Referendum: anche Ciampi dice ""No""

L'ex capo della Repubblica si allinea al collega Francesco Cossiga e ai 17 presidenti emeriti della Consulta sulla salvaguardia della Carta. Si inasprisce lo scontro politico fra gli schieramenti e si allontana l'ipotesi di un tavolo comune

Il 25 e 26 giugno prossimi, il Paese sarà chiamato alla conferma della legge costituzionale approvata dalla maggioranza di Centrodestra durante la scorsa legislatura che, in caso di conferma, andrà a modificare la Parte II della nostra Carta. La riforma fu approvata in seconda votazione con la maggioranza assoluta dei suoi componenti sia alla Camera il 20 ottobre 2005 che al Senato 16 novembre 2005 . Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 novembre 2005, prima dei tre mesi previsti dalla legge, fu richiesto il referendum popolare per la sua conferma il testo vigente a confronto con le modifiche introdotte è leggibile tra i correlati . Se il prossimo fine settimana sarà approvata dalla maggioranza dei voti validi, la legge potrà essere promulgata, viceversa rimarrà lettera morta. L'attuale maggioranza di Centrosinistra si è schierata per il no alla riforma, promettendo, seppur tiepidamente, un tavolo di concertazione per la revisione e l'aggiornamento della Costituzione. Il Centrodestra si è pronunciato per il sì alla riforma ma con alcuni distinguo. Primo fra tutti l'ex segretario dell'Udc, Marco Follini, seguito dal compagno di partito Bruno Tabacci. Ieri è arrivata anche la posizione dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ha apertamente dichiarato il suo no alla riforma. Un no che si aggiunge a quello di un altro presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Motivando il suo no, Ciampi ha sottolineato la validità di fondo dell'impianto e degli equilibri della nostra Costituzione . Non sfugge ovviamente che la tornata referendaria sarà utilizzata dai due schieramenti per provare la loro forza politica, tanto che se prevarranno i si, il leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi, ha già chiesto le dimissioni dell'esecutivo guidato da Romano Prodi. Più variegato, invece, il panorama che si presenterà in caso di vittoria dei no. Gli esponenti della Lega, infatti, sono già stati invitati dal Centrosinistra a sedere al tavolo delle riforme ma il leader del Carroccio, Umberto Bossi, dichiaratosi in un primo momento disponibile al dialogo, ha minacciato invece di intraprendere azioni non democratiche in caso di sconfitta. Anche l'ex ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha dapprima dichiarato di voler dialogare con chiunque voglia scrivere una riforma in senso federale dello Stato, e poi ieri ha affermato che se questa riforma dovesse essere cancellata, si tratta di ricostruire un nuovo accordo su nuove basi con la Cdl. Non vuol dire che faremo un accordo con la sinistra proprio perché la sinistra non ha intenzione di fare le riforme. Per me un'alleanza con la sinistra sarebbe deleteria . Chi propende per il sì, vedi appunto Forza Italia, Lega, An e parte dell'Udc, a suffragio della propria posizione, mette in evidenza diverse parti della riforma. C'è chi, ad esempio, come il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni Fi , punta l'accento sulla Devolution, che è solo una parte di questa riforma. Altri puntano solo sulla riduzione dei parlamentari come riduzione degli sprechi, dimostrando in questo modo di fare pura demagogia perché la riduzione del numero di deputati e senatori rappresenta solo un paio di commi dei cinquanta articoli che cambieranno. Chi vorrebbe la vittoria dei no, punta tutto sulla pericolosità della riforma, sullo stravolgimento della nostra Carta, senza assicurarne però il futuro. Non si è infatti insistito abbastanza sul tavolo di concertazione da aprire subito dopo il 26 giugno e sono state troppo flebili le voci che hanno parlato di nuova commissione bicamerale forse è ancora troppo fresco il ricordo dell'ultima fallimentare esperienza guidata da Massimo D'Alema. Gli schieramenti politici, dunque, sembrano in questo momento più interessati alla prova di forza, a misurare i loro voti che alla riforma. È vero anche che di tutte le riforme di cui il Paese avrebbe bisogno in questo momento, sicuramente quella costituzionale non è prioritaria. Certo è che a seconda del voto del prossimo fine settimana si apriranno diversi scenari. Se vinceranno i si la legge verrà promulgata e la nostra Carta cambierà dal 2016 entrerà in vigore il Senato federale, il presidente del Consiglio avrà più poteri, così come le Regioni avranno più potere legislativo mentre sparirà il bicameralismo perfetto. Secondo il dossier pubblicato dall'associazione dei costituzionalisti vedi sul sito associazionedeicostituzionalisti.it , i problemi derivanti dalla nuove norme saranno diversi primo fra tutti quello riguardante la valanga di ricorsi che invaderà la Consulta, già messa a dura prova dalla riforma del solo Titolo V approvata durante la 13 legislatura, per passare poi a problemi di funzionalità parlamentare, che un premier padre-padrone potrà gestire a suo piacimento. Ieri è stato divulgato il manifesto con il quale 17 presidenti e vicepresidenti emeriti della Consulta insieme a 178 professori di diritto costituzionale hanno illustrato le ragioni del loro no. Si parla di ferita all'unità nazionale e di espediente demagogico la riduzione dei parlamentari nel documento firmato, tra gli altri, da Leopoldo Elia, Antonio Baldassarre, Riccardo Chieppa, Piero Alberto Capotosti, Francesco Paolo Casavola, Carlo Mezzanotte, Giovanni Conso, Fernanda Contri, Guido Neppi Modona, Valerio Onida, Giuliano Vassalli e Gustavo Zagrebelsky. Se viceversa a prevalere saranno i no, la Costituzione rimarrà invariata ma probabilmente anche le riforme rimarranno lettera morta, perché l'attuale situazione politica non promette l'avvio di una stagione di dialogo tra maggioranza e opposizione in nome del rilancio del Paese. Sarebbe stato importante, allora che l'attuale maggioranza di Centrosinistra avesse proposto sin dal suo insediamento un patto per le riforme, quello che un mese fa ha proposto l'ex ministro Giulio Tremonti e che se fosse stato sottoscritto da entrambi gli schieramenti avrebbe ridotto i rischi che si correranno con il referendum. Sia che vinca il sì, sia che vinca il no. p.a.

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 24 novembre 2005-15 giugno 2006, n. 13911 Presidente Carbone - Relatore Carbone Pg Nardi - difforme - Ricorrente Scarpenti ed altri - Controricorrente Cooperativa Edilizia Solidarietà Arl I PARTE II PARTE