Consorzi di bonifica, i due moduli della Lombardia

di Francesco Antonio Genovese

La legge della Regione Lombardia 16 giugno 2003, n. 7/2003, detta una nuova disciplina dei consorzi di bonifica, con abrogazione della precedente dettata dalla legge regionale 59/1984, stabilendo, in particolare, con riferimento ai consorzi non disciolti in applicazione della citata legge regionale 59 del 1984 prevedente la soppressione ex lege dei consorzi irrigui di carattere privato , che l'istituzione, per ciascun comprensorio, del consorzio di bonifica ente pubblico non priva di autonomia e di funzioni i preesistenti consorzi di irrigazione ed i consorzi di miglioramento fondiario operanti all'interno del comprensorio. Tale ius superveniens - in quanto esclude l'effetto di affievolimento ex lege del diritto soggettivo perfetto dei consorzi irrigui privati - per un verso conferma la giurisdizione del giudice ordinario originariamente adito nelle controversie aventi ad oggetto il diritto soggettivo di tali enti privati ad esistere, diritto minacciato, appunto, da atti della regione Lombardia adottati in attuazione della, ora abrogata, legge regionale per altro verso, rende manifestamente inammissibile per sopravvenuta irrilevanza la questione di legittimità costituzionale, sollevata in relazione alla precedente legge regionale, avente ad oggetto il dubbio se l'adozione di una disciplina regionale prevedente la soppressione generalizzata per legge dei consorzi sia compatibile, in particolare, con la riserva alla potestà esclusiva dello Stato della materia ordinamento civile, ai sensi del nuovo articolo 117 Costituzione. Lo hanno chiarito le Su civili della Cassazione con la sentenza 2635/06 depositata l'8 febbraio e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. di Francesco Antonio Genovese La pronuncia ha una triplice valenza a da un lato, riveste interesse in materia sostanziale per l'affermata esistenza di due diversi moduli dei consorzi di bonifica, disciplinati da due leggi regionali della Lombardia b da un altro, per l'illustrazione dei riflessi che, tali moduli sostanzialistici, riflettono sulle questioni di giurisdizione e di processo c infine, da seguito alle questioni di legittimità costituzionale poste dalla stessa Cassazione alla Consulta. In precedenza, infatti, con riferimento alla legge regionale Lombardia 59/1984, la stessa Corte costituzionale aveva posto due quesiti alla Consulta, ritenendo che a non fosse manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6, secondo comma della legge regionale della Lombardia 59/1984 nella parte in cui prevede che i consorzi di bonifica assumono le funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33 , con ciò dando luogo alla soppressione dell'intera categoria dei consorzi di miglioramento fondiario e precludendo la costituzione di nuovi, in riferimento agli articoli 18 e 117 Costituzione infatti, la norma incide sul diritto di associarsi liberamente e supera i limiti stabiliti alla potestà legislativa regionale del rispetto dei principi fondamentali della materia - tra cui vi è nella specie quello della concorrenza dell'intervento pubblico e privato in materia di bonifica, la quale si manifesta anche con la compresenza di enti pubblici consorzi di bonifica e enti associativi privati consorzi di miglioramento fondiario - e del divieto di intervenire sui rapporti di diritto privato la cui disciplina deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale ordinanza di rimessione 26/2001 b non fosse manifestamente infondata, pur dopo la riformulazione dell'articolo 117 della Costituzione di cui alla legge costituzionale 3/2001 , la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma secondo della legge 59/1984 della regione Lombardia nella parte in cui dispone che i consorzi di bonifica assumono le funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33 - così sopprimendo, per l'effetto, l'intera categoria dei consorzi di miglioramento fondiario e precludendone, tout court, la costituzione di nuovi - atteso che la norma denunciata, incidendo pur sempre sul diritto di associarsi liberamente articolo 18 Costituzione supera, anche alla luce del nuovo assetto costituzionale del riparto della potestà legislativa tra Stato e regioni per effetto del quale la potestà