Ccnl del pubblico impiego: sull'impugnazione è competente il giudice ordinario

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino I Contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego sottoscritti successivamente al D.Lgs 396/97, hanno natura di atto privatistico e, quindi, in caso di impugnazione la controversia appartiene alla giurisdizione ordinaria del giudice del lavoro. È quanto stabilito dalla sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5099/06 qui leggibile nei documenti correlati . La controversia nasce perché un gruppo di dipendenti del ministero per le Politiche Agricole, tutti ricercatori-tecnologi, chiedono al Tar Lazio l'annullamento dell'articolo 35, comma 1, del Ccnl delle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione, avente ad oggetto l'orario di servizio concernente il quadriennio 1994/98 e, per quanto attiene al trattamento economico, della tabella A inserita nel Titolo II del primo biennio economico 1994/95, e delle tabelle A e B inerenti al biennio economico 1996/97 del contratto collettivo di lavoro dei medesimi ricercatori e dei tecnologi, solo nella parte in cui determinano un'illegittima e radicale sperequazione economica. Sostanzialmente i ricorrenti lamentano che gli anzidetti contratti hanno operato un'ingiustificata distinzione tra la figura del dirigente e quella dei ricercatori e dei tecnologi da loro possedute, perché, a loro dire, sono stati danneggiati, sia dal punto di vista giuridico sia da quello economico, con l'attribuzione del deteriore trattamento economico che agli stessi è stato riconosciuto. Più in particolare, i ricorrenti precisano che lo status giuridico, e di riflesso quello economico, dei ricercatori e dei tecnologi, quali risultano dai citati contratti collettivi di lavoro, si pongono in contrasto con una serie di principi, recepiti in norme, circolari e decreti vari, secondo i quali lo status giuridico dei ricercatori e dei tecnologi è riconducibile a quello dirigenziale. Sostengono - ancora - che l'articolo 35, comma 1, del Ccnl impugnato è restrittivo dell'autonomia scientifica dei ricercatori, perché fissa in 36 sei ore settimanali, insufficienti per le esigenze della loro attività, l'orario di servizio. Con approfondite argomentazioni in ordine a tutti i punti dedotti dai ricorrenti, ed esaminando esclusivamente il merito della vicenda, il Tar Lazio ritiene infondato il ricorso e lo respinge. Per la riforma della sentenza del Tar, gli interessati ricorrono al Consiglio di Stato. Il Collegio di Palazzo Spada non esamina il merito della contesa, in quanto ritiene, in via pregiudiziale, che sulla controversia non vi è giurisdizione del giudice amministrativo. Per i giudici di secondo grado, infatti, è impugnato un contratto collettivo del pubblico impiego stipulato nel 1998, in epoca, cioè, successiva alla modifica normativa che ha fatto venir meno la necessità di un atto amministrativo di autorizzazione alla sottoscrizione. L'atto impugnato - sostengono i giudici - ha natura di contratto collettivo nazionale, e non costituisce, pertanto, atto amministrativo, ma atto privatistico, che esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo. In effetti, prima della riforma della procedura per la stipula dei Contratti collettivi nazionali di lavoro, riforma avvenuta con il D.Lgs 396/97, era prevista una formale autorizzazione alla sottoscrizione da parte del Governo all'Aran entro il termine di quindici giorni dal ricevimento del testo concordato tra le parti. In mancanza di provvedimento autorizzatorio espresso, nel termine predetto, l'autorizzazione si intendeva rilasciata. Nell'intera procedura contrattuale, insieme all'aspetto privatistico, dato dalla volontà negoziale, c'era quindi anche un aspetto