Militi: ""Occorre una riforma strutturale""

Intervista al presidente dell'Aiga che critica duramente gli aggiustamenti proposti per la cassa forense Intervenire solo sulle aliquote non è più sufficiente

Congelare la mini riforma del sistema previdenziale messa a punto dalla Cassa forense e tornare al dialogo. Del resto, in gioco c'è il futuro delle giovani generazioni. È questa la richiesta avanzata da Valter Militi, presidente dell'Aiga associazioni italiana giovani avvocati che, ieri raggiunto telefonicamente, ha stigmatizzato il pacchetto di riforma previdenziale che venerdì sarà all'attenzione del Comitato dei delegati. La riforma previdenziale in pillole. La proposta, infatti, prevede un incremento dei versamenti e un'estensione del periodo di riferimento utile per il calcolo delle prestazioni. Ma non solo, la riforma immagina anche di liquidare i supplementi su base contributiva. Tutto ciò al fine di procastinare di sei anni il primo squilibrio di saldo tecnico tra entrate e uscite. Le novità più significative incidono, però, sulle aliquote dei contributi soggettivi e contributivi. Quanto al contributo soggettivo l'aliquota dovrebbe passare dal 10 al 12 per cento del reddito professionale dichiarato dagli iscritti alla Cassa e dai pensionati iscritti entro i primi cinque anni dal collocamento a riposo. L'aliquota del contributo integrativo dovrebbe, invece, aumentare dal 2 al 4 per cento. Di solito tale costo viene addebitato sulla parcella del cliente. La posizione dell'Aiga. Il sistema previdenziale, ha detto ieri Militi, ha bisogno di una riforma graduale ma comunque strutturale, il ritocco parametrico messo a punto dalla Cassa è insuffciente perché non fa altro che posticipare il problema. E incalza Quell'equilibrio che abbiamo oggi lo dobbiamo avere anche domani . Con 100 mila iscritti e 20 mila pensionati il rapporto è di 5 avvocati per ogni legale collocato a riposo. Significa che oggi quegli stessi iscritti mettono in condizione il pensionato di percepire un vitalizio che non sarà faraonico ma comunque è decoroso. Domani, tuttavia - ha continuato il presidente dei giovani avvocati - a un probabile incremento del numero degli iscritti corrisponderà un aumento notevole dei pensionati. Secondo gli studi demografici sull'andamento delle iscrizioni alla Cassa fra trent'anni avremo una proporzione assolutamente diversa. Si finirà per arrivare verso un rapporto nel lungo periodo di 1 a 1 o nella migliore delle ipotesi di 2 a 1. Tutto ciò significa, ha detto ancora Militi, che il sistema attuale non va bene. Bisogna operare degli interventi di tipo strutturale cosa che la Cassa oggi non sta facendo. Del resto, il comitato dei delegati ha puntato sulla leva delle entrate dimenticandosi completamente delle uscite. Quello che certo, ha stigmatizzato il presidente, è che i giovani legali saranno costretti a spendere di più e a versare un maggior numero di contributi in termini percentuali. Rinunciando così a delle risorse reddituali per avere comunque nel 2040 il 10 per cento di pensione in meno. Tuttavia, il problema non è solo questo, lo studio attuariale si basa, infatti, su un'incongruenza di fondo, ha contestato Militi, poiché prevede un aumento del volume degli affari dei professionisti. Ma questa, ha detto il presidente, è una opzione meramente teorica perché in realtà non è così. I dati confermano, infatti, un calo graduale e costante dei redditi, soprattutto di quelli più elevati. Inoltre, secondo le indagini dell'Istat nel 2050 il nostro Paese dovrà fare i conti con 11 milioni di abitanti in meno e potremo contare su un ingresso di immigrati in misura pari alla metà del decremento della popolazione. Tutto ciò significa che il problema delle pensioni sarà ancora più significativo. Per questo, ha suggerito il presidente dell'Aiga, quando consideriamo queste variabili dobbiamo essere attenti ad agganciarle a riferimenti certi. I riferimenti offerti dagli studi attuariali, secondo Militi, non sono del tutto attendibili. È necessaria quindi una riforma strutturale dell'architrave del sistema pensionistico. Del resto, ha commentato il presidente, quando l'intervento del legislatore, nel caso la Cassa, si traduce in un non intervento l'obiettivo fallisce. Addio quindi al sogno di una riforma complessiva. Quanto alle aliquote dei contributi integrativi Militi non ha avuto dubbi è un costo che sopporta il cliente e costituisce un appesantimento della spesa per la giustizia che porta in un'ottica complessiva a una ricaduta negativa sul mercato delle prestazioni legali. Colpendo così principalmente i giovani. Il disegno di riforma, tuttavia, ha detto ancora il presidente, è la conseguenza delle regole di governance della Cassa forense. Regole che hanno portato alla costituzione di un comitato dei delegati che ha ancora al suo interno uno sbarramento anacronistico, reso ancora più restrittivo con l'introduzione negli ultimi anni di un ulteriore vincolo per le giovani generazioni il limite di dieci anni per l'elettorato passivo. Questo comitato - ha aggiunto Militi - che ha tagliato volutamente fuori i più giovani vota una riforma che non tiene in alcuna considerazione le esigenze delle nuove generazioni. C'é un conflitto di interessi vero e proprio perché gli avvocati che vengono chiamati a votare questa riforma sono legali in larga parte pensionati . L'Aiga ha chiesto quindi al presidente della Cassa forense, Maurizio de Tilla, di congelare questa mini riforma e di riaprire il dialogo con tutte le parti. E se venerdì le loro richieste non dovessero prevalere i giovani avvocati possono ancora contare su alcuni delegati di estrazione Aiga che contrasteranno certamente il ritocco parametrico. cri.cap