legislativa nella submateria bonifica integrale deve ritenersi tuttora attribuita, ex articolo 117 comma terzo, nuovo testo, Costituzione, alla legislazione concorrente nell'ambito della materia governo del territorio, e non anche ricompresa nella competenza residuale di cui al successivo comma quarto i limiti imposti alla potestà normativa regionale nel rispetto dei principi fondamentali della materia , poiché essa interviene - attraverso la generale soppressione dei consorzi di miglioramento fondiario, enti privati a carattere associativo - su rapporti di diritto privato la cui disciplina deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale, alterando il sistema normativo generale di compresenza di enti privati e pubblici posto, come principio fondamentale inderogabile, dal Rd 215/33, e per l'effetto intaccando illegittimamente la competenza legislativa esclusiva dello Stato riconosciuta dall'articolo 117 comma secondo lettera l nella materia ordinamento civile ordinanza di rimessione 12257/02 . In riferimento ad ambedue le questioni la Corte costituzionale aveva disposto la restituzione degli atti a relativi al giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 6.2 legge della Regione Lombardia 59/1984, nella parte in cui dispone che i consorzi di bonifica assumono le funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33 , a seguito della sopravvenuta legge della Regione Lombardia 7/2003 ordinanza 263 del 2004 b relativi all'articolo 6, secondo comma, della legge della Regione Lombardia concernente il riordino dei consorzi di bonifica, sollevata in riferimento agli articoli 18 e 117 Costituzione, per aver disposto il subentro dei consorzi di bonifica ai consorzi di miglioramento fondiario previsti dal Rd 215/33 , determinandone così l'estinzione, in contrasto quindi con i princip fondamentali della legislazione statale, con il limite posto alla disciplina regionale nei rapporti privati e con il diritto di libera associazione garantito ai cittadini, perché - alla luce della sopravvenuta modifica del titolo V della parte seconda e della sostituzione dell'articolo 117 della Costituzione, a seguito della legge costituzionale 3/2001 - la Corte rimettente procedesse ad un nuovo esame dei termini della questione di legittimità ordinanza 14 del 2002 . Con riferimento a tali restituzione di atti, dunque, la sentenza in esame costituisce l'ultimo approdo, tendente ad una rivalutazione delle questioni alla luce della nuova disciplina posta dalla legge regionale 7 del 2003. Peraltro, sempre la Corte costituzionale, sia pure con riferimento ad altra regione italiana, con la Sentenza 282/04, aveva dichiarato costituzionalmente illegittimo, in relazione agli articoli 2, 18, 41, 42, 43 e 117 Costituzione, l'articolo 4 legge della Regione Emilia-Romagna 16/1987. Pur riconoscendo, infatti, alle Regioni la competenza a disciplinare le attività di bonifica, a programmarle sul territorio, a regolarne l'esercizio da parte degli enti pubblici e dei privati proprietari, a stabilire le modalità di gestione delle relative opere, come pure la possibilità a dettare norme per disciplinare in modo nuovo le forme di gestione, tuttavia, la norma censurata, nel disporre la soppressione ex lege di organismi e di gestioni, anche di carattere privato, stabilendo che i consorzi di bonifica succedano ad essi nei rapporti giuridici e amministrativi, da un lato travalica il limite del divieto di alterare le fondamentali regole del diritto privato dall'altro lato, si risolve in una violazione dei principi costituzionali di autonomia e di salvaguardia della proprietà privata e della libertà di associazione.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 12 gennaio-8 febbraio 2006, n. 2635 Presidente Carbone - Relatore Preden Pm Iannelli - conforme - Ricorrente Regione Lombardia Svolgimento del processo 1. Con atto notificato il 17 luglio 1992, il Consorzio di miglioramento fondiario Roggia Desa ed il Consorzio di miglioramento fondiario Roggia Rena, nonché i due rispettivi consorziati Giuseppe Gallina e Cesarino Paterlini, esponevano che la Regione Lombardia, con la legge 59/1984, aveva introdotto una nuova disciplina in materia di bonifica in base alla quale tutto il territorio della Regione era stato classificato territorio di bonifica, da