Extracomunitari, almeno tre mesi di lavoro per la regolarizzazione

L'Adunanza plenaria accoglie il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Veneto il provvedimento con cui aveva negato il permesso di soggiorno a un cittadino impiegato per meno di novanta giorni

Regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari, è necessario che il rapporto abbia una durata minima trimestrale. Tale termine, del resto, è stato fissato dal legislatore quale prova dell'esistenza di un serio impegno lavorativo, dell'effettiva prosecuzione e della possibilità di stabilizzare il rapporto di lavoro. A chiarirlo è stata l'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con le decisioni 4 e 5 del 2006 depositate lo scorso 31 marzo e qui leggibili nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Tar Veneto il provvedimento con cui aveva negato a un cittadino extracomunitario il permesso di soggiorno poiché il rapporto di lavoro antecedente alla regolarizzazione non era durato almeno tre mesi. L'Adunanza di piazza Capo di Ferro, chiamata in causa dai colleghi della sesta sezione, ha chiarito, infatti, che le norme di cui all'articolo 1 del decreto legge 195/02, convertito dalla legge 222/02 dal momento che consente, in via eccezionale, la legalizzazione del lavoro irregolare nei tre mesi antecedenti al 10 novembre 2002 può trovare corretta applicazione soltanto nei casi in cui l'attività abbia avuto quindi una durata minima. Il termine trimestrale fissato dal legislatore è necessario per provare l'esistenza di un serio impegno lavorativo, l'effettiva prosecuzione e la possibilità di stabilizzare il rapporto di lavoro. Pertanto, è del tutto estranea alle finalità della legge assecondare quelle iniziative che per la scarsa durata e per la conseguente precarietà che le caratterizza, possono rappresentare la simulazione di un rapporto fittizio o sorto unicamente in vista della regolarizzazione. cri.cap

Consiglio di Stato - Adunanza plenaria - decisione 27-31 marzo 2006, n. 4 Presidente de Roberto - Estensore Lodi Ricorrente Bochis Fatto Con provvedimento n. 7968/S.P. del 24 giugno 2003 il Prefetto della provincia di Pescara respingeva la domanda di regolarizzazione e di rilascio del conseguente permesso di soggiorno alla cittadina extracomunitaria Mihaela Beatrice Bochis, presentata ai sensi dell'articolo 1 del Dl 9 settembre 2002, convertito in legge 222/02. Dalla documentazione in atti emerge che il diniego era dovuto alla insussistenza del rapporto di lavoro nell'intero trimestre antecedente alla data di entrata in vigore del citato Dl, avendo la interessata intrapreso l'attività di lavoro solo alla fine del precedente mese di giugno. Con l'impugnata sentenza 873/04 il Tar per l'Abruzzo - Sezione staccata di Pescara - aveva respinto il ricorso aderendo all'indirizzo giurisprudenziale che richiede, ai fini della regolarizzazione, il requisito della prestazione continuativa dell'attività di lavoro nel trimestre antecedente all'entrata in vigore della normativa in questione. L'interessata ha proposto appello contestando le argomentazioni poste a base della decisione impugnata. Le Autorità intimate si sono costituite per resistere in giudizio replicando, con memoria, alle tesi dell'appellante. Con ordinanza 6364/05 del 15 novembre 2005, la Sezione sesta di questo Consiglio di Stato, tenuto conto degli opposti orientamenti giurisprudenziali registratisi al riguardo, ha ritenuto opportuno devolvere all'esame dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato la questione relativa alle modalità di interpretazione ed applicazione della norma sopra richiamata. La causa è passata in decisione all'udienza pubblica del 27 marzo 2006. Diritto 1. Viene sottoposta all'Adunanza Plenaria la questione relativa alla interpretazione ed alle corrette modalità di applicazione della norma di cui all'articolo 1, comma 1, del Dl 195/02 convertito dalla legge 222/02 che indica il procedimento per la regolarizzazione della posizione di lavoratori immigrati stabilendo, in particolare, quanto segue Chiunque, nell'esercizio di un'attività di impresa ha occupato, nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, alle proprie dipendenze lavoratori extracomunitari