Infrastrutture e insediamenti strategici: la ""Via"" italiana non convince Bruxelles

Ma non solo le valutazioni di impatto ambientale finiscono nel mirino della Commissione altri dieci casi di violazioni pongono Roma, assolutamente non collaborativa in queste circostanze, tra i meno sensibili al dettato comunitario in materia di ambiente

La Commissione europea ha deciso di procedere contro l'Italia per undici casi di violazione della normativa ambientale. Dieci dei casi in oggetto riguardano la mancata trasmissione a Bruxelles di informazioni fondamentali sull'inquinamento atmosferico, la protezione della natura, la gestione dei rifiuti, la valutazione di impatto ambientale e le biotecnologie. Questa iniziativa rientra in una serie di decisioni riguardanti procedimenti di infrazione in campo ambientale nei confronti di vari Stati membri, di cui la Commissione sta dando via via comunicazione. Stavros Dimas, Commissario responsabile dell'ambiente, ha dichiarato Nonostante i precedenti ammonimenti l'Italia non rispetta completamente la normativa ambientale comunitaria o non coopera adeguatamente per quanto concerne le nostre richieste di informazioni. Le autorità italiane devono adottare rapidamente le misure necessarie affinché i cittadini italiani e l'ambiente del loro Paese possano beneficiare della protezione sancita dal diritto comunitario . Valutazione dell'impatto ambientale - La Commissione ha deciso di inviare al governo italiano un parere motivato complementare per il modo in cui l'Italia ha applicato la direttiva comunitaria sulla valutazione dell'impatto ambientale la cosiddetta direttiva VIA, ovvero la Direttiva 85/337/CEE, modificata dalla direttiva 97/11/CE rispetto alla realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale . La normativa italiana prevede una procedura di valutazione dell'impatto ambientale diversa per questo tipo di progetti, relativa al progetto preliminare, la quale, secondo la Commissione, non garantisce sufficientemente che la procedura di VIA sia aggiornata qualora un progetto sia modificato rispetto al progetto iniziale. La direttiva VIA impone alle autorità di esaminare l'impatto ambientale di progetti di infrastruttura importanti e di consultare la popolazione prima di decidere se autorizzare la realizzazione.Essa deve essere interpretata nel senso che impone che la VIA sia aggiornata in caso di modifiche a un progetto che possano cambiarne significativamente l'impatto complessivo rispetto alla versione iniziale. Mancanza di cooperazione con la Commissione - La Commissione ha inoltre inviato all'Italia dieci lettere di costituzione in mora per aver violato l'articolo 10 del Trattato, a norma del quale gli Stati membri devono cooperare con la Commissione per consentire a quest'ultima di eseguire i propri compiti. Nel maggio 2005 la Commissione ha inviato richieste di informazioni per i casi seguenti, seguite da un sollecito nel mese di luglio, ai quali l'Italia non ha mai risposto 1 Un caso riguardante l'ampliamento della base militare sull'isola della Maddalena Sassari , costituito da una struttura galleggiante lunga 100 metri e larga 10. L'intervento è suscettibile di avere un impatto significativo sulla zona di conservazione dell'Arcipelago della Maddalena, che l'Italia ha proposto come sito da includere nella rete Natura 2000 di siti di conservazione istituita dalla direttiva Habitat Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche 2 Due casi riguardanti l'incenerimento di rifiuti. Uno riguarda il progetto di un grande inceneritore con una capacità di 240 mila tonnellate l'anno a Ischia Podetti Trento , di cui non è stato valutato l'impatto su tre siti di interesse comunitario posti nelle vicinanze. L'altro riguarda un impianto per l'incenerimento di combustibile derivato da rifiuti CDR a Corteolona Pavia , con una capacità di 60 mila tonnellate l'anno, costruito in violazione della direttiva comunitaria sulla valutazione di impatto ambientale 3 Due casi riguardanti progetti di infrastrutture sciistiche. Il primo, a Pinzolo-Madonna di Campiglio Trento , nelle Dolomiti dell'Adamello-Brenta, riguarda vari siti naturali di interesse comunitario ed un'area che avrebbe dovuto essere designata zona di protezione speciale a norma della direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici Direttiva del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici . Il secondo, un progetto per lo sci di fondo a Selva di Progno Verona , interessa un sito naturale che, oltre a essere classificato di iinteresse comunitario, è anche protetto dalla direttiva sugli uccelli selvatici sito Monti LessiniPasubioPiccole Dolomiti vicentine 4 Tre casi riguardanti progetti idroelettrici. Uno, per impianti idroelettrici in Val Masino Sondrio , interessa due siti naturali di interesse comunitario, il Val di Mello - Piano di Preda Rossa , che è anche una zona di protezione speciale per gli uccelli selvatici, e il sito Bagni di Masino - Pizzo Badile - Pizzo del Ferro . Il secondo consiste in un programma della Regione Lombardia per l'uso delle risorse idriche, il quale ha fissato regole per l'uso delle acque fluviali per scopi idroelettrici che non corrispondono alle disposizioni procedurali e sostanziali della direttiva Habitat. La Commissione ha inoltre chiesto informazioni su un caso riguardante la gestione delle risorse idriche nel Lago d'Idro Brescia in quanto è stato segnalato alla Commissione che l'uso dell'acqua del lago avrebbe conseguenze negative sul sito naturale di importanza europea Lago d'Idro 5 Un caso riguardante la gestione dei rifiuti di imballaggio nella Regione Campania, che non ha istituito sistemi di restituzione e raccolta dei rifiuti in conformità ai requisiti della direttiva comunitaria sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio Direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, modificata dalla direttiva 2004/12/CE 6 Un caso riguardante le misure nazionali concernenti la coesistenza di colture geneticamente modificate e l'agricoltura convenzionale. La Commissione ha chiesto all'Italia di fornire informazioni sulle misure adottate per assicurare che un decreto legge italiano Decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279, modificato dalla legge 28 gennaio 2005, n. 5 sia conforme alla direttiva comunitaria Direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati. In questi casi la Commissione ha ricevuto denunce da parte di cittadini/organizzazioni secondo cui la legislazione comunitaria non sarebbe applicata correttamente in Italia. Non rispondendo alle richieste di informazioni della Commissione, l'Italia viola gli obblighi derivanti dal Trattato. Senza l'attiva cooperazione degli Stati membri la Commissione non può svolgere i propri compiti e garantire che la legislazione ambientale dell'Unione europea sia applicata correttamente dagli Stati membri.