Matrimoni & patrimoni, se il fallimento è a catena

Il trasferimento di beni tra coniugi, in sede di modifica della separazione consensuale, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria fallimentare

La revocatoria fallimentare travolge anche quegli atti patrimoniali conclusi dai coniugi in sede di modifica delle condizioni della separazione consensuale. In pratica, l'accordo con cui gli ex stabiliscono il trasferimento di beni immobili o la costituzione di diritti reali minori sugli stessi, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria ai sensi degli articoli 67 e 69 della legge fallimentare. E ciò avviene, a maggior ragione, quando gli atti in esame non fanno parte delle originarie condizioni della separazione consensuale omologata, ma formano oggetto di un accordo modificativo intervenuto successivamente fra i coniugi. La questione, affrontata per la prima volta in Cassazione, ha trovato così la sua soluzione nella sentenza 8516/06 della prima sezione civile depositata il 12 aprile scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, il caso che ha dato alla Suprema corte l'occasione di affermare un tale principio di diritto è il seguente con l'accordo impugnato, il coniuge poi fallito - assegnatario della casa coniugale alla stregua delle condizioni della separazione consensuale omologata - a modifica di tali condizioni, aveva costituito a favore dell'altro coniuge, per tutta la durata della sua vita, il diritto di abitazione sulla predetta casa coniugale, ottenendo in cambio l'esonero dal versamento di una somma mensile, precedentemente pattuito a titolo di contributo alle spese per il reperimento di altro alloggio da parte del coniuge beneficiario. La Cassazione, senza mezzi termini, ha ritenuto tale atto soggetto a revocatoria fallimentare. Per gli ermellini l'azione in esame non incontra paletti sul suo percorso, non trova nessun ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo stesso, cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione né, infine, nella circostanza che il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore siano stati pattuiti in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione, non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti . .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 30 gennaio-12 aprile 2006, n. 8516 Presidente Proto - Relatore Napoleoni Svolgimento del processo Con atto di citazione del 10 dicembre 1996 il fallimento Gruppo Editoriale Marotta di Carlo Marotta conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Taranto la signora Maria Francesca Primerano, moglie consensualmente separata del Marotta, esponendo che in sede di separazione consensuale, omologata dal medesimo Tribunale l'11 luglio 1998, il Marotta e la Primerano avevano stabilito che la casa coniugale sita in Taranto, alla Via Palermo n. 4, acquistata in regime di comunione dei beni, sarebbe rimasta nella esclusiva disponibilità del marito. Questi, per parte sua, avrebbe corrisposto alla moglie - oltre all'assegno di mantenimento per lei stessa e la figlia, di cu era affidataria - un ulteriore assegno mensile di lire 750.000, quale contributo alle spese per il reperimento di altro alloggio. Con successivo ricorso al Tribunale di Taranto del 29 gennaio 1994, omologato con decreto del 3 febbraio 1994, i coniugi avevano peraltro chiesto ed ottenuto la modifica delle anzidetto condizioni, convenendo, in specie, che la casa di proprietà comune veniva destinata ad abitazione della Primerano. A tal fine, il Marotta aveva costituito sull'immobile, per la quota di sua spettanza, il diritto di abitazione in favore della consorte per l'intera durata della di lei vita, venendo correlativamente dispensato dal contributo mensile di lire 750.000, in precedenza pattuito. Di tale atto, trascritto nel registri immobiliari, il fallimento chiedeva la revoca ai sensi degli articoli 69 e 67, comma 1, n. 1, della legge fallimentare, in quanto stipulato in pregiudizio dei creditori dell'imprenditore fallito. Nella resistenza della convenuta, la domanda veniva accolta dal Tribunale adito con sentenza del 13 giugno 2000, successivamente confermata, a