Il rischio evidente del ""blitz"" Bersani è che non soddisfi neppure i consumatori

di Gianluca Scagliotti

Diritto& Giustizia prosegue con la pubblicazione degli interventi dei rappresentanti dell'Avvocatura sul decreto Bersani. Dopo il contributo dell'avvocato Palma Balsamo del direttivo dell'Anf pubblicato sul quotidiano dello scorso 15 luglio , il commento dell'avvocato Maria Gualdini, vicepresidente vicario dell'Anpa pubblicato sul quotidiano dello scorso 18 luglio , l'articolo dell'avvocato Vincenzo Minnella, responsabile della Consulta praticanti dell'Aiga pubblicato sul quotidiano dello scorso 19 luglio e quello del presidente dell'Aiga, Valter Militi pubblicato sul quotidiano dello scorso 20 luglio , offriamo al dibattito l'intervento dell'avvocato Gianluca Scagliotti, componente della Giunta dell'Aiga. di Gianluca Scagliotti* Le nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori più che al cittadino consumatore avrebbero dovuto essere intitolate al monopolista imprenditore . La stessa genesi del provvedimento indica con esattezza chi siano i reali beneficiari delle misure così rapidamente adottate, tenute riservate anche ad alcuni Ministri, ma non a Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Confindustria, dal quale il ministro delle Attività Produttive ha ottenuto un convinto via libera cfr. Corriere della Sera 1 luglio 2006, p. 3 Concorrenza, il blitz a fari spenti targato Bersani . Il decreto legge, non condivisibile nel merito e nel metodo, è impraticabile e presenta altresì profili di incostituzionalità. Il criterio scelto dal Governo, o quantomeno di una parte di esso, è sufficiente comunque a destare allarme e preoccupazione, a meno che la ricostruzione del quotidiano citato non sia errata. Se, tutti i Ministri sapevano, se il pranzo non c'è stato e se il presidente della Confindustria non si è espresso nei termini citati siamo pronti ad ammettere di essere stati indotti in errore. Resta il fatto che per l'Associazione italiana giovani avvocati il blitz del ministro Bersani non è stata una sorpresa incerti erano i tempi, certo l'attacco. Citarsi non è mai elegante ma talvolta è necessario quale utile esercizio di memoria. Nel corso della mobilitazione generale con gli Ordini e le associazioni forensi tenutasi a Roma il 17 dicembre scorso si evidenziava che gli organi di stampa, soprattutto quelli più vicini ai potentati economici ed il cui assetto azionario tutelato da blindatissimi patti di sindacato non pare rappresentare esempio di liberismo, stavano conducendo un mirato, continuo attacco alle libere professioni, agli ordini, ai liberi professionisti. L'Antitrust italiana da sempre chiede più concorrenza, in un settore che, in Europa, ha il rapporto proporzionale più elevato tra avvocati ed abitanti. Gli avvocati sono tra bersagli privilegiati di una campagna che ha preso di mira le tariffe forensi e la loro inderogabilità nei minimi non certo nei massimi obiettivo, evidentemente, più facilmente spendibile agli occhi dell'opinione pubblica. Una visione meramente mercantilistica colloca le prestazioni professionali tra i servizi tout court e lo slogan, che in questi giorni ha trovato nuova linfa legislativa, è da sempre liberalizzare per abbassare i costi . Liberalizzazione è espressione evocativa di bassi costi ed alta qualità, una parola che sembra avere un, tardivo, significato magico, come se deregolamentando i servizi professionali si risolvessero i mali della stagnazione economica del Paese. Il passato ha più volte dimostrato che questa è un'illusione il recente caso Argentina pare esempio sufficiente i danni del pensiero unico, dei pasdaran del mercato autoregolamentato, sono sotto gli occhi di tutti fin dal 1929, fin dal crollo di Wall Street. L'argomentazione del laissez faire poggia sull'appello tacito alla perfezione del mercato sostenendo che, se la