Dia e silenzio-assenso inapplicabili alla rendita proposta dal contribuente

di Roberto Proietti

di Roberto Proietti* Con sentenza 16824/2006, la Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha precisato che, nell'ambito della procedura DOCFA di cui al Dm 19 aprile 1994, n. 701, la dichiarazione del privato ha valore di rendita proposta e, quindi, sono inapplicabili gli istituti della dichiarazione di inizio attività d.i.a. e del silenzio assenso, previsti dagli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, considerando che la dichiarazione del contribuente costituisce soltanto l'atto iniziale di un procedimento amministrativo di tipo cooperativo, e non una istanza tendente ad ottenere un'autorizzazione, licenza, abilitazione o altro atto di consenso, il cui rilascio costituisce condizione per l'esercizio di un'attività. La vicenda I fatti che hanno dato luogo alla decisione indicata, hanno inizio con due denunce presentate dall'Enel spa, la quale si è avvalsa della procedura DOCFA al fine di proporre all'Amministrazione finanziaria la rendita catastale di due centrali elettriche. Il competente Ufficio, però, ha rettificato la proposta, elevando i relativi valori delle centrali, includendo nel valore dei beni ai quali attribuire la rendita i generatori elettrici a gas e vapore, comprensivi di turbine e alternatori. I ricorsi presentati da Enel spa ed Enel Produzione spa avverso gli atti rettificativi delle rendite proposte, sono stati respinti dalla Commissione Tributaria Provinciale di Perugia. La Commissione Tributaria Regionale dell'Umbria, invece, ha accolto il gravame proposto contro la decisione del Giudice tributario di primo grado, ed ha annullato i provvedimenti di attribuzione della rendita impugnati. La vicenda, infine, è approdata in Corte di Cassazione, che l'ha risolta con sentenza 16407/2006 leggibile tra i documenti correlati . Il termine ordinatorio di rettifica delle dichiarazioni DOCFA Secondo quanto prescritto dalla disciplina regolamentare contenuta nel Dm 701/1994, la rettifica delle dichiarazioni presentate per l'accertamento delle unità immobiliari secondo la procedura DOCFA deve essere eseguita entro un anno dalla presentazione della dichiarazione del contribuente articolo 1, comma 3 . Se si attribuisse a tale termine natura perentoria, la sua decorrenza comporterebbe la decadenza dell'ufficio dal potere di rettifica della dichiarazione recante l'attribuzione della rendita, e potrebbe far sorgere il dubbio circa la formazione di un silenzio-assenso della Pa sulla quantificazione della rendita proposta dal contribuente. Su entrambe le questioni, la Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha preso una posizione netta. Riguardo alla natura del termine indicato, è stato rilevato come la procedura DOCFA è stata istituita e disciplinata mediante un regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma , della legge 400/98. La Cassazione ha osservato che il termine di cui all'articolo 1, comma 3, del Dm 701/1994, non può essere considerato perentorio con conseguente decadenza dell'amministrazione finanziaria dall'esercizio del potere di rettifica , in quanto non è qualificato come tale né dalla norma regolamentare, né dalle disposizioni legislative dettate in materia e poste a monte del regolamento. Anche per tale ragione, la possibilità di attribuire al termine fissato a livello regolamentare natura perentoria è stata esclusa, in quanto il potere normativo secondario è soggetto ai principi di riserva di legge e di legalità, sicché non si possono introdurre mediante questa via disposizioni modificative o contrarie a norme di legge, o che contengano principi in contrasto a quelli che si traggono dalla disciplina legislativa. Al riguardo, va osservato che, a prescindere dalla possibilità di attribuire in via regolamentare natura perentoria al termine indicato, tale natura non si addice ai poteri attribuiti in tema di 'catasto' all'Amministrazione finanziaria ed, in particolare, alla possibilità di procedere non solo alla formazione, ma anche all'aggiornamento delle rendite catastali. Sembra più corretto attribuire alla previsione temporale in esame un compito acceleratorio, poiché la fissazione del termine annuale induce la p.a. ad accelerare la formazione e l'aggiornamento del catasto, se vuole evitare che resti ferma l'individuazione delle rendite eseguite dal contribuenti mediante le procedure DOCFA. Le dichiarazioni presentate ai sensi dell'articolo 56 del Dpr 1142/49, infatti, hanno ad oggetto la rendita proposta , che resta ferma finché l'Amministrazione finanziaria non procede a determinare la rendita definitiva. Se ciò avviene prima della scadenza del termine annuale nulla questio. La quantificazione dell'Amministrazione della rendita a termine scaduto, invece, integra un silenzio-inadempimento rispetto al mancato rispetto del termine della p.a. che può comportare responsabilità amministrativa e/o disciplinare dei dipendenti che hanno dolosamente o colposamente agito in ritardo, ma non rende illegittima, di per sé, l'attività posta in essere dall'amministrazione. In definitiva, nella fattispecie, il potere pubblicistico non è sottoposto a termine decadenziale, ma è condizionato dalla previsione di un termine annuale di natura ordinatoria-propulsiva. Gli istituti della d.i.a. e del silenzio-assenso Precisata la natura del termine a disposizione della Pa, la Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha affrontato il problema dei rapporti tra procedura DOCFA, d.i.a. e silenzio-assenso. Appare opportuno, pertanto, fare un piccolo quadro descrittivo dei due istituti amministrativi, prima di esaminare la decisione 16407/06. In generale, va detto che la legge 241/90, ha generalizzato nuovi moduli procedimentali, che sostituiscono una molteplicità di provvedimenti con atti taciti o con la semplice presentazione di un'istanza da parte del privato interessato ad esercitare un certa attività articoli 19 e 20, legge 241/90 . L'articolo 19, legge 241/90, recante l'istituto della denuncia di inizio attività, è stato introdotto per semplificare il regime delle autorizzazioni amministrative aventi ad oggetto l'esercizio di attività economiche private, e prevedeva la sostituzione del provvedimento amministrativo con dichiarazioni sostitutive degli interessati, limitatamente a settori puntualmente indicati. L'istituto era utilizzabile nei casi in cui l'autorizzazione dipendeva dalla verifica della presenza di presupposti e di requisiti richiesti dalla legge o, comunque, di presupposti e requisiti di carattere tecnico, e, quindi, nelle ipotesi di autorizzazioni vincolate, ove le decisioni dell'amministrazione non presentano apprezzabili margini di discrezionalità. Il citato articolo 19. legge 241/90, però, è stato riscritto dall'articolo 2, comma 10, della legge 537/93 recante interventi correttivi della finanza pubblica , e, poi, dall'articolo 3, del Dl 35/2005 convertito con legge 80/2005 . La denuncia di inizio attività disegnata con il Dl 35/2005, convertito dalla legge 80/2005, aggiunge ai casi in cui l'istituto già poteva sostituire il provvedimento autorizzatorio individuati dal previgente articolo 19, legge 241/90, e dal testo unico in materia edilizia , le concessioni non costitutive e le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale. La d.i.a. è utilizzabile se ricorrono le i presupposti indicati dal previgente articolo 19, a meno che - non sussistano 'limiti o contingenti complessivi' - il rilascio degli atti dipenda da 'specifici strumenti di programmazione settoriale' - la denuncia di inizio attività sia finalizzata a sostituire atti delle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'amministrazione della giustizia e delle finanze, alla tutela della salute, della pubblica incolumità, del patrimonio culturale e paesaggistico e