Pensioni, esclusa l'indennità di amministrazione

Dichiarata inammissibile la questione sollevata dalla sezione giurisprudenziale della Sicilia

L'indennità di amministrazione non può essere calcolata nella base pensionabile. A mettere fine alla querelle sono state le Sezioni riunite della Corte dei conti con la sentenza 3/2006/Qm depositata lo scorso 22 febbraio e qui leggibile nei documenti correlati . Gli uffici di via Flaminia hanno dichiarato inammissibile la questione proposta dalla sezione giurisdizionale della regione Sicilia poiché non hanno rilevato un contrasto giurisprudenziale tra due diversi orientamenti. Del resto, un dipendente del ministero delle Finanze a riposo dal luglio del 2001 aveva chiesto ai magistrati siciliani che gli venisse riconosciuto il diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico includendo nel calcolo anche l'indennità di amministrazione. Tuttavia, anche in mancanza di un contrasto all'interno della magistratura contabile, quelle che sono le Sezioni unite di via Flaminia hanno comunque escluso, ribadendo il proprio orientamento, che l'indennità di amministrazione possa essere inclusa nel calcolo del trattamento previdenziale. Tale indennità, infatti, ha solo un carattere accessorio e quindi non può essere considerata parte integrante dello stipendio. cri.cap

Corte dei conti - Sezioni riunite - sentenza 22-24 febbraio 2006, n. 3qm Presidente Coco - Relatore Imperiali Ritenuto in fatto 1. Il sig. Rosario Tumbarello, già dipendente del ministero delle Finanze a riposo dal 2 luglio 2001, ha proposto ricorso alla Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana contro il provvedimento prot. 03/33248 - n. 52/U/03 del 3 aprile 2003 dell'Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale della Sicilia, che gli ha attribuito la pensione definitiva in particolare, ha chiesto che gli sia riconosciuto il diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico con l'aggiunta, nel calcolo, della indennità di amministrazione istituita dall'articolo 34 comma 2 lettera a del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il Comparto Ministeri del 16 maggio 1995. Con ordinanza 479/05 del 14 giugno 2005, depositata il 15 settembre 2005, la Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, in composizione monocratica, ha preliminarmente rilevato che la controversia verte , più precisamente, sull'inclusione in quota 'A' piuttosto che in quella 'B', ex articolo 13, comma 1, D.Lgs 503/92 ed ex articolo 2, commi 9, 10 e 11, legge 335/95, ai fini della determinazione della base pensionabile, dell'indennità di amministrazione di cui all'articolo 34, comma 2, lettera a del Ccnl comparto ministeri del 16 maggio 1995, confermata dall'articolo 33 del Ccnl del 16 febbraio 1999 . La Sezione ha quindi affermato che sul punto la giurisprudenza contabile appare non univocamente orientata, in quanto delle due uniche pronunce sinora rese in appello, l'una valorizza la natura retributiva delle indennità di amministrazione caratterizzate da fissità e continuità, al fine di considerarle comunque assimilate al trattamento stipendiale e da includere, quindi, in quota 'A' citata Corte dei conti, Sezione Giurisdiz. d'Appello Sicilia, 11 marzo 2003, n. 33/A/03 e l'altra, invece, nega ogni rilevanza alla natura eventualmente retributiva delle predette indennità, al fine di considerarle comunque da includere in quota 'B' citata Corte dei conti, Sezione Giurisdiz. d'Appello Sicilia, 14 marzo 2005, n. 62/A/05 . Ritenuto pertanto che la situazione integri quel contrasto di giurisprudenza che consente ed anzi impone il deferimento di una questione di massima , la Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana ha in definitiva disposto la sospensione del giudizio in corso e la trasmissione degli atti alle Sezioni Riunite di questa Corte in sede giurisdizionale . 