pubblicistico, dato dall'autorizzazione governativa. Per la presenza dei due aspetti, paralleli e distinti, la dottrina riteneva che il Contratto collettivo di lavoro pubblico avesse natura di contratto ad evidenza pubblica . Grazie all'aspetto pubblicistico autorizzazione , tuttavia, il pubblico dipendente poteva impugnare il contratto davanti al giudice amministrativo. L'attuale procedura di stipula non prevede alcun atto autoritativo del governo. A parere del Collegio, è proprio la mancanza dell'autorizzazione del Presidente del consiglio dei ministri alla sottoscrizione ritenuta impugnabile davanti al giudice amministrativo per la sua natura di atto amministrativo , autorizzazione sostituita dal D.Lgs 396/97 con pareri resi direttamente dalle singole amministrazioni attraverso comitati di settore, che fa sì che la controversia relativa al contenuto di un contratto collettivo nazionale emanato in epoca successiva alla predetta normativa appartenga alla giurisdizione ordinaria del giudice del lavoro, e non più alla giurisdizione del giudice amministrativo. A sostegno delle proprie tesi i giudici amministrativi citano una pronuncia della Corte di Cassazione a sezioni unite in cui i supremi giudici sostengono che in relazione all'impugnazione di contratti collettivi relativi al pubblico impiego difettano momenti di rilievo pubblicistico, come è reso evidente anche dal disposto dall'articolo 63, D.Lgs 165/01, che devolve alla giurisdizione del giudice ordinario comma 3 le controversie relative alle procedure di contrattazione collettiva di cui all'articolo 40 . Né vale obiettare - è detto in motivazione -, facendo leva sul mero dato letterale, che il richiamo non opera quante volte non vengano in contestazione le procedure contrattuali, ma la validità o l'efficacia di determinate clausole. Sul piano sistematico è agevole osservare che la ratio della devoluzione alla giurisdizione ordinaria si ricollega al tipo di situazioni giuridiche soggettive implicate dalle vicende dell'autonomia contrattuale, la cui natura, a questi fini, come rileva nella fase procedimentale e precontrattuale, così si impone, ed a maggior ragione, una volta che il contratto sia stato effettivamente concluso, di guisa che la menzione delle procedure , presente nel citato comma 3 dell'articolo 63 D.Lgs 165/01, è solo un'espressione ellittica per fare riferimento a qualsivoglia controversia inerente alle vicende suddette, dal momento delle trattative a quello del perfezionamento e dell'applicazione del contratto collettivo di qualsiasi livello. L'impossibilità di intendere in senso restrittivo il termine procedure - aggiungono i giudici - si trae, per tabulas, dall'espressa devoluzione alla giurisdizione ordinaria articolo 64 D.Lgs 165/01 anche delle controversie in tema di accertamento sull'efficacia, la validità e l'interpretazione dei contratti collettivi. Osserva, infine, il Collegio che nel caso di specie non sono state proposte controversie individuali, relative ad atti applicativi del contratto collettivo, in cui il contratto collettivo venga in considerazione solo in via incidentale. In tale ipotesi, infatti, la causa principale rimarrebbe, ratione temporis articolo 69, D.Lgs 165/01 , attratta al giudice amministrativo, con l'applicazione del procedimento incidentale relativo al contratto collettivo articolo 64, D.Lgs 165/01 . Nella vicenda in esame, invece, non è impugnato alcun atto applicativo del contratto collettivo, e dunque non viene in considerazione nessuna controversia individuale il contratto collettivo forma l'oggetto dell'impugnazione principale dei ricorrenti. Il Consiglio di Stato, pertanto dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, annulla senza rinvio la sentenza di primo grado.