dell'ambiente, ovvero atti imposti dalla normativa comunitaria. Non è possibile dare immediato inizio all'attività una volta presentata la d.i.a., poiché questa può essere concretamente iniziata decorso il termine di trenta giorni e con contestuale invio all'amministrazione medesima di una comunicazione di concreto avvio dell'attività comma 2 del nuovo articolo 19 . Al riguardo, va ricordato che il previgente testo dell'articolo 19 consentiva l'immediato avvio dell'attività, contestualmente alla presentazione della denuncia di inizio attività, prevedendo il potere dell'amministrazione di verificare, entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della denuncia, l'effettiva presenza dei presupposti e dei requisiti previsti. Oggi, invece, si esclude l'immediata possibilità del privato di porre in essere l'attività avuta di mira, una volta presentata la d.i.a., e si prevede un doppio incombente la dichiarazione di inizio attività e la comunicazione contestuale al successivo avvio dell'attività, intervallato da un termine di trenta giorni. Entro trenta giorni dall'invio della comunicazione di concreto avvio dell'attività, l'amministrazione, in caso di accertata carenza delle condizioni, modalità e fatti legittimanti, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione dei suoi effetti, a meno che l'interessato non provveda a conformare l'attività e i suoi effetti alla normativa vigente entro un termine fissato dall'amministrazione, non inferiore a trenta giorni tale termine è sospeso nel caso in cui l'adozione del provvedimento di divieto e rimozione dipenda dall'acquisizione di pareri, i quali devono pervenire entro il termine ulteriore di trenta giorni dalla richiesta, decorso il quale l'amministrazione può adottare i propri provvedimenti indipendentemente dall'acquisizione del parere la sospensione del termine per richiesta di parere deve essere comunicata all'interessato resta salvo il potere della Pa di agire in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21quinquies e 21nonies della legge 241/90 introdotti dalla legge 15/2005 . Oltre ad introdurre l'istituto della denuncia di inizio attività, la legge 241/90, con l'articolo 20, ha generalizzato sempre al fine di semplificare l'attività amministrativa l'istituto del silenzio assenso. L'istituto riguardava le ipotesi in cui la richiesta di un'autorizzazione si considerava accolta se entro un determinato termine l'amministrazione non comunicava. È evidente, pertanto, la differenza con l'istituto di cui all'articolo 19, il quale ha ad oggetto casi in cui al cittadino è data la facoltà di svolgere determinate attività economiche presentando una semplice denuncia. L'articolo 20, legge 241/90 prevede soltanto una particolare modalità semplificata di rilascio dell'autorizzazione, mentre l'articolo 19 della stressa legge come si è visto incide ben più pesantemente sul regime autorizzatorio. Con l'articolo 3 del Dl 35/2005, convertito con legge 80/2005, l'articolo 20 della legge del 1990 è stato riscritto prevedendo che, fuori dei casi di denuncia di inizio attività, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide. Ciò avviene quando la Pa non comunica, entro i termini previsti per la conclusione del procedimento amministrativo dall'articolo 2, commi 2 e 3, il provvedimento di diniego, oppure se non convoca una conferenza di servizi, entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati decorso inutilmente tale termine, dovrebbe ritenersi formato il silenzio-assenso. L'istituto non si applica agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e l'immigrazione, la salute e la pubblica incolumità, ai casi in cui la normativa comunitaria impone l'adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la legge qualifica il silenzio dell'amministrazione come rigetto dell'istanza, nonché agli atti e procedimenti individuati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per la Funzione pubblica, di concerto con i Ministri competenti comma 4 . Nei casi in cui il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento dell'istanza, resta ferma la possibilità dell'amministrazione di esercitare i suoi poteri di autotutela, sia nella specie della revoca sia in quella dell'annullamento di ufficio. Una volta scaduto il termine utile per provvedere, l'amministrazione decade dal potere di pronunciarsi e, quindi, deve ritenersi illegittimo il provvedimento tardivo di diniego. Per quanto riguarda l'accoglimento tardivo, deve ritenersi che lo stesso abbia carattere confermativo del provvedimento tacito favorevole, sicché il terzo - in caso di impugnazione - può proporre motivi aggiunti, ma non può impugnarlo autonomamente. L'amministrazione non può pronunciarsi negativamente una volta scaduto il termine di legge, ma può agire in via di autotutela, annullando o revocando l'atto tacito, come riconosciuto, prima, dalla giurisprudenza CdS, Ad. Gen. parere 27/1992 e, poi, dal legislatore con le modifiche introdotte dall'articolo 3, Dl 35/2005 . DOCFA, d.i.a. e silenzio-assenso Con la sentenza 16407/2006, la Quinta Sezione della Corte di Cansazione ha rilevato che, nell'ambito della procedura DOCFA, la dichiarazione del privato assume il valore di rendita proposta , e ciò rende inapplicabili gli istituti della dichiarazione di inizio attività d.i.a. e del silenzio assenso, previsti dagli articoli 19 e 20 della legge 241/90 nel testo vigente all'epoca della vicenda oggetto della decisione . A parere della Cassazione, la dichiarazione costituisce soltanto l'atto iniziale di un procedimento amministrativo di tipo cooperativo - anche se svolto nell'interesse proprio -, e non un'istanza tendente ad ottenere un'autorizzazione, licenza, abilitazione o altro atto di consenso, il cui rilascio costituisce condizione per l'esercizio di un'attività. In effetti, il contribuente non chiede un provvedimento a sé favorevole, ma denuncia il valore di un bene, formulando una ipotesi di attribuzione della rendita. Tale procedimento si arresta alla proposta del privato, se l'Amministrazione non interviene a correggere il valore indicato dal contribuente. Se, invece, l'Amministrazione finanziaria interviene, si giunge alla determinazione di una rendita da parte dell'Ufficio competente, che può essere contestata dinanzi al giudice tributario. Anche alla luce di quanto detto, in generale, in merito ai due istituti amministrativi, le conclusioni cui giunge la Quinta Sezione risultano corrette in relazione alla formulazione dell'articolo 20 della legge 241/90, anteriore alla riscrittura operata mediante il Dl 35/2005, perché, il procedimento DOCFA non è finalizzato al rilascio di provvedimenti autorizzatori o concessori . La procedura ha natura accertativi-tributaria, mirando a determinare il valore economico del bene, attraverso il sistema del catasto, in vista della tassazione e, quindi, non attribuisce posizioni di vantaggio al contribuente. Fermo quanto detto in relazione alla disciplina applicabile all'epoca dei fatti oggetto della decisione 16407/06, però, qualche dubbio sorge alla luce della nuova formulazione dell'articolo 20 della legge 241/90 nella versione di cui al Dl 35/2005, convertito con legge n. 80/2005 secondo il quale, Fatta salva l'applicazione dell'articolo 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all'interessato, nel termine di cui all'articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2 . Come si vede, la norma induce a ritenere applicabile l'istituto del silenzio-assenso a tutti i 'procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi', lasciando intendere che il legislatore ha voluto ampliare l'ambito oggettivo dell'istituto. I procedimenti tributari non sono compresi tra le deroghe espresse dell'istituto, previste dal quarto comma del citato articolo 20, e, quindi, non si può escludere che, oggi, anche alla procedura DOCFA possa