il contenuto delle intercettazioni risalgono al 27 luglio 2005 e fanno riferimento al decreto di sequestro preventivo, emesso e notificato due giorni prima in via d'urgenza dalla Procura di Milano, nel quale sono contenuti ampi stralci delle telefonate intercettate. E' stata successivamente acquisita copia del decreto di sequestro preventivo emesso in via d'urgenza, in data 25 luglio 2005, dal Pm, ex articolo 321, comma 3 bis, nonché la richiesta di convalida dello stesso, avanzata dal Pm al Gip in data 27 luglio 2005, ex articolo 323 comma 3 ter Cpp. Tali atti venivano trasmessi in data 2 agosto 2005, con nota di accompagnamento de Procuratore della Repubblica di Milano. In tale nota si precisa tra l'altro quanto segue per quanto attiene alle intercettazioni attive riguardanti le persone dei omissis alle modalità di utilizzazione di contenuti di intercettazioni cd indirette, si precisa che tutte le conversazioni dei parlamentari sulle utenze intercettate sono state omissate con indicazione a fianco parlamentare senza il nominativo , conseguentemente il contenuto non è stato trascritto né annotato per sintesi e, quindi, non è stato utilizzato si precisa, ulteriormente, che solo in un caso è stato trascritto il contenuto della conversazione intercorsa tra persona indagata e sottoposta ad intercettazione e persona che ha utilizzato l'utenza di un parlamentare anche in questo caso, la parte di conversazione intercorsa tra l'indagato ed il parlamentare è stata omissata , non trascritta e non utilizzata in tal modo si è ritenuto, anche alla luce delle indicazioni contenute nella sentenza della Corte costituzionale 163/05, di salvaguardare la riservatezza del parlamentare senza nel contempo pregiudicare le indagini . Nel decreto di sequestro preventivo del Pm sono riportati gli elementi indizianti che ne giustificano l'emissione. Tali elementi, deve ragionevolmente e fondatamente presumersi, costituiscono anche i gravi indizi di reato che, ex articolo 267 comma 1 Cpp, hanno consentito, congiuntamente all'ulteriore requisito della assoluta indispensabilità , la emissione, necessariamente precedente, del decreto che autorizzava l'intercettazione delle conversazioni, il cui contenuto è stato poi ampiamente riportato nella parte motiva dello stesso decreto di sequestro. Gli elementi in questione, presuntivamente comuni al decreto di sequestro ed a quello autorizzativi delle intercettazioni, sono essenzialmente rappresentati, in breve sintesi dalla denunzia presentata dall'Avv. Mario Zanchetti nell'interesse dell'ABN-AMBRO a tal proposito aggiungo un passaggio desunto dal decreto di sequestro preventivo del Gip Forleo non contenuto nella nota dell'Ispettorato in particolare, l'esponente riferiva che il 26 aprile 2005 aveva appreso, all'interno dello studio del Prof. Guido Rossi consulente della stessa ABN-AMBRO nella vicenda in questione da funzionario della BPL che intendeva rimanere anonimo e che nell'occasione era accompagnato dal dott. Alessandro Daffinà dirigenti della Banca Rotschild advisor di ABN AMRO sempre in detta vicenda che presso la BPL erano stati accesi nell'ultimo semestre 18 conti correnti intestati ad altrettante persone fisiche alle quali erano stati concessi finanziamenti dell'importo complessivo di euro 545.000.000, con tassi particolarmente bassi, interamente poi utilizzati per l'acquisto di azioni ANTONVENETA. Tali confidenze venivano avallate da un documento che l'anonimo funzionario aveva prodotto e che appariva essere una comunicazione interna alla BPL redatta su carta alla stessa intestata, inviata da un funzionario della Divisione Bilancio e fiscale-segnalazioni istituzionali a suoi superiori, in cui venivano segnalati dei finanziamenti concessi a tassi notevolmente bassi ed inferiori al tasso medio di sistema, tanto da creare anomalie nelle rilevazioni decapali e nei tassi BCE e anti usura dall'atto di accertamento conclusivo dell'istruttoria svolta dalla commissione nominata dalla CONSOB dalle informative della polizia giudiziaria dalla testimonianza di certo Nolli, trader di Banca Lombarda. A tali elementi si aggiungevano, ai fini specifici dell'emissione in via d'urgenza del decreto di sequestro, quelli tratti dal contenuto delle intercettazioni. Per quanto riguarda i poteri di indagine e accertamento della CONSOB, essi sono stati profondamente innovati con la legge 62/2005, per cui ritengo fare cosa utile allegare alla presente breve relazione relativamente a questo argomento prima e dopo l'entrata in vigore della legge su citata. Dall'esame del