Pubblico impiego, se la contestazione disciplinare è generica il procedimento è nullo

La specificità dell'addebito è necesaria per l'esercizio effettivo del diritto di difesa. Annullata la sanzione per un dirigente della provincia di Latina. Un esempio di lodo della camera arbitrale stabile

La mancata indicazione nella contestazione disciplinare dei fatti specifici attribuiti al dipendente, rende nullo l'intero procedimento. In altre parole, la contestazione di addebito deve sempre presentare un requisito imprescindibile la specificità. Ciò per consentire non solo un corretto inizio dell'iter procedimentale, ma soprattutto l'esercizio di un effettivo diritto di difesa da parte del lavoratore. Per questi motivi l'arbitro unico, l'avvocato Marcello Lupoli, della Camera arbitrale stabile di Roma presso il ministero del Lavoro e della Previdenza sociale - con il lodo del 28 giugno scorso qui leggibile tra gli allegati - ha accolto l'istanza e conseguentemente annullato la sanzione disciplinare della multa di importo pari a due ore di retribuzione irrogata al signor Sisto T. con determinazione 61159/05 del dirigente del settore n. 7 Personale della Provincia di Latina. In particolare l'arbitro capitolino ha sottolineato come, nel caso in esame, vi è stata una contestazione di addebito caratterizzata da una mera elencazione delle condotte contemplate dall'articolo 25, comma 4, del Ccnl 1994/97 del Comparto del personale delle Regioni ed Autonomie locali, senza alcun riferimento a fatti specifici nella loro dimensione spazio-temporale.

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Direzione regionale del lavoro del Lazio - Roma Camera arbitrale stabile Lodo arbitrale del 28 giugno 2006 Arbitro Lupoli Istante Toti - resistente Provincia di Latina Fatto e svolgimento della procedura arbitrale Con determinazione n. 61159 del 15 novembre 2005 il dirigente del Settore n. 7 Personale dell'Area delle Politiche del Personale, Sociali, dell'Istruzione e del Lavoro della Provincia di Latina irrogava al signor Sisto Toti, specialista di vigilanza della Provincia di Latina-Polizia Provinciale, la sanzione disciplinare della multa di importo pari a due ore di retribuzione. La determinazione veniva notificata in mani del dipendente in data 16 novembre 2005. La sanzione scaturiva ad esito del procedimento disciplinare instaurato con contestazione di addebito di cui alla nota prot. n. 51474 del 29/9/2005 in atti a firma della suddetta dirigente. Nella contestazione di addebito diretta al signor Toti e, per conoscenza, al comandante della Polizia Provinciale di Latina si leggeva che si apre formale procedimento disciplinare nei Suoi confronti per infrazioni e sanzioni che superano il richiamo scritto e la censura essendo determinabile nella multa pari a 4 ore di retribuzione e che si ascrivono, per la gravità, alla competenza di questo Settore. In particolare - in base all'art. 25 comma 4 del CCNL 94/97 e CCNL 22.01.2004 - il caso che la interessa è il seguente a inosservanza delle disposizioni di servizio a1 inosservanza delle disposizioni in tema di assenze per malattia a2 inosservanza delle disposizioni dell'orario di lavoro c negligenza nell'esecuzione dei compiti assegnati. Come Le è noto, da tale infrazione, ne consegue una iscrizione nel fascicolo personale con ogni effetto giuridico conseguente. Pertanto, per i fatti occorsi, Le si contesta formalmente l'addebito e La si convoca - con l'eventuale assistenza di un procuratore o di un rappresentante sindacale alla cui associazione aderisce o conferisce mandato - per il giorno 18 ottobre alle ore 15,00 presso il Settore personale per sentirlo a sua difesa [ ] . In data 18 ottobre 2005 veniva sentito a difesa il signor Sisto Toti, assistito dal rappresentante sindacale signor Michele Marocco come da processo verbale prodotto in copia dalla Provincia di Latina e presente in atti . L'istante impugnava la prefata sanzione disciplinare con richiesta del 20 novembre 2005 indirizzata alla Provincia di Latina ed alla Camera Regionale Arbitrale del Lazio depositata presso la Direzione Regionale del Lavoro del Lazio di Roma in data 2 dicembre 2005 ed inviata anche a mezzo lettera raccomandata del 2 dicembre 2005 e pervenuta in data 6 dicembre 2005 di compromettere in arbitri ai sensi dell'art. 3, comma 