2. Con memoria depositata il 10 febbraio 2006, la Procura Generale presso questa Corte ha innanzitutto e preliminarmente rilevato che sulla stessa questione di massima le Sezioni riunite si sono già pronunciate con sentenza n. 5/QM del 31 marzo 2004 e in quell'occasione hanno dichiarato la questione stessa inammissibile , in considerazione di un concorde indirizzo giurisprudenziale contrario al computo dell'indennità di amministrazione nella quota prevista alla lettera a dell'articolo 13 del D.Lgs 503/92 c.d. quota A . Successivamente, rileva la memoria, alcune pronunce di primo grado, con un orientamento nettamente minoritario, hanno affermato che l'indennità di amministrazione va computata nella base pensionabile nell'ambito della quota A di cui al citato articolo 13 Sezione Sicilia, 1620/5.7.04 e 2254/30.7.04, Sezione Lombardia, 202/24.03.05 . Nessuna sentenza d'appello, invece, risulta aver condiviso quest'ultimo orientamento. Invero, la sentenza citata nell'ordinanza di deferimento, la 33/A del 23.1/11.3.03, emanata dalla Sezione giurisdizionale di appello per la regione siciliana, non concerne l'indennità di amministrazione, bensì l'indennità di istituto doganale istituita dall'articolo 37 del D.Lgs 105/90, con funzione di omogeneizzazione del trattamento economico di tutto il personale operante negli spazi doganali. Si tratta, perciò, con evidenza, di un'indennità del tutto diversa rispetto a quella per la quale è stata sollevata la questione di massima . D'altra parte, proprio perché attinente ad altra materia, la sentenza della Sezione d'appello per la Sicilia n. 33/2003, pur preesistente alla sentenza delle Sezioni Riunite n. 5/QM/2004, non era stata presa, da questa, in alcuna considerazione. In definitiva, la Procura Generale chiede in via principale e pregiudiziale che la questione di massima proposta dall'ordinanza 479/05 della Sezione Giurisdizionale per la Sicilia sia dichiarata inammissibile . Solo in via subordinata , la memoria si richiama poi alla deliberazione 10/2002/P della Sezione centrale di controllo di legittimità su atti, che, in adunanza congiunta dei collegi, ha deliberato sulla analoga questione di massima deferita in sede di controllo ed ha ricusato il visto ad un decreto che includeva l'indennità di amministrazione nella base di calcolo della quota A del trattamento di quiescenza . In effetti - ricorda la Procura Generale - l'articolo 13 del D.Lgs 503/92 aveva previsto la distinzione della pensione in due quote, c.d. quota A e c.d. quota B, riferite rispettivamente alle anzianità contributive maturate prima e dopo l'1 gennaio 1993. In particolare, la quota A era determinata secondo la normativa vigente precedentemente alla data anzidetta dell'1 gennaio 1993 e quindi, per il personale statale, con applicazione degli articoli 43 e 53 del Dpr 1092/73, sostituiti dagli articoli 15 e 16 della legge 177/76. In applicazione di queste disposizioni, la base pensionabile era pertanto costituita solo, rileva la Procura Generale, dall'ultimo stipendio e dagli assegni e indennità pensionabili tassativamente indicati dal legislatore come dall'ultimo comma dell'articolo 43 e dal penultimo dal 53 , con la maggiorazione del 18% . La quota B andava invece quantificata considerando le anzianità contributive acquisite dall'1 gennaio 1993 in poi, sulla base della media degli emolumenti percepiti in un periodo di riferimento determinato secondo i criteri indicati dallo stesso D.Lgs 503/92, poi modificati. Intervenuta la legge 335/95, che ha introdotto nell'ordinamento previdenziale il sistema contributivo in sostituzione di quello retributivo, la predetta distinzione delle quote A e B della pensione è stata poi conservata, rileva sempre la Procura Generale, per la determinazione delle pensioni da liquidarsi ancora, parzialmente o totalmente articolo 1, commi 12 e 13 con il sistema retributivo . Orbene, appare di tutta evidenza che l'indennità di amministrazione, istituita dall'articolo 34 comma 2 del Ccnl per il comparto Ministeri sottoscritto il 16 maggio 1995 e prevista tra le indennità facenti parte della retribuzione accessoria, non può essere ricompresa nella quota A, dato che nessuna disposizione di legge ne prevede espressamente la valutazione nella base pensionabile, come determinata dal prima citato articolo 43 del Tu 1092/73 . La Procura Generale precisa poi che il carattere fisso e continuativo non è sufficiente ad assimilare allo stipendio l'indennità di amministrazione, che conserva infatti un carattere accessorio , e inoltre che non è significativo