Trasferimento di quote latte, penalizzate le aziende più efficienti

I limiti massimi imposti si trasformano in un ostacolo alle imprese che possono crescere in dimensioni, sia per l'offerta ridotta sia per i prezzi più elevati che ne derivano

Uno svantaggio per le imprese più capaci ed in grado di crescere dal punto di vista dimensionale e, per contro, un ostacolo alla completa uscita dal mercato da parte degli allevatori meno efficienti. Sono i risultati negativi - a parere dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - di una normativa da rivedere, quella che ha riformato le precedenti regole in materia di applicazione del prelievo supplementare nel settore del latte. A creare problemi ad un corretto dispiegarsi della concorrenza nel settore - peraltro già fortemente regolato dalle norme comunitarie - è in particolare la questione del trasferimento di quote latte senza cessione dell'azienda. In una segnalazione qui leggibile come documento correlato inviata alle Camere ed al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, l'Antitrust evidenzia i punti critici della normativa la Legge n. 119/03 . Tra questi, in particolare, il limite massimo dei quantitativi di riferimento che le aziende possono cedere. Tale previsione, che pure ha ridimensionato la portata delle limitazioni al trasferimento via mercato delle quote latte previste dalla precedente legge , contiene ancora tuttavia restrizioni parziali in grado di ostacolare lo sviluppo del settore in base a criteri di efficienza. I limiti massimi ai trasferimenti ostacolano infatti, dice il Garante, l'uscita dal mercato degli allevatori meno efficienti che si trovano costretti a mantenere la produzione di almeno parte del proprio quantitativo di riferimento, ovvero, qualora decidano di non far corrispondere al titolo la produzione effettiva, sopportano il costo opportunità della mancata monetizzazione di tale risorsa . La stessa situazione genera, d'altro canto, un ostacolo alle aziende più virtuose e che vorrebbero crescere sotto il profilo dimensionale esse infatti si trovano a poter fruire di un'offerta di quote latte limitata rispetto ad uno scenario in cui il trasferimento fosse libero senza condizioni e che, quindi, mantiene un prezzo più elevato. L'Autorità suggerisce un riesame della norma con l'oblettivo di un mercato interno delle quote latte privo di vincoli alla mobilità e in grado di contribuire ad una dinamica competitiva del settore in grado di premiare l'efficienza delle imprese. m.c.

Autorità garante della concorrenza e del mercato Provvedimento n. AS360 del 28 settembre 2006 Disposizioni relative al trasferimento delle quote latte senza cessione dell'azienda L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nell'esercizio del potere di cui all'articolo 21 della legge 287/90, intende formulare alcune osservazioni in ordine alle distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato che possono derivare dalle disposizioni relative al trasferimento delle quote latte senza cessione dell'azienda, di cui alla legge 119/03, recante Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 49/2003, recante riforma della normativa in tema di applicazione del prelievo supplementare nel settore del latte e dei produttori lattiero-caseari . In particolare, l'articolo 10, comma 13, della legge 119/03 stabilisce che il trasferimento di quantitativi di riferimento tra aziende ubicate in regioni o province autonome diverse è consentito entro il limite massimo del 70% del quantitativo di riferimento dell'azienda cedente riferito al periodo di commercializzazione 2003-2004. Per le aziende ubicate nel territorio delle regioni insulari il trasferimento di quantitativi di riferimento fuori regione è consentito entro il limite massimo del 50% del quantitativo di riferimento dell'azienda cedente riferito al periodo di commercializzazione 2003-2004 . Tale previsione, pur avendo ridimensionato la portata delle limitazioni al trasferimento via mercato delle quote latte previste dalla precedente legge 468/92 1 , già oggetto di segnalazione da parte dell'Autorità nel 1997 2 , mantiene ancora parziali restrizioni, idonee ad ostacolare il funzionamento di un meccanismo di allocazione delle risorse secondo criteri di efficienza. Infatti, la previsione di un limite massimo al trasferimento di quantitativi di riferimento tra aziende ubicate in regioni o province autonome diverse, ovvero al di fuori delle regioni insulari, ostacola la completa uscita dal mercato degli allevatori relativamente meno efficienti, i quali sono costretti a mantenere la produzione di almeno parte del proprio quantitativo di riferimento, ovvero, qualora decidano di non far corrispondere al titolo la produzione effettiva, sopportano il costo opportunità della mancata monetizzazione di tale risorsa. Specularmene, la clausola in esame introduce un parziale ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese maggiormente efficienti, le quali hanno a disposizione un'offerta di quote latte più limitata di quella che vi sarebbe qualora il trasferimento fosse pienamente libero e, di conseguenza, pagano prezzi di acquisto relativamente più elevati. In un contesto di mercato già fortemente condizionato dalla vigenza di una regolamentazione comunitaria che contingenta la quantità di latte che ogni singolo Stato membro può produrre, le limitazioni che tuttora permangono alla completa liberalizzazione del trasferimento via mercato delle quote latte appaiono costituire un ingiustificato ostacolo al pieno esplicarsi di una dinamica competitiva che favorisca la crescita delle imprese maggiormente efficienti e, dunque, il superamento della condizione di eccessiva frammentazione che storicamente caratterizza l'offerta di latte in Italia. L'Autorità auspica pertanto un riesame della legge 119/03 che consenta l'effettivo operare di un mercato delle quote latte, mediante l'eliminazione di ogni ingiustificato vincolo alla loro mobilità. Note 1. La legge 468/92 prevedeva rigidità sia territoriali che temporali al trasferimento delle quote via mercato, stabilendo che il conduttore può cedere o affittare, totalmente o parzialmente, anche per singole annate, la quota latte, senza alienare l'azienda agricola, qualora vengano rispettate le seguenti condizioni a l'azienda del produttore acquirente deve essere ubicata nella medesima regione dell'azienda cui si riferisce la quota ceduta [ ] b le due aziende indicate nella lettera a devono trovarsi nella medesima categoria di territorio zone montane, zone svantaggiate [ ], altre zone . articolo 10, comma 2, lettera a . Inoltre stabiliva che la cessione di cui al comma 2 può avvenire esclusivamente entro il 30 novembre di ciascun anno [ ]. La Cessione ha efficacia a partire del periodo successivo alla pubblicazione del bollettino recante l'aggiornamento. articolo 10, comma 6 . 2. AS 115, Normativa comunitaria sulle quote latte e sul prelievo supplementare del latte bovino, del 22 dicembre 1997, in boll. n. 51/97.