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 6 giugno-4 settembre 2006, n. 5099 Presidente Schinaia - Estensore De Nictolis Ricorrente Aromolo ed altri Fatto e diritto 1. Con il ricorso di primo grado gli odierni appellanti, tutti inquadrati nel III livello, profilo ricercatore - tecnologo ai sensi del Dpr n. 171/1991, hanno impugnato il contratto collettivo nazionale di lavoro delle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione, area dirigenza, quadriennio normativo 1994/1997, in relazione all'articolo 35, relativo all'orario di lavoro. Impugnavano altresì il contratto collettivo nazionale di lavoro delle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione, area dirigenza, biennio economico 1996/1997, quanto alle tabelle A e B . In sintesi, lamentavano la illegittima mancata equiparazione dei ricercatori e tecnologi ai dirigenti amministrativi, con conseguente deteriore trattamento economico, e la ingiustificata fissazione di un orario di lavoro di 36 ore settimanali. Con la sentenza in epigrafe il ricorso è stato respinto. Hanno proposto appello gli originari ricorrenti, riproponendo le censure di primo grado e muovendo motivate critiche alla sentenza gravata. 2. In via pregiudiziale il Collegio rileva che sulla controversia non vi è giurisdizione del giudice amministrativo. Viene infatti impugnato un contratto collettivo del pubblico impiego, stipulato nel 1998, in epoca, cioè successiva alla modifica normativa che ha fatto venir meno la necessità di un atto amministrativo di autorizzazione alla sottoscrizione. L'atto impugnato, avente natura di contratto collettivo nazionale, non costituisce, pertanto, atto amministrativo, ma atto privatistico, che esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo. Spetta alla giurisdizione ordinaria del giudice del lavoro la controversia relativa al contenuto di un contratto collettivo nazionale emanato in epoca successiva al D.Lgs 396/97, che ha sostituito la precedente autorizzazione alla sottoscrizione del presidente del consiglio dei ministri ritenuta impugnabile davanti al giudice amministrativo per la sua natura di atto amministrativo con un parere reso direttamente dalle singole amministrazioni attraverso comitati di settore Tar Lazio, Sezione prima, 202/03 . In tal senso si è pronunciata anche la Corte di Cassazione a Su, con argomenti che il Collegio condivide Cassazione civ., Su, 3145/03, ord. . Ha osservato la Corte che in relazione all'impugnazione di contratti collettivi relativi al pubblico impiego difettano momenti di rilievo pubblicistico, come è reso evidente anche dal disposto dall'articolo 63, D.Lgs 165/01, che devolve alla giurisdizione del giudice ordinario comma 3 le controversie relative alle procedure di contrattazione collettiva di cui all'articolo 40. Né vale obiettare, facendo leva sul mero dato letterale, che il richiamo non opera quante volte non vengano in contestazione le procedure contrattuali, ma la validità o l'efficacia di determinate clausole. Sul piano sistematico è agevole osservare che la ratio della devoluzione alla giurisdizione ordinaria si ricollega al tipo di situazioni giuridiche soggettive implicate dalle vicende dell'autonomia contrattuale, la cui natura, a questi fini, come rileva nella fase procedimentale e precontrattuale, così si impone, ed a maggior ragione, una volta che il contratto sia stato effettivamente concluso, di guisa che la menzione delle procedure , presente nel citato comma 3 dell'articolo 63 D.Lgs 165/01, è solo un'espressione ellittica per fare riferimento a qualsivoglia controversia inerente alle vicende suddette, dal momento delle trattative a quello del perfezionamento e dell'applicazione del contratto collettivo di qualsiasi livello. Può aggiungersi che dimostrazione evidente dell'impossibilità di intendere in senso restrittivo la menzione delle procedure , si trae, per tabulas, dall'espressa devoluzione alla giurisdizione ordinaria articolo 64 D.Lgs 165/01 anche delle controversie in tema di accertamento sull'efficacia, la validità e l'interpretazione dei contratti collettivi. Si deve inoltre osservare che nel caso di specie non sono state proposte controversie individuali, relative ad atti applicativi del contratto collettivo, in cui il contratto collettivo venga in considerazione solo in via incidentale. In tale ipotesi, infatti, la causa principale rimarrebbe, ratione temporis articolo 69, D.Lgs 165/01 , attratta al giudice amministrativo, con l'applicazione del procedimento incidentale relativo al contratto collettivo articolo 64, D.Lgs 165/01 . Invece, nel caso di specie, non viene impugnato alcun atto applicativo del contratto collettivo, e dunque non viene in considerazione nessuna controversia individuale. Il contratto collettivo forma l'oggetto dell'impugnazione principale dei ricorrenti. Il difetto di giurisdizione comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza di primo grado. 3. Le spese di lite possono essere compensate, attesa la novità delle questioni. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione sesta , definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e per l'effetto annulla senza rinvio la sentenza di primo grado. Spese compensate Ordina che la Pa dia esecuzione alla presente decisione. 2 N.R.G. 1023/2004 FF