Iva, maggiori detrazioni per le società di costruzioni

Anche la redazione del progetto e le operazioni svolte per la concessione della licenza fanno parte dell'attività di impresa e pertanto possono essere detraibili

Detrazioni Iva più facili per le società di costruzioni. Infatti ne possono godere anche per le operazioni preparatorie all'attività d'impresa vera e propria. Cioè possono detrarre le spese sostenute per l'acquisto di un terreno e per la redazione di un progetto finalizzato alla realizzazione di un complesso immobiliare bocciato poi in sede amministrativa. È quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza 8583/06, depositata il 12 aprile e qui leggibile tra i documenti correlati. Due i principi di diritto su cui poggia la decisione dei giudici della quinta sezione. Secondo il primo in tema di Iva, la possibilità di portare in detrazione, dall'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate, l'imposta assolta o dovuta dal contribuente e a lui addebitata a titolo di rivalsa, in relazione ai beni e servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, atre o professione è consentita, per le erogazioni passive, soltanto nella misura in cui i beni e servizi sono impiegati ai fini delle sue operazioni soggette a imposta. In particolare, la possibilità di detrarre l'imposta inerente a operazioni passive richiede che i beni e i servizi acquisiti siano impiegati nell'ambito di una delle attività economiche indicate nella direttiva e che l'inerenza sia specificamente provata . Secondo l'altro mentre le cessioni di beni da parte di una società di capitali sono da considerare in ogni caso effettuate nell'esercizio dell'impresa, in ordine, invece, agli acquisti di beni, occorre accertare ai fini della detraibilità dell'imposta, che dette operazioni passive siano effettivamente inerenti l'esercizio dell'impresa, cioè compiute in stretta connessione con le finalità imprenditoriali, senza tuttavia che sia richiesto il concreto esercizio dell'impresa, con la conseguenza che la detrazione dell'imposta spetta, ricorrendo la detta condizione, anche nel caso di assenza di compimento di operazioni attive . Ecco il punto della questione. La redazione del progetto e le operazioni svolte per la concessione della licenza edilizia fanno parte dell'attività d'impresa, e come! Sono dunque detraibili. Infatti, si legge nelle motivazioni, per la costruzione del complesso residenziale non c'è dubbio che abbiano avuto una funzione prodromica l'acquisizione del terreno, l'elaborazione dei progetti necessari per la licenza. Il caso è nato dalla richiesta avanzata dall'ufficio Iva di Torino per recuperare l'imposta indebitamente portata a detrazione da una società immobiliare che, secondo l'amministrazione finanziaria, non poteva godere del beneficio in quanto, non essendo stati prodotti dei ricavi, era palese il mancato svolgimento dell'attività d'impresa. In realtà la società aveva acquistato alcuni terreni per realizzarvi dei complessi immobiliari da rivendere. Aveva fatto redigere un progetto per la concessione della licenza edilizia ma, purtroppo, c'erano stati intoppi nella procedura amministrativa e la realizzazione dell'opera era scemata. Nella dichiarazione la contribuente aveva portato in detrazione le spese sostenute per il progetto e per l'acquisto del terreno. Così l'ufficio aveva fatto richiesta della maggiore imposta. La commissione tributaria regionale cui la società si era rivolta per l'annullamento degli avvisi di accertamento gli aveva dato ragione. Allo stesso modo la commissione regionale. Così l'ufficio ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che, mancando totalmente l'attività d'impresa, non poteva essere applicato l'articolo 19 del Dpr 633/72 che legittima il beneficio. Ma i giudici di Palazzaccio lo hanno integralmente respinto. Deb. Alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 15 febbraio-12 aprile 2006, n. 8583 Presidente Paolini - Relatore Zanichelli Pm Matera - conforme - Ricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo La Società sviluppo metropolitano Srl, ha presentato distinti ricorsi contro atti dell'Ufficio Iva di Torino e, in particolare, contro il diniego