applicarsi il regime del silenzio-assenso. Al riguardo non si può contare su orientamenti consolidati in considerazione della giovane età della norme riformulata , ma, in generale, ai fini della corretta individuazione dell'ambito oggettivo dell'articolo 20 della legge 241 del 1990, occorre stabilire se l'istituto del silenzio-assenso trovi applicazione solo nei casi di attività vincolata, o anche in ipotesi di attività discrezionale. L'applicazione dell'istituto sembra essere stata generalizzata dal Legislatore del 2005, ma margini per escludere dall'ambito del silenzio-assenso l'attività di attribuzione delle rendite catastali derivano dalle sentenze con le quali la Corte costituzionale ha precisato che l'eliminazione di potestà pubblica nella fattispecie, autorizzatoria può essere attuata, nel nostro ordinamento, nei soli casi in cui si tratti di potestà vincolata, e non anche nelle ipotesi di potestà discrezionale o di discrezionalità tecnica cfr. sentenze 169/94, e 408/95 . Sotto questo profilo, pur se obbligata a seguire regole tecniche previamente fissate, non si può non riconoscere all'Amministrazione finanziaria un margine di discrezionalità nell'eseguire le valutazioni che sfociano nell'attribuzione e/o nella revisione delle rendite catastali. Ad ogni modo, resta inteso che, ove si dovesse ritenere applicabile a casi del genere l'istituto del silenzio-assenso, l'Amministrazione potrebbe esercitare i suoi poteri di autotutela per determinare le rendite catastali anche nei casi in cui sia scaduto il termine annuale di cui all'art. 1, comma 3, d.m. n. 701/1994. Ex articolo 20, legge 241/90, infatti, una volta scaduto il termine utile per provvedere, la p.a. decade dal potere di pronunciarsi e, quindi, deve ritenersi illegittimo il provvedimento negativo tardivo. Ma l'amministrazione può agire in via di autotutela, annullando o revocando l'atto tacito, come riconosciuto, prima, dalla giurisprudenza CdS,, Ad. Gen. parere 27/1992 e, poi, dal legislatore con le modifiche introdotte dall'articolo 3, Dl 35/2005 . *Magistrato Amministrativo

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 12 aprile-21 luglio 2006, n. 16824 Presidente Prestipino - Relatore Genovese Pm Martone - parzialmente conforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze ed altri Svolgimento del Processo 1. Con denunce del 21 gennaio 1998 e 23 dicembre 1997 integrata il 23 febbraio 1999 , l'Enel Spa, si avvaleva della procedura DOCFA comprendete la facoltà di proporre la rendita per ciascuno dei complessi immobiliari già iscritti e censiti in catasto, alla categoria D in relazione alle centrali elettriche di Bastardo e Pietrafitta, proponendo - per i fabbricati già iscritti e censiti in catasto alla categoria D - la relativa rendita catastale. L'Ufficio rettificava la proposta, elevando i relativi valori. Contro gli atti rettificativi delle rendite proposte insorgevano l'Enel Spa e l'Enel Produzione Spa, conferitaria, ciascuna con due distinti ricorsi, eccependo, in via preliminare, la nullità delle relative notifiche, in quanto avvenute oltre i termini previsti dall'articolo 9 D.M. Finanze n. 710 del 1994, la carenza assoluta di motivazione degli atti impugnati e, in via subordinata, l'incongruità della stima della rendita catastale effettuata dall'Ufficio. In particolare, sotto quest'ultimo profilo, la stima sarebbe stata incongrua perché effettuata attribuendo una autonoma rendita agli impianti comuni, mentre essi sarebbero stati già compresi nel valore attribuito ai fabbricati, e l'illegittima inclusione di generatori elettrici a gas e vapore, comprensivi di turbine e alternatori. La C.T.P. di Perugia, riuniti i ricorsi, li respingeva. 2. Avverso tale sentenza le società contribuenti proponevano appello davanti alla C.T.R. dell'Umbria, che - respinte le preliminari eccezioni - accoglieva il gravame e annullava i provvedimenti di attribuzione della rendita impugnati. 3.Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione il ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia del Territorio, sulla base di tre motivi, contro cui insorgevano l'Enel Spa e l'Enel Produzione Spa, con controricorso e ricorso incidentale subordinato, illustrato anche con memoria. Motivi della decisione 1.1.Con il primo motivo di ricorso con il quale lamentano la violazione e falsa applicazione degli articoli 18 e 19 del D.Lgs 546/92, dell'articolo 112 Cpc, del loro combinato disposto e la nullità della sentenza i ricorrenti deducono che la sentenza impugnata conterrebbe una incongruenza tra il dispositivo e la motivazione. Secondo i ricorrenti, i valori delle costruzione e aree , che danno il valore complessivo delle centrali unitamente al valore degli impianti , non sarebbero stati contestati e, pertanto, stante il carattere impugnatorio del giudizio tributario, dovrebbero ritenersi accettati dalle contribuenti. Sarebbe, pertanto, nulla la decisione che nel dispositivo avrebbe annullato i provvedimenti di attribuzione delle rendite impugnate perché, in tal modo, avrebbe investito,accanto al valore degli impianti fissi anche quello relativo alle costruzioni ed aree . 1.2.Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamentano la violazione e falsa applicazione degli articoli 4 e 5 del Rdl 40/1939, dell'articolo 40 del Dpr 1142/49, del loro combinato disposto e la violazione e falsa applicazione degli articoli 9 e 10 del Rdl 652/39, degli articolo 30 e 8 del Dpr 1142/49, del loro combinato disposto e la violazione e falsa applicazione dell'articolo 14 delle preleggi e l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia i ricorrenti deducono che la sentenza impugnata non avrebbe erroneamente considerato che anche gli impianti le turbine , strettamente connessi ai fabbricati, costituenti il complesso produttivo della centrale elettrica , farebbero parte dell'unica unità immobiliare e influirebbero sulla capacità di reddito della stessa. Solo tali strutture, infatti, potrebbero conferire all'immobile quelle qualità idonee a farli classificare come categoria D. 1.3.Con il terzo motivo di ricorso con il quale lamentano la violazione e falsa applicazione degli articoli 10 legge 843/42, degli articolo 30, 8 e 53 del Dpr 1142/49, del loro combinato disposto e l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia i ricorrenti deducono che la sentenza impugnata sarebbe incorsa in una contraddizione perché avrebbe, da un lato, sostenuto il rapporto di funzionalità tra l'opificio e le istallazioni e, da un altro, la loro non rilevanza ai fini della determinazione della rendita per la loro non incorporazione al suolo. Inoltre, erroneamente, avrebbe argomentato, dalla distinta valutazione delle due componenti edifici e generatori circa la eterogeneità delle stesse e, ai fini della determinazione della rendita, dell'inessenzialità di quella riguardante le turbine. Al contrario, gli immobili appartenenti alla categoria D, andrebbero stimati in modo diretto, attraverso la descrizione e la valutazione di tutti gli elementi costitutivi. 2.1.Con il primo motivo di ricorso incidentale condizionato con il quale si dolgono della mancata dichiarazione della decadenza dal potere di rettifica delle rendite catastali e della violazione e falsa applicazione degli articoli 1, commi 3 e 9, e 4 Dm 701/94 nonché dell'articolo 74, comma 2, della legge 342/00 le società contribuenti deducono che il termine di decadenza per la rettifica delle rendite delle due centrali elettriche sarebbe maturato alla fine dell'anno 1999, rendendo così tardiva la notifica degli atti, avvenuti il 20 gennaio 2000. Infatti, secondo le ricorrenti incidentali, le procedure DOCFA imponevano nel primo biennio di attivazione della nuova procedura la rettifica entro il termine di due anni dalla presentazione delle dichiarazioni. Erroneamente la Commissione avrebbe ritenuto che il dies a quo per il calcolo della decadenza fosse costituito dal giorno della messa in atti o acquisizione in atti della proposta di rendita da parte dell'Ufficio, avvenuta in data 21 gennaio 1998. Tale errore sarebbe oltre che smentito dalla chiara enunciazione contenuta nella legge 342/00 e nel Dm 701/94, anche dalla circolare n. 4 del 2001. Con riferimento al caso della Centrale di Pietrafitta, infine, il termine non sarebbe stato modificato dalla presentazione di un secondo DOCFA, atteso che questo non avrebbe modificato alcunché e si sarebbe limitato a suddividere l'impianto in sei entità omogenee. 