in posizione irregolare, può denunciare, entro la data dell'11 novembre 2002, la sussistenza del rapporto di lavoro alla Prefettura - Ufficio territoriale del Governo competente per territorio, mediante la presentazione, a proprie spese, di apposita dichiarazione attraverso gli uffici postali . Tale disposizione è stata introdotta con Dl estendendo in via d'urgenza la procedura di regolarizzazione inizialmente prevista per il solo lavoro domestico dall'articolo 33 della legge 189/02 a tutti i tipi di attività di lavoro dipendente. La data di entrata in vigore di entrambe le normative risulta essere la stessa 10 settembre 2002 , così come i requisiti richiesti, rendendosi in tal modo omogenee le scadenze temporali e gli adempimenti per le previste regolarizzazioni. 2. La Sezione sesta di questo Consiglio ha proceduto all'esame dell'appello proposto dalla lavoratrice extracomunitaria interessata avverso la sentenza del Tar Abruzzo - Sezione di Pescara - che aveva giudicato legittimo il decreto prefettizio di rigetto dell'istanza di regolarizzazione, in relazione al mancato svolgimento dell'attività lavorativa nell'intero arco temporale del trimestre indicato dalla norma di legge. Pur propendendo per una soluzione in senso contrario, la detta Sezione ha tuttavia ritenuto opportuno deferire la soluzione della controversia all'Adunanza Plenaria, avendo riscontrato orientamenti in senso diverso che emergono dalla giurisprudenza ed, in particolare, da alcune decisioni in forma semplificata della Sezione quarta 5085 e 5088/04 1712/05 . Nell'ordinanza di rimessione la Sezione sesta ha espresso l'avviso che, in base al tenore letterale della norma ed alle finalità specifiche della stessa, il periodo di tre mesi indicato dalla legge, per consentire la regolarizzazione, debba essere considerato come mero riferimento al lasso temporale nell'ambito del quale il lavoro, di qualsiasi durata, sia stato effettivamente svolto, ancorché avviato dopo l'inizio del trimestre. 3. Ritiene l'Adunanza Plenaria che la tesi anzidetta non possa essere condivisa. 3.1 Deve preliminarmente considerarsi che la surriportata norma dell'articolo 1, comma 1, del citato Dl 195/02 così come quella analoga dell'articolo 33 della legge 189/02 recano disposizioni di carattere eccezionale, in quanto volte a consentire una deroga alla normativa ordinaria concernente il regime contingentato degli ingressi dei lavoratori extracomunitari, ai fini della legalizzazione delle posizioni di lavoro irregolare, agevolando anche il rilascio del permesso di soggiorno di validità pari ad un anno, come indicato dal successivo comma 4 dello stesso articolo 1 . Ne consegue che la norma in questione, in virtù dei criteri ermeneutici dettati dall'articolo 14 delle preleggi , non può trovare applicazione oltre i casi ed i tempi in essa considerati. 3.2. Ciò posto, il Collegio rileva che, pur se la norma si colloca in un quadro di iniziative legislative oltre al Dl in discorso il già ricordato articolo 33 della legge 109/02 propriamente finalizzate alla emersione di tutti i lavoratori extracomunitari in qualsiasi modo già occupati con un rapporto destinato a stabilizzarsi dopo il completamento della procedura di regolarizzazione, resta comunque fermo che tale regolarizzazione, con i benefici conseguenti, deve restare rigorosamente confinata nei limiti espressamente fissati dalla legge. In altri termini, i benefici in questione non possono che essere riservati soltanto ai lavoratori extracomunitari in possesso dei requisiti normativamente previsti, tenuto altresì conto dell'esigenza di evitare una disparità di trattamento tra i diversi soggetti interessati. 3.3. Tanto premesso, per quanto riguarda la interpretazione letterale della norma, deve convenirsi che il testo non appare del tutto univoco, indicando soltanto un arco di tempo nel corso del quale deve essersi verificata la occupazione del lavoratore extracomunitario, con una dizione che di per sé non impedirebbe la possibilità di attribuire rilevanza determinante anche alla instaurazione del rapporto in un qualsiasi momento del trimestre considerato, escludendosi, quindi, la necessità di una prestazione lavorativa di carattere continuativo per l'intero periodo di tre mesi. Ma, a parte che se il legislatore avesse voluto dettare una regola in tal senso avrebbe presumibilmente usato il verbo assumere e non occupare in quanto quest'ultimo termine sembra postulare la continuità dell'impegno lavorativo , una simile accezione della disposizione in parola risulterebbe in realtà incompatibile con il sistema delineato dalle diverse disposizioni della normativa in questione, oltreché dalle finalità proprie della normativa stessa. 