La riforma della previdenza forense

di Paolo Rosa

di Paolo Rosa * La Cassa Forense nel 1994 aveva una situazione pregressa debito già maturato relativa agli impegni assunti nei confronti dei propri iscritti ed essa, a seguito della privatizzazione, si è assunta in modo autonomo la responsabilità di gestire la previdenza e l'assistenza forense e quindi di valutare il rapporto tra contributi e prestazioni diretto ad assicurare la stabilità del sistema in un ottica che deve essere di sostanziale equità per le successive generazioni. Ed infatti Cassa Forense sta operando per assicurare le pensioni ma, soprattutto, perché il rapporto fra contributi e prestazioni si mantenga sostanzialmente stabile nel corso degli anni. La legge 335/95 impone che la stabilità della gestione debba essere assicurata per un periodo non inferiore a 15 anni. Rebus sic stantibus Cassa Forense gode di una sicura stabilità per circa 20 anni e quindi il parametro imposto dalla legge 335/95 risulta ampiamente rispettato. È peraltro opinione ormai acquisita in Cassa Forense che la sostenibilità nel settore previdenziale abbia bisogno di proiezioni di stabilità a 40 anni. Tale proiezione impone oggi a Cassa Forense la revisione del proprio sistema previdenziale per renderlo compatibile con l'aumentato numero degli iscritti e il costante innalzamento delle aspettative di vita. Il Comitato dei Delegati vi sta lavorando intensamente sul presupposto che il sistema di finanziamento a ripartizione si è evoluto nel tempo in un ibrido per la presenza di un buon patrimonio accantonato nel tempo ma del tutto inadeguato in rapporto al debito previdenziale maturato dall'Ente. La contabilità fondata sul debito contratto piuttosto che sull'avanzo attivo di gestione costituisce, a detta degli esperti, uno strumento diagnostico più accurato, più trasparente e più lungimirante. Sarà, dunque, indispensabile governare al meglio alcuni fondamentali rischi fra le diverse generazioni. Da un lato, si possono manifestare rischi nella fase di formazione del diritto alla pensione rischio di inadeguatezza dei rendimenti l'avvocato, nonostante il versamento dei contributi, si potrebbe trovare, al momento del pensionamento, a fruire di un trattamento previdenziale insufficiente per una vita dignitosa rischio di inflazione il valore reale delle prestazione non si mantiene nel tempo, nel senso che fenomeni inflazionistici possono portare ad una sensibile decurtazione della rendita rischio demografico il valore del trattamento pensionistico a livello individuale dipende dalla durata attesa della vita al momento del pensionamento e la dimensione del trasferimento pensionistico è in funzione della durata media della vita. I rischi elencati permettono di definire tre possibili concetti di equilibrio di un sistema pensionistico considerato nella sua evoluzione temporale equilibrio finanziario è realizzato quando le entrate contributive sono tendenzialmente uguali alle pensioni erogate. Con riferimento ad un sistema a ripartizione possiamo introdurre il concetto di una aliquota contributiva di equilibrio che si ha, nel tempo, quando il gettito contributivo è uguale all'ammontare delle pensioni erogate. È evidente che in un sistema a capitalizzazione, l'equilibrio finanziario viene garantito automaticamente perché i diritti pensionistici sono, per definizione, pari ai contributi versati, aumentati dei rendimenti ottenuti sul mercato finanziario. equilibrio macro economico è realizzato quando il rapporto fra monte pensioni e prodotto interno lordo dell'Avvocatura non è eccessivo e non tende ad accrescersi nel tempo in modo incontrollato equilibrio equitativo è realizzato quando sono ottenute le finalità distributive giudicate rilevanti tenendo presente che un sistema pensionistico svolge anche funzioni di tipo redistributivo solidarietà . Arrivati sin qui occorre dire che le pensioni erogate non possono essere toccate siccome salvaguardate dal diritto acquisito. Si potrebbe solo, e forse, ragionare in termini costituzionalmente accettabili di imposizione di un contributo di solidarietà percentualizzato sull'importo delle pensioni stesse al fine di finanziare la transizioni dal vecchio al nuovo sistema e rendere equo il passato. Ogni intervento sulla struttura previdenziale forense attuale, sia intervento di tipo parametrico che di tipo strutturale, deve essere accompagnato dall'applicazione del principio pro rata temporis, di cui alla legge 335/1995 per la stabilità della gestione Cassa Forense può adottare procedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficiente di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alle introduzioni delle modifiche derivanti dai procedimenti suddetti . Vi è poi la necessità di aiutare le giovani generazioni all'inserimento nel mondo del lavoro legale accompagnandole, con misure di favore, nel percorso iniziale della previdenziale forense. Perché dico questo? Perché l'aumento esponenziale del numero degli avvocati che si è registrato in questi ultimi decenni a fronte di una stagnazione del PIL dell'Avvocatura, sta determinando la diminuzione del reddito pro capite a fronte di una maggiore parcellizzazione del PIL dell'Avvocatura su di un maggior numero di commensali . Le generazioni giovani oggi si trovano in grossa difficoltà in un contesto sociale dove la famiglia mono-cellulare ha sostituito quella patriarcale che si occupava dei vecchi ma anche dei giovani. Le soluzioni al sistema previdenziale forense sono allo studio ormai avanzato del Comitato dei Delegati. Vi sono soluzioni parametriche e soluzioni più strutturali come l'esercizio dell'opzione del calcolo contributivo della pensione in luogo dell'attuale calcolo retributivo la Cassa Forense può optare per l'adozione del sistema contributivo definito dalla L. 08.08.1995 n. 335 - art. 3 . Il Legislatore previdenziale forense nel suo sforzo innovativo dovrà tener conto di questi fattori i diritti quesiti rappresentati dal debito previdenziale maturato che andrà contenuto con opportuni interventi il diritto al pro rata temporis in forza del quale ogni riforma deve riguardare il futuro grande attenzione a che le prestazioni siano comunque adeguate evitando così discriminazioni tra chi pubblico ha diritto all'integrazione al trattamento minimo a carico della fiscalità generale e gli avvocati che tale sostegno non hanno all'equità intergenerazionale che è indispensabile per il sistema di gestione finanziaria attuale. Se ogni avvocato vedesse accantonare i contributi versati con i loro rendimenti e poi li riottenesse in termini di equità attuariale al momento del pensionamento, potrebbe disinteressarsi degli altri colleghi coinvolti nel medesimo percorso previdenziale ma se, come accade oggi, il contributo non viene accantonato ma utilizzato per pagare una pensione, questo atteggiamento solidaristico richiede una sostanziale equità non essendo accettabile, sotto il profilo etico, vedersi raddoppiare i contributi e magari dimezzare le prestazioni. Stiamo lavorando per trovare la soluzione che armonizzi al meglio le priorità sopra evidenziate. * Avvocato