l'assoggettamento a contribuzione, poiché l'indennità di amministrazione è comunque confluita dall'1 gennaio 1996 in quota B, in base all'articolo 2, commi 9, 10 e 11, della legge 335/95 e secondo i meccanismi in essi previsti . Infine, viene ribadito che la materia concernente la previdenza resta esclusa dall'ambito della contrattazione collettiva perché di esclusiva competenza del legislatore. In conclusione, qualora dovesse essere per ipotesi ritenuta ammissibile, secondo la Procura Generale la questione di massima in esame dovrebbe essere risolta comunque nel senso che l'indennità di amministrazione non può ritenersi rientrare nella base pensionabile anche per il calcolo della quota A di cui all'articolo 13 del D.Lgs 503/92 . 3. Con memoria depositata il 13 febbraio 2006, l'avv. Vincenzo Orlando, difensore del ricorrente Rosario Tumbarello, ha parimenti in primo luogo diffusamente ricordato il quadro normativo di riferimento , costituito dall'articolo 43 del Dpr 1092/73 sostituito dall'articolo 15 della legge 177/76, dall'articolo 13 del D.Lgs 503/92 e dall'articolo 2 della legge 335/95. In particolare, viene rilevato che con l'entrata in vigore della legge 335/95, a decorrere dall'1 gennaio 1996, sono stati resi applicabili ai dipendenti statali - ai fini della determinazione della base contributiva e pensionabile - i criteri vigenti per la liquidazione delle pensioni a carico dell'Assicurazione Generale Obbligatoria. In particolare, a questi è stata estesa la previsione di cui all'articolo 12 della legge 153/69, secondo la quale 'per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale, si considera retribuzione tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro'. Tale norma elenca taluni elementi retributivi esclusi dalla retribuzione contributiva, con l'elencazione che ha carattere tassativo. Ne consegue che l'indennità di amministrazione, non essendo ivi menzionata, costituisce uno degli elementi che concorrono al calcolo della pensione a decorrere dall'1 gennaio 1996 . La memoria si richiama anche alle sentenze della Sezione Giurisdizionale per la Sicilia 1620/04 e 2254/04 che hanno riconosciuto il diritto all'inclusione dell'indennità di amministrazione nella cosiddetta quota A dell'articolo 13 del D.Lgs 503/92, in quanto considerata come un elemento generale e costante della retribuzione dall'articolo 34 del Ccnl del 16 maggio 1995, dall'articolo 28 del Ccnl del 16 febbraio 1999 e dall'articolo 17 del Ccnl del 16 maggio 2001. Quest'ultima disposizione, in particolare, ha precisato che l'indennità di amministrazione è corrisposta per dodici mensilità, ha carattere di generalità ed ha natura fissa e ricorrente , rendendo in tal modo difficile pensare che essa abbia conservato l'originaria natura di componente del trattamento accessorio . D'altra parte, gli articoli 24 comma 1 e 45 comma 1 del D.Lgs 165/01 stabiliscono che il trattamento economico, fondamentale e accessorio, è definito dai contratti collettivi , per cui un Ccnl ben può procedere alla riqualificazione di un emolumento, mutandone l'originaria natura di componente del trattamento accessorio . E la classificazione ai fini previdenziali e quindi in rapporto al personale cessato dal servizio di un dato emolumento è un precipitato della classificazione che gli viene attribuita dalla disciplina quadro del pubblico impiego di matrice contrattuale/normativa in rapporto al personale ancora in servizio . In conclusione, la memoria ribadisce che l'indennità di amministrazione è un emolumento avente carattere di generalità e natura fissa e ricorrente, e, in quanto tale, va computato nella base pensionabile nell'ambito della quota A di cui all'articolo 13 D.Lgs 503/92 . 