Codice della strada, se il Comune non conserva il verbale il procedimento può essere invalidato

Non è più sufficiente per gli agenti municipali annotare l'avvenuta notifica su un registro poiché senza indicazione dell'atto si indica un elemento privo di valore indiziario

La Cassazione segna un punto a favore degli automobilisti. In caso di multa il Comune deve sempre conservare una copia del verbale di accertamento dell'infrazione stradale. Altrimenti se il contravventore, sostenendo di non averlo mai ricevuto, ne chiede una copia in giudizio e l'ente locale non è in grado di fornirla, tutto il procedimento potrebbe cadere. Non è sufficiente infatti, come è prassi nelle amministrazioni, annotare l'avvenuta notifica su un registro. Lo ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 5789 del 15 marzo 2006 leggibile tra i documenti correlati , ha accolto il ricorso di un automobilista cui era stato notificato una cartella esattoriale per l'iscrizione a ruolo di una contravvenzione del codice della strada. Nel caso sottoposto all'esame dei giudici di Palazzaccio, il contravventore aveva lamentato, fin dall'inizio, che il verbale di accertamento non gli era mai stato notificato. Ma il giudice di pace gli aveva dato torto sul presupposto che è consuetudine per il Comune notificare all'automobilista l'originale, senza formazione e conservazione di una copia. La Cassazione ha rovesciato questo verdetto sostenendo che non solo l'ente locale deve annotare nei registri l'avvenuta notifica ma deve conservare anche il verbale. Così, ritenendo fondato il ricorso del cittadino i giudici della seconda sezione hanno messo nero su bianco che la sentenza impugnata motiva la soluzione accolta in ordine alla sussistenza dell'avvenuta notificazione del verbale di accertamento della infrazione sulla base di due elementi una mera annotazione di eseguita notifica, riportante la data ma senza indicazioni del contenuto dell'atto notificato, e l'avviso di contravvenzione. Ora, a parte quest'ultimo, che palesemente è atto diverso dal verbale di accertamento, sicché la sua esistenza, nulla può dire circa la effettiva redazione e notificazione di questo, non può non osservarsi che l'annotazione in un registro sia pure di una pubblica amministrazione, di una eseguita notifica, senza indicazione dell'atto notificato, indica un elemento privo anche di valore indiziario e comunque del tutto inidoneo a fornire la prova che un determinato atto sia stato effettivamente notificato al destinatario, prova nella specie necessaria al fine di poter superare la contestazione sollevata dal ricorrente . Una decisione, questa, che creerà qualche polemica, soprattutto fra i funzionari degli enti locali gravati di qualche compito in più. Debora Alberici

Cassazione - Sezione seconda civile - sentenza 2 febbraio-15 marzo 2006, n. 5789 Presidente Triola - Relatore Bertuzzi Pm Schiavon - conforme - Ricorrente Musumeci Svolgimento del processo Con ricorso al GdP di Ragusa, Musumeci Benedetto Salvatore proponeva opposizione avverso la cartella esattoriale notificatagli il 21 novembre 2001, con cui gli veniva intimato il pagamento della somma di lire 225.800 a seguito di iscrizione a ruolo di una contravvenzione al Cds risalente al 16 gennaio 1997, assumendo che il verbale di accertamento dell'infrazione non gli era stato mai notificato, con conseguente decadenza della potestà di riscossione coattiva. All'esito del giudizio, in cui si costituiva il Comune di Ragusa, con sentenza in data 15 gennaio 2003 il giudice adito respingeva l'opposizione, rilevando che, pur non avendo l'opposto prodotto il verbale di contravvenzione notificato alla controparte, deducendo che, per prassi, al contravventore inviava l'originale, senza formazione e conservazione della relativa copia, tuttavia i documenti prodotti in atti testimoniavano che il Comune aveva provveduto, mediante il proprio servizio notificazioni per infrazioni al Cds, a notificare un atto al Musumeci in data 26 aprile 1997, elemento questo che, unitamente alla presenza in atti di copia dell'avviso di contravvenzione, portava a ritenere che la notificazione del verbale fosse in realtà avvenuta. Avverso questa decisione, con ricorso notificato il 7 febbraio 2003, propone ricorso per cassazione Musumeci Benedetto Salvatore, affidandosi a due motivi. Il Comune di Ragusa non si è costituito. Motivi della decisione Con il primo motivo il ricorrente deduce il vizio di violazione dell'articolo 23 della legge 689/81, per avere la sentenza impugnata ritenuto provata l'avvenuta notifica del verbale pur in mancanza della relativa produzione documentale, stravolgendo in tal modo le regole dell'onere della prova, in questo caso totalmente a carico del Comune, e tralasciando di trarre le dovute conseguenze dell'inadempimento ad opera dell'opposto dell'ordine di produzione emesso dal giudice nel corso del giudizio. Con il secondo motivo si deduce il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione per non avere il giudice esplicitato le ragioni in forza delle quali ha ritenuto non rilevante, al fine della decisione della causa, l'inadempimento del Comune al suo ordine di produrre in giudizio il verbale di contravvenzione notificato al ricorrente. Il ricorso è fondato. La sentenza impugnata motiva la soluzione accolta in ordine alla sussistenza della avvenuta notificazione del verbale di accertamento della infrazione sulla base di due elementi una mera annotazione di eseguita notifica, riportante la data ma senza indicazioni del contenuto dell'atto notificato, e l'avviso di contravvenzione. Ora, a parte quest'ultimo, che palesemente è atto diverso dal verbale di accertamento, sicché la sua esistenza nulla può dire circa la effettiva redazione e notificazione di questo, non può non osservarsi che l'annotazione in un registro, sia pure di una Pa, di una eseguita notifica, senza indicazione dell'atto notificato, integra un elemento privo anche di valore indiziario e comunque del tutto inidoneo a fornire la prova che un determinato atto sia stato effettivamente notificato al destinatario, prova nella specie necessaria al fine di potere superare la contestazione sollevata dal ricorrente. L'iter logico seguito dalla decisione impugnata appare, pertanto, errato, dal momento che desume l'esistenza di un fatto il cui accertamento appare decisivo ai fini della soluzione della controversia da elementi irrilevanti ovvero privi della univocità e precisione necessaria. La sentenza va quindi cassata, con rinvio della causa ad altro GdP, che provvederà anche alla liquidazione delle spese di giudizio di cassazione. PQM Accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altro GdP di Ragusa, che provvederà anche sulle spese.