Prove raccolte a caso, ma pur sempre valide

È legittimo l'accesso all'abitazione privata del legale rappresentante di una società e l'uso dei dati acquisiti dalla guardia di finanza, anche se l'ispezione era stata fatta con l'idea di controllare l'altra società di cui il contribuente faceva parte

Perquisizioni fiscali valide anche se le prove raccolte sono un caso. È legittimo, infatti, l'accesso presso l'abitazione privata del legale rappresentante di una società e l'uso dei dati acquisiti dalla guardia di finanza anche se l'ispezione era stata fatta con l'intento iniziale di controllare l'altra società di cui il contribuente faceva parte. Inoltre, non è necessaria per l'uso dei documenti, ha stabilito la Cassazione con la sentenza 14055/06 depositata il 16 giugno e qui leggibile tra gli allegati, l'autorizzazione del pubblico ministero. Infatti, hanno messo nero su bianco i giudici della sezione tributaria, l'utilizzo ai fini fiscali della documentazione acquisita nel corso di attività di polizia tributaria non è condizionato all'autorizzazione di cui all'articolo 63 del Dpr 633/72, posta ad esclusiva tutela del segreto istruttorio, cosicché è irrilevante la questione relativa alla mancata produzione dell'autorizzazione stessa ovvero alla sua tardività . Tanto più che, ha aggiunto il Collegio, il provvedimento autorizzativo alla perquisizione nei confronti di un contribuente, allo scopo di acquisire la documentazione fiscale a lui relativa, consente di acquisire, nel suo domicilio, anche i documenti e le prove relativi ad altro soggetto o, come in questo caso, società, pur non essendo menzionato il provvedimento di autorizzazione. Di avviso contrario il ricorrente che, titolare di due società si era visto piombare in casa le fiamme gialle che indagavano su una sola di queste e il risultato è stato un avviso di accertamento per alzare l'imposta dell'altra. Ricorso prima ai giudici di merito, con verdetto positivo in primo grado e negativo in secondo, è poi approdato in Cassazione. A suo parere, infatti, il processo verbale di constatazione su cui si fondava l'accertamento per l'altra società, la cui perquisizione non era mai stata autorizzata, era assolutamente invalido la successiva utilizzazione ai fini fiscali dei documenti sequestrati avrebbe dovuto essere specificamente autorizzata . La Corte suprema non ha visto con favore questa tesi e ha respinto il ricorso. deb. alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 3 maggio - 16 giugno 2006, n. 14055 Presidente Saccucci - relatore D'Alessandro Ricorrente Berton Svolgimento del processo Adriano Berton, in proprio e quale legale rappresentante della società Ascot Securities Lirnited , propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che, respingendo l'appello proposto contro la sentenza di primo grado, ha confermato il rigetto delle impugnative avverso avvisi di accertamento per IRPEG e ILOR relativi agli anni 1991 e 1992, emessi dall'Ufficio II.DD. di Padova a seguito di processo verbale di constatazione della Guardia di, Finanza del 24/11/92. L'Agenzia delle Entrate non si è costituita. Motivi della decisione 1.- Con il primo motivo si deduce - sotto il profilo della violazione di legge - l'illegittimità dell'accesso presso il domicilio del Berton, quale legale rappresentante della diversa società Consulfin s.n.c. e della successiva utilizzazione ai fìni fiscali della documentazione sequestrata. Assume in sostanza la parte ricorrente - criticando le diverse conclusioni cui il giudice di appello è pervenuto - che l'accesso nell'abitazione del Berton, in occasione del quale furono sequestrati i documenti posti a base dell' accertamento, avvenne in base ad autorizzazione carente di motivazione che la successiva utilizzazione a fini fìscali dei documenti sequestrati avrebbe dovuto essere specificamente autorizzata dall'autorità giudiziaria, ai sensi dell'articolo 63, primo comma, secondo periodo del Dpr 633/72 che di tale autorizzazione non vi sarebbe traccia in atti e che in ogni caso essa sarebbe secondo l'assunto dello stesso ufficio - successiva all'inizio della verifica nei confronti della società Consulfin. 1.1.- Il motivo è in parte inammissibile ed in parte infondato, 1.2.- Premesso che il giudice di merito ha accertato, in punto di fatto, che l'accesso nel domicilio del Berton, quale legale rappresentante della Consulfìn, è stato autorizzato dal Pm, la censura relativa al difetto di motivazione dell'atto autorizzativo non è autosufficiente, non risultando dal ricorso né dalla sentenza che tale doglianza fosse stata proposta quale motivo dì appello, 1.3.- L'utilizzo a fini fiscali della documentazione acquisita nel corso di attività di polizia tributaria - quali quelle di cui si tratta non è condizionato all'autorizzazione dì cui all'articolo 63 del Dpr 633/72, posta ad esclusiva tutela del segreto istruttorio, cosicché è irrilevante la questione relativa alla mancata produzione della autorizzazione stessa ovvero alla sua tardività. Sotto altro aspetto deve considerarsi che il provvedimento autorizzativo alla perquisizione nei confronti di un soggetto, allo scopo di acquisire la documentazione fiscale relativa al soggetto stesso, consente di acquisire, in tale domicilio, anche la documentazione relativa ad altro soggetto, pur non menzionato nel provvedimento autorizzatorio Cassazione 19837/05 . 1.4.- In ogni caso, va ribadito che la violazione delle regole del l'accertamento tributaria non comporta come conseguenza, necessaria la inutilizzabilità degli elementi acquisiti, in mancanza di una specifica previsione in tal senso Cassazione 8344/01 . 2.- Con il secondo motivo si lamenta il vizio di omessa motivazione quanto al motivo di appello riguardante l'inesistenza di ricavi da assoggettare ad imposta nell'anno 1992. 2.1.- Il secondo motivo è fondato. Con il terzo motivo di appello, riportato per esteso nel ricorso, il Berton censurava la sentenza di primo grado assumendo l'inesistenza, per quanto risultava dagli atti, di un reddito imponibile relativo all'anno 1992. Nulla si dice, nella motivazione della sentenza impugnata, riguardo a tale censura, che risulta dunque non esaminata. 3.- Con il terzo motivo si lamenta violazione dì legge ed omessa motivazione quanto alla mancata applicazione delle nuove disposizioni sanzionatorie di cui al D.Lgs 472/97. 3.1.- Il mezzo è inammissibile. Il D.Lgs 472/97 è entrato in vigore anteriormente alla proposizione dell'appello, cosicché il giudice di secondo grado non avrebbe potuto farne applicazione d'ufficio, quale jus superveniens, ma solamente a seguito della proposizione di uno specifico motivo d'appello. Riguardo all'esistenza di un tale motivo di appello nulla deduce il ricorrente, cosicché il ricorso risulta privo della necessaria autosufficienza. 4, Va conclusivamente accolto solamente il secondo motivo di ricorso. La sentenza impugnata va conseguentemente cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altra sezione della commissione tributaria regionale del Veneto, affinché esamini il terzo motivo di appello del Berton. Il giudice di rinvio provvederà altresì sulle spese del presente procedimento. PQM La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Veneto.