suddividere in Comprensori di bonifica, per ciascuno dei quali era prevista la costituzione di un unico Consorzio di bonifica, destinato ad assumere le funzioni dei Consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33 che in applicazione della detta legge era stato soppresso il Consorzio di bonifica che gestiva il Naviglio Grande Bresciano ed era stato costituito il Consorzio di bonifica Medio Chiese che la Regione Lombardia aveva comunicato ai Consorzi attori l'intenzione di sopprimere tutti i Consorzi di miglioramento fondiario ed irrigui operanti nel territorio regionale che lo statuto del Consorzio di bonifica Medio Chiese, approvato dalla Giunta regionale, stabilisce che il Consorzio provvede ad assumere le funzioni dei preesistenti Consorzi di miglioramento fondiario che, con nota del 4 aprile 1991, il predetto Consorzio aveva invitato i Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena ad avviare le procedure di inquadramento della loro attività in seno al Consorzio di bonifica. Tanto premesso, convenivano davanti al Tribunale di Milano la Regione Lombardia ed il Consorzio di bonifica Medio Chiese per sentir accertare il diritto dei consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena di esistere, di continuare a svolgere la propria attività, di autogestirsi e di conservare i relativi mezzi. I convenuti eccepivano il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Il tribunale, con sentenza del 19 maggio 1997, dichiarava il difetto di giurisdizione. Pronunciando sull' appello dei Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena, al quale avevano resistito la Regione Lombardia ed il Consorzio di bonifica Medio Chiese, la Corte di appello di Milano, con sentenza del 20 novembre 1998, lo accoglieva dichiarava la giurisdizione del giudice ordinario rimetteva le parti davanti al tribunale. Avverso la sentenza hanno proposto separatamente ricorso per cassazione la Regione Lombardia ed il Consorzio di bonifica Medio Chiese, sostenendo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario per essere la controversia attribuita alla giurisdizione del giudice amministrativo. Ad entrambi i ricorsi hanno congiuntamente resistito, con controricorso, i Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena, proponendo ricorso incidentale condizionato, con il quale hanno chiesto che sia affermata la giurisdizione del giudice ordinario, previa eventuale rimessione alla Corte costituzionale della questione di illegittimità costituzionale della legge regionale 59/84, sulla base dei principi enunciati da detta Corte con la sentenza 326/98. Con ordinanza 26/2001, queste Su hanno sollevato, in riferimento agli articoli 18 e 117 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma 2, della citata legge. La Corte costituzionale, con ordinanza del 30.1.2002 n. 14, ha disposto la restituzione degli atti alla Corte di cassazione per il riesame dei termini della questione stante il sopravvenuto mutamento, ad opera dell'articolo 3 della legge costituzionale 3/2001 che ha interamente sostituito l'articolo 117 Costituzione, di una delle norme costituzionali invocate come parametro. Con ordinanza n. 12257/02, queste Su hanno ha riproposto la questione in relazione agli articoli 117, nuovo testo, 118, 3 e 18 Costituzione. La,Corte costituzionale, con ordinanza 263/04, rilevato che successivamente all'emanazione dell'ordinanza di rimessione è entrata in vigore la legge della Regione Lombardia 7/2003, che ha nuovamente disciplinato la materia, ha ordinato la restituzione degli atti per la nuova valutazione della persistente rilevanza della questione. Con atto notificato alle controparti il 25, 26 e 30 novembre 2004 l'avv. Maria Cristina Zavatti e l'avv. Giannetto Cavasola hanno dichiarato di rinunciare al mandato loro conferito dal Consorzio di miglioramento fondiario Roggia Rena. Non vi è stata sostituzione del difensore. All'udienza del 16 dicembre 2004, la Corte, risultando dalla relata di notifica dell'avviso di udienza la morte dell'avv. Compagno, unico difensore del Consorzio Medio Chiese, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo, in attesa della decisione della Corte costituzionale sulla questione di legittimità costituzionale degli articoli 301 e 377, comma 2, Cpc, nella parte in cui non