regolamentazione provoca inefficienze e distorsioni, i problemi possono essere risolti eliminando le regole. Al di là di qualche battuta polemica cui si è pure abbandonato chi ha definito il sistema ordinistico di epoca medievale i fautori della libera concorrenza all'italiana intravedono negli Ordini professionali una forma di autogoverno che realizza forme di protezionismo quali il divieto di pubblicità e l'inderogabilità dei minimi tariffari a discapito degli utenti. Secondo questo ragionamento, ove le professioni si aprissero di più al mercato ed agissero in regime di mera concorrenza economica, si produrrebbe automaticamente l'effetto utile per l'utente di far abbassare i costi ed elevare la qualità dei servizi. Negli ultimi 10 anni, a questo scopo, sono state liberalizzate le tariffe dei maggiori servizi telefonia, gas, energia elettrica, carburanti, trasporti , ma l'unica cifra in decremento è stata quella della qualità. Il XXXVII Rapporto sulla situazione sociale del paese del Censis nel paragrafo intitolato significativamente Privatizzazioni con esiti oligopolistici afferma testualmente che la razionalizzazione dei costi di produzione ha prodotto una contrazione significativa del numero degli occupati in alcuni comparti basti pensare che tra 1998 e 2002 il numero di occupati è diminuito del 13,1 per cento nel settore dell'energia e gas, del 6,9 per cento in quello assicurativo, del 12 per cento nei trasporti ferroviari. La conseguente inefficienza ha finito per gravare sui consumatori buona parte in termini di costo effettivo e qualità del servizio. Negli ultimi quattro anni infatti, i prezzi dei principali servizi di pubblica utilità sono quasi tutti cresciuti quelli assicurativi e bancari sono esplosi raddoppiando i primi e crescendo del 49,2 per cento i secondi , e anche quelli dei servizi in cui i recenti processi di liberalizzazione avevano alimentato le attese dei consumatori, hanno registrato incrementi significativi il prezzo del gas è aumentato dell'8,8 per cento, quello dell'energia elettrica del 17,2 per cento, registrando peraltro nei primi sei mesi del 2003 una crescita del 5,9 per cento quello dei trasporti - ferroviari e aerei - di più del 10 per cento, sebbene i secondi siano diminuiti nei primi sei mesi del 2003 dell'1 per cento. L'aumento dei prezzi si è fatto sentire sulla spesa complessiva delle famiglie, cresciuta per tutti i servizi indicati . In tema di prestazioni professionali, in Inghilterra è stato accertato che la liberalizzazione dei servizi legali ha portato ad un aumento dei costi per gli stessi cittadini, come rilevato da Claudio Togna, consulente del Ministro della Giustizia Mastella per la riforma delle professioni. Quanto accennato è sufficiente a far comprendere l'interesse rappresentato non sono i cittadini a reclamare una maggiore liberalizzazione, ma i grandi gruppi bancari e industriali, intenti a comprimere il prezzo dei servizi professionali al fine di tagliare i costi per le aziende. Ma chi sono coloro che accusano i 180 mila avvocati italiani di scarsa concorrenza, di porre barriere all'ingresso? Massimo Mucchetti in Licenziare i padroni? Feltrinelli Marzo 2003 racconta che agli inizi degli anni 90 il Presidente Onorario di Mediobanca Enrico Cuccia era convinto che le grandi famiglie del capitalismo italiano, terminato il periodo in cui lo Stato poteva aiutare il capitale privato, con contributi a fondo perduto, senza rendere conto agli altri Stati europei, sarebbero migrate dalla manifattura ai servizi, dalla produzione su larga scala, all'attività di gestione di autostrade, telefoni, energia elettrica ed appena possibile del gas, degli acquedotti . Analisi questa, certamente lucida appena si è compreso che la concorrenza sarebbe stata effettiva, in un mondo globalizzato, a livello mondiale e non solo europeo, i capitani d'impresa si sono trasformati