Trattativa privata, l'aggiudicazione provvisoria e i ripensamenti del Comune

Ribaltando il giudizio del Tar Calabria è stata riconosciuta legittima l'azione del Municipio che ha revocato un appalto senza avvisare la società designata ma non in modo definitivo

Trattativa privata, se il Comune che l'ha indetta ci ripensa e la revoca in via di autotutela non deve avvertire la società che si è aggiudicata provvisoriamente l'appalto. Lo ha stabilito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 1525/06 depositata lo scorso 24 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del Comune di Torano Castello, nel Cosentino, che si era visto annullare dal Tar Calabria la propria delibera con cui aveva annullato una gara ufficiosa a trattativa privata per lavori di manutenzione di opere di viabilità comunale e di arredo urbano. A spingere l'amministrazione a tornare sui suoi passi era stata la procedura utilizzata per la scelta del contraente. Del resto, non vi erano esigenze contingenti e urgenti tali da rendere incompatibile il ricorso alle normali procedure di affidamento. I giudici calabresi, in particolare, avevano sostenuto la violazione degli obblighi partecipativi poiché il Comune non aveva informato la società della possibilità che la gara venisse annullata. Di diverso avviso i giudici di piazza Capo di Ferro. Infatti, hanno aggiunto i consiglieri di Stato, l'aggiudicazione provvisoria determina nell'azienda solo un'aspettativa e non certo un affidamento qualificato. Inoltre, il fatto che il termine decorra non dall'aggiudicazione provvisoria ma da quella definitiva conferma la natura endoprocedimentale della prima. Pertanto, nessun provvedimento di avvio del procedimento di revoca doveva essere notificato all'impresa che era risultata vincitrice provvisoriamente. Infine, ha concluso Palazzo Spada, non era neanche necessaria una particolare motivazione sull'interesse pubblico. Un provvedimento che, tuttavia, è giustificabile con la necessità di ripristinare la legalità illegittimamente violata. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 10 maggio 2005-24 marzo 2006, n. 1525 Presidente Elefante - Estensore Metro Ricorrente Comune di Torano Castello Fatto Con sentenza 2441/04 il Tar di Catanzaro ha accolto il ricorso della ditta Edilizia sud, proposto avverso la delibera n. 268/04 della G.M., adottata in via di autotutela per revocare la delibera n. 204/04, di indizione di una gara ufficiosa a trattativa privata per lavori di manutenzione di opere di viabilità comunale e di arredo urbano. Il giudice di primo grado, con sentenza breve, aveva accolto il ricorso per violazione degli obblighi partecipativi di avvio del procedimento, in considerazione del fatto che l'atto di ritiro era intervenuto su una aggiudicazione provvisoria della gara e in mancanza di una qualificata urgenza che sostenesse l'adozione dell'atto. Con l'appello in esame il Comune ha affermato l'infondatezza del motivo di annullamento, insistendo sulla legittimità del provvedimento di autotutela. La controparte, nel costituirsi in appello, ha ribadito in motivi di censura dedotti in primo grado. Diritto I motivi posti dal giudice di primo grado a fondamento dell'annullamento dell'atto emanato dal Comune in via di autotutela devono ritenersi infondati. Per costante orientamento di questo Consiglio, l'aggiudicazione provvisoria determina, nell'aggiudicatario, soltanto una aspettativa di mero fatto e non già un affidamento qualificato. Ed infatti, il termine per ricorrere non può essere fatto decorrere dall'aggiudicazione provvisoria ma da quella definitiva, atteso che dalla prima conseguono soltanto effetti prodromici CdS, Sezione sesta, 6128/00 , avendo tale atto natura endoprocedimentale, inidoneo a produrre la definitiva lesione alla ditta che non è risultata vincitrice CdS, Sezione quinta, 4677/01 ed essendo l'aggiudicazione definitiva un atto che, pur facendo parte della medesima sequenza procedimentale comporta, comunque, una nuova ed autonoma valutazione CdS, Sezione quinta, 3243/03 . Dal carattere endoprocedimentale dell'aggiudicazione provvisoria e dalla mancanza di qualsivoglia affidamento qualificato riferibile ad un atto che dovrà essere sottoposto a riesame, deriva che nessun provvedimento di avvio del procedimento di revoca doveva essere notificato alla ditta provvisoriamente aggiudicatrice. Da ciò, l'infondatezza del motivo di annullamento. Anche nel merito, il provvedimento adottato dal Comune deve ritenersi giustificato con riferimento alla pluralità dei motivi posti a suo fondamento ed ampiamente richiamati, per relationem, dalla delibera impugnata, con riferimento alla violazione dell'articolo 41 Rd 827/24 e dell'articolo 24 della legge 109/04. Non risultano evidenziati, infatti, nella scelta della procedura originariamente adottata dal Comune, le situazioni di urgenza qualificata, correlate ad esigenze eccezionali o contingenti, tali da rendere incompatibili il ricorso alle normali procedure di affidamento. Inoltre, nessuna particolare motivazione sull'interesse pubblico deve ritenersi necessaria per l'adozione del provvedimento di revoca, che è giustificabile con la necessità operare il ripristino della legalità illegittimamente violata, con la immediatezza della adozione del provvedimento di autotutela e con la mancanza, come si è già rilevato, di una tutela qualificata del provvedimento di aggiudicazione provvisoria. Per quanto esposto, l'appello deve essere accolto. In relazione agli elementi di causa, sussistono giusti motivi per compensare, tra le parti, le spese del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quinta, accoglie l'appello 1590/05 meglio specificato in epigrafe e, per l'effetto, respinge il ricorso di I grado compensa, tra le parti, le spese del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N . RIC. 2 N . RIcomma /2005 FDG