attribuiscono rilevanza, nel giudizio di cassazione, alla morte dell'unico difensore verificatasi dopo la proposizione del ricorso e prima dell'udienza di discussione. All'udienza del 19 giugno 2005, la Corte, preso atto della dichiarazione di inammissibilità della suindicata questione, ha rinviato la causa a nuovo ruolo disponendo la comunicazione dell'ordinanza al Consorzio Medio chiese nella sua sede, al fine di consentire l'eventuale costituzione a mezzo di altro difensore. Costituzione che non è avvenuta. La Regione Lombardia ed il Consorzio Roggia Desa hanno depositato memorie. Motivi della decisione 1. I ricorsi, proposti avverso la medesima sentenza, vanno riuniti articolo 335 Cpc . 2. La legge della Regione Lombardia 59/1984, recante Riordino dei consorzi di bonifica. Ecologia , prevede, all'articolo 5, che è classificato territorio di bonifica tutto il territorio regionale al quale si applica la legge regionale 5.5.1975 n. 66 comma l che il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, delibera la suddivisione dell'intero territorio di cui al comma precedente in comprensori di bonifica, avendo riguardo alle esigenze di coordinamento degli interventi nell'ambito di unità idrografiche funzionali e tenuto conto delle circoscrizioni previste dal piano di risanamento delle acque di cui all'articolo 8 della legge regionale 32/1990 comma 2 che in ciascun comprensorio di bonifica è costituito un consorzio ente di diritto pubblico, che provvede alla esecuzione, alla manutenzione e alla gestione delle opere pubbliche di bonifica comma 3, prima parte che i singoli statuti consortili possono comunque prevedere autonomia gestionale amministrativa a soggetti operanti nel settore della bonifica e dell'irrigazione all'interno dei comprensori consorti1i comma 3, seconda parte che per il coordinamento delle attività di consorzi finitimi la Giunta regionale può costituire consorzi di secondo grado a norma del successivo articolo 37 comma 4 . La citata legge dispone, all'articolo 6, che fanno parte dei consorzi di bonifica i proprietari degli immobili ubicati nei singoli comprensori nonché i conduttori che, ai sensi della legge 11/1971, o in forza degli statuti consortili, abbiano obblighi di contribuenza comma 1 e stabilisce, inoltre, che i consorzi di bonifica assumono le funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33, e di tutti gli altri soggetti operanti nel settore irriguo, nonché quelle dei consorzi di utilizzazione idrica, relativamente alle utenze irrigue e di colo che si esercitano nei canali di bonifica e nei corsi d'acqua che interessano il territorio consortile comma 2 . Le iniziative assunte, nel quadro della nuova disciplina, da parte della Regione Lombardia e dell'ente di nuova costituzione denominato Consorzio di bonifica Medio Chiese, per l'attuazione della norma che prevede l'assunzione delle funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario da parte dei consorzi di bonifica di nuova costituzione, hanno determinato i Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena con l'adesione di due consorziati , invitati a confluire nel nuovo ente, con conseguente loro estinzione, ad agire davanti al Tribunale di Milano, nei confronti della Regione Lombardia e del Consorzio di bonifica Medio Chiese, per sentir accertare il proprio diritto di esistere, di continuare a svolgere la propria attività, di autogestirsi e di conservare i relativi mezzi. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, mentre la Corte d'appello ne ha affermato la sussistenza. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso la Regione Lombardia n. 11290/99 ed il Consorzio di bonifica Medio Chiese n. 11546/99 , sostenendo, con il quinto motivo del primo ricorso, e con l'unico mezzo del secondo, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario per essere la controversia attribuita alla giurisdizione del giudice amministrativo. I controricorrenti Consorzio di miglioramento fondiario Roggia Desa e Consorzio di miglioramento fondiario Roggia Rena, hanno proposto ricorsi incidentali condizionati n. 14453/99 e n. 14598/99 , con i quali hanno chiesto affermarsi la giurisdizione del giudice ordinario, previa eventuale rimessione alla Corte costituzionale della questione di illegittimità costituzionale della legge regionale n. 59 del 1984. 