Senza specializzazione è a rischio il futuro della professione forense

di Giovanni Savigni

Il presidente dell'Aiga Valter Militi questa mattina sarà ascoltato in audizione dal ministro della Giustizia Clemente Mastella sul disegno di legge delega messo a punto dal Guardasigilli e varato dal Governo a dicembre dello scorso anno. Pubblichiamo di seguito l'intervento dell'avvocato Giovanni Savigni, responsabile dell'Ufficio legislativo dell'Aiga che affronta il tema delle specializzazioni. di Giovanni Savigni L'imprescindibile ruolo costituzionale dell'Avvocatura, che la rende un unicum fra tutte le professioni intellettuali, giustifica pienamente la necessità di una regolamentazione apposita per la professione forense, che ne riconosca e tuteli le specificità direttamente connesse all'elevatissima funzione sociale che i padri costituenti le hanno assegnato, quale punto di riferimento del diritto del cittadino alla difesa e alla tutela giudiziaria, e in definitiva quale garante della stessa coerenza del sistema giustizia. Ciò comporta, però, una sempre crescente assunzione di responsabilità della classe forense, chiamata a curare e garantire al massimo livello la formazione professionale, culturale e deontologica dei propri appartenenti, indispensabile per consentire una prestazione di alto profilo, rispondente ad esigenze che travalicano la stessa doverosa garanzia dei clienti per configurarsi come espressione di un più generale interesse pubblico alla superiore qualità degli operatori del diritto. In tale contesto, necessariamente affidato alla sinergica iniziativa degli Ordini e delle associazioni forensi pur nelle specificità dei rispettivi ruoli, assume valore sempre più centrale l'esigenza della specializzazione, resa indispensabile dalla copiosa e a volte disordinata azione legislativa e dalle crescenti necessità dei soggetti che si affidano all'opera del professionista forense. Nella progressiva marginalizzazione dell'ormai obsoleto professionista tuttologo, la specializzazione appare sempre di più come il futuro della professione forense, la strada maestra per adeguare la qualità della prestazione professionale ai tempi che cambiano. È quindi legittimo, anzi doveroso, che le associazioni forensi curino la formazione professionale dei loro iscritti, anche con particolare riferimento alle specifiche aree giuridiche in cui gli associati prestano la loro opera e che spesso contraddistinguono le associazioni medesime così come è giusto che chi segue un corso qualificato di specializzazione, tenuto secondo protocolli prestabiliti ed uniformi, possa spendere sul mercato tale incremento formativo. Tale circolo virtuoso, secondo l'Aiga, non è messo in discussione dalla previsione contenuta nel disegno di legge sulla riforma delle professioni intellettuali, secondo cui le associazioni professionali, ancorché riconosciute, non potrebbero rilasciare attestati di competenza con riferimento alle attività riservate agli iscritti all'albo professionale. Tale previsione, se in generale punta a meglio individuare il ruolo delle libere associazioni di professionisti operanti in settori coincidenti anche solo parzialmente con le competenze delle professioni protette, ha un significativo rilievo anche con specifico riferimento alla professione forense. Considerato che, almeno allo stato, l'attività riservata agli iscritti all'albo degli avvocati va individuata essenzialmente nella difesa in giudizio, pare evidente che la delicatezza e l'importanza di tale funzione mal si concilia con il riconoscimento di facoltà certificatorie ad associazioni di diritto privato, ancorché munite di determinati requisiti, essendo invece necessario, a tutela dei cittadini e dello stesso sistema giustizia, che tale compito debba rimanere esclusivamente attribuito ad un organo pubblico come l'ordine professionale. Non che le associazioni non siano in grado di garantire una formazione professionale di alto livello, anzi gli esempi al riguardo sono già oggi numerosi e significativi. Tuttavia, guardando in prospettiva, è probabile che una liberalizzazione delle facoltà certificatorie abbia l'effetto di aprire il campo ad associazioni micro settoriali, o ad espressioni di ambiti estranei al ceto professionale, o più in generale ad organismi interessati a massimizzare il numero dei propri iscritti o la loro posizione di mercato, piuttosto che a garantire l'elevata ed uniforme qualità dei percorsi formativi. In tale contesto, l'attribuzione promiscua di funzioni certificatorie rischierebbe soltanto di aumentare la confusione e l'asimmetria informativa nei rapporti tra il legale e il cliente, il quale ben difficilmente potrebbe percepire la maggiore o minore serietà del percorso formativo affrontato dal professionista che gli esibisca un attestato di specializzazione o che lo utilizzi nei propri avvisi pubblicitari, con le intuibili conseguenze non solo sul rapporto tra professionista ed assistito, ma sullo stesso e ben più significativo interesse pubblico che, in presenza di rilevanti e delicati diritti costituzionalmente garantiti, presiede alla necessità di una formazione professionale sempre più avanzata e riconoscibile. Tale interesse pubblico appare ancora più decisivo, nelle valutazioni sul punto, rispetto alla stessa opportunità di mantenere in piena efficienza il sistema ordinistico, la cui funzione di garanzia e tutela degli utenti delle prestazioni professionali deve essere sostenuta, e non sminuita, dai pur essenziali, radicali ed incisivi interventi di rinnovamento che tutti ormai avvertono come indifferibili. Proprio la centralità e la funzione sociale delle attività protette, insomma, suggeriscono che almeno in tale delicatissimo ambito la formazione professionale sia svolta da ordini e associazioni in sinergia, piuttosto che in concorrenza tra loro, affinché mettendo insieme le rispettive specificità, in termini di diffusione territoriale, competenze specialistiche e anche mezzi finanziari, possa essere assicurata con criteri uniformi e prestabiliti quell'elevata e specchiata qualità professionale che la società giustamente richiede alla classe forense. *Responsabile Ufficio legislativo Aiga