di rimborso richiesto con dichiarazione Iva 1994, nonché contro gli avvisi di rettifica relativi agli anni 1991, 1992, 1993 e 1994 con i quali veniva recuperata l'imposta ritenuta indebitamente detratta in quanto la società, stante la mancanza di ricavi, non aveva svolto attività di impresa. La Commissione tributaria provinciale, investita dei vari ricorsi nei quali era evidenziato come la società poi dovuto desistere dal progetto di insediamento abitativo in conseguenza della mancata approvazione del medesimo e si fosse quindi dovuta sciogliere per impossibilità di perseguire l'oggetto sociale, li accoglieva. Sull'appello dell'ufficio, la Commissione tributaria regionale, riuniti i ricorsi, confermava le decisioni impugnate. Ricorre per cassazione l'Amministrazione con un unico motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell'articolo 19 del Dpr 633/72, in relazione all'articolo 360 n. 3 Cpc, per avere il giudice d'appello ritenuto possibile la detrazione dell'Iva anche in assenza di attività di impresa produttrice di ricavi sul presupposto che, se esiste la soggettività Iva per le operazioni attive, come deve presumersi in virtù del disposto dell'articolo 4 Dpr 633/72 per le società di capitali, deve esistere altresì la soggettività Iva per le operazioni passive rientranti nell'oggetto sociale. La società intimata non ha svolto attività difensiva, mentre resiste con controricorso la Impresa Gastone Guerrini Costruzioni Generali Spa cessionaria del credito Iva chiesto a rimborso dell'intimata con la dichiarazione Iva 1994 in virtù di cessione avvenuta con rogito Notaio Ghigne del 24 marzo 1995. Motivi della decisione Il motivo di ricorso dell'Amministrazione è tutto incentrato sulla tesi secondo cui nell'articolo 19 del Dpr 633/72, che stabilendo le condizioni per la detrazione dell'Iva prevede che ciò sia possibile in relazione ai beni e ai servizi importati o acquisiti nell'esercizio dell'impresa, è immanente il principio dell'inerenza che presuppone un esercizio concreto e reale e non meramente potenziale dell'attività. In realtà il ragionamento dell'Amministrazione non coglie appieno quella che è stata la ratio decidendi della sentenza impugnata e che è anche la vera questione posta dalla fattispecie. Dal testo della decisione della Commissione territoriale emergono quali fatti non contestati, i seguenti la società Sviluppo Metropolitano acquistava nel 1990 un appezzamento di terreno edificabile in Comune di Summonte Av , facendo quindi predisporre un progetto per la realizzazione di un insediamento abitativo costituito da un complesso residenziale di 240 alloggi, ottenendo la licenza edilizia in data 24 dicembre 1990 erano in seguito emerse irregolarità nell'iter amministrativo tanto che, a fronte della sopravvenuta impossibilità di procedere ai lavori, la società era stata sciolta poiché nella fase di predisposizione dell'intervento urbanistico erano state affrontate spese per la progettazione e per altre attività materiali preparatorie con emissione delle relative fatture, nella dichiarazione Iva dell'anno 1991 veniva evidenziato un credito di imposta per lire 22.951.000, salito a lire 30.153.000 nel 1992, che, dopo essere stato trasferito negli anni successivi, veniva chiesto a rimborso nella dichiarazione Iva 1994. La Commissione tributaria regionale, sulla base di tali elementi di fatto, ha ritenuto non fondata la tesi dell'ufficio secondo la quale nel periodo in cui era stata attiva la società non via era stata alcuna attività di impresa, essendo invece questa da individuarsi nell'attività di impresa, essendo invece questa da individuarsi nell'attività di progettazione necessaria per ottenere la indispensabile autorizzazione amministrativa. È ben vero che in motivazione il giudice a quo si spinge anche ad affermare che l'esistenza di una presunzione di attività posta ai fini della soggettività attiva dell'articolo 4 del Dpr 633/72, che prevede sempre effettuate nell'esercizio dell'impresa le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte tra le altre dalle società di capitali, comporta che la stessa presunzione deve necessariamente esistere per le operazioni passive e che quindi anche una società