1, del citato C.C.N.Q. 23/1/2001. L'oggetto dell'impugnazione - giusta l'art. 6, comma 2, del C.C.N.Q. de quo - rendeva vincolante per l'Amministrazione resistente la richiesta di ricorso all'arbitro unico. Con processo verbale del 20 febbraio 2006, redatto alla presenza del dott. Mario Bartolomucci - funzionario della Direzione Regionale del Lavoro del Lazio tenuta a svolgere le funzioni di Camera Arbitrale Stabile in attuazione del suindicato C.C.N.Q. 23 gennaio 2001 - si dava atto del mancato accordo circa la designazione dell'arbitro unico e si procedeva all'estrazione a sorte. A seguito di tale operazione risultava estratto il nominativo del sottoscritto dott. Marcello Lupoli, il quale in data 24 febbraio 2006 accettava l'incarico. L'atto di accettazione veniva ritualmente depositato in data 24 febbraio 2006 presso la predetta Camera Arbitrale Stabile. Del pari le parti provvedevano a depositare ritualmente la documentazione di cui all'art. 4, comma 3, del C.C.N.Q. in parola. Non constando dagli atti del fascicolo d'ufficio che le parti avessero già espletato il tentativo obbligatorio di conciliazione, l'arbitro unico fissava per il giorno 20 marzo 2006 apposita udienza. In tale sede l'arbitro - tenuto, ai sensi dell'art. 4, comma 4, del C.C.N.Q. de quo, a svolgere attività di impulso della procedura conciliativa e a porre in essere ogni possibile tentativo per una soluzione concordata e negoziata della controversia - nel prendere atto del mancato raggiungimento di un accordo sulla res litigiosa, avanzava in funzione di conciliatore una proposta come da verbale di udienza del 20 marzo 2006. Non avendo le parti aderito alla proposta dell'arbitro unico, questi fissava per il giorno 3 aprile 2006 la prima udienza per la trattazione contenziosa, disponendo altresì per tale udienza l'escussione dei testimoni indicati dalle parti in ordine ai capitoli di prova dalle stesse indicati ed ammessi dall'arbitro unico, nonché l'esibizione da parte dell'Amministrazione resistente di documenti ritenuti utili ai fini istruttori per la soluzione della controversia che ne occupa. La suddetta udienza veniva rinviata a seguito della produzione di atti di conferimento dell'incarico difensivo della Provincia di Latina all'avv. Ilda Coluzzi, impossibilitata a presenziare in tale data per un documentato impedimento. Conseguentemente, l'arbitro unico disponeva l'aggiornamento dell'udienza al 12 aprile 2006. In tale udienza ed in quella del 9 maggio 2006 si procedeva all'escussione dei testimoni ammessi. Le parti accordavano all'arbitro unico la proroga di cui all'art. 4, comma 11, del C.C.N.Q. 23 gennaio 2001 per la sottoscrizione del presente lodo. L'arbitro unico, ritenuto di aver acquisito sufficienti elementi di giudizio, dichiarava conclusa l'istruttoria ed assegnava, su richiesta dei difensori delle parti, un termine per il deposito di comparse conclusionali e per eventuali note di replica. Parte istante concludeva con la richiesta di accertamento della nullità della sanzione e dell'intero procedimento disciplinare con conseguente annullamento della sanzione, adducendo una serie di vizi inficianti il procedimento disciplinare in esame, nonché di condanna dell'Amministrazione provinciale di Latina alle spese del giudizio arbitrale. Parte resistente sia nella comparsa conclusionale che nella memoria di replica insisteva nella conferma della sanzione disciplinare applicata ad esito di un procedimento disciplinare espletato nel rispetto della normativa vigente, nonché nella condanna di controparte a tutte le spese. Diritto In via preliminare occorre rilevare che la richiesta di compromissione in arbitri è ammissibile, in quanto risulta rispettato il termine di impugnazione della sanzione disciplinare irrogata ex art. 5 C.C.N.Q. 24 luglio 2003 di rinnovo del C.C.N.Q. 23 gennaio 2001 su conciliazione ed arbitrato che la richiesta de qua è procedibile, in quanto risulta validamente instaurata secondo le prescrizioni del citato C.C.N.Q. 23 gennaio 2001. Nel merito della controversia la richiesta in parola volta all'annullamento della sanzione disciplinare irrogata è fondata e merita, pertanto, accoglimento alla stregua di un motivo, che, per la sua decisività ai fini dell'intera sequenza procedimentale disciplinare, finisce con il ritenere assorbita ogni altra