Il Csm divide le associazioni forensi

Favorevole il Consiglio nazionale, critici l'Oua e l'Aiga che disertano la cerimonia in programma stamane

Inaugurazione dell'anno giudiziario molte le assenze tra le file degli avvocati. L'Oua e l'Aiga hanno scelto di non partecipare alla cerimonia che si terrà questa mattina in Cassazione e a quelle successive nei singoli distretti di Corte d'appello. Il Consiglio nazionale forense, ha detto ieri Guido Alpa, sarà presente questa mattina alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, per esprimere la sua voce. Del resto, ha concluso Alpa, la riforma dell'Ordinamento giudiziario ha restituito pari dignità all'Avvocatura che oggi si trova ad essere posizionata accanto alla Procura generale. Diversa, invece, la posizione dell'Anpa che ha deciso di non presenziare alle cerimonie inaugurali organizzate nei distretti di Corte d'appello. L'Anpa, tuttavia, dissociandosi dalla protesta dell'Avvocatura, si è detta solidale con quella dell'Anm. L'organismo unitario dell'Avvocatura ha spiegato le ragioni della sua scelta in un documento, approvato ieri dalla Giunta e qui leggibile nei correlati . Del resto, secondo Michelina Grillo, presidente dell'Organismo politico, è stata fatta una riforma dell'Ordinamento giudiziario che prevede una sostanziale parità di ruoli tra avvocati e magistrati, invece con una circolare del Csm questa indicazione è stata disattesa. Ne è stata data un'interpretazione ingessata e limitante. I presidenti degli Ordini interverranno con modalità e tempi inadeguati. La rappresentanza politica, e le associazioni, sono state relegate ad un ruolo marginale . Sembra quasi, si legge nel documento messo a punto dalla Giunta dell'Oua, che per l'organo di autogoverno della magistratura ordinaria costituisca ancora un problema la piena accettazione dell'Avvocatura quale coinquilina dei palazzi di Giustizia. È paradossale - ad avviso dell'Oua - che, proprio quest'anno che, contestualmente all'entrata in vigore della riforma dell'Ordinamento giudiziario che, modificando le regole della cerimonia, ha formalmente riconosciuto il diritto dell'Avvocatura di partecipare da protagonista presso la Corte di cassazione, il Csm, esorbitando dalle proprie funzioni ed arrogandosi un potere organizzativo di cui non è più titolare, abbia ritenuto di dettare un indirizzo che non solo supera il dettato e la ratio della riforma, ma mortifica la categoria forense, la cui presenza, anche fisicamente, assume un ruolo marginale e surrettizio . L'organismo politico ritiene, tuttavia, che le esigenze di buon funzionamento della macchina giudiziaria, se non addirittura la stessa sopravvivenza della giurisdizione, non possano essere trattate come merce di scambio, né terra di conquista da alcuno, e che la progressiva perdita di fiducia sulla credibilità del sistema da parte dei cittadini, ormai annoiati dal perdurare di polemiche e tensioni che non comprendono e avviliti dall'impossibilità di fruire, quando necessario, di un sistema moderno ed adeguato, rischiano di diventare irreversibile . La speranza dell'Organismo unitario dell'Avvocatura è che tutte le istituzioni pongano fine ad una contesa che non può prevedere vincitori e vinti, del resto la Giustizia non appartiene a nessuno e serve a garantire livelli di convivenza indispensabili ad ogni società. Anche l'Associazione italiana giovani avvocati ha deciso di disertare le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario. I giovani avvocati - ha detto Valter Militi, presidente dell'Aiga - non possono e non vogliono rendersi compartecipi di un cerimoniale inutile e ripetitivo, che ha ridotto un momento importante per la giustizia ad un vuoto e arido simulacro autocelebrativo . Nonostante la riforma dell'Ordinamento giudiziario, secondo l'Aiga, l'assise celebrativa continua e continuerà ad essere vissuta come un momento di arida e mnemonica divulgazione di dati statistici, più o meno attendibili, sulla