No al divorzio se gli ex manifestano atteggiamenti affettuosi

Per la Suprema corte il ripristino del consorzio familiare può essere dimostrato con le testimonianze di amici e familiari

Se i coniugi già separati da tempo giocano a fare i fidanzatini la domanda di divorzio non può essere accolta. È quanto emerge dalla sentenza della Cassazione 26165/06 depositata dalla prima sezione civile il 6 dicembre e qui leggibile tra gli allegati. È stato, quindi, dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che, dopo la separazione, aveva tenuto con la moglie comportamenti tali da far pensare a una riconciliazione. Il marito ha adito i giudici di legittimità impugnando la sentenza della Corte d'appello di Roma che gli aveva negato il divorzio dopo la testimonianza di alcuni amici sulla presunta riconciliazione. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale perché, hanno chiarito i giudici della prima sezione, il ripristino del consorzio familiare può essere dimostrato con le testimonianze degli amici e dei familiari. I due infatti erano stati visti manifestare atteggiamenti affettuosi , tanto, aveva detto un'amica e collega comune che si comportavano come fidanzatini e che in un'occasione ha potuto constatare che dormivano nello stesso letto . Quindi, ha fatto il bene il giudice di merito ad analizzare le deposizioni assunte in primo grado per valutare se i coniugi abbiano realmente ricostituito il loro rapporto matrimoniale addivenendo alla conclusione che si siano verificati tutti i presupposti per affermare che, dopo l'estate del 1994 epoca della separazione i signori hanno ricostituito il consorzio familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali e, quindi, fra i due è intervenuta una vera e propria riconciliazione, onde la perdita di efficacia della separazione e il relativo rigetto della domanda di divorzio . Agli atti era stata inserita anche un'altra testimonianza attestatane la richiesta di lui, all'amica, di intervenire per convincere la moglie a tornare insieme. In poche parole, ha affermato la Cassazione, l'atteggiamento tenuto dai due era incompatibile con lo stato di separazione. E questa verifica va fatta attribuendo rilievo preminente alla concretezza degli atti, dei gesti e dei comportamenti, posti in essere dai coniugi, valutati nella loro effettiva capacità dimostrativa della disponibilità alla ripresa della convivenza ed alla costituzione di una rinnovata comunione, piuttosto che a supposti elementi psicologici, tanto più difficili da provare in quanto appartenenti alla sfera intima dei sentimenti e della spiritualità soggettiva .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 3 ottobre-6 dicembre 2006, n. 26165 Presidente Luccioli - Relatore Giuliani Pm Ciccolo - conforme - Ricorrente Caruso - Controricorrente Galeotti Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 5.5.2000, Antonio Caruso chiedeva al Tribunale di Roma di pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto il 10.7.1980 con Maria Gabriella Galeotti, dalla quale si era consensualmente separato in forza del verbale omologato il 26.8.1994. Radicatosi il contraddittorio, la resistente eccepiva che gli effetti della separazione personale erano venuti meno a seguito della riconciliazione successivamente intervenuta con il marito, onde chiedeva, in via principale, che venisse rigettata la domanda avversaria e, in via subordinata che il Caruso fosse condannato a pagare tanto un assegno di divorzio quanto un assegno a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore Lucio Adalberto. Il Giudice adito, con sentenza dell'8.11.2002/5.3.2003, pronunciava la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto dalle parti, affidava il figlio minore alla madre, stabilendo le modalità di visita del padre,a carico del quale poneva un assegno di mantenimento pari ad euro 1. 100,00 mensili, laddove rigettava la domanda di assegno di divorzio avanzata dalla Galeotti. Avverso la decisione, proponeva appello quest'ultima, deducendo che dalle testimonianze assunte era emerso con tutta evidenza che, dopo l'omologazione della separazione, era intervenuta la riconciliazione tra i coniugi e, quindi, chiedendo il rigetto della domanda di divorzio proposta dal Caruso, ovvero, in subordine, l'assegnazione della casa familiare e l'aumento dell'assegno di mantenimento per il figlio. Resisteva nel grado l'appellato, il quale chiedeva la reiezione del gravarne e, in via incidentale, la diminuzione dell'assegno anzidetto. La Corte territoriale di Roma. con sentenza del 13.4/4.5.2005, in accoglimento del motivo principale dell'appello della Galeotti, respingeva la domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio avanzata dal Caruso, assumendo che, sulla base delle testimonianze raccolte e, segnatamente, delle deposizioni dei testi Festa, Diotallevi e Minniti, non contraddette da quelle dei testi Condorelli e Garofalo , potessero ritenersi verificati tutti i presupposti per affermare che, dopo l'estate del 1994 epoca della separazione , i coniugi avevano ricostituito il consorzio familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali e che, quindi, tra gli stessi era intervenuta una vera e propria riconciliazione. Avverso tale sentenza, ricorre per cassazione il Caruso, deducendo un solo, complesso motivo di gravame, al quale resiste la Galeotti con controricorso illustrato da memoria. Motivi della decisione Il ricorso è inammissibile. Giova, al riguardo, premettere a che la declaratoria di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato secondo il rito religioso non consegue automaticamente alla constatazione della presenza di una delle cause previste dall'articolo 3 della legge 898/70 oggi dagli articoli 1 e 7 della legge 74/1987 , ma presuppone, in ogni caso, attesi i riflessi pubblicistici riconosciuti dall'ordinamento all'istituto familiare, l'accertamento, da parte del giudice, dell'esistenza ovvero dell'essenziale condizione della concreta impossibilità di mantenere o ricostituire il consorzio coniugale per effetto della definitiva rottura del legame di coppia, onde, in questo senso, lo stato di separazione dei medesimi coniugi concreta un requisito dell'azione, necessario secondo la previsione dell'articolo 3, n. 2, lettera b della citata legge 898/70, la cui interruzione, da opporsi a cura della parte convenuta articolo 5 della legge 74/1987 in presenza di una richiesta di divorzio avanzata dall'altra parte, postula l'avvenuta riconciliazione, la quale si verifica quando sia stato ricostituito l'intero complesso dei rapporti che caratterizzano il vincolo matrimoniale e che, quindi, sottende l'intervenuto ripristino non solo di quelli riguardanti l'aspetto materiale del consorzio anzidetto, ma altresì di quelli che sono alla base dell'unione spirituale tra i coniugi Cassazione 11722/93 4056/97 603l/98 2217/00 3744/01 b che l'accertamento dell'avvenuta riconciliazione tra coniugi separati per avere essi tenuto un comportamento non equivoco il quale risulti incompatibile con lo stato di separazione da compiersi attribuendo rilievo preminente alla concretezza degli atti, dei gesti e dei comportamenti posti in essere da li stessi coniugi, valutati nella loro effettiva capacità dimostrativa della disponibilità alla ripresa della convivenza ed alla costituzione di una rinnovata comunione, piuttosto che con riferimento a supposti elementi psicologici, tanto più difficili da provare in quanto appartenenti alla sfera intima dei sentimenti e della spiritualità soggettiva Cassazione 6031/98 cit. 3744/01 implicando un'indagine di fatto, è rimesso all'apprezzamento del giudice di merito e si sottrae, quindi, a censura, in sede di legittimità, là dove difettino vizi logici o giuridici Cassazione 4748/99 3744/01, cit. . Tanto premesso, si osserva come la Corte territoriale, dopo avere correttamente richiamato i principi sopra enunciati, abbia quindi proceduto ad analizzare le deposizioni assunte in primo grado per valutare se i coniugi abbiano realmente ricostituito il loro rapporto matrimoniale , addivenendo alla conclusione che si siano verificati tutti i presupposti per affermare che, dopo l'estate 1994 - epoca della separazione - , il dott.Caruso e la sig.ra Galeotti hanno ricostituito il consorzio familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali e, quindi, che tra i due è intervenuta una vera e propria riconciliazione , onde il riconoscimento della perdita di efficacia della separazione omologata il 25.8.1994 ed il relativo rigetto della domanda di divorzio proposta dal medesimo Caruso. Più in particolare, detto Giudice ha posto a fondamento del proprio convincimento a per un verso, le deposizioni dei testi Festa amica e collega di entrambi , Diotallevi e Minniti vicino di casa a Roma , là dove questi hanno rispettivamente affermato che dopo l'estate '94 Antonio Caruso le chiese di intervenire presso la moglie per convincerla ad una riconciliazione e che nell'ottobre dello stesso anno il medesimo le confidò che stavano ricominciando una vita coniugale teste Festa , che apprese che nell'autunno del 1994 il Caruso si era trasferito a Roma ed ebbe modo di assistere a conversazioni telefoniche tra i due coniugi che conversavano come persone che conducevano una normale vita coniugale teste Diotallevi e che -dalla fine dell'anno 1994 