doglianza rappresentata da parte istante. Accertato sia per tabulas che ad esito dell'istruttoria della procedura arbitrale che ne occupa che il codice disciplinare era stato affisso presso la sede di servizio del signor Toti, nonché acclarata la competenza della dirigente dott.ssa Paola Papadia ad instaurare il procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti della Provincia di Latina concernente infrazioni implicanti l'irrogazione di sanzioni superiori al richiamo verbale ed alla censura, preme, tuttavia, rilevare la sussistenza di un grave vulnus che ha minato ab imis la regolarità del procedimento de quo, e segnatamente l'atto iniziale dello stesso, con conseguente effetto invalidante dell'intera sequenza procedimentale disciplinare. Ed invero, la contestazione di addebito nota prot. n. 51474 del 29/9/2005 formulata nei riguardi del signor Toti risulta mancante di un requisito imprescindibile la specificità. Sul punto è orientamento costante della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, consolidatosi fin dagli anni Novanta cfr. Cassazione, 2940/90 1000/96 4337/95 5967/95 2791/96 , ritenere che la previa contestazione di addebito, necessaria in funzione dell'applicazione di sanzioni disciplinari, abbia lo scopo di consentire al lavoratore l'immediata difesa e che debba conseguentemente rivestire il carattere della specificità, che è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare nella materialità il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli artt. 2104 e 2105 c.c In tali termini si è altresì pronunciata di recente la Suprema corte Sezione Lavoro, sentenza 7546/06 relativamente ad una fattispecie nella quale nelle contestazioni non vi era riferimento a fatti specifici, ma soltanto una generica censura di condotte aggettivate in modo negativo dimenticanze, omissioni, rifiuto di svolgere i compiti richiesti, senza alcuna indicazione su cosa fosse stato rifiutato o dimenticato . Ed ancora, con sentenza 10292/05, la Sezione lavoro della Sc ha affermato che per costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità la contestazione degli addebiti assolve alla finalità di consentire al lavoratore, una volta presa cognizione delle accuse rivoltegli, di esercitare compiutamente il proprio diritto di difesa cfr., ex multis, Cassazione 10019/99 . In tale ottica si ritiene che il requisito della specificità della contestazione sussista ove la contestazione sia idonea a realizzare il risultato di consentire al lavoratore una puntuale difesa a tal fine si richiede che la contestazione individui i fatti addebitati con sufficiente precisione, anche se sinteticamente, in modo che non risulti incertezza circa l'ambito delle questioni sulle quali il lavoratore è chiamato a difendersi Cassazione 1562/03 Cassazione 9048/00 . Nel caso sottoposto alla cognizione di questo arbitro unico vi è una contestazione di addebito caratterizzata da una mera elencazione delle condotte contemplate dall'art. 25, comma 4, del C.C.N.L. 1994/1997 del comparto del personale delle Regioni ed Autonomie locali, modificato ed integrato dal C.C.N.L. del 22 gennaio 2004 a.inosservanza delle disposizioni di servizio a1. inosservanza delle disposizioni in tema di assenze per malattia a2. inosservanza delle disposizioni dell'orario di lavoro c. negligenza nell'esecuzione dei compiti assegnati , senza alcun riferimento a fatti specifici nella loro dimensione spazio-temporale. L'imprescindibile necessità di una contestazione di addebito disciplinare puntuale e specifica nella componente fattuale assolve non solo alla primaria esigenza di assicurare ab initio il diritto di difesa, ma anche quella strettamente connessa dell'immodificabilità dell'atto iniziale dell'iter procedimentale in parola. Ed invero, la precisa indicazione dei fatti addebitati al dipendente fin dalla contestazione consente, per così dire, di fotografare definitivamente le condotte censurate, così consentendosi al lavoratore l'esercizio di un effettivo diritto di difesa. Nella fattispecie concreta in esame vi è un generico riferimento ai fatti occorsi , senza alcuna puntuale specificazione temporale e spaziale. Ad ulteriore riprova del difetto della specificità della contestazione di addebito depone quanto risulta dal verbale di audizione del dipendente Toti del 18 