2.2. Con il secondo motivo di ricorso incidentale condizionato con il quale si dolgono della violazione e falsa applicazione delle norme e dei principi in materia di motivazione degli atti di accertamento le società contribuenti deducono che l'atto di accertamento sarebbe stato privo di motivazione, quand'anche attraverso il rinvio per relationem alla stima diretta, ovvero ai criteri di valutazione tenuti in considerazione. 3. Preliminarmente occorre procedere alla riunione di tutti i ricorsi -principali e incidentaliin quanto proposti avverso la medesima sentenza. 4. I ricorsi proposti dal ministero dell'Economia e delle Finanze, nonché quelli, in parte qua, proposti contro il detto Ministero vanno dichiarati inammissibili in quanto riguardanti un soggetto che, con riferimento al processo de quo, non ha più la veste di parte. Come ha già avuto modo di precisare questa Corte, con la sentenza 4936/06, a seguito dell'istituzione delle Agenzie fiscali - che non sono organi dello Stato, sia pure dotati di personalità giuridica, ma distinti soggetti giuridici -, si è verificata una successione a titolo particolare nei poteri e nei rapporti giuridici strumentali all'adempimento dell'obbligazione tributaria, con la conseguente separazione tra la titolarità di tale obbligazione, tuttora riservata allo Stato, e l'esercizio dei poteri in materia d'imposizione fiscale, trasferiti alle Agenzie. Nella citata sentenza, inoltre, si è precisato che l'autonoma soggettività delle Agenzie comporta l'inapplicabilità dell'articolo 11 del Rd 1611/33, con la conseguenza che il termine di sessanta giorni per proporre ricorso per cassazione avverso le sentenze della commissioni tributarie regionali decorre, nei giudizi di appello instaurati successivamente al 1 gennaio 2001, ai quali abbia preso parte esclusivamente una Agenzia - con l'accettazione del contraddittorio da parte del contribuente e la conseguente estromissione del Ministero - avvalendosi del patrocinio dell'Avvocatura, dalla data della notifica eseguita presso l'Avvocatura distrettuale territorialmente competente. Nel caso di specie, pertanto, avendo l'Ufficio, parte in primo grado, lasciato il posto, nel giudizio di appello, instaurato in data successiva al 1 gennaio 2001, alla sola Agenzia del Territorio di Perugia, quest'ultima - a seguito di accettazione del contraddittorio da parte delle contribuenti - ha così estromesso dal processo l'articolazione centrale dell'organizzazione statuale che aveva precedentemente preso parte al giudizio. Di qui la inammissibilità dei ricorsi in esame nella parte in cui pongono, tra le parti della odierna controversia, anche il ministero dell'Economia e delle Finanze, definitivamente estromesso dal processo. 5. Nel merito, deve affermarsi la fondatezza del ricorso principale proposto dall'Agenzia del Territorio e, per converso, l'infondatezza di quelli incidentali delle società contribuenti, proposti nei riguardi della medesima Agenzia. 5.1. A tale proposito, preliminarmente, vanno disattesi i ricorsi incidentali delle contribuenti, che pongono due questioni pregiudiziali decadenza dal potere di accertamento e motivazione dell'atto notificato . 5.1.1. Le ricorrenti deducono che la rettifica delle dichiarazioni presentate per l'accertamento delle unità immobiliari secondo la procedura DOCFA di cui al Dm 701/94, non è stata effettuata nel termine annuale dalla presentazione della dichiarazione, di cui all'articolo 1, comma 3, dello stesso decreto, la cui decorrenza avrebbe comportato la decadenza dell'ufficio dal potere di rettifica della dichiarazione, contenente l'attribuzione della rendita. Che, inoltre, l'inutile decorso di tale termine avrebbe comportato la formazione di un silenzio - assenso sulla proposta di attribuzione di rendita, rendendo quindi inutiliter data la successiva rettifica. La censura non merita accoglimento. 5.1.2 Sotto il primo profilo si deve considerare che la procedura DOCFA è stata istituita e disciplinata mediante atto normativo secondario, emanato in forma di regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 400/98, secondo il quale possono essere adottati regolamenti con decreto ministeriale nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere . Il preambolo del provvedimento contiene un riferimento alle norme che disciplinano la formazione del catasto edilizio. L'esercizio del potere regolamentare in questione è, pertanto, soggetto ai principi di riserva di legge e di legalità, non potendo introdurre disposizioni modificative o contrarie a norme di legge, o che contengano principi in contrasto a quelli che si traggono dalla disciplina legislativa. Per quanto riguarda il caso di specie, la previsione di una natura perentoria del termine di cui all'articolo 1, comma 3, del Dm 701/94, con conseguente decadenza dell'amministrazione finanziaria dall'esercizio del potere di rettifica costituente una modalità di esercizio dei poteri per la formazione ed aggiornamento del catasto , oltre a non essere contenuta nella norma regolamentare, non può ricavarsi dalla disciplina legislativa della materia, con la quale è assolutamente incompatibile un limite temporale alla modificazione o all'aggiornamento delle rendite catastali. La procedura introdotta dal regolamento ha il solo scopo di rendere più rapida la formazione del catasto e il suo aggiornamento, attribuendo alle dichiarazioni presentate ai sensi dell'articolo 56 del Dpr 1142/49, la funzione di rendita proposta , fino a quando l'ufficio non provvede alla determinazione della rendita definitiva. Il termine massimo di dodici mesi posto dalla norma regolamentare per tale determinazione ha, pertanto, natura meramente ordinatoria, non potendosi ammettere un regime decadenziale dell'esercizio di un potere amministrativo del tutto privo di base legislativa. 5.1.3. Infatti, alla luce dei principi costituzionali di buon andamento e di imparzialità dell'Amministrazione finanziaria, questa rimane sempre vincolata all'osservanza delle regole, delle procedure e dei termini stabiliti dalla legge, anche indipendentemente dagli effetti di decadenza che possano essere collegati alla inosservanza dei termini medesimi Corte costituzionale, ordinanza 415/01 . Ma se è la legge a stabilire le cadenze dell'azione amministrativa e se, in forza del principio di legalità, le fonti normative che da esse traggono ispirazione e fondamento, provvedono ad integrare tale disciplina, a renderla più dettagliata e maggiormente aderente alla realtà concreta, non per questo l'Amministrazione può sovrapporre, alla disciplina legislativa, previsioni normative che non hanno alcun fondamento e che non solo e non tanto comportino restrizioni alle facoltà delle parti nella specie , solo quelli dell'Amministrazione , ma riducano, immotivatamente e irrazionalmente, gli stessi poteri fisiologici dell'Amministrazione. Infatti, rispetto alla procedura DOCFA è assolutamente incompatibile un limite temporale alla modificazione o all'aggiornamento delle rendite catastali. Ove anche l'Amministrazione non provveda a definire la rendita del bene oggetto di classamento, saranno le dichiarazioni presentate dai contribuenti, ai sensi dell'articolo 56 del Dpr 1142/49, a valere come rendita proposta , fino a quando l'ufficio non provvederà alla determinazione della rendita definitiva. Se s'ipotizzasse, come fanno le società contribuenti, sia pure sulla base di una lettura del testo regolamentare che non è compatibile con i principi costituzionali, la possibilità della decadenza per il ritardo dell'Amministrazione nella verifica della proposta di rendita, si dovrebbe concludere che il procedimento non ha alcun senso perché il controllo sarebbe di fatto escluso. Si verificherebbe, pertanto, un caso di irrazionalità del sistema che impedirebbe all'Amministrazione, che spesso soccombe sotto il peso degli adempimenti amministrativi, di svolgere il proprio ruolo, attraverso le verifiche e i controlli di sua spettanza, ben oltre l'unica penalizzazione sensata, ipotizzabile in casi simili, ossia il mantenimento della rendita proposta fino al suo controllo amministrativo, per quanto tardivo. Né in casi siffatti può dirsi ingiustamente imposto un sacrificio della parte contribuente, che - al contrario - in tal modo lucra un vantaggio temporaneo che però non può essere accresciuto fino al punto da assicurargli un diritto meramente potestativo. 