drammatica situazione in cui versa il sistema Giustizia nel nostro Paese . La situazione già di per sé inaccettabile è peggiorata, ha ammesso ieri Militi, in seguito alla circolare di Palazzo dei Marescialli che ha riconosciuto il diritto di parola solo al presidente del Consiglio dell'Ordine, sottraendogli il tradizionale secondo posto nell'ordine degli interventi,ed è stata concessa alle rappresentanze politico-forensi una partecipazione non solo residuale, ma addirittura soggetta al consenso del locale presidente della Corte di appello. Il rischio concreto - ha continuato il leader dei giovani avvocati - è che ancora una volta l'attenzione della pubblica opinione venga attirata solo dalle rituali e simboliche schermaglie tra governo e magistratura associata, trascurando quel doveroso ed articolato dibattito sui veri problemi della Giustizia Italiana che, solo grazie al contributo di tutti i soggetti della giurisdizione, deve costituire il vero obiettivo di una celebrazione giudiziaria, ridotta altrimenti ad un rito puramente autoreferenziale . E ha concluso Comprimere il ruolo dell'Avvocatura significa obliterare la voce dei cittadini, nel cui interesse la Giustizia è amministrata, ampliando in tal modo lo scollamento esistente tra il mondo della giurisdizione e la società civile significa mortificare il rilievo costituzionale della funzione difensiva esercitata dalla classe forense, il cui ruolo, lungi dall'essere inteso come coessenziale all'esercizio della giurisdizione, degrada a mero recettore passivo di una politica inefficace ed incapace di dare risposte concrete ai problemi delle varie sedi giudiziarie e della Giustizia . Diversa la diserzione dell'Anpa, che sabato non sarà presente alle cerimonie inaugurali dell'anno giudiziario presso i diversi distretti di Corte d'appello. La nostra assenza - ha detto ieri in un comunicato Gaetano Romano, il presidente dell'Anpa -non sarà certo ricollegabile alla contestuale protesta di una parte della classe forense associata anche contro il nuovo cerimoniale dell'inaugurazione previsto dalla riforma dell'Ordinamento Giudiziario. Riteniamo più opportuno solidarizzare idealmente con la giusta protesta della magistratura associata in ordine alla riforma dell'Ordinamento giudiziario dalla quale traspaiono evidenti intenti punitivi nei confronti degli organi giudiziari . Cristina Cappuccini

Organismo unitario dell'Avvocatura L'Oua non partecipa all'inaugurazione dell'anno anno giudiziario 2006 Le ragioni di questa scelta Approvato dalla Giunta il 26 gennaio 2006 L'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana ha scelto di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario, presso la Corte di Cassazione ed alle susseguenti cerimonie che si terranno nei singoli distretti di Corte d'appello. La formale celebrazione di un rito che, sempre più negli anni, ha acquisito i crismi di una formidabile cassa di risonanza del crescente malcontento interno all'Ordine giudiziario, continua ad incassare la censura del mondo forense per il diverso spazio che, a dispetto dei pubblici, diffusi, riconoscimenti della rilevanza costituzionale dell'Avvocatura, viene riservato alle sue rappresentanze istituzionali, politiche ed associate, sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo. La critiche dell'Avvocatura, e la pesante contestazione che la vide assente già lo scorso anno, dopo avere registrato l'ennesimo rifiuto di consentirne un'attiva partecipazione alla cerimonia di inaugurazione presso la Corte di Cassazione, non si fondano soltanto su ragioni di tutela e salvaguardia del ruolo e della dignità della professione forense - che già da sole basterebbero a giustificarne le reazioni dei suoi rappresentanti - ma investono la funzione primaria e il significato stesso di tale tipo di cerimonia. È paradossale che, proprio quest'anno, contestualmente all'entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario che, modificando le regole della