ottobre 2005 in particolare, si legge sia che il Dirigente del Settore Personale procede ad illustrare [sic!] al dipendente le condotte che si possono ascrivere alle ipotesi previste dal contratto come da comunicazione 51474 del 29/09/05 , sia l'immediato rilievo del rappresentante sindacale circa la genericità e la mancanza di qualsiasi riferimento temporale dell'atto di contestazione, di ostacolo ad un'appropriata ed immediata difesa del lavoratore. Alla luce di quanto precede emerge che parte resistente sembra intendere la contestazione di addebito come fattispecie a formazione progressiva, ritenendo come ancora utile il momento dell'audizione personale del dipendente per poter illustrare i fatti nella loro materialità, finendo così con il frustrare quell'immediato diritto di difesa che si realizza soltanto allorquando si proceda ad una contestazione dell'addebito dettagliata e specifica. Né l'esercizio del diritto di accesso agli atti del procedimento disciplinare - ipotesi contemplata dall'art. 24, comma 5, del C.C.N.L. 1994/1997 del comparto del personale delle Regioni ed Autonomie locali - può essere considerato come equipollente ad una conoscenza dei fatti nella loro materialità, richiesta già al momento dell'atto di instaurazione della sequenza procedimentale disciplinare. La conoscenza postuma, infatti, non può sanare l'originaria mancanza nella contestazione della descrizione degli accadimenti censurati. Ma c'è di più. Un ulteriore profilo di irregolarità è rinvenibile nella violazione da parte dell'Amministrazione resistente del disposto dell'art. 24, comma 4bis, del C.C.N.L. 1994/1997 del comparto del personale delle Regioni ed Autonomie locali, modificato ed integrato dal C.C.N.L. del 22/1/2004, secondo cui qualora, anche nel corso del procedimento, già avviato con la contestazione, emerga che la sanzione da applicare non sia di spettanza del responsabile della struttura in cui il dipendente lavora, questi, entro 5 giorni, trasmette tutti gli atti all'ufficio competente per i procedimenti disciplinari, dandone contestuale comunicazione all'interessato. Il procedimento prosegue senza soluzione di continuità presso quest'ultimo ufficio, senza ripetere la contestazione scritta dell'addebito . Orbene, nel caso che ne occupa, la nota prot. n. 47209 del 12 settembre 2005, a firma del dirigente del corpo degli agenti provinciali della Provincia di Latina, colonnello Attilio Novelli, è indirizzata esclusivamente al dirigente del Settore Personale, dottoressa Paola Papadia, senza che il dipendente Toti fosse stato reso edotto della trasmissione degli atti al competente ufficio per i procedimenti disciplinari. Tanto dimostra come non si possa affatto considerare già aperto il procedimento disciplinare con tale nota, in quanto non consta agli atti della presente procedura che il dipendente in parola fosse stato messo a conoscenza della suddetta trasmissione, così come previsto dalla suindicata disposizione contrattuale. In conclusione, al di là di quest'ultimo aspetto, l'accoglimento del rilievo formulato da parte istante circa il difetto di specificità della contestazione di addebito, per la sua decisiva rilevanza, finisce con il rendere frustranea ogni altra doglianza, stante la conseguenziale patologia del procedimento disciplinare de quo che ne è derivata. Le spese della presente procedura arbitrale, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza. PQM L'arbitro unico, definitivamente pronunciando, così decide accoglie l'istanza e conseguentemente annulla la sanzione disciplinare della multa di importo pari a due ore di retribuzione irrogata al signor Sisto Toti con determinazione n. 61159 del 15 novembre 2005 del dirigente del Settore n. 7 Personale della Provincia di Latina. Condanna la Provincia di Latina al pagamento delle spese della presente procedura arbitrale, determinando in euro 413,17 quattrocentotredici/17 il compenso per l'arbitro unico. Il presente lodo, sottoscritto in Roma il 28 giugno 2006, composto di n. 10 dieci pagine, redatto in cinque copie, viene spedito a cura dell'arbitro unico alle parti interessate presso il domicilio eletto ai fini della presente procedura e presso la sede dell'Amministrazione resistente, nonché ai difensori delle stesse, a mezzo del servizio postale con lettera raccomandata con a.r