5.1.4. In conclusione, anche la Pubblica amministrazione è tenuta a completare la disciplina di dettaglio senza per questo abusarne non solo in danno dei privati e dei contribuenti ma neppure in proprio danno, concedendo assai più di quanta possa fare, in spregio della razionalità del sistema normativo e con la paralisi dei propri poteri. 5.2 Quanto al secondo profilo, la Corte rileva che proprio la definizione della dichiarazione del privato, contenuta nella norma regolamentare, come rendita proposta , conduce a ritenere non applicabile il principio contenuto negli articoli 19 e 20 della legge 241/90, nel testo all'epoca vigente. La dichiarazione, infatti, costituisce soltanto l'atto iniziale del procedimento amministrativo, che è di tipo cooperativo sia pure svolto nell'interesse proprio e non una istanza tendente ad ottenere un'autorizzazione, licenza, abilitazione o altro atto di consenso, il cui rilascio costituisce condizione per l'esercizio di un'attività. La formazione di un silenzio - assenso sulla dichiarazione contenente l'attribuzione di una rendita catastale, che si è visto non può avere alcuna base legislativa, perché intrinsecamente contraddittoria e abdicativa delle potestà tipiche così attribuite alla Amministrazione fiscale, non è ipotizzabile in ragione delle finalità del procedimento di formazione della rendita catastale. Il contribuente, infatti, non chiede un provvedimento a sé favorevole, ma denuncia il valore del bene, attraverso un'ipotesi di attribuzione della rendita. Tale procedimento, che per sua natura è sempre azionabile, solo che si ponga mente ai mutamenti dello stato fisico dell'immobile da classare, si ferma alla proposta del privato, quando l'Amministrazione non è in grado di correggerla oppure, si corregge in quella oggetto della valutazione dell'Amministrazione, sempre che non accada che il contribuente la porti all'esame delle Commissioni tributarie, previa sua contestazione. Tale conformazione del procedimento esclude che si possa parlare al riguardo di classamento mediante la formazione del silenzio assenso. Il contribuente, infatti, non ha alcuna facoltà da accrescere né diritto da acquisire l'Amministrazione non ha alcuna posizione da riconoscere. L'esito del procedimento di classamento, infatti, è di tipo accertativa, mira a fornire chiarezza sul valore economico del bene, attraverso il sistema del catasto, in vista di una congrua tassazione secondo le varie e diverse leggi d'imposta. Tale caso, in conclusione, esula dal piano della tecnica dell'attribuzione di posizioni di vantaggio ai privati dove si colloca il principio del silenzio assenso perché attiene a quello, ben diverso, della cognizione amministrativa, la quale non tollera - pena la sua negazione - limitazioni di ordine temporale, se non nei sensi anzidetti. Ossia, attraverso la provvisoria esecutività del titolo formatosi solo sulla base della proposta del privato contribuente. 5.3.1. Le ricorrenti incidentali deducono,in secondo luogo, che l'atto di accertamento sarebbe stato privo di motivazione, quand'anche attraverso il rinvio per relationem alla stima diretta, ovvero ai criteri di valutazione tenuti in considerazione. Il motivo è inammissibile. Esso, infatti, è diretto a censurare l'atto di accertamento - peraltro senza osservare il principio di autosufficienza del ricorso che imporrebbe la riproduzione del contenuto dell'atto in questione - e non la sentenza impugnata e tanto ha valore assor-bente ai fini del rigetto della censura in esame . Peraltro va rilevato che secondo l'orientamento di que-sta Corte, condiviso dal Collegio a il giudizio sulla congruità della motivazione dell'atto di accertamento è riservato al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità qualora non sussistano vizi della motivazione della sentenza impugnata e nella specie non sussistono e non vengano enunciati ed evidenziati, nel ricorso e nella specie non lo sono , ben specifici errori di diritto in cui il giudice di merito sia in-corso Cassazione 17762/02 b l'obbligo della moti-vazione dell'avviso di classamento deve ritenersi os-servato anche mediante la mera indicazione dei dati og-gettivi acclarati dall'ufficio tecnico erariale ora dall'Agenzia del Territorio e della classe conseguen-temente attribuita all'immobile, trattandosi di elemen-ti idonei a consentire al contribuente, mediante il raffronto con quelli indicati nella propria dichiara-zione, di intendere le ragioni della classificazione, sì da essere in condizione di tutelarsi mediante ri-corso alle commissioni tributarie Cassazione 6854/83 4085/92 12068/04 21300/04 333/06 nella specie, d'altro canto, l'atto di classamento costitui-sce l'esito di un procedimento specificamente regolato dalla legge articolo 2, Dl 16/1993, conv. con legge 75/1993, e, specialmente, Dm 701/94, recante Regolamento recante norme per l'automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catasta-li e delle conservatorie dei registri immobiliari , che prevede la partecipazione del contribuente, e tro-va, in osservanza alla regola generale sull'attribuzio-ne di rendita agli immobili classificati in categoria D come è quello di cui nella specie si discute , il pro-prio presupposto in una stima diretta eseguita dal-l'Ufficio c la stima diretta , la quale, nella specie, integra ineludibilmente per previsione di legge il presupposto ed il fondamento motivazionale dell'avviso di classamento - esprimendo un giudizio sul valore economico dei beni classati di natura eminente-mente tecnica, in relazione al quale la presenza e l'adeguatezza, o non, della motivazione rilevano ai fini, non già della legittimità ma, della attendibilità concreta del giudizio cennato , e, in sede contenziosa della verifica della bontà delle ragioni oggetto della pretesa Cassazione 5717/00, in motivazione - costituisce un atto conosciuto e comunque prontamente e facilmente conoscibile per il contribuente nel quadro di un procedimento di classamento quale è quello c.d. DOCFA a struttura fortemente partecipativa orbene, da un lato, la conoscibilità dell'atto che costituisce il presupposto ed il fondamento motivazionale dell'avviso di accertamento nella specie, l'avviso di classamento è sufficiente per escludere che l'avviso sia viziato in punto di motivazione per non aver riprodotto od allegato l'atto presupposto Cassazione 4989/03 12394, 10817, 7487 e 1034/02 7149/01 dall'altro, nel caso di specie emerge dalla stessa sentenza impugnata che la società contribuente ha effettivamente conosciuto l'atto presupposto e fondamento motivazionale dell'avviso di classamento impugnato ed ha potuto svolgere come di fatto ha svolto con pienezza di mezzi e di argomenti le proprie difese, senza subire in concreto alcuna lesione e nessun danno specifico è denunciato nel ricorso incidentale del proprio diritto di difesa nonostante la questione non rilevi in modo decisivo nella soluzione del caso di specie, è opportuno sottolineare come la giurisprudenza di questa Corte si sia di recente orientata nel senso di ritenere, al fine di considerare violato il diritto di difesa, che la lesione del diritto in questione non possa es-sere astratta, ma debba, invece, essere concreta e de-dotta con specifica motivazione dalla parte che assuma la violazione cfr. in questo senso, Cassazione 4020/06, con riferimento al processo civile, e 2948/2006, con riferimento al processo tributario . 