Imputato applaude per scherno i giudici in aula: è oltraggio

La valutazione della fattispecie deve in ogni caso tener conto delle modalità e del momento del gesto per essere certi del carattere derisorio

Applausi dopo il verdetto. Si configura il reato di oltraggio ai magistrati in udienza per l'imputato che batte le mani ai giudici dopo la lettura della sentenza. È quanto emerge dall'ordinanza 3844/07 emessa dalla settima sezione penale della corte di Cassazione disponibile fra documenti correlati . Valore di scherno. Bocciata la tesi della difesa secondo cui l'applauso era una manifestazione di sfogo , un gesto liberatorio dopo la fine della vicenda processuale il ricorso è manifestamente infondato . Non è illogica, invece, la valutazione dei giudici di merito secondo cui l'applauso aveva solamente il valore di scherno direttamente rivolto alle persone dei magistrati . Sì alla continuazione. I magistrati, aggrediti nell'onore e nel prestigio, rivestono in questo caso la qualifica di soggetti danneggiati dal reato mentre la persona offesa, vale a dire il titolare del bene che costituisce l'oggetto giuridico dell'illecito, è lo Stato, cui va riconosciuta questa titolarità in quanto il bene protetto è l'esercizio della funzione giudiziaria. È corretta, dunque, la valutazione del giudice di merito che ha accertato la sussistenza della continuazione del reato in quanto l'unica azione si è rivolta contro più soggetti passivi concorso formale omogeneo .

Cassazione - Sezione settima penale cc - ordinanza 9 novembre 2006-31 gennaio 2007, n. 3844 Presidente Pioletti - Relatore Pagano Ricorrente Petrillo Svolgimento del processo Petrillo Antonio ricorre avverso la sentenza sopra indicata che ha accertato la sua responsabilità in ordine al reato di oltraggio a magistrato in udienza articoli 81, 434 Cp . Deduce mancanza e manifesta illogicità della motivazione per essere la prova di responsabilità fondata su una interpretazione soggettiva dell'applauso rivolto al Tribunale, applauso costituente una manifestazione di sfogo, una personale ricezione nervosa o anche il mal celato senso di liberazione da parte di un imputato alla conclusione di una vicenda processuale . Con altro motivo deduce violazione di legge non sussistendo la continuazione, trattandosi di unico fatto. Il ricorso è manifestamente infondato. Con riferimento al vizio di motivazione, in cui sostanzialmente si esaurisce il ricorso, si ricorda che le Su della Corte Su 24 settembre 2003, Putrella hanno confermato che l'illogicità della motivazione censurabile a norma dell'articolo 606 comma 1 lettera e Cpc, è quella evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, in quanto l'indagine di legittimità sindacato demandato alla Corte di cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a riscontare l'esistenza di un logico apparato argomentativi, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali. Esulta infatti dai poteri della Corte di cassazione quello di una diversa lettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è riservata in via esclusiva al giudice di merito senza che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa valutazione delle risultanze processuali ritenute dal ricorrente più adeguate Cassazione, Su 6402/97, ud. 30 aprile 97 rv 207944 Dessimone . Nella concreta fattispecie il giudice del merito ha non illogicamente valutato la fattispecie accertando che l'applauso per il momento e le modalità con cui fu posto in essere ebbe unicamente il valore di scherno direttamente rivolto alle persone dei magistrati. Anche il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato in quando nel delitto di cui all'articolo 343 Cp il magistrato non è la persona offesa dal reato, per tale intendendosi il titolare del bene, costituente l'oggetto giuridico del reato detta titolarità va riconosciuta allo Stato, essendo l'esercizio della funzione giudiziaria il bene protetto , mentre il magistrato, aggredito nell'onore e nel prestigio, riveste la qualifica di soggetto danneggiato. Correttamente quindi il giudice di merito ha accertato sussistere la continuazione in quanto l'unica azione si è rivolta contro più soggetti passivi concorso formale omogeneo . L'impugnazione è pertanto inammissibile a norma dell'articolo 606 comma 3 Cpp alla relativa declaratoria consegue, per il disposto dell'articolo 616 Cpp la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in euro 1000. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.