3.4. A tal riguardo va in particolare ricordato l'argomento posto a base della giurisprudenza che ritiene debba attribuirsi rilevanza soltanto ad una attività lavorativa svolta per l'intero trimestre, facendo leva sulla previsione del successivo comma 3, lettera b del ripetuto articolo 1 del Dl 195/02, relativa all'obbligo di allegare, alla dichiarazione del datore di lavoro, un attestato di pagamento di un contributo forfettario pari a 700 euro per ciascun lavoratore . Sottolinea opportunamente, infatti, l'anzidetta giurisprudenza, che sarebbe illogico ammettere la possibilità della regolarizzazione di prestazioni lavorative di durata minore di un trimestre, una volta che il contributo in parola, da versare ai fini previdenziali, risulti commisurato all'importo dovuto per prestazioni di lavoro subordinato aventi la durata di tre mesi. Né appare persuasiva l'obiezione che, secondo la previsione del Dl in parola così come della citata legge 189/02 , il contributo in parola viene espressamente qualificato come forfettario , ed in base allo stesso Dl viene addirittura predeterminato nella misura fissa di 700 euro, il che potrebbe condurre a negare la possibilità di stabilire una effettiva connessione del versamento con lo specifico rapporto di lavoro del singolo dipendente. In proposito sembra, invero, agevole replicare che, nella disposizione dettata dalla legge 189/02, viene espressamente dichiarata la stretta correlazione del contributo all'attività lavorativa della durata di tre mesi, facendosi menzione di un versamento pari all'importo trimestrale corrispondente al rapporto di lavoro dichiarato e pur se nel successivo Dl tale specifica indicazione risulta omessa, l'analogia delle due normative e delle relative finalità porta ad escludere una applicazione delle stesse con criteri eterogenei e divergenti. Quanto, poi, alla misura forfettaria del contributo, può coerentemente ritenersi che si tratti soltanto di un mezzo pratico di semplificazione della complessa procedura di regolarizzazione prevista dalla legge. 3.5. A ciò può ancora aggiungersi che una interpretazione rigorosa della legge viene altresì postulata dall'esigenza di evitare il rischio di assecondare tentativi di utilizzazione fraudolenta della procedura di regolarizzazione, mediante la incontrollata stipula di contratti con lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e la precostituzione di situazioni meramente apparenti e fittizie, in epoca immediatamente antecedente alla emanazione del Dl pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 settembre 2002 , cosa resa possibile e verosimile, nel caso di cui si tratta, per il fatto che la precedente normativa, di cui alla legge 189/02 già protesa alla emersione del lavoro irregolare, anche se riguardante il solo lavoro domestico , era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale fin dal 26 agosto 2002. 3.6. In conclusione deve ribadirsi che la normativa in esame, avendo la specifica finalità di consentire, in via eccezionale, la legalizzazione di situazioni di lavoro irregolare verificatesi nei tre mesi antecedenti alla data del 10 settembre 2002, ossia la regolarizzazione di un rapporto di lavoro dipendente già instaurato, può trovare corretta applicazione soltanto nei casi in cui l'attività lavorativa in parola, avendo avuto almeno la durata minima di un trimestre, fissata dalla norma di legge, risulti idonea ad offrire un sufficiente affidamento per la esistenza di un serio impegno lavorativo e la effettiva prosecuzione e la possibile successiva stabilizzazione del rapporto, apparendo chiaramente estranea alle finalità delle norme in parola quella di assecondare iniziative concernenti situazioni le quali, per la scarsa durata e per la conseguente precarietà che le caratterizza, possono rappresentare la dissimulazione di un rapporto fittizio o sorto unicamente per la sola finalità della regolarizzazione. 