seguito del gravame della Primerano, dalla Corte d'appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, con sentenza del 4 luglio 2002. La Corte territoriale negava in specie validità alla tesi dall'appellante, secondo cui l'accordo intervenuto in modo di separazione consensuale rimarrebbe estraneo alla sfera di operatività degli articoli 67 e 69 della legge fallimentare osservava, al riguardo, come la disposizione del comma 1 dell'articolo 69 - in forza della quale gli atti di cui al precedente articolo 67, compiuti tra i coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale, sono revocati so il coniugo non prova che ignorava lo stato di insolvenza del coniugo fallito - dovemmo considerarsi applicabile a tutti gli atti ponti in camere tra i coniugi in costanza di matrimonio, ancorché in pendenza di uno stato di separazione personale. E ciò sia perché la modifica consensuale della condizioni della separazione, se pur soggetta ad omologazione da parte del tribunale, resta un atto di natura patrizia perché il citato articolo 69 legge fallimentare, sul presupposto che il coniugo rappresenti il complice naturale dell'imprenditore insolvente nel compimento di atti pregiudizievoli ai creditori, lo sottopone ad una disciplina più rigorosa di quella prevista in rapporto alla generalità dei terzi. La Corte di merito riteneva sussistente, inoltre, la sproporzione - contentata viceversa anch'essa dall'appellante - tra quanto concesso dal fallito con l'atto impugnato il diritto di abitazione nulla metà dell'immobile di sua spettanza e quanto da lui ricevuto l'esonero dall'obbligo di versare mensilmente al coniuge separato la soma di lire 750.000 . A tale conclusione inducevano sia il pregio dell'immobile composto da dieci vani e mezzo più accessori , con annesso giardino sia l'slavato valore di capitalizzazione del diritto di abitazione, stante la giovane età della beneficiaria nata nel 1957 sia, infine, la circostanza che, a seguito dell'accordo modificativo, il Marotta veniva a sobbarcarsi la spese per il reperimento di un diverso alloggio, quando invece l'obbligo di versamento mensile originariamente assunto avrebbe avuto termine - in correlazione alla sua finalità - allorché la Primerano fosse venuta a godere di altra idonea abitazione. Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la Primerano sulla base di due motivi, cui resiste il curatore del fallimento Marotta con controricorso, illustrato da successiva memoria. Motivi della decisione Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto articolo 360, n. 3, Cpc , assumendo che - contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di merito -l'accordo intercorso tra i coniugi in modo di separazione consensuale, regolarmente omologato dal tribunale, non potrebbe essere estrapolato dall'insieme della condizioni in cui è incorporato e ricompreso nell'ambito applicativo dell'articolo 67 della legge fallimentare, che riguarda rapporti del tutto autonomi sul piano economico . In ogni caso, la sentenza impugnata avrebbe completamente ignorato che la disposizione invocata dalla curatela a fondamento della domanda richiede che la prestazione del fallito sorpassi notevolmente la controprestazione. 2. Con il secondo motivo la Primerano lamenta omessa ad insufficiente motivazione articolo 360, n. 5, Cpc , censurando che la Corte territoriale abbia rigettato il proprio gravame senza alcuna valida motivazione sia per quanto concerne l'ambito di applicazione dell'articolo 67 della legge fallimentare, sia, e soprattutto, per quel che attiene alla sproporzione tra la prestazioni, apoditticamente affermata dai giudici di appello in assenza di qualsiasi elemento di prova prova che sarebbe stato per converso onere del curatore fornire. 