Le indagini difensive si fermano se c'è da acquisire documenti

Se il privato rifiuta di consegnarli all'avvocato non resta che presentare un'istanza di sequestro al Pm. Il caso di una banca che chiude le porte al legale del cliente

Gli avvocati cittadini che, nell'interesse dei loro clienti, vogliono accedere alla documentazione custodita dalle banche devono inoltrare alla magistratura una richiesta di sequestro delle carte alle quali sono interessati. Diversamente la consultazione è off limits e non basta un semplice permesso di accesso autorizzato dal giudice. Lo ha sottolineato la seconda sezione penale della Cassazione - con la sentenza 42588/05 depositata ieri e qui leggibile tra gli allegati - che per la prima volta si è occupata dei limiti delle indagini difensive svolte all'interno degli istituti di credito. In particolare, gli ermellini , rigettando il ricorso di Michele G. il cui difensore si era visto negare in appello, dopo un iniziale permesso strappato al Tribunale di Firenze, l'accesso ai locali della Cassa di Risparmio di Firenze per prendere visione di alcuni documenti, hanno evidenziato che l'accesso alla documentazione in un istituto bancario è escluso in quanto la ricerca di documenti o la richiesta di copie sono attività riservate alle perquisizioni e ai sequestri . Diverso il discorso per l'accesso ai documenti in possesso della pubblica amministrazioni per i quali, dice ancora Piazza Cavour, l'accesso dei privati è libero purchè i richiedenti provino di avere un interesse personale e concreto a prenderne visione . Senza successo il legale di Michele G., si è rivolto alla Suprema corte sostenendo che la legge riconosce alla parte la possibilità di richiedere l'accesso e il rilascio anche di documentazione conservata presso i privati e non solo presso le pubbliche amministrazioni . Ma la Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'articolo 391septies della procedura penale che regola l'accesso ai luoghi consente al difensore soltanto di procedere alla descrizione dei luoghi o delle cose e di eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi. È perciò escluso che le suddette disposizioni possano essere utilizzate per ricercare documenti, attività questa riservata alle perquisizioni e ai sequestri . L'unico rimedio esperibile per ottenerne la visione è presentarsi con una richiesta di sequestro .