3.7. Per le ragioni sopra esposte l'appello deve ritenersi infondato, apparendo meritevole di conferma la pronuncia del Giudice di primo grado. 4. Sussistono giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra le parti. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Ap , definitivamente pronunciando sul ricorso in appello meglio specificato in epigrafe - respinge l'appello e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata - dispone l'integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra le parti. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 3 N.R.G. 31/2005

Consiglio di Stato - Adunanza plenaria - decisione 27-31 marzo 2006, n. 5 Presidente de Roberto - Estensore Lodi Ricorrente ministero dell'Interno Fatto Con provvedimento n. 7179/Z del 17 novembre 2003 il Prefetto della provincia di Padova respingeva la domanda di regolarizzazione e di rilascio del conseguente permesso di soggiorno al cittadino extracomunitario Xhevdet Mustafaj, presentata ai sensi dell'articolo 1 del Dl 9 settembre 2002, convertito in legge 222/02. Dalla documentazione in atti emerge che il diniego era dovuto alla insussistenza del rapporto di lavoro nell'intero trimestre antecedente alla data di entrata in vigore del citato Dl, essendo il predetto entrato in Italia in data 5 luglio 2002, successiva al 10 giugno 2002. Con l'impugnata sentenza n. 3797/2004 il Tar per il Veneto aveva accolto il ricorso aderendo all'indirizzo giurisprudenziale che richiede, ai fini della regolarizzazione, il requisito della prestazione dell'attività di lavoro nel trimestre antecedente all'entrata in vigore della normativa in questione, ma non necessariamente per tutti e tre i mesi, come potrebbe evincersi dalla stessa dizione letterale della norma e da una sua interpretazione logico-sistematica. Il ministero dell'Interno ha proposto appello contestando le argomentazioni poste a base della decisione impugnata e sostenendo che, sulla base della giurisprudenza del Consiglio di Stato, la regolarizzazione dei cittadini comunitari, ai sensi della normativa di cui sopra, sarebbe possibile solo in presenza di una effettiva occupazione durante l'intero periodo preso a riferimento dal legislatore 10 giugno - 10 settembre 2002 . L'appellato non si è costituito in giudizio. Con ordinanza 6518/05 del 22 novembre 2005, la Sezione sesta di questo Consiglio di Stato, tenuto conto degli opposti orientamenti giurisprudenziali registratisi al riguardo, ha ritenuto opportuno devolvere all'esame dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato la questione relativa alle modalità di interpretazione ed applicazione della norma sopra richiamata. La causa è passata in decisione all'udienza pubblica del 27 marzo 2006. Diritto 1. Viene sottoposta all'Ap la questione relativa alla interpretazione ed alle corrette modalità di applicazione della norma di cui all'articolo 1, comma 1, del Dl 195/02 convertito dalla legge 222/02 che indica il procedimento per la regolarizzazione della posizione di lavoratori immigrati stabilendo, in particolare, quanto segue Chiunque, nell'esercizio di un'attività di impresa ha occupato, nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, alle proprie dipendenze lavoratori extracomunitari in posizione irregolare, può denunciare, entro la data dell'11 novembre 2002, la sussistenza del rapporto di lavoro alla Prefettura - Ufficio territoriale del Governo competente per territorio, mediante la presentazione, a proprie spese, di apposita dichiarazione attraverso gli uffici postali . Tale disposizione è stata introdotta con Dl in via d'urgenza estendendo la procedura di regolarizzazione inizialmente prevista per il solo lavoro domestico dall'articolo 33 della legge 189/02 a tutti i tipi di attività di lavoro dipendente. La data di entrata in vigore di entrambe le normative risulta essere la stessa 10 settembre 2002 , così come i requisiti richiesti, rendendosi in tal modo omogenee le scadenze temporali e gli adempimenti per le previste regolarizzazioni. 