6. I tre motivi del ricorso principale devono essere congiuntamente trattati, stante la loro stretta connessione. 6.1. Il complesso delle censure concerne la questione relativa alla computabilità delle turbine di una centrale elettrica ai fini della determinazione della rendita catastale da attribuire alla centrale medesima, questione sulla quale si è sviluppato un lungo e consistente contenzioso tra l'ENEL, da un lato, e gli Uffici del Territorio ed i Comuni nei quali le varie centrali hanno collocazione, dall'altro. Il contenzioso ha generato contrastanti pronunce della giurisprudenza di merito cfr. CTR Umbria 13/3/03 e CTR Lazio 261/39/03 per la non computabilità delle turbine CTR Lazio 48/20/04 e CTR Lazio 133/14/05 per l'opposta soluzione e di legittimità cfr. Cassazione 17933/04 per la non computabilità delle turbine e Cassazione 21730/04 in senso fa-vorevole al computo delle turbine fino a richiedere - quando la questione era già stata rimessa all'attenzione delle Su di questa Corte, con ordinanza pronunciata proprio nella presente causa - l'intervento del legislatore con le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 540, legge 311/04, prima, e all'articolo 1quinquies, Dl 44/2005 aggiunto dalla legge di conversione n. 88/2005 poi. Sicché, oggi, è alla luce di queste norme che deve essere risolta la questione, non avendo alcun senso ulteriore discutere di argomenti che sono superati dall'intervento legislativo e l'ambito della discussione trova - anche secondo il percorso tracciato nelle memorie delle parti - il proprio naturale confine nella valutazione della natura interpretativa dell'intervento del legislatore e della compatibilità costituzionale della norma approvata. L'intervento del legislatore può essere facilmente compreso ove si tenga conto dell'eco, e delle concrete conseguenze economico-fiscali, che ha avuto il complesso e combattuto contenzioso che si è aperto tra l'amministrazione finanziaria, prima, e l'Agenzia del Territorio, poi, da un lato, e l'ENEL, dall'altro, in ordine alla determinazione delle rendite catastali attribuibi-li alle centrali elettriche all'indomani dell'approvazione della c.d. procedura DOCFA regolata dal Dm 701/94 il contenzioso è nato dal fatto che la società elettrica, nell'attuare siffatta procedura di determinazione della rendita, ha riformulato il classamento delle centrali termoelettriche, omettendo il valore assai rilevante delle turbine, non ritenute dall'ente impianti fissi, ottenendo così rendite inferiori del 60-70% rispetto alle precedenti determinate dagli uffici e abbattendo il gettito ICI dei piccoli comuni di appartenenza. L'abbattimento del reddito dei comuni nei quali si trovano le centrali è stato tale da imporre al Governo ed al legislatore di intervenire in sede di legge finanziaria per un ripianamento degli introiti mediante l'attribuzione di uno specifico contributo articolo 31, comma 3, legge 448/98 o mediante un sistema di compensazione relativo ai trasferimenti statali articolo 64, comma 1, legge 388/00 . La rilevanza della questione, resa ancor più acuta dal mancato formarsi di un orientamento giurisprudenziale univoco, è dimostrata dal fatto che in sede di discussione parlamentare della legge finanziaria 2004 furono approvati in materia ben due ordini del giorno. Un primo risultante dalla trasformazione di un emendamento di analogo contenuto, poi ritirato dai proponenti , discusso nella seduta al Senato del 13 novembre 2003, non sottoposto a votazione, ma accolto dal governo come raccomandazione, del seguente tenore Il Senato, visti gli articoli 9 e 10 del Rd 652/39, convertito nella legge 1249/39, li interpreta nel senso che gli elementi costitutivi degli immobili costruiti per speciali esigenze di una attività industriale, indicati nell'articolo 10, ultimo comma, della legge 843/42, concorrono alla determinazione della rendita catastale, anche se fisicamente non incorporati al suolo . Un secondo, discusso e approvato nella seduta alla Camera del 17 dicembre 2003 in sede di approvazione definitiva della legge finanziaria del seguente tenore La Camera, premesso che alcuni comuni nei cui territori insistono centrali di produzione di energia elettrica hanno in corso contenziosi con le società proprietarie degli impianti in relazione alla determinazione dell'imposta ICI dovuta, tra questi vanno ricordati, tra l'altro, il comune di Porto Tolle in relazione alla centrale termoelettrica di Polesine Camerini ed il comune di Piombino la controversia concerne i criteri da applicare per la valutazione degli opifici in generale, ed in particolare degli opifici a destinazione speciale com'è il caso delle centrali destinate alla produzione di energia elettrica le società di produzione affermano che il valore delle centrali elettriche debba essere determinato solo dal valore dell'area e dei muri, con esclusione degli impianti, tesi questa che contrasta con la prassi interpretativa ed applicativa delle norme catastali in materia di fabbricati di categoria D attualmente, in mancanza di una norma interpretativa in materia, i contenziosi vengono affrontati e decisi dalle Commissioni tributarie interpellate, con esiti alterni ai comuni interessati, questa situazione crea enorme incertezza sulle entrate e, anche in caso di esito positivo, dei gravi ritardi nella riscossione di quanto dovuto con i relativi riflessi negativi in materia di bilancio impegna il Governo ad adottare iniziative normative finalizzate a risolvere il contenzioso in essere . Il contenuto dell'ordine del giorno approvato alla Camera ed or ora ricordato è particolarmente illuminante circa il fatto che l'intervento del legislatore è sollecitato dal Parlamento al fine di risolvere, in modo chiaro e definitivo, la specifica questione dell'accatastamento delle centrali elettriche né può sfuggire ad un attento osservatore il riferimento che l'ordine del giorno fa alla centrale termoelettrica di Polesine Camerini in Comune di Porto Tolle . È proprio sulla base di questa sollecitazione che nasce la norma interpretativa di cui al comma 540, dell'articolo 1, legge 311/04 legge finanziaria 2005 con la quale veniva disposto che Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma 2, della legge 212/00, l'articolo 4 del Rdl 652/39, convertito, con modificazioni, dalla legge 1249/39, si interpreta nel senso che i fabbricati e le costruzioni stabili sono costituiti dal suolo e dalle parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere, mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso. Pertanto, concorrono alla determinazione della rendita catastale, ai sensi dell'articolo 10 del citato regio decreto-legge, gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze di un'attività industriale o commerciale anche se fisicamente non incorporati al suolo. I trasferimenti erariali agli enti locali interessati sono conseguentemente rideterminati per tutti gli anni in riferimento . La norma ha avuto vita breve, essendo stata abrogata dall'articolo 4, comma 1, Dl 35/2005, come modificato dalla legge di conversione n. 80/2005 ciò perché il contenuto forse troppo generico della disposizione in-terpretativa, del tutto eccedente l'ambito che aveva o-riginato l'esigenza dell'intervento legislativo e cioè la questione delle centrali elettriche , aveva preoccupato molte piccole imprese che temevano, probabilmente a torto, di veder considerati come immobili i più diSparati macchinari e veder così aumentare eccessivamente la loro imposizione fiscale in specie ai fini ICI . È legittimo chiedersi quale sia la conseguenza della abrogazione della norma interpretativa di cui al comma 540 dell'articolo 1, legge 311/04. 