decreto di sequestro emergono circostanze utili per una valutazione complessiva in ordine alla regolarità delle intercettazioni eseguite nel procedimento indicato in oggetto. Emerge in primo luogo che le procedure di intercettazione hanno avuto inizio in data 24 giugno 2005 ed erano ancora in corso al 22 luglio 2005, data dell'ultima conversazione registrata, il cui contenuto è riportato nel decreto di sequestro. La durata dell'intercettazione ha quindi certamente superato i quindici giorni previsti, come durata massima, dall'articolo 267, comma 3 Cpp. Ma deve al riguardo rilevarsi che la stessa norma consente di prorogare tale durata per periodi successivi di quindici giorni , praticamente per un tempo indefinito, qualora permangono i presupposti indicati nel comma 1 dell'articolo 267 Cpp. In tal caso è peraltro necessario un decreto motivato di proroga del Gip si può senz'altro presumere che tali decreti di proroga, pur non acquisiti in questa sede per la sussistenza del segreto investigativo, siano stati doverosamente emessi nel procedimento di cui si tratta. Nel decreto di sequestro è anche affrontata un'altra questione, rilevante, come si vedrà in seguito, in punto di legittimità delle intercettazioni svolte. Ed invero il procedimento in esame è rubricato per i reati di cui agli articoli 184 e 185 Tuf, che, fino all'aprile 2005, non erano tra i reati per i quali l'articolo 266 comma 1 Cpp consentiva l'intercettazione, né per il limite edittale di pena, che non superava nel massimo i cinque anni, né per il titolo del reato, non compreso tra quelli espressamente richiamati dalla norma. Successivamente e di recente, con l'articolo 9 della cd legge comunitaria 62/2005, c'è stato un mutamento del quadro normativo, essendo state recepite nel nostro ordinamento le direttive comunitarie in materia di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato. In particolare, la legge in questione ha anche modificato, in punto di pena, le previsioni di cui al testo precedente degli articoli 184, 185 e 186 Tuf, stabilendo un massimo edittale di sei anni. Ha inoltre incluso i reati di insider trading tra quelli per i quali è nominativamente previsto l'utilizzo delle intercettazioni. Quindi, a far data dall'entrata in vigore della legge 62/2005, pubblicata sulla gu del 27 aprile 2005, è consentito procedere ad intercettazioni ex articolo 266 Cpp anche nell'ambito dei procedimenti per i reati di cui agli articoli 184 e 185 Tuf. Nel caso che ci riguarda le intercettazioni sono iniziate, a quanto è dato ricavare dagli atti esaminati, nel giugno 2005, successivamente quindi all'entrata in vigore della nuova normativa, ma, si vedrà di seguito, per reati commessi, in tutto o in parte, prima. Sotto altro aspetto, anche di interesse in questa sede, non emergono dall'esame omissis parlamentari e neppure casi di indebito utilizzo di conversazioni cd indirette alle quali gli stessi abbiano comunque partecipato. A seguito di ulteriore nota di questo ufficio del 4 agosto 2005, veniva acquisita copia di altra richiesta di sequestro preventivo avanzata dal Pm in data 25 luglio 2005, nonché copia del decreto di sequestro preventivo di somme di denaro e titoli vari, emesso dal Gip in data 1 agosto 2005. Da tali ulteriori atti emerge che le operazioni di intercettazione erano ancora in corso alla data del 24 luglio 2005. Con riguardo alla legittimità delle operazioni di intercettazione, si afferma testualmente nel decreto del Gip quanto alla legittimità delle operazioni richieste, veniva nei relativi decreti autorizzativi evidenziato che le norme che puniscono i reati ipotizzati sono state di recente, dalla legge 62/2005, ritoccate in peius quanto ai limiti sanzionatori, portati nel massimo a sei anni di reclusione, rientrando dunque nelle ipotesi di cui all'articolo 266 lett. a Cpp . Veniva poi acquisita, a seguito di nota del 4/08/2005, indirizzata da questo ufficio al Gip di Milano, copia del decreto di sequestro delle azioni Antonveneta, emesso dal Gip sempre in data 1/08/2005, nonché copia della richiesta di applicazione della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi nelle persone giuridiche, avanzata dal Pm in data 25/07/2005 nei confronti di Fiorani Giampiero ed altri, e copia dell'ordinanza applicativa della misura i questione, emessa dal Gip in data 1/08/2005. Tali documenti venivano trasmessi dal Presidente aggiunto dell'ufficio Gp di Milano, con nota del 4/08/2005 nella quale si evidenzia, con riferimento alla questione della intercettazione di parlamentari, quanto segue