2. La Sezione sesta di questo Consiglio ha proceduto all'esame dell'appello proposto dal ministero dell'Interno avverso la sentenza del Tar Veneto che aveva giudicato illegittimo il decreto prefettizio di rigetto dell'istanza di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario interessato, in relazione al mancato svolgimento dell'attività lavorativa nell'intero arco temporale del trimestre indicato dalla norma di legge. Pur propendendo per una soluzione in senso contrario, la detta Sezione ha tuttavia ritenuto opportuno deferire la soluzione della controversia all'Adunanza Plenaria, avendo riscontrato orientamenti in senso diverso che emergono dalla giurisprudenza ed, in particolare, da alcune decisioni in forma semplificata della Sezione quarta 5085 e 5088/04 1712/05 . Nell'ordinanza di rimessione la Sezione sesta ha espresso l'avviso che, in base al tenore letterale della norma ed alle finalità specifiche della stessa, il periodo di tre mesi indicato dalla legge, per consentire la regolarizzazione, debba essere considerato come mero riferimento al lasso temporale nell'ambito del quale il lavoro, di qualsiasi durata, sia stato effettivamente svolto, ancorché avviato dopo l'inizio del trimestre. 3. Ritiene l'Adunanza Plenaria che la tesi anzidetta non possa essere condivisa. 3.1 Deve preliminarmente considerarsi che la surriportata norma dell'articolo 1, comma 1, del citato Dl 195/02 così come quella analoga dell'articolo 33 della legge 189/02 recano disposizioni di carattere eccezionale, in quanto volte a consentire una deroga alla normativa ordinaria concernente il regime contingentato degli ingressi dei lavoratori extracomunitari, ai fini della legalizzazione delle posizioni di lavoro irregolare, agevolando anche il rilascio del permesso di soggiorno di validità pari ad un anno, come indicato dal successivo comma 4 dello stesso articolo 1 . Ne consegue che la norma in questione, in virtù dei criteri ermeneutici dettati dall'articolo 14 delle preleggi , non può trovare applicazione oltre i casi ed i tempi in essa considerati. 3.2. Ciò posto, il Collegio rileva che, pur se la norma si colloca in un quadro di iniziative legislative oltre al Dl in discorso il già ricordato articolo 33 della legge 109/02 propriamente finalizzate alla emersione di tutti i lavoratori extracomunitari in qualsiasi modo già occupati con un rapporto destinato a stabilizzarsi dopo il completamento della procedura di regolarizzazione, resta comunque fermo che tale regolarizzazione, con i benefici conseguenti, deve restare rigorosamente confinata nei limiti espressamente fissati dalla legge. In altri termini, i benefici in questione non possono che essere riservati soltanto ai lavoratori extracomunitari in possesso dei requisiti normativamente previsti, tenuto altresì conto dell'esigenza di evitare una disparità di trattamento tra i diversi soggetti interessati. 3.3. Tanto premesso, per quanto riguarda la interpretazione letterale della norma, deve convenirsi che il testo non appare del tutto univoco, indicando soltanto un arco di tempo nel corso del quale deve essersi verificata la occupazione del lavoratore extracomunitario, con una dizione che di per sé non impedirebbe la possibilità di attribuire rilevanza determinante anche alla instaurazione del rapporto in un qualsiasi momento del trimestre considerato, escludendosi, quindi, la necessità di una prestazione lavorativa di carattere continuativo per l'intero periodo di tre mesi. Ma, a parte che se il legislatore avesse voluto dettare una regola in tal senso avrebbe presumibilmente usato il verbo assumere e non occupare in quanto quest'ultimo termine sembra postulare la continuità dell'impegno lavorativo , una simile accezione della disposizione in parola risulterebbe in realtà incompatibile con il sistema delineato dalle diverse disposizioni della normativa in questione, oltreché dalle finalità proprie della normativa stessa. 