2.1. Con ordinanza 26/2001, queste Su hanno sollevato, in riferimento agli articoli 18 e 117 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6, comma 2, della legge della Regione Lombardia 59/1984, recante Riordino dei consorzi di bonifica. Ecologia , nella parte in cui dispone che I consorzi di bonifica assumono le funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario di cui al Rd 215/33 . Hanno rilevato le Su che, nell'ambito della disciplina della bonifica integrale dettata dal Rd 215/33, i consorzi di miglioramento fondiario hanno natura di enti associativi privati preposti all'esecuzione ed alla gestione di opere di miglioramento fondiario nell'interesse dei fondi dei soggetti associati, a spese di questi ultimi, ma con il concorso di sussidi pubblici ed agevolazioni creditizie, e sulla conseguente natura privata delle funzioni svolte, in quanto essenzialmente rivolte alla soddisfazione di interessi privati, ancorchè realizzino, di riflesso, uno scopo di pubblico interesse che l'articolo 6, comma 2, della legge della Regione Lombardia 59/1994, in quanto prevede l'assunzione da parte dei consorzi di bonifica della totalità delle funzioni dei consorzi di miglioramento fondiario, è suscettivo di determinare il completo venir meno dei compiti istituzionali dei consorzi di miglioramento fondiario, l'integrale svuotamento delle funzioni loro proprie, e, conseguentemente, la loro estinzione che la norma, destinata a spiegare il menzionato effetto estintivo, ha portata generale, in quanto la soppressione riguarda l'intera categoria dei consorzi di miglioramento fondiario nell'ambito della Regione Lombardia, non già singoli consorzi. Hanno considerato che una disciplina siffatta, implicante la generalizzata soppressione dei consorzi di miglioramento fondiario, enti privati a carattere associativo, per effetto della loro confluenza nei consorzi di bonifica, enti pubblici, adottata in materia, qual è quella della bonifica integrale , ricompresa nell'ambito della materia agricoltura e foreste , nella quale la potestà legislativa concorrente della Regione è soggetta, ai sensi dell'articolo 117 Costituzione, al limite dei principi fondamentali stabiliti o desumibili dalle leggi dello Stato, non sembra rispettosa dei principi fondamentali desumibili dal Rd 215/33, ed in particolare del principio della compresenza di enti pubblici, come i consorzi di bonifica, e di enti associativi privati, come i consorzi di miglioramento fondiario che la norma contestata sembra altresì lesiva del più generale limite all'esercizio della potestà legislativa regionale, operante anche nelle materie di legislazione concorrente di cui all'articolo 117 Costituzione, costituito dal divieto di intervenire sui rapporti di diritto privato, la cui disciplina deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale, poiché la facoltà dei privati proprietari di fondi interessati all'esecuzione di opere di miglioramento fondiario di associarsi in consorzio, ai sensi dell'articolo 71 del Rd 215/33 e dell'articolo 863 Cc, sarebbe esclusa nell'ambito della Regione Lombardia, per effetto della soppressione di tale categoria, determinando una palese difformità di regime che la ravvisata esclusione sembra determinare altresì violazione dell'articolo 18 Costituzione, secondo cui i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale, poiché la norma in contestazione lede il diritto di associazione nel suo aspetto positivo, sia attuale che potenziale, poiché non solo cancella i consorzi di miglioramento fondiario già esistenti, ma preclude anche la futura costituzione di siffatti enti associativi. Hanno ritenuto la questione rilevante, essendo la decisione sulla giurisdizione condizionata dalla vigenza o meno della norma contestata, atteso che la dichiarazione di illegittimità costituzionale determinerebbe la caducazione del potere di soppressione previsto dalla legge regionale, con conseguente attribuzione della controversia al giudice ordinario, in applicazione del noto criterio che contrappone la carenza assoluta di potere allo scorretto esercizio di esso, riservando al giudice amministrativo la valutazione di quest'ultimo, mentre ad opposta soluzione si dovrebbe invece pervenire nel caso in cui la questione fosse dichiarata non fondata. 