cerimonia, ha formalmente riconosciuto il diritto dell'Avvocatura di partecipare da protagonista presso la Corte di cassazione, il Csm, esorbitando dalle proprie funzioni ed arrogandosi un potere organizzativo di cui non è più titolare, abbia ritenuto di dettare un indirizzo che non solo supera il dettato e la ratio della riforma, ma mortifica la nostra categoria, la cui presenza, anche fisicamente, assume un ruolo marginale e surrettizio. Invero non possiamo che considerare questo soltanto uno dei tanti segnali che evidenziano come, purtroppo, costituisca ancora un problema, per l'organo di autogoverno della Magistratura, la piena accettazione dell'Avvocatura quale coinquilina dei palazzi di giustizia. E d'altra parte appare incomprensibilmente lontano il traguardo di un serio, pacato e proficuo dialogo tra tutti i soggetti che sono chiamati a contribuire al funzionamento della macchina giudiziaria, nel rispetto delle competenze proprie di ciascuna parte, se è vero che, anche quest'anno, la Magistratura associata ha scelto di disertare le cerimonie presso i distretti per protestare contro l'entrata in vigore delle riforme in materia di giustizia. In questo contesto, amplificato dalle tensioni e dalle fibrillazioni proprie di ogni fine di legislatura, è compito arduo operare una riflessione serena sullo stato della Giustizia in Italia, senza fornire facili armi, ora all'una ora all'altra delle parti impegnate in questa assurda guerra di regolamento di confini , nella quale è, ormai, difficile stabilire quali potrebbero essere le novità tali da fare cessare l'attuale clima di reciproche delegittimazioni, che determina soltanto la crescita di sostenitori e tifoserie più adatte ad ambienti sportivi. L'Avvocatura ritiene però, e lo ripete da oltre un decennio, che le esigenze di buon funzionamento della macchina giudiziaria, se non addirittura la stessa sopravvivenza della giurisdizione, non possano essere trattate come merce di scambio, né terra di conquista da alcuno, e che la progressiva perdita di fiducia sulla credibilità del sistema da parte dei cittadini, ormai annoiati dal perdurare di polemiche e tensioni che non comprendono e avviliti dall'impossibilità di fruire, quando necessario, di un sistema moderno ed adeguato, rischiano di diventare irreversibile. Nessuno oggi può ritenersi esente da responsabilità, in ragione del proprio operato, non soltanto per le condizioni in cui versa strutturalmente il settore Giustizia, ma anche e soprattutto per la percezione offerta agli uomini ed alle donne di questo Paese circa la possibilità di ottenere una giustizia terza, autorevole, efficace e, soprattutto, saggia. Tutti, dunque, siamo chiamati ad invertire la tendenza, che appare ai più inarrestabile, al conflitto infinito ed a ritrovare il rispetto per il ruolo e la funzione che ciascuno è chiamato ad esercitare, nell'interesse superiore della collettività. Le istituzioni tutte, in particolare, pongano fine ad una contesa che non può prevedere vincitori e vinti, perché la Giustizia non appartiene a nessuno e serve a garantire livelli di convivenza indispensabili ad ogni consesso civile. Questo è l'augurio che l'Organismo unitario dell'avvocatura sente di dover fare, all'inizio di quest'anno giudiziario, richiamando ancora una volta l'invito già formulato dal Presidente della Repubblica e confidando che il senso dello Stato che deve costituire il codice genetico di ogni rappresentante delle Istituzioni, consenta di far comprendere che la strada fin qui intrapresa rischia di essere per tutti senza ritorno. Ogni altro dibattito o ragionamento sulle singole ipotesi di riforma, o sulle leggi già approvate, così come ogni altra istanza dell'Avvocatura, pure contenuta nei numerosi e puntuali documenti prodotti dall'Oua, ci sia consentito solo per oggi di considerarli secondari, pur allegando integralmente la mozione politica approvata dal XXVIII Congresso forense nella sessione milanese dello scorso novembre.