Il decollo della previdenza complementare farà saltare i conti della Finanziaria

di Paolo Rosa

di Paolo Rosa La Finanziaria del Governo Prodi, sul tema della previdenza complementare, contiene soluzioni tra di loro inconciliabili e paradossali. Da un lato mantiene la tassazione delle rendite all'11% così escludendole dal previsto generale aumento della tassazione di tutte le rendite finanziaria che saranno portate dall'attuale 12,50% al 20%. Si autorizza la spesa di euro 17.000.000,00 numero che non porta bene per chi ci crede! per campagne informative articolo 84, comma 9 . Si stabilisce la possibilità di deduzione dei contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite negli Stati membri dell'Unione Europea e negli Stati aderenti all'accordo sullo spazio economico europeo articolo 20, commi 14 e 15 . Si anticipa l'entrata in vigore della riforma della previdenza complementare contenuta nel D.Lgs 252/05 dall'1 gennaio 2008 all'1 gennaio 2007. L'insieme di queste previsioni e, soprattutto, il beneficio fiscale della tassazione delle rendite che rimane ancorata all'11% dovrebbe far esplodere il ricorso alla previdenza complementare soprattutto per i lavoratori interessati dall'applicazione della legge 335/95 che ha introdotto il sistema di calcolo contributivo della pensione. La Finanziaria varata dal Governo prevede però di utilizzare il 50% dei flussi di Tfr trattamento di fine rapporto inoptati, vale a dire non espressamente destinati dai lavoratori ai fondi pensione, per costituire un fondo, gestito per conto della Tesoreria dello Stato, dall'Inps per il finanziamento delle infrastrutture con un rendimento, per i lavoratori, pari a quello conseguito oggi dal Tfr presso le imprese. Poiché il flusso annuale verso il Tfr è di circa 13,5 miliardi di euro, la Finanziaria stima di poter mettere le mani, attraverso questa operazione, sul 50% vale a dire su 6,75 miliardi di euro. A questo punto delle due l'una - se decolla, finalmente, la previdenza complementare, la stragrande maggioranza dei lavoratori, consapevole dei vantaggi previdenziali e fiscali, eserciterà l'opzione girando il Tfr ai fondi pensione cosicché la previsione contenuta nella finanziaria di mettere le mani sul 50% del Tfr inoptato risulterà una chimera con tutto ciò che ne consegue sulla tenuta dei conti. - se, invece, la previsione della finanziaria si avvererà, assisteremo al mancato decollo della previdenza complementare con danni ingentissimi soprattutto per le giovani generazioni che andranno in pensione con il calcolo contributivo, calcolo che, com'è noto, riduce l'attuale pensione del 50-60%. Poiché il gap tra l'attuale rendimento e quello che scaturirà dal calcolo contributivo della pensione non sarà, in tutto o in parte, colmato dalla rendita ottenuta attraverso il percorso di pensione complementare, le giovani generazioni sono destinate a ritrovarsi più povere e ben presto denunceranno quel patto intergenerazionale, mai sottoscritto, che sta alla base del sistema di finanziamento a ripartizione perché saranno chiamati soltanto a sostenere le attuali pensioni senza poter a loro volta contare sulla propria. Il sistema previsto dalla Finanziaria risulta quindi profondamente contraddittorio e certamente non equo. Sorprende che l'Europa, secondo le informazioni fornite da Eurostat, abbia dato il via libera alla finanziaria sostenendo che l'operazione Tfr sarebbe stata classificata in modo corretto da parte del Governo come una normale entrata che dovrebbe contribuire alla riduzione del deficit. Se il governo, come ha dichiarato il Ministro Damiano,è interessato al decollo della previdenza complementare nell'interesse delle generazioni più giovani e, soprattutto, nel rispetto del patto intergenerazionale che sta alla base dell'attuale sistema di finanziamento a ripartizione delle pensioni, dovrà nel dibattito parlamentare trovare altre coperture per gli interventi finanziati con l'operazione Tfr destinato al fondo del Tesoro gestito dall'Inps. Delle due UNA magari criticabile ma chiara. 2