egli e sua moglie presero l'abitudine di andare a giocare a carte dai coniugi Caruso - Galeotti dopo cena, anche durante la settimana che i due coniugi manifestavano evidenti atteggiamenti affettuosi, tanto che si comportavano come fidanzatini che in un'occasione ha potuto constatare che i due dormivano nel medesimo letto teste Minniti b per altro verso, le deposizioni dei testi Condorelli e Garofalo, giudicate tali da non inficiare quelle dei testi sopraindicati, avendo ritenuto, riguardo alla prima là dove il teste Condorelli ha riferito che nell'estate del 1994 l'atmosfera tra Antonio Caruso e Maria Gabriella Galeotti era gelida e che in seguito varie volte il dott. Caruso aveva trascorso periodi di vacanza da solo ed infine che il medesimo abitava con la moglie a Roma solo per stare vicino al figlio che è scontato che il dott. Caruso e la sig.ra Galeotti nell'estate 1994 si sono separati e, quindi, l'atmosfera tra i due non poteva che essere gelida mentre il fatto che il sig. Condorelli nell'estate '95 abbia trovato il dott. Caruso da solo ad Arezzo ed in Sicilia non è decisivo anche perché, sempre a detta del teste, anche prima della separazione, il dott.Caruso si recava in Sicilia da solo e, riguardo alla seconda deposizione là dove la teste Garofalo nel gennaio 1995 ha assistito a Milano ad una lite furibonda tra i due coniugi ed ha visto che la sig.ra Galeotti ritornò a Roma con un suo amico ' , che una lite, seppur furibonda , non dimostra che non si fosse ripristinato il rapporto coniugale, dato che anche ai coniugi non separati può capitare di litigare . A fronte di simili argomentazioni, frutto di un esame corretto e coerente, giuridico, delle emergenze istruttorie e, segnatamente, il profilo logico-giuridico, delle prove testimoniali sopraindicate ritenute idonee e sufficienti a fondare convincimento della Corte territoriale, giova notare come l'odierno ricorrente, indipendentemente dal fatto di avere prospettato i vizi denunciati a carico dell'impugnata sentenza in termini altresì di violazione e falsa applicazione di legge e, segnatamente, dell'articolo 157 c.c. , in relazione all'articolo 360, numero , Cpc, abbia, poi, nella sostanza lamentato a per un verso, la valutazione arbitraria e parziale delle risultanze probatorie, nel senso che sono da ritenere idonee ad escludere qualsiasi ipotesi d riconciliazione vuoi le deposizioni dei testi Condorelli e Garofalo, là dove i primo ha affermato sia di avere sempre trovato il dott. Caruso solo con il bambino nell'abitazione di Arezzo agosto 1994 e agosto 1995 , sia che nell'agosto del 1994 l'atmosfera tra i coniugi era gelida , sia che la reperibilità telefonica del dott. Caruso era quella della dimora di Milano, mentre la seconda ha negato che successivamente alla separazione i coniugi avessero ripreso la convivenza, in quanto il dott.Caruso viveva a Milano e tornava a Roma esclusivamente per stare vicino al bambino, riferendo inoltre di avere assistito ad una violenta lite tra i medesimi coniugi a Milano nel gennaio del 1995 e d avere constatato, essendo stata ospite presso la casa di Arezzo nell'autunno del 1995, che i predetti non dormivano insieme, vuoi le deposizioni degli stessi testi chiamati dalla resistente, i quali nulla di significativo hanno apportato a sostegno dell'assunto circa l'avvenuta riconciliazione dei coniugi, ma che, anzi, hanno confermato il contrario, là dove, in particolare, la Diotallevi ha riferito che, ospite della casa di Arezzo dove viveva il Caruso dopo la separazione, aveva constatato che i rapporti tra i coniugi erano civili e che essi dormivano a camere separate, circostanze queste palesemente incompatibili con la volontà ripristinare il consorzio familiare b per altro verso, l'omesso esame, da parte del secondo giudice, del verbale dell'udienza tenuta davanti al Giudice tutelare il 6.12.2000, nel quale la Galeotti ha rivendicato al Caruso, oltre al ritardo di alcune mensilità dell'anno in corso, anche la mancata esecuzione delle disposizioni della separazione, con riferimento all'adeguamento ISTAT, onde, secondo l'assunto del ricorrente, una simile circostanza assume rilievo decisivo nel senso che dimostra la volontà e la consapevolezza della Galeotti di vivere in stato di ininterrotta separazione, rendendone confessione in un atto destinato ad avere effetti giudiziali. Posto, quindi, che appare palese come il ricorrente, attraverso le censure sopra riportate, faccia valere, a norma dell'articolo 360, comma 1, n. 5, Cpc, vizi di motivazione della sentenza impugnata, si osserva al riguardo a per un verso, che le doglianze relative al l'apprezzamento delle prove testimoniali operato dal