3.4. A tal riguardo va in particolare ricordato l'argomento posto a base della giurisprudenza che ritiene debba attribuirsi rilevanza soltanto ad una attività lavorativa svolta per l'intero trimestre, facendo leva sulla previsione del successivo comma 3, lettera b del ripetuto articolo 1 del Dl 195/02, relativa all'obbligo di allegare, alla dichiarazione del datore di lavoro, un attestato di pagamento di un contributo forfettario pari a 700 euro per ciascun lavoratore . Sottolinea opportunamente, infatti, l'anzidetta giurisprudenza, che sarebbe illogico ammettere la possibilità della regolarizzazione di prestazioni lavorative di durata minore di un trimestre, una volta che il contributo in parola, da versare ai fini previdenziali, risulti commisurato all'importo dovuto per prestazioni di lavoro subordinato aventi la durata di tre mesi. Né appare persuasiva l'obiezione che, secondo la previsione del Dl in parola così come della citata legge 189/02 , il contributo in parola viene espressamente qualificato come forfettario , ed in base allo stesso Dl viene addirittura predeterminato nella misura fissa di 700 euro, il che potrebbe condurre a negare la possibilità di stabilire una effettiva connessione del versamento con lo specifico rapporto di lavoro del singolo dipendente. In proposito sembra, invero, agevole replicare che, nella disposizione dettata dalla legge 189/02, viene espressamente dichiarata la stretta correlazione del contributo all'attività lavorativa della durata di tre mesi, facendosi menzione di un versamento pari all'importo trimestrale corrispondente al rapporto di lavoro dichiarato e pur se nel successivo Dl tale specifica indicazione risulta omessa, l'analogia delle due normative e delle relative finalità porta ad escludere una applicazione delle stesse con criteri eterogenei e divergenti. Quanto, poi, alla misura forfettaria del contributo, può coerentemente ritenersi che si tratti soltanto di un mezzo pratico di semplificazione della complessa procedura di regolarizzazione prevista dalla legge. 3.5. A ciò può ancora aggiungersi che una interpretazione rigorosa della legge viene altresì postulata dall'esigenza di evitare il rischio di assecondare tentativi di utilizzazione fraudolenta della procedura di regolarizzazione, mediante la incontrollata stipula di contratti con lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e la precostituzione di situazioni meramente apparenti e fittizie, in epoca immediatamente antecedente alla emanazione del Dl pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 settembre 2002 , cosa resa possibile e verosimile, nel caso di cui si tratta, per il fatto che la precedente normativa, di cui alla legge 189/02 già protesa alla emersione del lavoro irregolare, anche se riguardante il solo lavoro domestico , era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale fin dal 26 agosto 2002. 3.6. In conclusione deve ribadirsi che la normativa in esame, avendo la specifica finalità di consentire, in via eccezionale, la legalizzazione di situazioni di lavoro irregolare verificatesi nei tre mesi antecedenti alla data del 10 settembre 2002, ossia la regolarizzazione di un rapporto di lavoro dipendente già instaurato, può trovare corretta applicazione soltanto nei casi in cui l'attività lavorativa in parola, avendo avuto almeno la durata minima di un trimestre, fissata dalla norma di legge, risulti idonea ad offrire un sufficiente affidamento per la esistenza di un serio impegno lavorativo e la effettiva prosecuzione e la possibile successiva stabilizzazione del rapporto, apparendo chiaramente estranea alle finalità delle norme in parola quella di assecondare iniziative concernenti situazioni le quali, per la scarsa durata e per la conseguente precarietà che le caratterizza, possono rappresentare la dissimulazione di un rapporto fittizio o sorto unicamente per la sola finalità della regolarizzazione. 3.7. Per le ragioni sopra esposte l'appello deve ritenersi fondato, apparendo meritevole di annullamento la pronuncia del Giudice di primo grado. 4. Sussistono giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra le parti. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Adunanza Plenaria , definitivamente pronunciando sul ricorso in appello meglio specificato in epigrafe - accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso proposto in primo grado - dispone l'integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra le parti. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 3 N.R.G. 32/2005