senza impresa non può mai essere equiparata al consumatore finale con riferimento alle operazioni passive, ma si tratta di un'ulteriore ratio decidendi su cui non è necessario prendere posizione, essendo certamente esente da censure, per le ragioni, di seguito indicate, la prima. Questa Corte ha già avuto modo di occuparsi della questione e ha ritenuto, in via generale, che in tema di Iva, la possibilità di portare in detrazione, dall'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate, l'imposta assolta o dovuta dal contribuente e a lui addebitata a titolo di rivalsa, in relazione ai beni e ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione, ai sensi dell'articolo 19 Dpr 633/72 e dell'articolo 17 dir. Cee 17 maggio 1977 n. 388, è consentita, per le operazioni passive, soltanto nella misura in cui i beni e servizi sono impiegati ai fini delle sue operazioni soggette a imposta . In particolare, la possibilità di detrarre l'imposta inerente a operazioni passive richiede che i beni e i servizi acquisiti siano impiegati nell'ambito di una delle attività economiche indicate nella direttiva e che l'inerenza a tale attività economica sia specificamente provata ogni qual volta essa venga posta in dubbio dall'Amministrazione finanziaria Cassazione civile, Sezione tributaria 2300/05 nello stesso senso, 13056/04 5599/03 , con ciò richiedendo un effettivo collegamento strumentale tra le operazioni effettuate soggette ad Iva di cui si chiede il rimborso con quelle oggetto dell'attività di impresa. Affrontando tuttavia la questione relativa alla posizione del contribuente di cui non sia stato rilevato il compimento di un'attività di impresa la Corte ha anche precisato che in tema di Iva, in base alla disciplina dettata dagli articoli 4, comma 2 n. 1 e 19 del Dpr 633/72 ed anche alla luce della sesta direttiva del Consiglio del 17 maggio 1977, n. 77/388/Cee, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia , mentre le cessioni di beni da parte di una società di capitali sono da considerare in ogni caso effettuate nell'esercizio di impresa, in ordine, invece, agli acquisti di beni occorre accertare, ai fini della detraibilità dell'imposta, che dette operazioni passive siano effettivamente inerenti all'esercizio dell'impresa, cioè compiute in stretta connessione con le finalità imprenditoriali, senza tuttavia che sia richiesto il concreto esercizio dell'impresa, con la conseguenza che la detrazione dell'imposta spetta, ricorrendo la detta condizione, anche nel caso di assenza di compimento di operazioni attive Cassazione civile, Sezione tributaria 1863/04 conformi Cassazione civile, Sezione tributaria 5599/03 2729/01 . Tale orientamento è pienamente condiviso dal Collegio posto che l'inerenza di un'operazione ai fini Iva comporta la necessità che la stessa sia funzionale all'attività imprenditoriale formalizzata nell'oggetto sociale ma tale deve essere definita anche quella finalizzata alla costituzione delle condizioni necessarie perché l'attività tipica possa concretamente iniziare e quindi anche le attività meramente preparatorie che per definizione vengono poste in essere in una fase in cui non vi è ancora produzione di ricavi. Nella fattispecie, in cui oggetto dell'attività a regime avrebbe dovuto essere la costruzione di un complesso residenziale, non vi è dubbio che abbiano avuto funzione prodromica l'acquisizione del terreno, l'elaborazione dei progetti necessari per l'ottenimento della licenza e le altre attività materiali usualmente necessarie nell'ambito della fase iniziale di simili intraprese cui avrebbero dovuto fare seguito, se non si fossero verificati eventi ostativi, le ulteriori attività volte al raggiungimento delle finalità indicate nell'oggetto sociale e quindi, tendenzialmente, anche operazioni attive. La sentenza impugnata ha fatto corretto uso del principio enunciato e quindi è esente dalla censura denunciata il ricorso deve di conseguenza essere respinto. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna l'Amministrazione alla rifusione in favore del controricorrente delle spese del giudizio che liquida in euro 1100 di cui euro 1000 per onorari, oltre alle spese generali e accessori di legge.