6.2. Tanto premesso, va affermata la natura di norma di interpretazione autentica della disposizione di cui al predetto comma 540 dell'articolo 1, legge 311/04. Intanto, la norma è formalmente qualificata tale dall'espressione utilizzata - l'articolo 4 del Rdl 652/39, convertito, con modificazioni, dalla legge 1249/39, si interpreta nel senso - e dal richiamo all' articolo 1, comma 2, della legge 212/00 , il quale stabilisce che l'adozione di norme interpretative in mate-ria tributaria possa essere disposta soltanto in casi eccezionali e con legge ordinaria, qualificando come tali le disposizioni di interpretazione autentica . Il carattere sicuramente interpretativo della disposizione di cui al citato comma 540 è confermato, inoltre, dal fatto che tale disposizione è intesa a chiarire il senso di una norma preesistente, enucleando uno dei significati ragionevolmente ascrivibili alla norma interpretata Cassazione 4070/04 Corte costituzionale, 94/1995 ordinanza 480/92 . E per quanto concerne - ed è quel che qui interessa - la questione della computabilità o meno delle turbine ai fini della determinazione della rendita catastale delle centrali elettriche, sono stati effettivamente enucleati dalla giurisprudenza di merito e di legittimità due possibili significati della norma che il citato comma 540 è inteso ad interpretare autenticamente, i quali hanno trovato nelle sentenze di questa Corte - la n. 17933/04, da un lato, e la n. 21730/04, dall'altro - icastica evidenza. Questa situazione di duraturo ed apparentemente non altrimenti dirimibile contrasto di giurisprudenza è tradizionalmente una delle ragioni dell'intervento del legislatore in sede di interpretazione autentica e costituisce, comunque, una inequivoca testimonianza della reale sussistenza di un pluralità di significati ragionevolmente ascrivibili ad una norma. Va, tuttavia, detto che è assolutamente irrilevante - contrariamente a quanto la difesa dell'ENEL vorrebbe suggerire - che il predetto contrasto veda la maggioranza della giurisprudenza schierata a favore di una determinata interpretazione e nel caso di specie non è così, in quanto, certamente al livello più alto, quello del giudizio di legittimità, la contrapposizione ermeneutica è perfettamente paritaria , anche perché un siffatto contrasto potrebbe del tutto mancare e, nonostante ciò, rimarrebbe legittimo l'intervento interpretativo del legislatore come questa Corte ha più volte avuto occasione di affermare, il carattere di interpretazione autentica di una legge non presuppone indispensabilmente una preesistente situazione di incertezza o di conflitti interpretativi nell'applicazione della legge è infatti necessario e sufficiente che la legge interpretativa imponga una scelta ermeneutica rientrante fra le possibili opzioni interpretative, cioè stabilisca un significato che ragionevolmente poteva essere ascritto alla legge anteriore entro tali limiti il ricorso allo strumento della interpretazione autentica non è sospettabile d'illegittimità costituzionale, pur sopravvenendo in presenza di una diversa giurisprudenza consolidata Cassazione 4070/04 9885/03 3702/92 . La natura interpretativa della norma di cui al citato comma 540 dell'articolo 1, legge 311/04 ne comporta la conseguente retroattività la successiva norma abrogatrice non può che avere la medesima efficacia, retroagendo anch'essa al tempo della norma anteriore interpretata. Sicché l'avvenuta abrogazione del comma 540 dell'articolo 1, legge 311/04 ad opera dell'articolo 4, Dl 35/2005, come modificato dalla legge di conversione n. 80/2005, non ha avuto e non poteva avere l'effetto né di fissare per il tempo di vigenza della norma interpretativa il significato enucleato tra quelli ragionevolmente ascrivibili alla norma anteriore, né di espungere per di più, in via definitiva dall'ordina-mento quello stesso significato che vi aveva, invece, fissato quale l'unico possibile come sostiene la difesa dell'ENEL in altri termini, l'intervenuta abrogazione ha reso la norma interpretativa, se così si può dire, una norma inutiliter data, restituendo inalterata la situazione alla precedente contrapposizione ermeneutica tra i diversi significati possibili attribuiti alla norma interpretata. 6.3. Non resta che esaminare la questione alla luce di quanto disposto dal legislatore con l'articolo 1-quinquies, Dl 44/2005 aggiunto dalla legge di conversione 88/2005 a norma del quale ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma 2, della legge 212/00, l'articolo 4 del Rdl 652/39, convertito, con modificazioni, dalla legge 1249/39, limitatamente alle centrali elettriche, si interpreta nel senso che i fabbricati e le costruzioni stabili sono costituiti dal suolo e dal-le parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere, mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso. Pertanto, concorrono alla determinazione della rendita catastale, ai sensi dell'articolo 10 del citato regio decreto-legge, gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze dell'attività industriale di cui al periodo precedente anche se fisicamente non incorporati al suolo. I trasferimenti erariali agli enti locali interessati sono conseguentemente rideterminati per tutti gli anni di riferimento . Il carattere interpretativo di tale norma, che ha, salva la limitazione alle centrali elettriche , gli stessi contenuti del già esaminato comma 540 dell'articolo 1, legge 311/04, non può esser posto in dubbio per tutta la serie di considerazioni dapprima svolte a proposito del citato comma 540. Riportando la questione da risolvere alle sue originarie ragioni - il contenzioso insorto relativamente alla computabilità delle turbine nella determinazione della rendita catastale delle centrali elettriche - il legislatore ha enucleato dalla norma interpretata uno dei significati ad essa ragionevolmente attribuibili, avallando, in buona sostanza, la soluzione adottata da questa Corte con la ricordata sentenza 21730/04, in particolare per quanto con-cerne la rilevanza del concetto di unico bene complesso che rappresenta il nucleo forte dell'orientamento espresso dalla Corte con la ricordata sentenza. Infatti, la norma in esame, con riferimento alle centrali elettriche, rimanda proprio ad una definizione di costruzione stabile che viene individuata nell'essere tale costruzione costituita dal suolo e dalle parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere, mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso . In questa definizione non può sorprendere la prevista possibilità di una connessione strut-turale realizzata in via transitoria , perché nello stesso articolo 812 Cc è considerata bene immobile una non altrimenti determinata costruzione che sia connessa al suolo a scopo transitorio il valore centrale della norma, che certifica quale sia stato l'oggetto dell'attenzione precipua del legislatore, è indubbiamente costituito dal carattere strutturale della connessione, dalla irrilevanza dei mezzi di unione con i quali tale connessione sia realizzata, e dalla finalità della medesima connessione alla realizzazione dell' unico bene complesso . L'idea di fondo è, in buona misura, la stessa che questa Corte ha avuto modo di esplicitare in anni più lon-tani Cassazione 962/70 . In quella occasione la Corte ebbe ad affermare che parte integrante di una cosa è quella che, costituendo elemento essenziale