Preciso per quanto possa occorrere che l'utenza intercettata era utenza in uso all'indagato Giampiero Fiorani, il colloquio intercettato, trascritto nel provvedimento della dottoressa Forleo, intercorre tra la persona indagata, Giampiero Fiorani, e Cristina Rosati l'utenza chiamante è risultata utenza cellulare in uso a certo Gigi intestata al Senato della Repubblica, pertanto è stata omissata tutta la conversazione ad eccezione delle parti della stessa tra Fiorani Giampiero e Cristina Rosai . In ultimo, con nota dell'8/08/2005, questo ufficio richiedeva al Procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano di svolgere sulla vicenda gli accertamenti di competenza, a norma dei poteri di sorveglianza allo stesso spettanti ex articolo 16 RDlgs 511/46, e di riferire, all'esito, in ordine ai vari punti oggetto della richiesta del ministro della Giustizia. Con nota datata 16/08/2005, il Procuratore generale di Milano rispondeva alla richiesta allegando una relazione del Procuratore della Repubblica di Milano nella quale si affermava quanto segue Tanto premesso, si precisa che, come già comunicato all'Ispettorato stesso, i brani di conversazione - con l'eccezione appresso specificata - risultano, per quanto è dato di sapere ed all'esito di una prima verifica operata da questo ufficio, non più coperti da segreto all'atto della pubblicazione stessa, in quanto v. articolo 329 Cpp contenuti in provvedimenti eseguiti e notificati agli indagati e, dunque, posti a loro conoscenza. Omissis - decreto di sequestro preventivo d'urgenza di azioni ordinarie Antonveneta emesso il 25/07/2005 da questo ufficio - decreto di convalida emesso l'1/08/2005 dal Gip di Milano, del predetto sequestro preventivo d'urgenza - decreto di sequestro preventivo di capital gain emesso l'1/08/2005 dal Gip di Milano su conforme richiesta di questo ufficio del 25/07/2005 - ordinanza di applicazione della misura interdittiva ex articolo 290 Cppo pure emessa dal Gip di Milano, in data 1/08/2005. In data 3/08/2005 è stato disposto dall'ufficio Gip il deposito di tutti gli atti per i difensori degli indagati destinatari dei provvedimenti cautelari prima indicati. In particolare, sono stati depositati anche i cd brogliacci di tutte le intercettazioni telefoniche effettuate, trasmessi al Gip su sua espressa richiesta . Si precisava ancora nella nota in questione che in due casi, in un articolo comparso sul Corriere della Sera in data 29/07/2005 ed in un articolo comparso su La Repubblica in data 6/08/2005, venivano pubblicati brani di conversazioni tratti da atti diversi, ancora vincolati da segreto. Per tali vicende si provvedeva ad aprire il procedimento n. 64278/05 mod.44 a carico di ignoti per il reato di cui all'articolo 3326 Cp, il procedimento n. 30251/05 a carico del giornalista Luigi Ferrarella per il reato di cui all'articolo 684 Cp ed il procedimento n. 31693/05 a carico dei giornalisti Marco Censurati, Ferruccio Sansa, Ettore Livini ed Oriana Liso, anche in tal caso per il reato di cui all'articolo 684 Cp. Si precisava infine nella predetta nota che le modalità di conservazione dei dati acquisiti con le intercettazioni erano state assicurate nei termini di legge e che non vi erano stati casi di indebita utilizzazione di conversazioni alle quali avessero comunque preso parte parlamentari. Valutazioni conclusive. All'esito di quanto sopra esposto possono formularsi alcune valutazioni conclusive sui diversi aspetti della vicenda in esame, tenendo peraltro conto, come si è già osservato in premessa, che le stesse vengono sviluppate allo stato degli atti e risentono, conseguentemente, del limitato patrimonio di conoscenza indotto dal carattere ancora segreto dell'attività investigativa in corso nel procedimento indicato in oggetto. La segretezza dell'indagine ha impedito una più ampia ed esaustiva acquisizione documentale, idonea ad una migliore conoscenza dei datti di cui si tratta. 