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 12 ottobre-24 novembre 2005, n. 42588 Presidente Morelli - Relatore Sirena Pg Cesqui - ricorrente Giambra Motivi della decisione Con decreto del 25 ottobre 2005, il Tribunale di Firenze autorizzò, tra l'altro, il difensore di Giambra Michele ad accedere nei locali della Cassa di risparmio di Firenze al fine di prendere visione di alcuni documenti. Contro tale provvedimento propose alcune censure l'istituto bancario suddetto e - a seguito di queste - il Tribunale convocò le parti in camera di consiglio, ex articolo 127 Cpp. Tenutasi l'udienza, con provvedimento del 15 novembre 2004 il Tribunale revocò il menzionato decreto del 25 ottobre, nella parte in cui autorizzava il difensore a prendere visione dei documenti. Avverso tale provvedimento di revoca ricorre per cassazione il difensore dello Giambra deducendo a violazione dell'articolo 127 Cpp. Il ricorrente si duole anzitutto che il Tribunale abbia pronunciato il provvedimento impugnato a seguito di udienza camerale, sebbene il decreto da rettificare fosse stata emesso de plano. Contesta poi la facoltà di revoca del decreto. La prima censura è manifestamente infondata perché l'adozione di un provvedimento a seguito di una udienza camerale, anche quando questa non è imposta dalla legge, costituisce un rafforzamento della tutela delle istanze difensive del quale la parte non ha un legittimo interesse a dolersi, e non determina, per il principio di tassatività di cui all'articolo 177 Cpp, una nullità eccepibile con l'impugnazione. Ma anche la seconda censura è affetta dallo stesso vizio infatti - come ha rilevato il Procuratore generale presso questa Corte al Tribunale competono poteri di intervento ordinatorio nelle indagini difensive, che implicano la necessità di modifiche e aggiustamenti, sempre possibili nel corso dell'esecuzione delle indagini medesime e ciò in quanto la legge 397/00, nel disciplinare la nuova delicata materia, ha riconosciuto alla parte poteri anche invasivi della sfera privata, ma ha garantito il bilanciamento degli interessi costituzionalmente garantiti della effettività della difesa e della salvaguardia dei diritti fondamentali, 'richiedendo la mediazione dell'autorità giudiziaria nella concessione delle autorizzazioni. b Violazione dell'articolo 391septies Cpp. Il ricorrente contesta nel merito la legittimità del provvedimento adottato dal Tribunale, sostenendo che la legge riconosce alla parte la possibilità di richiedere l'accesso e il rilascio anche di documentazione conservata presso i privati e non solo presso le pubbliche amministrazioni, dovendosi interpretare l'articolo 391septies Cpp nel senso che al potere ispettivo consegue in ogni caso quello di esaminare eventuale documentazione e di ottenerne il rilascio di copia. La doglianza è infondata. E infatti, l'articolo 391septies Cpp regola esclusivamente l'accesso del difensore ai luoghi privati o non aperti al pubblico, ed è del tutto escluso che esso consenta l'acquisizione documentale quest'ultima, infatti, è espressamente disciplinata ma solo con riferimento alla Pa dall'articolo 391quater Cpp, il quale ha mutuato il modello comportamentale previsto dall'articolo 256 Cpp, che impone l'immediata consegna all'autorità giudiziaria che ne faccia richiesta, degli atti e dei documenti custoditi dalle persone indicate negli articolo 200 e 201 Cpp. Ma che il menzionato articolo 391septies Cpp si limiti ad estendere al difensore i poteri di ispezione, e non quelli di perquisizione lo si ricava con assoluta certezza non solo dalla lettera della legge, ma anche dalle seguenti considerazioni 1 la norma in esame deve essere letta insieme a quella del precedente articolo 391sexies Cpp, che regola l'accesso ai luoghi e quest'ultima disposizione di legge consente al difensore, al sostituto e agli ausiliari indicati nell'articolo 391bis Cpp soltanto di procedere alla descrizione dei luoghi o delle cose e di eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi, redigendo apposito verbale. È perciò escluso che le suddette disposizioni possano essere utilizzate per ricercare documenti e per richiederne copia, attività questa riservata alle perquisizioni e ai sequestri. 2 L'accesso alla documentazione da altri detenuta è regolato espressamente dall'articolo 391quater Cpp, che si riferisce - come si è cennato - solo ai documenti in possesso della Pa. Quest'ultima, d'altro canto, a prescindere dalla norma del codice di procedura penale in esame, ha l'obbligo, di consentire l'accesso dei privati ai documenti in suo possesso, purché i richiedenti provino di avere un interesse personale e concreto a prenderne visione e a estrarne copia. Mentre nessun obbligo del genere è stato stabilito dalla legge a carico dei singoli soggetti privati, detentori di documentazione che potrebbe interessare terzi. Conseguentemente, il legislatore ha distinto le due ipotesi, consentendo che il difensore - al fine di superare alcuni difficoltà esistenti nella normativa sull'accesso possa immediatamente richiedere alla Pa i documenti che questa possiede e negando invece che siffatta facoltà spetti al difensore nei confronti di un soggetto privato, rispetto ai documenti da quest'ultimo posseduti. 3 Adottando la soluzione giuridica prospettata dal ricorrente, si finirebbe con il sovvertire i principi che presiedono al sequestro penale infatti, la stessa autorità giudiziaria incontra alcuni limiti nell'esecuzione di un provvedimento di coercizione reale pertinenza della cosa da sequestrare con il reato o con la prova di esso, necessità di allegare agli atti in ogni caso il documento 'sequestrato, possibilità per il terzo di impugnare il provvedimento di sequestro mentre nessuno di questi limiti sarebbe concretamente operativo nei confronti del difensore, se l'articolo 391septiles Cpp gli attribuisse un potere di perquisizione tanto esteso da consentirgli la ricerca e l'estrazione di copia dei documenti posseduti dai privati. Dunque è corretta la tesi giuridica sostenuta nel provvedimento impugnato, in ordine alla quale - pur in assenza di precedenti giurisprudenziali - ha avuto modo di pronunciarsi la dottrina. Peraltro, tutti i commentatori della norma in esame hanno rilevato - alcuni criticandolo e altri condividendolo -il mancato riferimento alla facoltà di accesso alla documentazione detenuta dai privati e hanno giustamente affermato che l'unico rimedio esperibile, nell'ipotesi di rifiuto del privato di esibire documenti, sia il ricorso alla richiesta di sequestro di ex articolo 368 Cpp o la formulazione di istanze ex articolo 367 Cpp, disposizioni queste cui fa rinvio lo stesso articolo 391quater, comma 3, in caso di rifiuto di esibizione da parte della Pa. Ai sensi dell'articolo 616 Cpp, con il provvedimento che rigetta il ricorso, l'imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.