La professione nel XXI secolo secondo i giovani avvocati

di Giovanni Savigni

di Giovanni Savigni* La professione di avvocato è, per la sua stessa natura, e per le caratteristiche degli interessi che è chiamata a tutelare, quella maggiormente predisposta ad intercettare le modificazioni della società, ed anzi a prevederne le possibili evoluzioni e la conseguente nascita di frontiere sempre nuove nella tutela dei diritti ed è però, correlativamente, quella maggiormente influenzata dalle continue trasformazioni del quadro sociale ed economico. In tale contesto, è ovviamente impensabile che l'avvocatura continui a rimanere regolata da una legge professionale che nella sua ossatura risale al 1933, salvo una serie di correzioni dopo la caduta del fascismo e ulteriori interventi spesso settoriali e disorganici, la cui risultante è un'identità professionale incerta e comunque inadeguata alla società del terzo millennio. È evidente che un avvocato litigator qualificato essenzialmente dal dominio dello strumento processuale, anche a rischio di sforare nel tatticismo o nel sofisma, non può che rimanere sepolto dalla sostanziale ineffettività del sistema giudiziario, di cui a torto o a ragione viene individuato, se non come responsabile, almeno come referente sociale. Ed è altrettanto ovvio che un ceto forense ormai profondamente disomogeneo per provenienza sociale e strutture organizzative, oltre che tristemente pletorico nel numero, non può essere governato con le medesime regole che reggevano una classe di prevalente provenienza borghese, in cui conoscenze e valori formavano un patrimonio culturale quasi immanente, in forte corrispondenza con le esigenze di una comunità statale sottratta ad influenze esterne. Ciò non comporta di per sé e quasi automaticamente l'iscrizione degli avvocati nel novero degli imprenditori, o l'abolizione formale o anche solo l'esautoramento sostanziale di qualsivoglia struttura rappresentativa esiti infausti che possono conseguire solo all'ulteriore prolungamento dell'afasia di un ceto apparentemente incapace di rinnovarsi e di dialogare costruttivamente con la società. Al contrario, l'avvocatura avverte fortemente da un lato l'esigenza di rivendicare il proprio ruolo intellettuale di costruttrice e garante del diritto, anche prima e al di fuori del tradizionale sbocco contenzioso, inserendosi in ambiti tradizionalmente non di sua stretta pertinenza, dall'altro la necessità di apprestare sistemi che ne determinino una profonda riqualificazione, in modo da recuperare pienamente la tradizionale funzione di mediazione tra il cittadino e il sistema giustizia, sia pure in un sistema profondamente diverso dalla storica democrazia liberale. E allora il sistema delle regole che indirizzano l'attività del ceto forense non può contentarsi di un timido e marginale restyling, così come non può incidere su aspetti solo apparentemente centrali e determinanti come la pubblicità o il sistema tariffario, ma deve giocoforza immaginare e prefigurare l'avvocato del XXI secolo, che, muovendosi nel solco di un'irrinunciabile tradizione plurisecolare, sappia intercettare le multiformi esigenze di una società sempre più complessa, aprirsi nuovi campi di attività, rispondere alle avanzate necessità dei cittadini consumatori e del mondo economico e garantire, con adeguata preparazione giuridica e culturale, costante e controllata qualità, trasparente e specchiata correttezza e assoluta indipendenza mentale ed economica, l'effettiva realizzazione del diritto. Per recuperare appieno tali requisiti, e poterne vantare il possesso di fronte alla società civile ed ai detrattori più o meno interessati, la classe forense deve compiere un salto di qualità connotato da immaginazione e lungimiranza, con un intervento innovativo che si concentri sulle questioni su cui legittimamente l'opinione pubblica chiede delle risposte forti accesso, formazione iniziale e permanente, disciplina, qualità della prestazione, governo della professione. Per questo i giovani avvocati immaginano una riforma sistematica della professione forense che, per citarne in estrema sintesi gli aspetti maggiormente qualificanti, preveda un percorso formativo serio e professionalizzante fin dalle aule universitarie, una formazione iniziale affidata esclusivamente all'avvocatura, solo ceto capace di recuperare la trasmissione dei saperi e dei valori propri della professione, un triplice obbligo a garanzia della qualità della prestazione iscrizione alla Cassa di previdenza - assicurazione obbligatoria - formazione permanente contemporaneo all'iscrizione all'albo e che condizioni l'esercizio dell'attività professionale, la creazione di uniformi percorsi specializzanti, una disciplina totalmente affidata ad organi distinti dai Consigli degli ordini e ad avvocati rigidamente incompatibili con altre cariche forensi istituzionali o politiche, il recupero e la trasformazione del ruolo degli ordini nel precipuo interesse del cittadino, l'abbattimento dei numerosi ed ingiustificati sbarramenti di carattere anagrafico. Il tutto con la consapevolezza che la modernità, al di là di riforme settoriali e vessatorie, può essere un rischio ma anche un'opportunità, ove la si sappia cogliere con coraggio. Dimostrarsi pronti al cambiamento è l'unico modo per evitare ulteriori imposizioni che stravolgerebbero definitivamente l'identità della professione, appiattendola su logiche meramente mercantilistiche ed impedendole, in definitiva, di interloquire da pari a pari con le altre categorie economico-sociali e di offrire alla collettività quel forte contributo di idee che è sempre stato la sua peculiare caratteristica. *Avvocato - Ufficio Legislativo Aiga ?? ?? ?? ?? STUDIO LEGALE ASSOCIATO LUDOVISI AVV. FAUSTO LUDOVISI E AVV. FABIO LUDOVISI Avv. FAUSTO LUDOVISI Avv. FABIO LUDOVISI AVV. ALESSANDRO GRAZIANI AVV. ANNA GUERRINI AVV. STEFANIA ARIETI A.Gr. TESTO 01100 VITERBO Via Garibaldi, 34 00193 ROMA [Sede] Lungotevere Mellini, 10 Tel. 0761-343003 Fax 0761-344892 Tel. 06-3204764 e-mail ludovisi@isa.it P.IVA 03997491000