3.1. Il primo motivo, nella parte in cui a volto a contentare l'assoggettabilità a revocatoria fallimentare della pattuizione oggetto di giudizio, non è fondato. In accordo con i postulati della concezione c.d. privatistica della separazione consensuale - a cui favore militano tanto il tenore letterale degli articoli 158, comma 1, Cc e 711, comma 4, Cpc, quanto i limiti si poteri di controllo del giudica prefigurati dall'articolo 158, comma 2, Cc -questa Corte ha difatti ripetutamente affermato che l'accordo di separazione costituisce un atto di natura essenzialmente negoziale - più precisamente, un negozio giuridico bilaterale a carattere non contrattuale in quanto privo, almeno nel suo nucleo centrale e salvo quanto appresso si dirà, del connotato della patrimonialità - rispetto al quale il provvedimento di omologazione si atteggia a mora condizione sospensiva legale di efficacia avendo detto provvedimento la circoscritta funzione di verificare che la convenzione sia Compatibile con le norma cogenti ed i principi di ordine pubblico, nonché di controllare, la termini più pregnanti, che l'accordo relativo all'affidamento e al mantenimento dei figli non contrasti con l'interesse di questi ultimi. Con la conseguenza, tra l'altro, che l'avvenuta omologazione lancia affatto impregiudicata la facoltà delle parti di esperire nei confronti della convenzione l'azione di annullamento per vizi della volontà, in base alle regole generali Cassazione, 6625/05 17902/04 17607/03 3149/01 . Al tempo stesso, questa Corte ha costantemente riconosciuto la validità dello clausole dell'accordo di separazione che, nel quadro della complessiva regolamentazione dei rapporti tra i coniugi, prevedano il trasferimento di beni immobili Cassazione, 43061/97 12110/92 con particolare riguardo ai riflessi fiscali, 11458/05 7493/02 , ovvero la costituzione di diritti reali minori, tra cui, in primis, per quanto al presento interessa, il diritto di abitazione cfr., in tal nonno, già la remota Cassazione, 1594/63 clausola che presentano, peraltro, una loro propria individualità , quali espressioni di libera autonomia contrattuale della parti interessato cfr. Cassazione, 12897/91 , dando vita, nella sostanza a veri e propri contratti atipici, con particolari presupposti e finalità, non riconducibili né al paradigma delle convenzioni matrimoniali né a quello della donazione, ma diretti comunque a realizzare interessi meritevoli di tutela ai sonni dell'articolo 1322 Cc Cassazione, 11342/04 12110/92 9500/87 3299/72 con riguardo altresì a clausola inserita in un accordo per la separazione di fatto, Cassazione, 7470/92 . Pattuizioni del genere considerato, nondimeno, ben possono rivelarsi lesive, in concreto. dell'interesso dei creditori all'integrità della garanzia patrimoniale del coniuge disponente eventualità nella quale nessun ostacolo testuale o logico-giuridico ai frappone alla loro impugnazione - ove ricorrano i relativi presupposti - tramite azione revocatoria, tanto ordinaria cfr., al riguardo, Cassazione, 5741/04 che fallimentare. Tali azioni non possono ritenersi precluse, difatti, né dall'avvenuta omologazione dell'accordo di separazione, cui resta affatto estranea la funzione di tutela dei terzi creditori, e che, per quanto detto, lascia comunque inalterata la natura negoziale della pattuizione, né contrariamente a quanto assume l'odierna ricorrente dalla pretesa inscindibilità della pattuizione stessa dal complesso della altro condizioni della separazione. È del tutto evidente, in effetti, che nell'ipotesi considerata si discute non già di una peraltro difficilmente concepibile revocatoria della separazione, quanto piuttosto di una revocatoria nella separazione l'impugnativa mira a colpire, cioè, non la separazione in sé, ma il segmento della fattispecie complessa in cui si annida il vulnus alla aspettative di soddisfacimento del ceto creditorio. Il che, peraltro, è perfettamente ammissibile a fronte della rimarcata autonomia delle pattuizioni di cui si va discorrendo, non giovando addurre, in direzione contraria, che l'ablazione del singolo tassello finisce inevitabilmente per squilibrare i rapporti fra i coniugi separati, quali risultanti dal complessivo assetto convenzionale. Al di là, infatti, della generale facoltà accordata al soccombente in revocatoria dall'articolo 71 legge fallimentare, la tutela del coniuge, che abbia visto modificata in peius la propria posizione a seguito del vittorioso esperimento della revocatoria, resta affidata alla facoltà di allegare l'anzidetta modifica quale fatto sopravvenuto idoneo a