1 In ordine alla provenienza delle notizie pubblicate dalla stampa e riportanti in modo esteso brani di conversazioni intercettate nel procedimento in esame, può dirsi, alla luce del raffronto tra gli articoli i questione ed i documenti acquisiti in questa sede, che tali notizie sono state per la gran parte desunte da atti decreti di sequestro preventivo ed ordinanza applicativa della misura interdittiva già notificati ad indagati e loro legali, pertanto non più segreti ex articolo 329 co.1 Cpp anche perchè depositati ex articolo 293 Cpp. Omissis nella nota del 12/08/2005, è avvenuto che tali notizie fossero ricavate da atti ancora segreti. In tali casi si è doverosamente provveduto, come rilevato in precedenza, ad iscrivere procedimenti penali per reati di cui agli articoli 326 e 684 Cp. 2 In ordine alle modalità di conservazione dei dati acquisiti con le intercettazioni, non sono emersi elmenti ce facciano ritenere la sussistenza al riguardo di irregolarità o di condotte negligenti questo peraltro può affermarsi unicamente sulla base di quanto riferito dalla AG di Milano, non essendosi proceduto in questa sede all'esame degli atti relativi alle modalità di esecuzione delle intercettazioni, esame che sarebbe del resto non fattibile, allo stato, ostandovi il segreto investigativo. 3 In ordine alla doverosa tutela delle esigenze di riservatezza delle persone coinvolte in una indagine penale, esigenze riconosciute a livello costituzionale e richiamate con forza nella sentenza della Corte costituzionale n. 34 del 4/04/73 nonché nella normativa a tutela dei dati personali, deve rilevarsi come, nel caso di specie, le stesse, a quanto è dato rilevare, siano state del tutto trascurate. Può dirsi, invero, alla luce sia degli atti assunti che del contenuto degli articoli di stampa, in cui si riportano anche brani di conversazioni private e ictu oculi del tutto insignificanti per le indagini, che il Pm ed il Gip non hanno ritenuto di seguire le indicazioni della Corte Costituzionale. Non hanno pertanto provveduto a selezionare il materiale ricavato dalla intercettazioni, ma hanno utilizzato tutti i dati ricavati dalla intercettazioni, senza procedere alla eliminazione, così come previsto dall'articolo 266 comma 6 Cpp, di quelli manifestamente irrilevanti. Si afferma, infatti, nella nota del Procuratore della Repubblica di Milano, già in precedenza richiamata, ce in data 3.8.2005 è stato disposto dall'Ufficio Gip il deposito di tutti gli atti per i difensori destinatari dei provvedimenti cautelari prima indicati. In particolare sono stati depositati anche i Cd brogliacci di tutte le intercettazioni telefoniche effettuate, trasmessi al Gip su sua espressa richiesta . Orbene, era evidente che, attraverso il deposito, i brogliacci divenivano non più segreti ex articolo 329 co.1 Cpp ed il loro contenuto poteva quindi essere anche oggetto di pubblicazione, come di fatto, è poi avvenuto. L'aver pertanto depositato i brogliacci senza la preventiva attività di selezione dei dati, prevista dal richiamato articolo 268 co.6 Cpp, ha costituito iul logico antecedente della violazione del diritto di riservatezza, quale si è in concreto realizzato nella vicenda in esame,attraverso la pubblicazione sulla stampa di messaggi e di conversazioni telefoniche dal contenuto strettamente privato, ricavati dalle intercettazioni svolte. Una condotta processuale realmente rispettosa del diritto alla riservatezza avrebbe dovuto articolarsi in modo diverso. In particolare, il Pm avrebbe dovuto depositare ex articolo 293 Cpp, in allegato alle richieste di misure cautelari, unicamente quelle conversazioni intercettate che erano rilevanti ai fini dell'accoglimento delle stesse. Avrebbe poi dovuto procedere, nei tempi e con le modalità di cui all'articolo 268 co.5 e 6 Cpp, al deposito integrale dei brogliacci, al duplice fine, da un lato, di consentire ai difensori di averne conoscenza e, dall'altro, di provvedere alla individuazione delle conversazioni manifestamente irrilevanti da non trascrivere, la cui diffusione sotto qualsiasi forma poteva pregiudicare il diritto alla riservatezza. Ma ciò non è avvenuto, con la sostanziale violazione dell'articolo 268 Cpp non avrebbe invero alcun senso a tal punto attivare la procedura prevista da questa norma tesa alla eliminazione delle parti irrilevanti delle intercettazioni, quando queste parti sono state già depositate in forma integrale, in sede di richiesta di applicazione di misura cautelare. Deve, comunque, aversi ben presente che quella sopra affrontata è materia particolarmente delicata e complessa, nella quale devono evitarsi sconfinamenti indebiti, essendo la valutazioe in ordine alla rilevanza di un dato investigativo rimessa alla esclusiva discrezionalità dell'inquirente. Ma la discrezionalità non può significare arbitrio né può coprire condotte eventualmente superficiali. Pertanto, in casi particolari, quando la irrilevanza investigativa dei dati acquisiti emerge con assoluta chiarezza, la mancata ed ingiustificata eliminazione degli stessi, disposta da un preciso dettato normativo che abbia in concreto causato una indebita violazione del diritto alla riservatezza, può anche