Volevano solo il premio dell’assicurazione, muore il pompiere giunto sul posto. Gli imputati vanno condannati anche per i reati più gravi

Nei casi di reati a pericolosa successione causale, il dolo eventuale consente di coprire tutti i danni e le morti comunque cagionati.

Nel corso di una lunga vicenda processuale, più imputati venivano condannati per incendio e crollo di edificio ex artt. 423 e 437 c.p., aggravati dal cagionato decesso di una persona, ex art. 586 c.p Gli imputati, al fine di raccogliere il ricco premio assicurativo, avevano incendiato un magazzino determinando il crollo dell’intera palazzina residenziale. La Cassazione per prima adita dispose l’annullamento con rinvio, che condusse alla nuova pronuncia di merito, nuovamente contestata per Cassazione e del cui esito è commento. I condannati impugnano la tenuta logica della motivazione, l’estensione del principio di diritto disposto dalla prima pronuncia di legittimità e la consistenza dolosa richiesta per l’integrazione dei delitti contestati. La Cassazione, Prima sezione Penale, n. 4049, depositata il 25 gennaio 2013, dispone come segue, con articolato motivare. L’ampiezza del valore vincolante del principio di diritto devoluto dalla Cassazione non c’è giudicato che tenga. Il giudice del rinvio mantiene i medesimi poteri istruttori e cognitivi del merito processuale, con il solo vincolo del principio di diritto espresso nel giudizio di legittimità rescindente. Fissato questo, ben possono i giudici di merito fornire soluzioni peggiorative per l’imputato, anche se ricorrente, per ogni elemento della struttura tipica del fatto di reato già oggetto di valutazione il ricorrente invece deduceva che, stabilito il principio, il vaglio della Corte d’appello impugnata non potesse avere esiti peggiorativi della condizione processuale dell’imputato per le parti in diritto non vagliate dalla Cassazione rescindente, per le quali andava già ritenuto maturato il giudicato -. I limiti impliciti del principio di diritto. Pur nella libertà giudiziale anzidetta, il giudice di rinvio è vincolato allo schema che quel principio di diritto trascina a sè anche sotto il profilo probatorio, all’uopo superando eventuali deficit cognitivi maturati dai precedenti giudici aditi ed evitando di riprodurre , comunque, la linea logica/deduttiva negata dalla Cassazione adita rescindente. La rigidità del principio di diritto. La Cassazione per altro precisa che, qualificato il principio di diritto, il giudice del merito possa superare orientamenti giurisprudenziali difformi , anche se più consolidati ed inoltre, incidentalmente, nega che siffatta difformità possa motivare un successivo ricorso affinchè la Cassazione nuovamente adita rinvii, in ragione del contrasto giurisprudenziale maturato, alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Basta il dolo eventuale per integrare il reato di crollo ex art. 434 c.p Questo il principio di diritto desunto dalla Cassazione in commento, in parziale difformità con altro orientamento. Il fatto diretto a cagionare il crollo , nella sua tenuta semantica, impone una volontà dolosa i cui termini non sono prescritti dalla norma nelle sole forme di una direzione psicologica univoca ed evidente a cagionare l’evento. Più chiaramente la categoria del dolo eventuale , nella ben nota sintassi dell’ accettazione del rischio, ben può stagliarsi a quei reati il cui fatto tipico è descritto nei termini angusti della semplice direzione a cagionare ed, in particolare, ben si adatta a quella fenomenologia di eventi il crollo di strutture complesse come gli edifici, appunto in cui la gravità della successione causale può essere prevista dal solo fatto stesso del difficile governo di tutti i fattori di lì a poco scaturenti tecnici e dinamici che concorrono alla determinazione dell’evento. Il dolo nel delitto ex art. 586 c.p. morte quale conseguenza non voluta di altro delitto -. D’altronde la categoria del dolo eventuale viene utilizzata dalla giurisprudenza non solo per attenuare le rigidità di alcune fattispecie di reato, consentendo la punizione del colpevole v. supra -, ma anche quale chiavistello in grado di abbattere gli ultimi residui di responsabilità oggettiva interni all’ordinamento penale quale, in origine, la fattispecie per cui è paragrafo, contestata agli imputati -. Per l’art. 586 c.p. la giurisprudenza si è spinta oltre. A far data dalle note Sezioni Unite del n. 22676/2009, al fine di punire l’agente, il giudice deve accertare se le condizioni in concreto rappresentate hanno consentito di poter prevedere l’evento nefasto cagionato. La soglia di punibilità si arretra fino all’affinità con la meno rigorosa colpa cosciente , la quale è una forma di coscienza priva di una vera e propria metabolizzazione dell’ accettazione del rischio. Per l’effetto, la Cassazione conferma la condanna degli imputati per entrambe le fattispecie contestate.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 10 aprile 2012 - 25 gennaio 2013, n. 4049 Presidente Siotto Relatore Tardio