Pacchetto Mastella, le proposte non piacciono ai penalisti

Il presidente Dominioni ha espresso preoccupazione sul corso-concorso Si esaspera da un lato l'isolamento della magistratura . Magistrati fuori ruolo, servono iniziative per risolvere il problema

Oggi si aprirà a Caserta il vertice del Governo Prodi. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella arriverà con un suo pacchetto di proposte che spazieranno dalla riforma dell'ordinamento giustiziario illustrata durante il convegno all'Università Roma Tre, vedi tra gli arretrati del 30 novembre 2006 , alle riforme del processo civile e penale volte a ridurre i tempi dei procedimenti. Rispetto alle bozze circolate, il presidente dell'Unione delle camere penali italiane, Oreste Dominioni si è detto profondamente perplesso e preoccupato soprattutto per le disposizioni relative all'accesso in magistratura. Il corso-concorso prospettato dal ministro per un verso - ha detto il presidente Ucpi - esaspera l'isolamento della magistratura dalla più ampia cultura della giustizia che annovera come componente essensiale l'avvocatura e, d'altro verso, accentua la concessione statalistica e burocratica della magistratura, abbinando la formazione dei magistrati con quella dei dipendenti della pubblica amministrazione . Per il concorso ordinario poi l'Ucpi ha espresso considerazioni marcatamente critiche . Sempre secondo Dominioni è comprensibile che la partecipazione sia consentita agli avvocati è improponibile che sia consentita a dipendenti di enti pubblici la cui formazione è del tutto estranea ed anzi culturalmente antitetica al mondo della giustizia. Né si comprende come la partecipazione al concorso sia consentita la magistratura onoraria, la cui estrazione e il cui connotato nell'ordinamento sono quelli della non professionalità . In tutto questo, ovviamente, i penalisti si sono dichiarati ancora una volta profondamente delusi per la mancata riforma liberale e democratica della separazione delle carriere sull'argomento però i penalisti torneranno il prossimo 20 gennaio con il convegno di Milano che vedrà seduti attorno al tavolo Guardasigilli ed esponenti del mondo accademico e del Consiglio superiore della magistratura. Magistrati fuori ruolo o fuori luogo nei Palazzi della politica? Se lo chiedono i penalisti, all'indomani dalla notizia che il Consiglio superiore della magistratura è dovuto intervenire per riportare entro la soglia delle 230 unità il numero dei togati fuori ruolo. Per fronteggiare la situazione l'Ucpi chiederà alle istituzioni politiche e al Csm tutte le misure legislative e amministrative necessarie a far rientrare una inaccettabile manifestazione di presenza della magistratura nelle stanze dei bottoni . Un problema che l'Ucpi ha denunciato al Congresso di Ancona ad ottobre del 2006 hanno detto il segretario Renato Borzone e il presidente Oreste Dominioni. Da Palazzo dei Marescialli, inoltre, era stato sottolineato di voler tenere conto degli umori della pubblica opinione che non comprende perché centinaia di magistrati debbano svolgere attività amministrative, per questo il Csm deve evitare ogni caduta di immagine . Ma per i penalisti italiani il problema sarebbe ancora più profondo, perché, puntualizzano il segretario e il presidente, si tratta di attività non semplicemente amministrative, ma politiche non è solo questione di immagine, ma di sostanza . I magistrati fuori ruolo, hanno aggiunto, vanno nelle istituzioni a fare attività e scelte politiche, ciò che ne esce compromessa è l'indipendenza e imparzialità della Magistratura a causa di una tale promiscuità con la politica . Non si capisce la ragione per cui a fare la politica in tema di giustizia, subito dopo il ministro siano i magistrati ha aggiunto il presidente Dominioni. Probabilmente una stoccata all'attuale situazione di via Arenula, dove seppure la divisione tra avvocati e magistrati tra i sottosegretari sia fatta con il manuale Cencelli, qualche sottosegretario appare più influente di altri. Chiediamo modifiche alle leggi che permettono questo stato di cose ha aggiunto Dominioni e non è tanto un problema di numeri, come ad esempio abbassare il quorum dei fuori ruolo, quanto del merito dell'attività svolta. Secondo il presidente se il magistrato fosse messo fuori ruolo per collaborare con una commissione parlamentare di inchiesta su determinati fenomeni con una funzione paragiudiziaria, sarebbe comprensibile . Il problema che si pone invece è un altro perché - si è chiesto il presidente Ucpi - ce ne sono così tanti al ministero della Giustizia? Perché soltanto i magistrati possono partecipare ad una politica comunitaria e non coinvolgere professori di diritto e avvocati? E perché ancora al ministero per le Pari opportunità ci sono sei o sette magistrati? Per i penalisti comunque, il problema è molto grave, perché con questi numeri e queste situazioni nei vari uffici si comprende tra l'altro - concludono Dominioni e Borzone - come avvenga che gli orientamenti della politica del diritto e della giustizia dipendano in modo tanto rilevante quanto anomalo da scelte operate da ambienti della magistratura e dell'Anm, che condizionano in modo penetrante la politica . p.a.