giudice di merito, lungi dal contenere la precisa indicazione di carenze o lacune nelle argomentazioni sulle quali si basa la decisione, ovvero la specificazione di illogicità consistente nell'attribuire agli elementi di giudizio considerati un significato fuori dal senso comune, o, ancora, la mancanza di coerenza fra le varie ragioni esposte e, perciò, l'assoluta incompatibilità razionale degli argomenti stessi ed il loro insanabile contrasto, si risolvono in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni effettuate da detto giudice e delle conclusioni in base ad esse raggiunte dal medesimo, nonché nella, altrettanto inammissibile, prospettazione di un soggettivo e preteso migliore e più appagante coordinamento dei dati acquisiti, là dove, più in particolare, simili doglianze, mentre il convincimento dello stesso giudice come si è visto risulta da un esame logico e coerente delle emergenze istruttorie figurando espresso attraverso un'adeguata motivazione, si limitano a riportare o circostanze di ftto come quelle riferite dai testi Condorelli e Garofalo debitamente apprezzate dalla Corte territoriale e da quest'ultima considerate tali da non inficiare le contrarie deposizioni dei testi Festa, Diotallevi e Minniti, valutate dalla medesima Corte in termini evidentemente di prevalenza , o circostanze di fatto comunque non decisive i coniugi non dormivano insieme i rapporti tra i coniugi erano civili e questi dormivano in camere separate anche a causa della loro genericità o non sufficiente specificità, così contravvenendo al principio secondo cui la deduzione di un vizio di motivazione a carico della sentenza impugnata con ricorso per cassazione conferisce alla Suprema Corte non il potere di riesaminare il merito dell'intera vicenda processuale sottoposta al suo controllo, bensì la sola facoltà di controllare, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, le argomentazioni svolte dal giudice a quo Cassazione 14858/00 8718/05 b per altro verso, che la doglianza relativa al mancato esame, da parte della Corte territoriale, del verbale dell'udienza tenuta davanti al Giudice Tutelare il 6.12.2000 nel quale la Galeotti ha rivendicato al Caruso, oltre al ritardo di alcune mensilità dell'anno in corso, anche la mancata esecuzione delle disposizioni della separazione, con riferimento all'adeguamento ISTAT si palesa del pari inammissibile, atteso che, qualora il ricorrente in sede di legittimità denunci l'omessa valutazione di un documento, il vizio di motivazione può reputarsi sussistente soltanto nel caso in cui la dedotta obliterazione si palesi idonea a condurre ad una decisione diversa da quella adottata dal giudice di merito, laddove, però, ai fini del l'apprezzamento della decisività del documento stesso, la pura e semplice contrapposizione del contenuto di quest'ultimo anche se specificatamente riprodotto non giova, in quanto tale, ad evidenziare alcuna insufficienza della motivazione della sentenza impugnata allorquando, come nella specie, l'anzidetto giudice ne abbia omesso la particolareggiata disamina dando puntualmente conto, con adeguate e congrue argomentazioni, delle emergenze istruttorie che, nel quadro dell'insindacabile potere discrezionale, spettante al medesimo giudice, di attribuire liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, siano state ritenute di per sé sole idonee e sufficienti a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi ed a fondarne, quindi, il convincimento, così da denotare che il suindicato giudice, pur in mancanza di una esplicita confutazione, abbia implicitamente stimato non significativo il documento in questione, senza che, del resto, sia neppure configurabile alcun vizio di motivazione nella contrapposizione fra la valutazione della prova documentale fatta dal primo giudice e la valutazione enunciata nella sentenza impugnata, atteso che una simile deduzione sollecita un inammissibile, nuovo giudizio di merito in sede di legittimità e non reca, invece, l'indicazione specifica di vizi logici o giuridici in capo alla motivazione stessa Cassazione 11462/04 . Deve, pertanto, essere dichiarata l'inammissibilità del ricorso. La sorte delle spese del giudizio di cassazione segue il disposto dell'articolo 385, comma 1, Cpc, liquidandosi dette spese in complessivi euro 4.100,00, di cui curo 4.000,00 per onorari, oltre le spese generali nella misura forfetaria del 12.50% sull'importo degli onorari stessi e gli accessori Iva e Cassa previdenza avvocati dovuti per legge. PQM La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi euro 4100 di cui euro 4000 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori dovuti per legge.