assumere, in astratto, una rilevanza disciplinare. Nel caso di specie pare non vi sia stata la doverosa attenzione alla tutela della sfera privata della riservatezza con la conseguente violazione delle regole di condotta e dei principi di cui al DLgs 196/03 contenente la normativa a protezione dei dati personali. Ma va ancora una volta rimarcato come, per una approfondita valutazione sotto il profilo disciplinare delle condotte di cui si tratta, sarebbe necessario l'esame di tutti gli atti delle intercettazioni svolte nel procedimento, in particolare al fine di accertare se il giudice, ex articolo 268 co.5 Cpp, abbia autorizzato il Pm a ritardare le procedure di deposito dei brogliacci, finalizzate anche, come detto, alla eliminazione dei dati irrilevanti ma tale esame allo stato non è praticabile, si ripete, per la sussistenza ed opponibilità del segreto di indagine. 4 In ordine alla sussistenza dei presupposti di legittimità delle intercettazioni si pongono alcune questioni. Come s è avuto modo di rilevare in precedenza, il procedimento nel quale sono state disposte le intercettazioni è rubricato per i reati di cui agli articoli 184 e 185 Tuf. Orbene, la possibilità di disporre le intercettazioni per tali reati è conseguente alla modifica introdotta dall Legge Comunitaria 62/05, che ha elevato nel massimo a sei anni di reclusione la pena edittale. La norma in questione è di natura sostanziale con implicazioni di carattere processuale. Non appare, pertanto, pertinente per l'applicazione della stessa, il principio del tempus regit actum, che sembra impropriamente richiamato nei provvedimenti del Gip di Milano Omissis irretroattività della legge più sfavorevole al reo, fissato nell'articolo 2, co.3 Cp. Se è dunque vero che la modifica introdotta da tale norma ha reso possibile ricorrere al mezzo della intercettazione per l'accertamento dei reati di cui agli articoli 184 e 185 Tuf, è anche vero che tale mezzo investigativo può essere utilizzato unicamente per l'accertamento dei reati in questione commessi successivamente al 27 aprile 2005, data di entrata in vigore della nuova normativa, e non per quelli commessi in epoca precedente. Nel caso di specie vi è incertezza sulla data di commissione dei reati perché nel decreto di sequestro preventivo viene indicata come data di commissione il periodo dal 14/12/2004 al 21/04/2005, mentre nell'ordinanza applicativa della misura interdittiva si parla di condotta perdurante . Se peraltro la data di commissione del reato è quella riportata nel decreto di sequestro, le intercettazioni sarebbero state disposte in modo illegittimo, per un reato per il quale non erano autorizzabili, in considerazione della pena edittale all'epoca prevista, inferiore a quella che, ex articolo 268 Cpp, consentiva l'intercettazione. Ma anche per questo aspetto della vicenda sarebbe necessario, al fine di accertare se si sia in presenza di u atto abnorme o di una mera questione interpretativa della normativa di riferimento un esame approfondito degli atti di indagine, allo stato non praticabile per i motivi più volte esplicitati in precedenza. 5 In ordine alla questione della indebita utilizzazione di conversazioni alle quali abbiano partecipato parlamentari non sono emersi nella vicenda aspetti di irregolarità, alla luce degli atti acquisiti e dei chiarimenti ricevuti dalla AG di Milano . Su questo punto aggiungo un dato a parziale dissenso rispetto alle conclusioni dell'ispettorato. Consideriamo infatti le trascrizioni relative alle intercettazioni di due utenze che dovrebbero riguardare il senatore Grillo e l'on. Fassino. Quest'ultimo viene intercettato indirettamente, e se è vero che con formula formalmente corretta, nel testo si riporta anonimamente il termine parlamentare con relativi omissis, tutelando quindi l'on Fassino, è altresì vero che in altra parte viene riportato un passaggio in cui l'intercettato dichiara di aver parlato con l'on Fassino svelando quindi l'identità del parlamentare di cui sopra. Colleghi riflettiamo bene Non è forse già una forma di intercettazione, che oltretutto viene resa pubblica, il fatto stesso di dichiarare che n parlamentare ha tenuto colloqui con un intercettato? Il fatto che poi non ne venga resa nota la natura può, provocare, come in effetti ha provocato le illazioni più svariate, anche, ovviamente le più maligne, senza possibilità di difesa alcuna da parte dell'0interessato. Ritengo pertanto che anche in questi casi si possa pervenire alle conclusioni che l'ispettorato trae ai punti 3 e 4 della sua relazione.