legittimare la revisione delle residue condizioni della separazione, a norma dell'articolo 711, comma 5, Cpc. Né, infine, una preclusione all'esperimento dell'azione revocatoria potrebbe essere ravvisata nella circostanza che il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore siano stati concretamente pattuiti in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli obbligo di fonte legale, rientrante, come tale, nel cosiddetto contenuto necessario dell'accordo di separazione. È agevole replicare, difatti, che nel frangente l'azione revocatoria non pone in discussione la sussistenza dell'obbligo in sé, quanto piuttosto le modalità di assolvimento del medesimo, quali stabilite dalle parti nell'ambito di un regolamento, per questo verso, di matrice spiccatamente convenzionale . 3.2. Le conclusioni ora esposta si impongono d'altro canto a fortiori allorché - come nella fattispecie in esame - il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore non facciano parte dell'originario -pacchettodelle condizioni della separazione consensuale omologata, ma formino invece oggetto di un accordo modificativo intervenuto successivamente tra i coniugi, esaurendone in pratica i contenuti. Per un verso, infatti, al lume della giurisprudenza di questa Corte, le modificazioni degli accordi, convenuto dai coniugi successivamente all'omologazione della separazione, trovando fondamento nel principio di autonomia contrattuale di cui all'articolo 1322 Cc, sono valido ed efficaci anche a prescindere dall'intervento del giudice ex articolo 710 Cpc, ove non varchino il limito di derogabilit consentito dall'articolo 160 Cc Cassazione, 5829/98 657/94 22701/93 2481/82 . Onde diviene ancor più difficile ravvisare un ostacolo alla revocabilità dell'accordo modificativo nell'avvenuta omologazione, neppure indispensabile al fini dell'efficacia dell'accordo stesso. Per altro verso, poi, risulta ancor più palese, nel caso considerato, l'autonomia dell'atto dispositivo rispetto ai complessivi accordi di separazione e, di conseguenza, la sua distinta impugnabilità con l'azione revocatoria al fine di evitare il pregiudizio ai creditori del coniuge disponente che ad esso eventualmente consegua. 4. Il secondo motivoche, per l'identità di oggetto, può essere esaminato congiuntamente alla seconda parte del primo motivo - è anch'esso infondato. La sussistenza della sproporzione tra le prestazioni delle parti, richiesta dalla disposizione di cui all'articolo 67, comma 1, n. 1, della legge fallimentare - in base alla quale la curatela ha proposto la domanda di revoca - lungi dall'essere stata ravvisata dalla Corte di merito in termini puramente assertivi, è stata affermata sulla scorta di un'articolata analisi della fattispecie concreta, che si sottrae a censura in questa sede, in quanto scevra da incongruenze e da vizi logici. La Corte territoriale ha soppesato infatti comparativamente, da un lato, l'entità della prestazione del coniuge poi fallito alla luce della consistenza oggettiva dell'immobile sul quale il diritto di abitazione è stato costituito e del valore di tale diritto in rapporto alla prevedibile durata della vita del coniuge beneficiario dall'altro lato, il vantaggio corrispettivo conseguito dal disponente esonero dall'obbligo di corrispondere a un assegno mensile di lire 750.000 , ponendo l'accento - ai fini della conclusiva valutazione di carenza di congruità - sulla circostanza che mentre tale obbligo era stato prefigurato ab origine come temporaneo, essendo destinato a cessare, stante la sua causale, allorché la Primerano fosse venuta a disporre di una idonea residenza di contro, l'atto impugnato poneva il Marotta nella necessità di affrontare a propria volta le spese per il reperimento di altra abitazione. 5. Il ricorso va pertanto rigettato. Le spese seguono la soccomebenza e vengono liquidate come in dispositivo. PQM La Corte, rigetta il ricorso, condanna Maria Francesca Primerano al rimborso delle spese processuali in favore del fallimento Gruppo Editoriale Marotta di Marotta Carlo, liquidate in euro 1600 di cui euro 100 per esborsi ed euro 1500 per onorari, oltre spese generali ed accessorie di legge.