2.1.1. La Corte costituzionale, con ordinanza 14/2002, ha disposto la restituzione degli atti alla Corte di cassazione per il riesame dei termini della questione stante il sopravvenuto mutamento, ad opera dell'articolo 3 della legge costituzionale 3/2001 che ha interamente sostituito l'articolo 117 Costituzione, di una delle norme costituzionali invocate come parametro. 2.2. Con ordinanza 12257/02, queste Su hanno ha riproposto la questione in relazione agli articoli 117, nuovo testo, 118, 3 e 18 Costituzione. Hanno considerato, in riferimento al nuovo testo dell'articolo 117 Costituzione, che la materia della bonifica va ricondotta nell'ambito di quella, di competenza legislativa concorrente, concernente il governo del territorio, con conseguente vigenza dei limiti derivanti dai principi fondamentali desumibili dal Rd 215/33, tra i quali quello della necessaria compresenza di enti pubblici, come i consorzi di bonifica, e di enti associativi privati, come i consorzi di miglioramento fondiario che, altresì, la norma sembra lesiva della competenza legislativa esclusiva attribuita allo Stato in materia di ordinamento civile, che sarebbe infine lesiva dell'articolo 118 Costituzione, per le già esposte ragioni. 2.2.1. La corte costituzionale, con ordinanza 263/04, rilevato che successivamente all'emanazione dell'ordinanza di rimessione è entrata in vigore la legge della Regione Lombardia 7/2003, che ha nuovamente disciplinato la materia, ha ordinato la restituzione degli atti a questa Corte per la nuova valutazione della persistente rilevanza della questione. 3. La legge della Regione Lombardia 59/1984, in relazione alla quale è sorta la presente controversia, avente ad oggetto l'accertamento del diritto dei Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena di esistere, di continuare a svolgere la propria attività, di autogestirsi e di conservare i relativi mezzi, che si assumeva illegittimamente inciso dalla ridetta normativa regionale, nelle more del processo è stata abrogata dalla legge regionale 16.6.2003 n. 7 articolo 23, lettera a , che, all'articolo 4, ha dettato nuove norme in materia di consorzi di bonifica. La citata disposizione, dopo aver previsto, nei commi 1 e 2, che per ciascun comprensorio di bonifica e di irrigazione, se non già costituito ed operante, può essere istituito un consorzio di bonifica, del quale fanno parte i proprietari, pubblici e privati, dei beni immobili ubicati nei singoli comprensori, nonché i conduttori singoli o associati che, per legge, sono tenuti a pagare i contributi consortili, stabilisce, nel comma 3, che l'istituzione del consorzio di bonifica non priva di autonomia e di funzioni i preesistenti consorzi di irrigazione ed i consorzi di miglioramento fondiario operanti all'interno dei comprensori di bonifica e non disciolti in applicazione della legge regionale 59/1984 , ma comporta per questi l'obbligo di non realizzare opere incompatibili con le previsioni del piano comprensoriale di bonifica e di effettuare le opere di loro competenza individuate dal piano stesso ed ammesse o ammissibili ai finanziamenti di cui all'articolo 21 . 3.1. La questione di legittimità costituzionale sollevata con le suindicate ordinanze resta superata, per sopravvenuto difetto di rilevanza, per effetto dell'avvenuta abrogazione della legge della Regione Lombardia 59/1984, il cui articolo 6 era stato oggetto della denuncia di illegittimità costituzionale -quale norma fondante il potere della Regione di sopprimere in via generalizzata i Consorzi di miglioramento fondiario ed irrigui privati operanti nel territorio regionale in ragione dell'assunzione delle loro funzioni da parte di nuovi Consorzi pubblici, ed in particolare del Consorzio di bonifica Medio Chiese, con conseguente affievolimento del diritto ad esistere degli enti privati minacciati di estinzione e dell' introduzione, ad opera della legge della Regione Lombardia 7/2003, di una nuova disciplina in tema di consorzi. La vigente disciplina, con riferimento ai consorzi non disciolti in applicazione della legge regionale 59/1984, prevede che l'istituzione, per ciascun comprensorio, del consorzio di bonifica ente pubblico, non priva di autonomia e di funzioni i preesistenti consorzi di irrigazione ed i consorzi di miglioramento