in tranquilli gestori di ex monopoli di Stato ai quali la liberalizzazione dei mercati, interni, non impedirà di assicurare guadagni elevati per ancora un lungo periodo. I paladini delle libere tariffe, della pubblicità, dello smantellamento degli Ordini in nome del mercato, dal mercato sono fuggiti appena la concorrenza stava diventando effettiva, salvo poi intimare alle professioni di aprirsi a modelli culturali incompatibili con le loro tradizioni. Dobbiamo dunque ripensare, con attenzione, ai destinatari dei benefici, se ve ne saranno, conseguenti ai provvedimenti varati dal Governo. Entrambi gli schieramenti politici hanno fatto della flessibilità del mercato del lavoro una priorità di programma, ma le imprese non hanno evidentemente ottenuto i benefici che speravano. Non potendo incidere sulle tariffe di molti altri servizi che spesso sono di loro proprietà , non potendo più richiedere ulteriore flessibilità e risparmi al lavoro dipendente, ormai stremato, agli imprenditori non resta che richiedere tagli sui costi dei servizi professionali. Senza che nessuno esprima l'idea e ricerchi le soluzioni rispetto ad una crisi del Paese che trova la propria causa in altre cruciali questioni 1 la fuga dei cervelli che continuano ad essere sottopagati, 2 il mancato ricambio generazionale, 3 l'incapacità di innovare. Certo, anche l'Avvocatura deve fare autocritica su molte questioni. Deve assumere, in maniera più decisa rispetto a quanto fatto sino ad ora, l'iniziativa per un processo di riforma organica e complessiva della professione, per realizzare appieno gli ineludibili standard di rigore e credibilità, programmazione e qualità, che ci consentano di svolgere al meglio il delicato ruolo che ci compete. Come giovani avvocati abbiamo sollecitato il mondo politico, lo abbiamo fatto formulando proposte concrete per una nuova e moderna legge professionale per una riforma degli ordini forensi che sia al passo con i tempi e ne scandisca l'evoluzione per una formazione permanente in grado di garantire maggiore qualità alla professione per un diverso sistema disciplinare, che si traduca in una effettiva garanzia per il cittadino per la riforma del sistema tariffario improntato a requisiti di semplificazione e trasparenza, per il rispetto dei consumatori. Quei consumatori che troppo spesso fanno da paravento alle mal celate esigenze dei grandi gruppi industriali, in nome dei quali, molto spesso, vengono assunte posizioni propagandistiche, che vanno in direzione diametralmente opposta al loro vero interesse. In punto non pare che l'interesse dei cittadini consumatori sia quello di poter scommettere più agevolmente il proprio denaro, anche in competizione tra di loro, come dispone il decreto. Quei cittadini ai quali dobbiamo far capire come la prospettata liberalizzazione del mercato dei servizi professionali risponda solo a logiche di mero profitto, di chi senza una minima preoccupazione verso la qualità dell'attività, mira solo a mettere fuori mercato migliaia di professionisti. Noi non possiamo e non vogliamo rassegnarci ad immaginare un sistema caratterizzato da una concorrenza priva di regole, segnato dal ribasso dei prezzi a detrimento della qualità, ad una logica di spietata pubblicità che suggestionando l'utenza finisce con l'aggravare l'asimmetria informativa e col premiare non il migliore, ma chi ha più risorse da investire abbiamo un alto compito, che la Costituzione tuttora vigente ci assegna ed al quale non intendiamo rinunciare, perché crediamo nel futuro della nostra professione. Per questo abbiamo sempre cercato il confronto con il Governo, per questo siamo favorevoli al cambiamento, alla concertazione ed alle riforme condivise, ad un concetto della democrazia lontano dalla logica del blitz, ideale che ogni avvocato difenderà con onore e finché gli sarà permesso. *Componente della Giunta dell'Aiga