della sua esistenza, assurge a requisito della sua struttura a tale scopo occorre che le due cose vengano ad unificarsi materialmente in modo tale che la cosa incorporata perda la propria autonomia fisica e giuridica, tanto da render impossibile una sua separazione senza la contemporanea dissoluzione o la sostanziale alterazione del tutto . Ecco, quindi, emergere, anche alla luce dell'interpretazione della normativa civilistica, i fattori della connessione strutturale e della funzionalità della connessione alla formazione di un unico bene complesso assunti dal legislatore, nell'articolo 1quinquies, Dl 44/2005, al fine di qualificare le turbine, in quanto elementi essenziali costitutivi del bene centrale elettrica , bene immobile per incorpora-zione di mobile ad immobile e non rileva il mezzo di unione tra mobile ed immobile per considerare il primo incorporato al secondo, sia perché quel che davvero conta è l'impossibilità di separare l'uno dall'altro senza la sostanziale alterazione del bene complesso che non sarebbe più, nel caso di specie, una centrale elettrica , sia perché mezzo di unione idoneo a determinare l'incorporazione non può essere qualificato solo quello che tale poteva considerarsi al tempo dell'approvazione del codice civile, dovendosi tener conto del progresso tecnologico e dell'ineludibile condizio-namento dei mezzi utilizzati a specifiche esigenze tecniche come accade per le turbine, secondo quanto afferma la stessa difesa dell'ENEL, per le quali devono utilizzarsi particolari mezzi di unione al suolo in ra-gione della necessità di tener conto della dilatazione cui sono soggette per le elevate temperature di esercizio . 6.4.Ritenuto, pertanto, che della norma di cui all'articolo 1quinquies, Dl 44/2005, si debba fare applicazione nel presente giudizio, deve essere esaminata l'eccezione di illegittimità costituzionale della predetta disposizione per contrasto con gli articoli 3, 41 e 53 Costituzione, sollevata dalla difesa dell'ENEL. La questione di legittimità costituzionale è manifestamente infondata. In primo luogo, non è sostenibile che la disposizione sia viziata per irragionevolezza per aver stabilito che una determinata norma si interpreti in un senso riguardo ad alcuni soggetti che ne sono destinatari e in un senso diverso addirittura opposto rispetto ad altri soggetti. L'assunto non è vero la norma in discussione, che ha, per quanto detto, natura effettivamente in-terpretativa, è diretta a risolvere, in via definitiva, un non altrimenti dirimibile contrasto ermeneutico insorto relativamente alla situazione, assai specifica, delle centrali elettriche, e non stabilisce affatto che la norma interpretata sia soggetta ad una diversa esegesi in situazioni omogenee. L'indeterminata categoria degli immobili collocati o collocabili nel gruppo catastale D, stante la loro innegabile e variegata disomogeneità di natura e di struttura, non può validamente costituire, ai fini del giudizio di ragionevolezza alla luce dell'articolo 3 Costituzione, l'ineludibile tertium comporationis. In particolare manca non solo la prova, ma nemmeno la mera indicazione, di una situazione nella quale sussista, nell'ambito della predetta categoria di immobili, una relazione tra mobile nel caso le turbine ed immobile nel caso la centrale elettrica che ponga i medesimi problemi anche con riferimento ai mezzi di unione al suolo in ordine alla fattispecie della incorporazione per la formazione di un unico bene complesso manifestatisi per le centrali termoelettriche. Alcuna significatività può, poi, riconoscersi alla previsione normativa circa la rideterminazione dei trasferimenti erariali agli enti locali è stato, infatti, già ricordato che proprio perché l'ENEL, in sede di utilizzazione della procedura DOCFA, aveva escluso le turbine dal computo della rendita catastale delle centrali elettriche, si era venuta a determinare rispetto alla situazione precedente una diminuzione delle entrate ICI talmente considerevole da richiedere ben due interventi dello Stato, in sede di approvazione di legge finanziaria, a ripianamento dei conti degli enti locali coinvolti nel contenzioso ENEL . La rideterminazione dei trasferimenti erariali agli enti locali, prevista dalla norma interpretativa in esame, ha il senso di confermare la natura provvisoria dell'intervento finan-ziario di ripianamento che non poteva trasformarsi un aumento strutturale delle erogazioni statali , che dovrà essere necessariamente ricalibrato in relazione alle conseguenze dell'applicazione della norma interpretativa sulle entrate tributarie dei comuni. In secondo luogo, è infondato l'assunto che la norma interpretativa assoggetti ad una diversa disciplina situazioni identiche, in quanto, come si è già detto, non solo la situazione delle centrali elettriche è del tutto specifica, ma neanche sussiste alcuna significativa omogeneità tra tutti gli immobili classificabili nel gruppo catastale D, come rivela immediatamente la circostanza che alla loro valutazione catastale si debba procedere, per espressa previsione normativa, mediante stima diretta. Lo scopo perseguito dal legislatore nel dettare la norma interpretativa in esame è stato quello e solo quello di risolvere, per quanto concerne le centrali elettriche perché è per questo tipo di im-mobili che si era determinato nella giurisprudenza un lungo ed irrisolvibile contrasto ermeneutico , il problema dell'efficacia della peculiare modalità di unione delle turbine al suolo al fine di determinarne l'incorporazione ciò non vale a costituire uno status speciale delle centrali elettriche che ecceda la loro effettiva specificità all'interno della più ampia e assolutamente variegata categoria degli opifici . Né è ammissibile eccepire in astratto la diSparità di trattamento senza che vengano concretamente indicate le situazioni che, rispetto a quella in discussione, siano effettivamente identiche in particolare, per quanto qui interessa, abbiano anche registrato il medesimo contrasto ermeneutico e diversamente regolate. Infine, non è fondata la dedotta violazione della capacità contributiva. A prescindere dalla considerazione che non è prospettabile una lesione del tipo indicato in relazione alla determinazione della rendita catastale che non costituisce né un'imposta, né un presupposto d'imposta , è sufficiente evidenziare che, secondo la ferma giurisprudenza della Corte costituzionale, la capacità contributiva, quale idoneità soggettiva alla obbligazione di imposta, desumibile dal presupposto economico al quale l'imposta è collegata, può essere ricavata, in linea di principio, da qualsiasi indice rivelatore di ricchezza, secondo valutazioni riservate al legislatore, salvo il controllo di costituzionalità, sotto il profilo della palese arbitrarietà e manifesta irragionevolezza Corte costituzionale, 362/00, 143/95, 315/94, 42/1992, 226/84 , ipotesi che, per quanto più volte si è già detto, non sussistono nel caso di specie. 7. All'accoglimento del ricorso principale - nei termini sopra precisati - consegue la cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la Corte, nell'esercizio del potere di decisione nel merito di cui all'articolo 384 Cpc,rigetta il ricorso introduttivo. 8.La particolare complessità delle questioni, e la mancanza di un consolidato orientamento giurisprudenziale, giustificano una pronuncia di compensazione delle spese. PQM Riunisce i ricorsi, dichiara inammissibile quello del Ministero e i ricorsi incidentali proposti contro il medesimo Ministero, accoglie il ricorso principale dell'Agenzia del Territorio e rigetta i ricorsi incidentali proposti da Enel Produzione Spa e Enel Spa nei confronti dell'Agenzia, cassa la sentenza impugnata, in relazione al ricorso accolto e, decidendo la causa nel merito, respinge i ricorsi introduttivi delle società contribuenti. Compensa le spese dell'intero giudizio. 13