fondiario operanti all'interno del comprensorio di bonifica. Ora, poiché i consorzi Roggia Desa e Roggia Rena non sono stati disciolti in applicazione della legge regionale 59/1984, essendo stati soltanto oggetto di una sollecitazione ad avviare le procedure per l'inquadramento nel Consorzio Medio Chiese, alla quale avevano reagito sia impugnando tale atto davanti al Tar per la Lombardia che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse attuale , sia agendo davanti al giudice ordinario per sentir accertare il loro diritto ad esistere, ad essi si applica la nuova normativa, che espressamente ne lascia salva l'autonomia e le funzioni, con la sola limitazione di non realizzare opere incompatibili con le previsioni del piano comprensoriale di bonifica e di effettuare le opere di loro competenza individuate dal piano stesso ed ammesse o ammissibili ai finanziamenti di cui all'articolo 21 della legge, ponendo quindi in essere una disciplina che non incide sulla persistente esistenza degli enti, ma soltanto sulle modalità del loro agire. Consegue che, non prevedendo più la vigente normativa, a differenza di quella dettata dalla legge 59/1984, la soppressione generalizzata per legge lei consorzi di miglioramento fondiario, la questione di legittimità costituzionale, proposta in relazione alle precedente legge ed incentrata proprio sul dubbio se l'adozione di una disciplina siffatta fosse consentita alla regione, non può essere più sollevata nel presente giudizio. Mette conto notare che la Corte costituzionale, con sentenza 282/04, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge della Regione Emilia-Romagna 16/1987, in materia di bonifica, che prevedeva la soppressione ex lege di consorzi irrigui di carattere privato, ritenendo violato il limite alla potestà legislativa regionale individuato nella riserva alla potestà esclusiva dello Stato della materia ordinamento civile consistente nel divieto di alterare le regole fondamentali che disciplinano i rapporti privati. 4. Il quinto motivo del ricorso 11290/99, della Regione Lombardia, ed il ricorso 11546/99, del Consorzio di bonifica Medio Chiese, denunciano il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. La denuncia è infondata. I Consorzi di miglioramento fondiario Roggia Desa e Roggia Rena hanno fatto valere davanti al giudice ordinario il diritto soggettivo ad esistere, minacciato da atti della Regione Lombardia adottati in attuazione di una legge, la 59/1984, della quale è stata denunciata l'illegittimità costituzionale quale mezzo al fine di accertare l'inesistenza del potere della regione di sopprimere in via generalizzata i consorzi privati, con conseguente radicamento della giurisdizione davanti al giudice adito. Alla dichiarazione di illegittimità della legge suindicata non si è pervenuti, per le ragioni suesposte, ma è invece intervenuta la sua abrogazione, ed è stata emanata una nuova legge della Regione Lombardia la 7/2003 che, nei confronti dei consorzi privati non disciolti quali sono quelli in giudizio , esclude l'effetto estintivo generalizzato in conseguenza della costituzione del nuovo consorzio pubblico. La legge sopravvenuta, in quanto esclude l'effetto di affievolimento ex lege del diritto soggettivo perfetto dei consorzi, conferma la giurisdizione del giudice ordinario originariamente adito articolo 5 Cpc . 5. Il rigetto del quinto motivo del ricorso n. 11290/99, della Regione Lombardia, determina l'assorbimento dei primi quattro motivi, funzionali alla tesi della sussistenza del potere di soppressione alla stregua del Rd 215/33, con conseguente giurisdizione del giudice amministrativo. 6. I ricorsi incidentali condizionati n. 14453/99 e n. 14598/99 dei Consorzi Roggia Rena e Roggia Desa vanno dichiarati assorbiti. 7. La complessità delle questioni trattate, che hanno dato luogo a due incidenti di legittimità costituzionale, ed il mutamento del quadro normativo, costituiscono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte riunisce i ricorsi rigetta il quinto motivo del ricorso n. 11290/99 ed il ricorso n. 11546/99 dichiara la giurisdizione del giudice ordinario dichiara assorbiti gli altri motivi del ricorso 11290/99 ed i ricorsi incidentali condizionati 14453/99 e 14598/99, compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.