4. All'udienza del 22 febbraio 2006, il Pm si è richiamato alle considerazioni della memoria depositata per l'udienza stessa e ha sottolineato in particolare che nella sentenza della Sezione d'appello per la Sicilia 33/2003 la pensionabilità dell'indennità di istituto doganale era stata riconosciuta anche sulla base di un diffuso esame di norme in nessun modo attinenti all'indennità di amministrazione. Considerato in diritto 5. Va preliminarmente ricordato che una questione di massima sulle modalità di computo ai fini pensionistici dell' indennità di amministrazione istituita dall'articolo 34 del Ccnl del 16 maggio 1995, con effetto dall'1 gennaio 1995, era già stata prospettata dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio con ordinanza 773/03 del 17 novembre 2003. In quell'occasione, con la sentenza n. 5/QM del 31 marzo 2004, puntualmente ricordata dalla memoria della Procura Generale, le Sezioni Riunite avevano dichiarato inammissibile la questione, rilevando che sulla pensionabilità in quota A di cui all'articolo 13 D.Lgs 503/92 dell'indennità di amministrazione una pacifica giurisprudenza di questa Corte aveva dato sinora soluzione negativa sia in primo che in secondo grado . 6. Orbene, al fine di evidenziare un contrasto di giurisprudenza tale da giustificare una decisione su questione di massima , l'ordinanza 479/05 della Sezione d'appello per la Sicilia ora in esame ha espressamente considerato solo le pronunce sinora rese in appello sulla materia. Si tratta di un'impostazione in linea di principio corretta. La stessa già citata sentenza n. 5/QM/2004 aveva infatti ribadito e chiarito che per la decisione di una questione di massima , in applicazione dell'articolo 1 comma 7 del Dl 453/93 convertito nella legge 19/1994, il deferimento della questione è consentito solo quando il contrasto di giurisprudenza sia orizzontale investendo sentenze pronunciate nello stesso grado di giudizio, mentre non è ammissibile in ipotesi di contrasto verticale e cioè di difformità di pronunce di grado diverso cfr. SS.RR. n. 22/QM/1998, n. 26/QM/1998 e le più recenti n. 17/2003/QM e n. 3/2004/QM . In quest'ultima ipotesi, infatti, la difformità di indirizzo giurisprudenziale trova la sua soluzione funzionale nella possibilità assicurata alla parte soccombente di adire il giudice di appello. Se invece esiste o si forma un contrasto giurisprudenziale in grado d'appello, questo stante la definitività della pronuncia in tale grado può trovare soluzione solo con il deferimento alle Sezioni riunite ove investa una questione di massima sul punto, cfr. anche SS.RR. n. 6/QM/2004, n. 3/QM/2005, n. 4/QM/2005 . 7. Senonché, delle due decisioni di appello citate nella ordinanza di rimessione, solo una, la sentenza della Sezione d'appello per la Sicilia 62/2005, si è in realtà pronunciata, con riferimento al trattamento pensionistico di un dipendente statale collocato a riposo dal 2 luglio 2001, sulla pensionabilità dell'indennità di amministrazione istituita dall'articolo 34 del Ccnl del 16 maggio 1995. La sentenza della stessa Sezione d'appello 33/2003 aveva invece esaminato una controversia instaurata da un dipendente dell'amministrazione delle dogane collocato a riposo dal 23 dicembre 1994, al fine di ottenere il riconoscimento della pensionabilità dell'indennità di istituto doganale prevista dall'articolo 37 del D.Lgs 105/90. In sostanza, le due sentenze non riguardano affatto la stessa indennità, come appare confermato anche dalla mancanza, nella sentenza 62/2005, di un qualsiasi accenno ad un precedente diversamente orientato. 8. Va aggiunto che dopo la citata decisione n. 5/QM/2004 delle Sezioni Riunite la pensionabilità dell'indennità di amministrazione nella cosiddetta quota A dell'articolo 13 del D.Lgs 503/92 è stata esclusa non solo dalla decisione della Sezione d'appello per la Sicilia 62/2005, ma anche, chiaramente, dalle sentenze della Sezione terza Centrale d'appello 321/04 e 16/2006. Per converso, non è intervenuta alcuna sentenza d'appello che abbia incluso l'indennità di amministrazione nella cosiddetta quota A dell'articolo 13 del D.Lgs 503/92. Pertanto, anche a non limitarsi a considerare solo i due precedenti espressamente richiamati dall'ordinanza in epigrafe, non si può non rilevare che manca tuttora un contrasto di giurisprudenza orizzontale che renda ammissibile la questione di massima la cui soluzione è stata deferita a queste Sezioni Riunite. PQM La Corte dei conti a Sezioni Riunite in sede giurisdizionale dichiara l'inammissibilità della questione di massima proposta dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana con l'ordinanza 479/05 del 15 settembre 2005. Dispone la restituzione degli atti alla Sezione remittente.