Dipendente del comune, per 5 giorni, timbra e se ne va: il danno è economicamente apprezzabile

Se il lavoratore pubblico fa credere di essere presente sul luogo di lavoro, quando in realtà non lo è, commette il reato di truffa aggravata. Il danno è stato quantificato in 100 euro.

Con la sentenza n. 5837, depositata il 6 febbraio 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. La truffa giorni di finta presenza. Per 5 giorni, il 29, 30, 31 ottobre ed il 4 e 27 novembre, il dipendente di un Comune decide di aver meglio da fare che ottemperare alle proprie mansioni. Ma si allontana dal luogo di lavoro senza avvisare nessuno. Nei primi due gradi di giudizio viene riconosciuto responsabile di truffa aggravata il danno arrecato alla PA è economicamente apprezzabile, essendo certa la prova dell’indebito allontanamento. Ma il danno non è stato di lieve entità? Il dipendente ricorre per cassazione. Si lamenta del fatto che con la sentenza di condanna non sia stata spiegata la sussistenza del reato nonostante l’esiguo ammontare del danno patrimoniale, economicamente non apprezzabile . Se si fa credere di lavorare, mentre si è in giro, c’è una truffa. La S.C. ricorda un suo principio di diritto, secondo cui la falsa attestazione del pubblico dipendente, circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza che faccia credere di essere presente sul luogo di lavoro quando in realtà si è da un’altra parte, integra il reato di truffa aggravata. Tali periodi di assenza devono essere economicamente apprezzabili. I giudici di merito hanno quantificato il danno in 100 euro. Un danno economicamente apprezzabile 100 euro. La Corte ribadisce che il palese ingiustificato protrarsi della assenza dal posto di lavoro dell’imputato, ha realizzato una sospensione di fatto del rapporto di impiego che ha necessariamente prodotto un danno patrimoniale per l’ente, chiamato a retribuire una frazione della prestazione giornaliera non effettuata, e con l’ulteriore danno correlato alla mancata presenza del dipendente nel presidio lavorativo, rimasto così sguarnito della corrispondente unità di lavoro . La Corte sottolinea infine, circa la quantificazione del danno, che la relativa sussistenza ed apprezzabilità in termini economici è da reputarsi sussistente al di là di ogni ragionevole dubbio . Per questi motivi il ricorso viene rigettato.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 17 gennaio 6 febbraio 2013, n. 5837 Presidente Carmenini Relatore Casucci Ritenuto in fatto Con sentenza in data 27 febbraio 2012, la Corte d' Appello di Palermo, 2A sezione penale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Marsala appellata da B.G.S. , lo assolveva dal reato ascrittogli al capo A perché il fatto non sussiste e per l’effetto rideterminava la pena in ordine al reato sub B in mesi 5 di reclusione ed Euro 500 di multa confermava nel resto l'impugnata sentenza con la quale questi era stato dichiarato colpevole di truffa aggravata in danno del Comune di OMISSIS presso il quale prestava servizio, per essersi allontanato indebitamente dall'ufficio durante le ore di lavoro nei giorni omissis . La Cotte territoriale, certa essendo la prova dell'indebito allontanamento dall'ufficio, escludeva che il danno arrecato alla pubblica amministrazione fosse economicamente non apprezzabile. Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso l’imputato, a mezzo del difensore, che ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi - violazione dell'art. 606 e. 1 lett. b ed e cod. proc. pen. in relazione all'art. 640 Cod. Pen. per non avere la sentenza impugnata spiegato compiutamente la sussistenza del reato nonostante l’esiguo ammontare del danno patrimoniale, economicamente non apprezzabile. Considerato in diritto Il ricorso è infondato. È condiviso il principio di diritto, richiamato anche dal ricorrente, secondo il quale la falsa attestazione del pubblico dipendente, circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, è condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l'amministrazione di appartenenza circa la presenza su luogo di lavoro, e integra il reato di truffa aggravata, ove il pubblico dipendente si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, sempre che siano da considerare economicamente apprezzabili Cass. Sez. 2, 12.6.2008 n. 26722, Cass. Sez. 2, 6.10.2006 n. 34210 . Ma di tale regola ermeneutica hanno fatto corretto uso i giudici di merito, che hanno anche quantificato il danno in cento/00 Euro circa. Va ribadito che il palese ingiustificato protrarsi della assenza dal posto di lavoro dell'imputato, ha realizzato una sospensione di fatto del rapporto di impiego che ha necessariamente prodotto - avuto anche riguardo alle dimensioni circoscritte della unità produttiva - un danno patrimoniale per l'ente, chiamato a retribuire una frazione della prestazione giornaliere non effettuata, e con l'ulteriore danno patrimoniale e di immagine correlato alla mancata presenza del dipendente nel presidio lavorativo, rimasto così sguarnito della corrispondente unità di lavoro. Circostanze tutte, quelle esposte, al cui risalto, agli effetti della configurazione del reato contestato, non può certo far velo la eventuale difficoltà di quantificazione del danno, considerato che, nella specie, la relativa sussistenza ed apprezzabilità in termini economici è da reputarsi sussistente al di là di ogni ragionevole dubbio. cfr. Cass. Sez. 2, n. 34210/2006 cit. . Il ricorso deve in conseguenza essere rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.